La sottoumanità che popola il
cinema di Martin Scorsese pratica la violenza come unica
forma di linguaggio conosciuto. Che sia quella vissuta
dai piccoli delinquenti di Mean Streets (1972)
o il codice di riferimento dei malavitosi di Quei
Bravi Ragazzi (1990) o ancora l'unico strumento per
lo sfogo schizofrenico del protagonista di Taxi Driver
(76), la violenza domina e alimenta l'esistenza del disperato
sottoproletariato metropolitano, condannato ad una vita
misera e senza scampo, la cui unica speranza di emancipazione
è appunto la violenza.
In Frank Costello Faccia d'Angelo (1968) di Melville,
la violenza è la sola compagna della vita sotterranea
del protagonista. Il killer interpretato da Delon muore
solo, circondato da volti nemici, mentre perde la speranza
della liberazione e in un ultimo gesto regale tenta di
emulare il karakiri del samurai, atto necessario di redenzione
morale.
Il senso di inquietudine e di fatalismo di Hong Kong all'avvicinarsi
alla fatidica soglia del 1997 si sono fatti più
forti, pressata ai confini da una costante immigrazione
e spaventata dalla possibile repressione e strangolamento
economico e politico.
La riscoperta di sé conduce all'unica via per la
liberazione dalle colpe: il sacrificio. Nella catarsi
la violenza diventa un rito di redenzione, simbolico e
necessario, il bagno di sangue un nuovo battesimo.
Si lotta e si uccide per una speranza che si credeva perduta.
La pulsione del corpo interviene a salvare mente e anima.
L'iperrealismo impietoso di Scorsese, diventa iperrealismo
catartico in John Woo e la verosimiglianza della messa
in scena occidentale si trasforma nell'eccesso inverosimile
e coreografato hongkonghese.
A Better Tomorrow contiene già il mondo
che Woo svilupperà nei film successivi.
Uno dei punti focali del film è lo scontro generazionale
tra Kit e Ho, con il fratello minore deciso a realizzare
il bene mediante la pratica della giustizia e il fratello
maggiore inserito nella società del crimine organizzato
e costretto suo malgrado a praticare il male.
I gangster sono i veri protagonisti dl film, sia quello
combattuto e riflessivo interpretato da Ti Lung, sia quello
compiaciuto e "cool" interpretato da Chow Yun
Fat.
Ho è un gangster desideroso di allontanarsi dalle
sparatorie e dal mondo della malavita ed è in conflitto
con il fratello minore Kit, allievo dell'accademia di
polizia.
Mark è invece il malavitoso ricco di sense of humor
e che crede nell'uomo come artefice del proprio destino.
Shing è il criminale che pur di ottenere potere
e ricchezza, è disposto a passare sopra ai valori
su cui si fonda anche una società efferata come
quella del crimine organizzato, non facendosi scrupolo
di utilizzare qualsiasi mezzo per ottenere i suoi scopi.
Fedeltà, lealtà, onore, sono questi valori
a definire la giusta integrità morale dei personaggi.
Ma anche fatalismo, rassegnazione alla violenza, malinconia,
spirito di sacrificio e senso del dovere, questi nuovi
cavalieri cinematografici hanno antenati letterari nella
novella vuxia, che vanta una tradizione di secoli e un
profondo radicamento nella cultura popolare cinese.
Mark si vendica del traditore e lo affronta in uno scontro
a fuoco dove perderà la propria integrità
fisica e Ho non esiterà più tardi a rischiare
la propria vita per affrancare Mark da un'esistenza piena
di umiliazioni.
L'eroismo dei protagonisti è solidale con le sollecitazioni
emotive dell'ambiente che li circonda e trova salvifico
sfogo in quell'osmosi che li trasforma in personaggi positivi,
pronti ad erigersi a difesa degli altri e di quello in
cui credono, a costo di distruggere la propria vita, il
primato morale dell'eroe non è contrapposto al
suo agire violento e nichilista, ma anzi ne è rafforzato.
Il negativo non è tanto l'appartenenza ad una società
criminale, ma il tradimento dei valori. L'eroe dimostra
piuttosto una incapacità di conformarsi alla società,
sia quella civile, che a quella del crimine, quest'ultima
che fisiologicamente finisce per tradire i propri valori
per necessità della propria stessa esistenza (a
differenza della ottusa disciplina di cui si nutrono i
"bravi ragazzi" di Scorsese).
Gli eroi di A Better Tomorrow vantano numerosi
e illustri antenati, primo fra tutti il samurai, che con
loro ha numerosi tratti in comune; il senso tipicamente
orientale dell'onore, la ritualità dei gesti (l'uso
delle armi dà vita a pose plastiche come il famoso
Mexican Stand Off), il moto di ribellione contro le ingiustizie.
