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A.V.
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La protagonista Manami Amamiya,
star del cinema a luci rosse giapponese.
Sopra cover di un suo video.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

di Pang Ho-cheung, Hong Kong, 2005

Interpreti: Lawrence Chou, Wong You-nam, Derek Tsang, Jeffrey Chow, Amamiya Manami, Chiu Tien-you, Jim Chim
Sceneggiatura: Pang Ho-cheung, Wenders Li, Hiroshi Fukazawa
Soggetto: Oang and Li
Fotografia: Charlei Lam
Musica: Wong Nai-lun, Janet Jung
Montaggio: Wenders Li.
Produzione: Art Dragon Film Production
Data di uscita: 21/03/2005

Personaggio simpatico Pang Ho-cheung, con la sua faccia da ragazzino presente in sala con una vistosa T-shirt “Dope” e in spolvero al Far East Film 2005 con ben 2 titoli, il grazioso Beyond our Ken e questo A.V, primo midnight movie della rassegna.

A.V., ovvero adult video, i filmini hard insomma, ed è con il pretesto di girarne uno che 4 studenti universitari si ingegnano per portarsi a letto una pornostar giapponese. Illuminati da un loro amico regista che con la scusa di girare un film ha sedotto e baciato una giovane studentessa e armati di lussuriosa volontà, riescono ad ottenere i fondi governativi studenteschi necessari per realizzare il piano. Con l’aiuto di altri valorosi studenti motivati dalla “causa” riescono a creare una falsa compagnia di produzione di film hard ed ad ingannare un’agenzia giapponese che manda loro la pornostar Amamiya Manami. Ma a conti fatti non è poi così facile realizzare i sogni, ed alla fine sarà proprio la dolce attrice a prendersi gioco di tutti.

Il film funziona, e lo deve anche alla buona prova dei protagonisti, ben caratterizzati, sfacciati ma allo stesso tempo goffi, specie quando si tratta di far colpo sulle ragazze. Azzeccati anche i personaggi di contorno, in particolare lo zio, gestore di un porno shop che ci regala un delirante monologo da manuale.

Lo stile di Pang è fresco e frizzante, citazionista quanto basta, adattissimo a questo genere di commedia giovanile, e dopo le sue precedenti buone prove (in particolare I Shoot, You Shoot), ritroviamo qui alcuni elementi ricorrenti, dal film nel film, al mito della belle ragazze giapponesi, al gioco delle apparenze e degli inganni, e in A.V. Pang sembra ancora più a suo agio vista anche la giovane età dei protagonisti che vivono un immaginario simile al suo.

C’è tempo anche per una riflessione, non pedante o dogmatica però, riassumibile nel parallelismo fra i giovani di questa generazione che si ritrovano nel parco dell’Università a guardare le tette delle ragazze, e quelli che alcuni decenni prima si ritrovavano nello stesso posto per manifestare per i propri diritti, quello che poi si accingeranno a realizzare ne verrà di conseguenza.

Insomma un film piacevole e divertente, che a mio parere non sfigura rispetto alle precedenti commedie del regista, anche se non aggiunge molto di nuovo.

A cura di Lucifer Rising




 












 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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