
Interpreti : Garneta Harun, Monique Henry, Dion Wiyoko, Vikri Rahmat, Ismi Melinda
Sceneggiatura : Liana Prinka
Fotografia : Reno F. Lingga
Musiche : Agus Triwahyudi
Prodotto : Zainal Susanto
Produzione : Mitra Pictures
Data di uscita : 12/02/2009
A quanto pare Ian Jacobs è un volenteroso. A leggere la trama del suo film d'esordio Sarang Kuntilanak ci si ritrova praticamente di fronte alla stessa storia narrata in questo film. I protagonisti, tutti ragazzi al più ventenni, sono sulle tracce di apparizioni fantasmatiche con le loro telecamere. Il primo referente potrebbe sembrare proprio The Blair Witch Project, ma Kuntilanak Beranak si discosta ampiamente dal lavoro di Myrick e Sanchez.
Prima di tutto perché il film non è narrato solo tramite le telecamere dei protagonisti e quindi senza pretese di eccessiva realtà, ma anche con una telecamera esterna che li riprende spesso e volentieri in terza persona. Il passaggio alla prima persona nelle inquadrature è infatti una furberia tecnica dello stesso Jacobs. E' infatti una buona scusa per inquadrare di sfuggita tutto ciò che dovrebbe spaventare lo spettatore. Inoltre nel finale in cui i ragazzi sono presi dal panico è cosa facile ballonzolare la telecamera a destra a sinistra mentre questi cercano salvezza dalle presenze di una casa infestata.
Il meccanismo descritto precedentemente è abusato fino alla nausea. Lo schema si ripete stancamente: qualcuno si sta riprendendo per commentare le cose, alle spalle passa un'ombra, la telecamera viene imbracciata velocemente, ma l'ombra è già sparita. Se si riesce a sopravvivere a questo giochino il film non è nemmeno male e lo stesso Jacobs rendendosene conto lo fa durare miseri 73 minuti.
Chi scrive non nasconde di aver sobbalzato in almeno un paio di scene di spaventi improvvisi e fulminei. Altre cose che si fanno notare sono l'insistenza sulle tre protagoniste femminili, come a dire “la bellezza prima di tutto” e la presenza di un personaggio ritardato che non fa rimpiangere gli omologhi personaggi da film horror americano in quanto ad inutilità. Tenerezza per la porta dietro cui si nasconde il fantasma che è ovviamente quella della stanza 666 e per il titolo exploitativo e senza senso che fa riferimento ad un concepimento da parte della Kuntilanak, che è in realtà il fantasma di una donna morta durante il parto, messo col chiaro intento di voler legare questo agli altri fortunati film sulle sfortunate creature di un'altra casa produttrice.
A cura di Paolo Simeone
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