
Jupiter Wong è probabilmente il più importante
fotografo di scena del cinema di Hong Kong contemporaneo.
Avanti alla sua macchina fotografica sono passati praticamente
tutti i registi e montagne di film. Solo per citarne alcuni,
Legend of Zu, Lost in Time, One
Nite in Mongkok, Baober in Love, The
Twins Effect, Purple Storm, Visibile Secret,
Durian, Durian, Throw
Down, Golden Chicken 2.
L’intervista è stata condotta durante la settima
edizione del Far East Film Festival di Udine in occasione
della quale veniva presentata la mostra fotografica “Fame
Flame Frame Jupiter Wong Foto Exhibition” e il bel catalogo
fotografico edito dall’ Hong Kong Film Archive.
Presentiamo brevemente il nostro portale e teniamo l’intervista
tra una passeggiata davanti alle foto appese dell’autore
e la comodità intima di qualche poltroncina. L’intervista
è quindi parziale visto che alcuni commenti vertevano
proprio su singole foto.
AF: E’ la prima volta che vieni
in Italia?
Wong: No, è la seconda, la prima volta sono stato
a Siena…
AF: Sappiamo che lei ha più
volte fotografato i set dei film di Tsui Hark: ce lo potrebbe
descrivere come regista e come uomo?
Wong: Io non lavoro vicino a Tsui Hark, la sua casa di produzione
è lontana, ma lo considero comunque un amico. Sentendo
le persone che hanno lavorato con lui, tutte sono d’accordo
sul fatto che sia una persona guidata da una profonda passione,
un genio. E’ molto veloce e ha tantissime cose in testa:
per questo le persone faticano a comprenderlo. Da un momento
all’altro è capace di cambiare idea, spiazzando
i suoi collaboratori: ma nella sua mente è tutto chiaro.
Io provo ammirazione per lui, rispetto, e trovo che sia una
persona molto sensibile. Non ci sono tante persone come Tsui
Hark: curioso, sempre in sfida con se stesso, si mette continuamente
alla prova, ed è come un artista che dipinge. Benchè
il suo percorso artistico abbia conosciuto alti e bassi, lui
ha ancora tante cose da dire, e va avanti fino a quando il
fisico glielo consente (risate…). Nell’ultimo
Seven Swords ha usato tantissima energia, lavorando 16-18
ore al giorno.
AF: Hai fotografato anche il set di
Seven Swords?
Wong: Sìi, ho scattato circa 700 rullini di foto. AF: Affermi che ti piace prendere le
persone “per caso”, non ti piace metterle in posa
ma lasciare tutto così com’è, perché?
Wong: Spero, in futuro, di riuscire a dirigere delle persone,
a metterle in posa, ma fino ad ora sono sempre stato abituato
a fotografie spontanee, senza posa. Finora ho fatto in questo
modo perché faccio fatica a comunicare a parole alle
persone quello che io voglio fotografare; quando provo a spiegare
loro cosa voglio ottenere, diventano innaturali e perdono
in spontaneità. Quello che voglio è afferrare
il momento, è più naturale.
AF:Preferisci fotografare in bianco e
nero o a colori?
Wong: Bianco e nero.
AF: Perché?
Wong: Perché il colore tende a distrarre, se io voglio
cogliere l’essenza di qualcosa lo fotografo in bianco
e nero. Il fatto che la maggior parte delle mie fotografie
qui esposte siano a colori è perché la produzione
le vuole così. Se posso, io fotografo in bianco e nero.
Quando abbiamo scelto le foto per questa esposizione, ne abbiamo
prese anche molte inedite, e buona parte di quelle in bianco
e nero non le avevo mai esposte prima d’ora.
AF: Infatti stavo notando questa bellissima
foto di Sylvia Chang (indico la foto attaccata alla parete)
in bianco e nero, come gliel’hai fatta? Su quale set?
Wong: Ah, questa! Si, questa non è una foto scattata
in un set ma l’ho fatta di nascosto. Sylvia era a tavola
in un ristorante affollato e mi sono dovuto contorcere per
riuscire a prenderla in primo piano tra la folla. Ed è
venuta così, spontanea.
AF: E’ davvero bellissima (rido)
e avrei una gran voglia di portarmela a casa…
Wong: Ne sono soddisfatto anche io ed è una foto che
piace molto, tant’è che all’ultima esposizione
ad Hong Kong l’hanno rubata…quindi se la rubi
non saresti il primo (ride).
AF: Quando fotografi, da cosa sei ispirato?
Quali sono le tue fonti?
Wong: Sono attratto dalle altre forme d’arte, specialmente
la pittura, e tendo ad includere nelle mie foto queste ispirazioni.
Pittori come Manet, Rembrandt, Monet, Turner, Goya, Dali e
anche molti film – io stesso sono un fanatico collezionista
di film – le cui immagini mi possono venire in mente
improvvisamente quando guardo qualcosa. Così, se guardi
bene le mie foto, puoi trovare dei termini di paragone con
ciò che mi ha influenzato. Dipende dall’umore
e dalla situazione. Un altro elemento che mi influenza è
la parola scritta, il testo, che può benissimo essere
uno script per il cinema. Dopo aver letto lo script di Visible
Secret di Ann Hui, con Eason Chan che si volta improvvisamente
e scorge un orribile volto dietro di lui, mi sono immaginato
come potesse essere l’ ”esperienza” di un
uomo che si volta e vede qualcosa di orribile. Così,
al momento di girare il film, ho suggerito alla regista e
agli attori l’immagine che era già nella mia
testa ed è stato un successo. Quando leggo dei testi,
tendo a vedere le immagini nella mia mente. Altra grossa ispirazione
testuale è lo script di Durian, Durian di
Fruit Chan, col protagonista che cammina solitario in un ambiente
desolato…
AF: Ringraziamo calorosamente invitandolo
al party della sera.
A cura di Valerio Spisani e CZ:

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