intervistebiblioteca

 

memorabilia
 

MALAM JUMAT KLIWON

Torna alla Home

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Koya Pagayo, Indonesia, 2007


Interpreti :
Robertino, Ben Joshua, , Gracia Indri, Debby Kristy, Daffy Ariaga, Nadiah Hassan, Sujiwo Tejo
Sceneggiatura : Ery Sofid
Direttore della Fotografia : Dharma You
Musiche : Teguh Pribadi
Prodotto : Shankar RS. B. Sc.
Produzione : Indika Entertainment
Data di uscita : 31/05/2007

I fantasmi indonesiani sono dei fracassoni incredibili. Quando compaiono vi è improvvisamente un gran fragore di timpani e piatti, quando camminano strisciando alle spalle di qualcuno sembra che un esercito di lumache si stia apprestando ad attaccare e quando le loro gelide manine agguantano colli, polsi o spalle una sghemba nota di organo arriva a squarciare il silenzio.

A parte queste ovvietà nella realizzazione degli effetti sonori, che fa levare più di uno sbadiglio, non si può dire che Koya Pagayo, regista del curioso Panggil Namaku 3x e specializzato nel realizzare degli horror adolescenziali, sia un cagnaccio assoluto. Bisogna infatti dargli atto che badi molto alla sostanza e l'unica cosa a cui tenga è portare a casa soprattutto un prodotto di assoluto intrattenimento.

Le premesse di Malam Jumat Kliwon sono infatti liquidate in fretta: nei primi dieci minuti facciamo conoscenza con i quattro protagonisti che come la quasi totalità dei ragazzi protagonisti degli horror del mondo adorano ballare, sballarsi e amoreggiare. Per ironia della sorte questa premessa che è estranea alla incredibile ripetitività dei restanti settanta minuti del film è la parte più asfissiante ed è risolta con un imbarazzante uso del fast forward, tecnica di cui Pagayo aveva fatto già pessimo sfoggio in Panggil Namaku 3x, ovvero quando i ragazzi si ritrovano in fuga dalla polizia e finiscono per imbattersi in una quinta protagonista.

Costretti a fermarsi dalla rottura dell'auto, sono ovviamente guidati in un ospedale infestato dalla spaventatissima Vina incontrata per strada. Qui praticamente il film si annoda su se stesso. Prima dei titoli si era visto come una donna accusata di stregoneria avesse portato alla morte tutto il personale dell'ospedale e i suoi occupanti. Questo incredibile esercito di morti è diventato con gli anni un incredibile esercito di fantasmi. Il regista non aspettava altro; l'unica cosa che si sente in dovere di fare dall'inizio alla fine è mostrarci continue apparizioni fantasmatiche, con il tutto svolto all'insegna della furberia più assoluta: in un singolo ambiente e con luci intermittenti e inquadrature stranianti dal basso abusate a dismisura.

Doveroso citare tra le apparizioni il nugolo di infermiere zombie, non solo affascinanti graficamente, ma memori di Silent Hill che fanno il loro figurone nel battaglione di fantasmi. L'unico vero problema è che il battaglione di fantasmi sembra innocuo per buona parte del film, visto che tutto quello che fa è spaventare, afferrare e lanciare i ragazzi a destra e sinistra. Bisogna infatti aspettare quasi la fine per vedere un po' di azione vera.

Il fantasma della negromante incomincia ad incarnarsi nei corpi dei ragazzi che incominciano duelli molto fisici che ricordano da vicino certo cinema thai e sono abbastanza raffinati da far nutrire qualche speranza da chi scrive nelle possibili evoluzioni del cinema di Pagayo.  Le ragazze invece incominciano a vagare da sole per le stanze abbandonate dell'ospedale, confermando l'ingrediente base dei nuovi horror indonesiani: far perdere delle belle e giovani ragazze in ambienti pieni di fantasmi. Infatti è davvero simpatico notare come i maschi siano generalmente carne da macello per i registi, mentre  le ragazze debbano solo scappare e dispongano di tutta la simpatia degli autori.

In definitiva promosso, perché su grande schermo questo piccolo film assolverà alla grande il suo ruolo di spaventare i giovani spettatori, senza mostrargli una singola goccia di sangue. Puro, assoluto, scanzonato intrattenimento.

A cura di Paolo Simeone


 











 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

crediti