Altro illustre antenato, il cavaliere errante medievale
della tradizione popolare cinese, comparso per la prima
volta nei romanzi del XIV e XVI secolo e che sta alle
origini del wuxiapian.
I cavalieri erranti cinesi sono individui generosi e nobili,
fedeli ad un rigido credo morale, e questo antico codice
di comportamento acquisisce nella sua nuova dimensione
metropolitana, una crepuscolarità da fine del mondo.
Woo non pone l'accento sulla violenza scatenata dai protagonisti,
ma sulla necessità intrinseca di ricorrervi per
difendere valori profondamente umani.
Se Scorsese mette in scena un agire ottusamente cinico
e con realistica ferocia il conformismo dell'uomo e la
sua compiaciuta accettazione nei confronti della violenza,
Woo crede nella redenzione attraverso il sacrificio.
A Better Tomorrow ha segnato una rivoluzione
nel cinema d'azione, paragonabile a quella avvenuta negli
anni quaranta nel genere noir americano. Contribuirono
a rivoluzionare il genere noir diversi fattori, dall'arrivo
di molti esuli tedeschi, influenzati dall'espressionismo,
dalla tradizione Hard Boiled, della letteratura
poliziesca, da un maggior realismo dovuto al fatto che
gli ambienti non venivano più ricostruiti in studio.
La rivoluzione Wooiana è sia stilistica, che tematica,
e i suoi personaggi hanno in comune con quelli di molti
film noir, una certa sfiducia nel futuro. Per quello che
riguarda i film hongkonghesi, lo spettro della riunificazione
è tangibile, come per i noir degli anni quaranta
e cinquanta lo è quello della guerra. A Better
Tomorrow, alla lettera "Un domani migliore",
sembra quasi un tentativo di superare questa sfiducia,
di celebrare dei valori che possano sopravvivere al caos
e alla morte.
In The Killer, la cantante cieca è la
via di redenzione di Jeffrey e Sydney, colpevole di tradimento
nei confronti dell'amico, è disposto a sacrificare
la propria vita pur di cancellare la propria colpa. In
Bullet in the Head il tradimento dell'amicizia viene purificato
attraverso il fuoco del pirotecnico finale.
L'atmosfera fantastica nella quale erano calate le gesta
di cavalieri e spadaccini erranti, e i prodigi sovrumani
compiuti da questi con le arti marziali rimangono come
forma della messinscena attraverso le coreografie iperstilizzate
delle sparatorie e resta intatto il codice d'onore e morale
che denota una somiglianza strutturale ed etica con i
codici cavallereschi che sono alla base del vuxiapian
e che hanno permesso al pubblico asiatico di riconoscere
come appartenenti alla propria mitologia personaggi carismatici
come il Mark di A Better Tomorrow.
Una delle figure ricorrenti di questo genere è
l'inadeguatezza, radicale, quasi ontologica, del gangster
rispetto alle leggi del suo tempo, siano esse quelle delle
triadi o quelle specularmente opposte ma strutturalmente
identiche dei poliziotti. "Il gangster così
come è venuto a essere codificato attraverso la
poetica di Woo, è un individuo solitario, tragico,
votato alla distruzione (sovente quella altrui) e al fallimento
(generalmente si tratta dell'impossibilità di sottrarsi
al proprio destino). (…) La violenza diventa un
segno, assoluto nella sua forza icastica, della generosità
dell'anima di quanti non accettano di sottostare ai soprusi
e all'ingiustizia". (Giona A. Nazzaro e Andrea Tagliacozzo
Il cinema di Hong Kong)
Si tratta di un cinema fondato su mitologemi che si fanno
garanti della riconoscibilità delle storie e dei
personaggi presso il pubblico. Anche il pubblico occidentale
non può che restare affascinato da questi eroi
votati alla distruzione e al sacrificio, figure che non
mancano nemmeno nel cinema occidentale, anche se molto
diverse nella natura, come ad esempio un eroe "esistenziale"
come il "Taxi Driver" Travis di Scorsese.
Schrader, sulle origini letterarie della sceneggiatura
di Taxi Driver ha detto: "Il problema di
Travis è lo stesso degli eroi esistenziali, vale
a dire, perché esisto? Ma Travis non capisce che
questo è il suo problema e lo focalizza altrove:
e io penso che sia un segno dell'immaturità e dell'ingenuità
"giovanile" del nostro paese. Noi non comprendiamo
propriamente la natura del problema, cosicché l'impulso
autodistruttivo, invece di essere diretto all'interno
di noi come avviene in Giappone, in Europa e in tutte
le culture più antiche, si dirige verso l'esterno.
