
Titolo originale : Guoqi shadianyu
Aka : Sha dan yu sha ren shi ban
Interpreti: Irene Wan Pik-Ha, Chan Pui-San,
Dayo Wong Chi-Wah, Liu Kai-Chi, Poon Fong-Fong, Joanna Chan
Pui-San
Sceneggiatura: Chan Kam-Cheung
Musiche: Tats Lau Yi-Tat
Produzione: Jacob Cheung , Chi Leung
Rated: IIA
Box office: 979 850 HK$
Data di uscita : 26 maggio 1994
105'
Anche se sepolta sotto litri e litri cubi
d’acqua in un oceano sporco e inquinato, anche se dimenticata
per decadi e decadi in un angolo oscuro e polveroso di un
cassetto che ormai nessuno apre più, anche se gettata
nel fango e calpestata ripetutamente dai proverbiali porci,
una perla non perde mai la sua bellezza, ed è pronta
a donare di nuovo tutto il suo splendore a chi sappia riscoprirla.
Lo stesso vale anche per i bei film. Dimenticati, ostracizzati,
mai trattati con la giusta considerazione, alcuni vengono
inspiegabilmente accantonati e in breve cancellati dalla memoria
collettiva senza che nessuno si sia mai soffermato per qualche
riga a mettere in evidenza i loro pregi e meriti. Sicuramente
Mr Sardine è uno di questi film. D’altronde Derek
Chiu è uno che ha fatto tutta la sua carriera in sordina,
esplorando tutti i generi e revisionandoli, lasciando in ogni
suo lavoro un tocco di originalità, innovazione e voglia
di sperimentare; e forse è proprio in questo che consiste
la sua maledizione che lo ha relegato in una scomoda nicchia
dalla quale non è mai riuscito ad uscire, nonostante
una grande ricercatezza visiva e un raffinato gusto per l’inquadratura.
Anche se nessuno (quantomeno qui in occidente) gli accorda
un minimo di considerazione, Derek prosegue dritto per la
sua strada, sfornando un film dietro l’altro (il più
recente è Love Trilogy, del 2004), dimostrando che
anche in questo campo (e qui sta la vera grande vittoria di
questo regista) può valere il detto “chi la dura
la vince”.
Mr Sardine, il protagonista del lungometraggio, è il
classico ometto qualunque, ma forse anche qualcosina di meno.
Conduce una vita banale che non gli da alcuna soddisfazione,
non ha personalità e non ha aspirazioni. Lui stesso
si considera un buono a nulla. Non ha amici, non ha rapporti
interpersonali al di fuori del lavoro eccezion fatta per la
sua ragazza, e comunque sia per tutto il film si ha la netta
impressione che non stiano insieme per amore ma soltanto per
abitudine. Non è in grado di imporsi, non ha personalità
e lo chiamano tutti per soprannome, un soprannome molto esplicativo
tra l’altro (Sardine per l’appunto, uno tra tanti,
senza particolari tratti caratteriali o anche fisici che lo
rendano distinguibile dagli altri, compresso e stipato una
vita che assomiglia tanto a una scatolina di alluminio). Un
borghese piccolo piccolo si potrebbe dire, ma purtroppo per
lui non è neanche borghese. Sempre senza soldi, costantemente
minacciato di sfratto dalla padrona di casa, lavora in un
piccolo supermarket che è tutta sua vita. Il piccolo
appartamento dove vive ha tutte le pareti quasi completamente
grigie e spoglie, l’unico elemento che rompe questa
spersonalizzazione che lo circonda sono alcuni scaffali metallici
che Sardine tiene al centro della sala, e che riempie coi
prodotti che acquista al supermarket dove lavora quando sono
in offerta. Sardine è anche uno sfigato, si lascia
mettere i piedi in testa da chiunque, viene costantemente
fermato dalla polizia e non riesce proprio a barcamenarsi
in un mondo che non è fatto a sua misura (tenerissima
la scena in cui tenta di baciare la sua ragazza ma non ci
riesce perché gli occhialoni a fondo di bottiglia di
lui si scontrano con gli occhialoni a fondo di bottiglia di
lei impedendo alle loro labbra di congiungersi). Ma questa
situazione di colpo cambierà. Un imprevisto violento
e traumatico rivolterà la vita di Sardine come un calzino,
e dopo varie traversie a metà tra l’assurdo e
il rocambolesco questo umile impiegato di un anonimo supermarket
riuscirà finalmente a trovare il suo posto nel mondo.
Quello che colpisce in Mr Sardine non è tanto la storia
in sé, quanto il modo in cui viene raccontata, lo stile
col quale procede la narrazione. Parte come una commedia,
ci si aspetta un certo tipo di film e delle determinate situazioni
che puntualmente vengono soddisfatte, quand’ecco che
di colpo dopo circa un quarto d’ora il film si trasforma
in un drammone a carattere sociale: grandi e piccoli problemi
della vita di tutti i giorni, l’incombenza del matrimonio,
la ricerca di un nuovo appartamento, una condizione di vita
misera e insoddisfacente e così via. Ci stiamo finalmente
abituando alla piega che ha preso la storia ed ecco che di
punto in bianco e apparentemente senza motivo il film si trasforma
in un horror: ritmi serrati, tensione, fotografia cupa, ombre
minacciose e inquadrature bislacche con la mdp posizionata
negli angoli più remoti della stanza. Dopodiché
si ritorna alla commedia e così via, con un improvviso
cambio di registro dietro l’altro fino alla fine del
film. Tuttavia non si può parlare di commistione di
generi, poiché di commistione ce n’è ben
poca; i vari registri si susseguono uno dopo l’altro
in blocchi rigorosamente separati, compartimenti stagni obbedienti
rigidamente ciascuno alle leggi che il genere in questione
loro impone, senza contaminazione alcuna col blocco che precede
o che segue. Inoltre, ad aumentare il senso di straniamento
e incertezza dato da questa bizzarra situazione contribuiscono
in modo massiccio le magnifiche musiche di Tats Lau Yi-Tat
(accostabili per rendere l’idea alle disturbanti dissonanze
di John Zorn), angosciose e inquietanti quanto basta a far
partire ogni tanto qualche sano brividone lungo la spina dorsale.
Insomma, Mr Sardine è un film da recuperare a tutti
i costi, per una valanga di motivi. Purtroppo è uscito
soltanto in VCD, ma è pur sempre vero che chi si accontenta
gode.
A cura di Frank Miguel
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