
aka : Fist of the White Lotus;
Fists of the White Lotus
Tit. cantonese : Hung Man Deng Saam Poh Baak
Lin Gaau
Tit. mandarino : Hong Wen Ding San Po Bai
Lian Jiao
Interpreti : Gordon Liu Chia-hui, Lo Lieh,
Kara Hui Ya-hung, Wang Lung-wei, Lin Hui-huang, Hsiao Hou,
Sheng Hsien, Ching Chu, Ching Miao, Yang Ching-ching
Coreografie : Liu Chi-liang
Sceneggiatura : Haung Tien
Montaggio : Chiang Hsing-lung; Li Yen Hai
Fotografia : Ad Chih Chun
Musica : Eddie H. Wang
Prodotto : Run Run Shaw; Mona Fong
Produzione : Shaw Brothers
Data di uscita : 01/01/1980
90'
Mettiamo il caso che uno si trovi nella disgraziata,
ma non improbabile, situazione di aver visto tutti i film
di Liu
Chia-liang del periodo classico (1975 - 1985).
Che fare? Si può passare alle pellicole del fratello
Liu Chia-yung oppure si può vedere Clan of the
White Lotus.
Questo classico del 1980 rappresenta una delle poche regie di una della massime icone del cinema classico di arti marziali, l'indimenticato Lo Lieh (che aveva esordito dietro alla macchina da presa nel 1973 con Devil and Angel), attore visto in dozzine di pellicole di qualità variabile, normalmente nel ruolo del cattivo.
Clan of the White Lotus è
un remake? Un seguito? Entrambi e nessuno dei due.
Cerchiamo di chiarire per bene come stanno le cose.
Nel 1977 Liu
Chia-liang dirige il bellissimo Executioners
from Shaolin, incentrato sulla distruzione
del monastero Shaolin da parte del White Lotus Clan, guidato
dal perfido monaco Pai Mei, e sulla seguente vendetta per
mano di Hung Wen-tin. Fondamentalmente Clan of the White
Lotus racconta la stessa identica storia, il che risparmia
al sottoscritto di doversi dilungare sulla trama. Quello che
manca nel film di Lo, aspetto che lo rende indiscutibilmente
inferiore alla pellicola di Liu, è che viene meno la
componente famigliare e quella legata alla tradizione dello
stile di combattimento Hung Gar. A Lo dei personaggi o della
trama, per non parlare della filosofia delle arti marziali,
interessa relativamente poco. No, il suo interesse maggiore
è quello di presentare dei combattimenti il più
spettacolari possibile e in questo gli viene in aiuto il maestro
stesso, Liu Chia-liang, ma non solo. Nei ruoli principali,
oltre a Lo, ritroviamo Gordon Liu (nel ruolo che fu di Wong
Yue, ossia Hung Wen-tin) e la sempre splendida Kara Hui (Mei-ha).
In un piccolo ruolo c'è persino Hsiao Hou, altro pupillo
di Liu. Il fatto che quest'ultimo non metteva mano da cinque
anni alle coreografie in un film di un altro regista rende
Clan of the White Lotus un vero e proprio avvenimento.
Nel 1979 Lo aveva già ripreso il personaggio
di Pai Mei in Abbot of Shaolin diretto da Ho Meng
Hua (The
Flying Guillotine, The
Vengeful Beauty), ma il meglio doveva ancora
venire. Facciamo ancora un passo indietro.
In Executioners
from Shaolin il personaggio di Pai Mei è
interpretato in maniera sublime da Lo, il che ci porta subito
alla prima questione. Anche se, parlando di Clan of the
White Lotus, in moltissime fonti si indica Lo nel ruolo
di Pai Mei, la verità è che il monaco (qui interpretato
da un attore diverso) dalle lunghe sopraciglia bianche e dalle
palle d'acciaio, muore durante i titoli di testa. Una scena
che potrebbe essere benissimo il finale di un ipotetico film
precedente. A questo punto probabilmente vi state chiedendo
perché nel resto della pellicola si vede Lo vestito
e truccato come Pai Mei ed esperto degli stessi stili di combattimento
visti nei due film precedenti. Magia del cinema! Naturalmente
si tratta del fratello gemello, possibilmente ancora più
bastardo (per rendere la storia confusa fino in fondo, il
buon uomo non ha nome e viene chiamato solo White Lotus Chief)
e con una caratteristica in più: Se Pai Mei aveva il
suo punto di forza suprema là dove non batte il sole
(per dirla con il titolo dell'ottimo film di Antonio Margheriti
del 1974, sempre con Lo Lieh), il fratello può spostarlo
a volontà verso ogni parte del corpo. Da qui arriviamo
finalmente alla parte più interessante del film e a
proseguire il discorso iniziato su Liu
Chia-liang.