L'uomo che sente arrivato il tempo di morire andrà
fuori e ucciderà altre persone invece che uccidere
sé stesso. (…) Non c'è sufficiente
tradizione intellettuale in questo paese, e neanche storia;
e Travis non è abbastanza intelligente da capire
il suo problema. Alla fine, l'unica cosa che ha tentato
di fare in tutto questo tempo viene a galla, ed è
il tentativo grottesco di suicidarsi." Travis agisce
sul filo della sua monomania depressiva che lo porta a
fare della violenza distruttrice lo strumento del suo
"ingresso nella storia". Travis è convinto
che la propria vita debba assumere un senso facendo qualcosa
per il prossimo, e ogni giorno che trascorre è
sempre più frustrato, impotente, desideroso d'azione,
e la sua missione diventerà la sua patologia; e
secondo la logica del mito, la sua salvezza sarà
la sua condanna: quella della violenza. La violenza diventa
l'unica soluzione che vede Travis per dare un senso alle
cose, l'azione omicida è l'unico sbocco della sua
disperazione.
Ironicamente il suo gesto di follia verrà interpretato
come un atto eroico.
La violenza e la morte sono lo stesso percorso che porta
dolorosamente gli eroi di Woo ad entrare nel mito, ma
è lo stesso Woo a chiarire le coordinate entro
le quali si muove il gangster movie hongkonghese: "Ammiro
gli antichi cavalieri cinesi, la lealtà dello spirito
samurai e, in Occidente, i romantici francesi. Un autentico
cavaliere non sente il bisogno che le sue gesta siano
riconosciute da chi gli sta intorno, perché le
sue azioni sono quanto di più importante esiste
per lui al mondo. Sacrificherà tutto, anche la
vita, per la giustizia, la lealtà, l'amore e il
suo Paese; e se fa una promessa a un amico, la manterrà
sino in fondo. La sua vita è come una nuvola, potrebbe
scomparire in un istante. Ritengo che questa immagine
di fragilità umana sia bellissima. I miei eroi
usano l'autodisciplina per combattere l'ingiustizia e
obbediscono a un preciso codice d'onore e di lealtà".
(dichiarazione tratta da un'intervista a cura di Jillian
Sandell comparsa su "Bright Lights film Journal",
estate 1994, n.13)
“L’adesione incondizionata ad una visione
sacrale dell’eroe (totalmente, stupendamente, anacronistica),
che si situa agli antipodi dell’ironia autoreferenziale
di Schwarzy o della tarda retorica macho di Stallone (mentre
presenta qualche punto di contatto con la filosofia miliusiana
del guerriero) è forse l’ostacolo primario
che si pone sulla strada della diffusione del cinema di
Woo dalle nostre parti. Assuefatti alla violenza non sappiamo
più intervenire sui suoi segni quando si fa “complessa”:
liberata, cioé dei suoi aspetti falsamente ludici
e “rassicuranti” con i quali interagiamo con
maggiore facilità” (Giona A. Nazzaro da Duel
n.20 dicembre 1994).
Le regole della catarsi impongono che chi rompe un equilibrio
o una legge, deve subire un contrappasso adeguato, perché
il suo gesto venga riassorbito e diventare in qualche
modo significativo ed esemplare. E gli eroi dei film di
Woo pagano spesso un prezzo di sangue. Mark Gor perde
la propria integrità fisica per vendicare un tradimento,
Jeffrey muore in The Killer, ma anche in Face/Off,
Sean Archer ha dedicato la propria vita e la propria felicità
familiare (anche se poi ricomposta nel finale) alla cattura
del terrorista Castor Troy.
A cura di Daniele Malavolta
INDICE:
--CAPITOLO 0 - BIOGRAFIA
--CAPITOLO 1 - FORTUNA CRITICA
-1.1- L'ambasciatore del cinema di Hong Kong
-1.2 - Sei film che hanno cambiato il cinema di Hong Kong
-1.3 - Un domani migliore a Hollywood
-1.4 - Come faccio il regista
-CAPITOLO 2 - DALLA COMMEDIA ALL'HEROIC BLOODSHED
-2.1 - Le commedie
d'azione
-2.2 - Stile orientale
- CAPITOLO 3 - MAESTRI
-3.1 - Zang Che
-3.2 - Melville
- CAPITOLO 4 - DA HONG KONG A HOLLYWOOD
-4.1 - Melodramma
-4.2 - Personaggi ed eroi
-4.3 - Americani
-4.4 - La Vendetta di Hollywood
- CAPITOLO 5 - FILMOGRAFIA
- CAPITOLO 6 - BIBLIOGRAFIA
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