
aka : Dark Night
Interpreti :Annie Liu, Dylan Kuo Pin Chao, Race Wong, Asaka Seto, Takashi Kashiwabara, Tomorowo Taguchi, Pitchanart Sakhakorn, Kajonsak Ratananisaj
Produzione : Movie-Eye entertainment Inc., Five Star Production, Filmo
Data di uscita : 2006
Il futuro dell’horror asiatico è
nel cinema a episodi e nel cortometraggio? Può darsi,
sicuramente i cortometraggi per canali dedicati (internet,
cellulari…), i film ad episodi e le co-produzioni tra
diverse nazioni sono ormai un fenomeno in continuo sviluppo
e degno di un’attenzione ben oltre la norma. D’altronde
questo Black Night (titolo flaccido, vago e poco
pertinente) non è altro che una sottomarca più
povera e artisticamente meno elevata di film come Three
e Three…Extremes,
prende tre registi di diverse nazionalità (Hong Kong,
Giappone e Thailandia) e li confronta con visioni personali
dell’orrore. Il fattore che fa la differenza è
che questi tre cortometraggi sono pervasi da un denominatore
comune occulto, la presenza dell’acqua (i titoli del
film, la vasca da bagno del primo episodio, l’acquario,
il fiume, e la pozza del secondo, la piscina e la pioggia
incessante del terzo). L’originalità non è
la parola chiave del film e l’intera produzione è
meno suntuosa dei film con la parola “three” nel
titolo. Però un elemento che si può subito celebrare
degnamente è la prova con l’horror di un Patrick
Leung (Beyond Hypothermia) perfettamente a suo agio
con il genere. Il bravo regista di Hong Kong, un po’
perso ultimamente, dirige il classico horror/melò (come
d’altronde tutti e tre gli episodi) in linea con tutti
gli elementi caratterizzanti del new horror. Next Door,
il suo episodio, probabilmente è quello migliore, che
parte dalle strade di Hong Kong e si sviluppa con una regia
carica e ostentatamente competente, riproducendo un bignami
del genere folle e abborracciato, sviluppato in fretta e con
un ritmo accelerato secondo una dinamica quasi da videogioco
(l’indizio porta a qualcosa, il foglietto con le scritte
utili, il recupero dell’oggetto e della chiave che apre
la successiva porta). Piacevole prova di attrici, Race Wong
(Cocktails) in versione fantasmatica
e una bella e intensa (quasi wongkarwaiana a tratti) Annie
Liu (Mob Sisters). Assicurata inquietudine e un paio
di salti sulla poltroncina.
Si scende un po’ con l’episodio
nipponico, Dark Hole, di Takahiko Akiyama (regista
di Hinokio), costruisce un castello di carte che
mette in scena regressione, identità multiple, psicologia
(grazie all’intervento di un ingrassato Tomorowo Taguchi)
e si lascia andare ad un finale geniale tanto reale (nella
diegesi del racconto) quanto irreale nella risoluzione finale.
Insomma un piccolo divertissement, che sul finale può
anche fare emergere un sorrisetto.
Una volta tanto i Thailandesi non fanno la
brutta figura visto che l’episodio The Lost Memory
di Thanit Jitnukul (Bang Rajan, Art
of the Devil) è tanto semplice e derivativo
quanto intrigante. Più vicino al suo precedente (orribile)
Art of
the Devil, “parte in parte” dall’esperienza
di Memories, l’episodio di Kim Jee-woon contenuto
in Three
e cerca di far combaciare i pezzi della memoria persa di una
donna in seguito ad un incidente stradale. Confusionario,
si riordina pian piano, regala un paio di buoni momenti e
un paio di ottimi finali.
Più povero di molti film simili, meno
originale e vistoso/visionario, Black Night mostra
la vitalità del genere e l’attitudine a sfruttare
il filone oltre il lecito. Nonostante tutto si tratta di un
film medio dignitoso e a tratti piacevole, consigliabile però
solo agli irriducibili e a chi non cerca assolutamente l’originalità.
Inoltre fa di nuovo piacere gustarsi un Patrick Leung con
una regia così ispirata.
A cura di CZ:
|