In Liu,
l'abbiamo ripetuto più volte, il kung fu è inestricabilmente
connesso a una filosofia di vita e a una visione del mondo
ben precisa, mentre in Clan of the White Lotus questo
aspetto viene completamente a mancare, ponendolo su un livello
di puro intrattenimento. Qui entrano in gioco le arti marziali.
Le coreografie dei combattimenti e degli allenamenti sono
di qualità decisamente superiore, come sempre in Liu,
mentre le tecniche mostrate riescono ad essere una interessante
variante su quanto visto in Executioners
from Shaolin. Nel prologo del film, Hung Wen-tin
e Wu Ah-biu uniscono le loro tecniche per battere Pai Mei.
Purtroppo per loro, le stesse si rivelano inutili contro il
White Lotus Chief e allora Liu si inventa per il film una
tecnica nuova di zecca (dove invece in Executioners
from Shaolin veniva mostrata appunto la nascita
del Tiger Crane Style - in questo caso inefficace -, stile
praticato fino ai giorni nostri) e ragazzi che tecnica !
Per battere il White Lotus Chief il nostro
Wen-tin deve imparare a ridurre la forza dei propri colpi
e con l'aiuto di Mei-ha impara una specie di kung fu femminile
(in quest'ottica è interessante notare come il personaggio
femminile guadagni di importanza rispetto al film di Liu),
che comprende anche esercizi di ricamo (!) e babysitting di
un neonato (!!). Il tutto combinato con il Tiger Crane Style
di cui sopra. Come se non bastasse, per bloccare tutti i punti
vitali del monaco, Wen-tin usa anche decine di aghi d'agopuntura,
tanto che ad un certo punto del combattimento finale, Lo Lieh
assomiglia più a Pinhead di Hellraiser che
a Pai Mei.
Se vi sembra strano da leggere, aspettate di vederlo.
Le scene di allenamento sono tutte splendide e alcuni combattimenti mano contro spada, che vanno rivisti almeno due volte per essere apprezzati nella loro spettacolarità, sono portati all'estremo della verosimiglianza.
Clan of the White Lotus non aggiunge
nulla a Executioners
from Shaolin, ma l'intenzione non era certo
quella. Il film di Lo è un Kung fu movie con una trama
standard (e in quanto tale leggermente ripetitivo), ma che
viene elevato a livelli superiori grazie ad un tono di fondo
ironico da non sottovalutare, dagli attori e soprattutto dalle
bellissime ed elaborate coreografie, il che non è poco.
Gordon Liu e Lo Lieh sono perfetti nei rispettivi ruoli, ma
la vera delizia è Kara Hui che interpreta il suo personaggio
(per non parlare della performance marziale) con una grazia
ed una classe, come poche altre attrici del periodo. Il film
va visto solo per lei.
Il sospetto che Liu
possa aver fatto qualcosa di più delle coreografie
rimane … comunque sia, another Shaw
Brothers Classic.
Nota a margine:
Per i detrattori di Quentin Tarantino, Clan
of the White Lotus è una vera festa. Oltre a un
pezzetto di colonna sonora ed alla “Five Point Palm
Technique” (versione ridotta del qui mostrato “Hundred
Steps Soul Catching Fist), Yuen Woo Ping ha ripreso per l'allenamento
di Beatrix praticamente le stesse coreografie (eseguite da
Yang Ching-ching) viste nel film di Lo, che avrebbe dovuto
interpretare Pai Mei anche in Kill Bill (2004), se
non fosse mancato poco prima delle riprese.
Il suo personaggio rimane consegnato all'eternità.
A cura di Paolo Gilli
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