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L'URLO DI CHEN TERRORIZZA
ANCORA L'OCCIDENTE (Dragonland)

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di Lorenzo De Luca, Italia, 2008

Asian Feast, nella persona del sottoscritto, ha avuto occasione di assistere alla prima de L’Urlo di Chen Terrorizza ancora l’Occidente (Dragonland), documentario scritto/diretto da Lorenzo De Luca e prodotto da Massimo Paolucci e Sara Paolini con la loro MacroMajora Films.
In questa occasione ci è stato possibile condurre un’intervista approfondita con uno dei più grandi attori del cinema di arti marziali, ossia l’inossidabile Liu Chia-hui, meglio conosciuto come Gordon Liu.
Tutto questo grazie agli sforzi dell’amico De Luca, uno dei primi in Italia ad occuparsi sistematicamente del cinema di kung fu e in particolare di quello di Bruce Lee, che ha reso possibile la presenza di Gordon Liu in terra italica.

Dragonland farà la gioia di tutti gli appassionati del genere, italiani e non (i diritti per l’estero sono già stati venduti). Ben 146 minuti di informazioni, curiosità e aneddoti sul cinema di kung fu dei gloriosi anni Settanta, incluse alcune chicche veramente memorabili, come l’intervista - più unica che rara - a Liu Chia-liang (Lau Kar-leung), grandissimo regista di almeno una manciata di capolavori del genere (The 36th Chambers of Shaolin, Legendary Weapons of China, The Eight Diagram Pole Fighter, Heroes of the East, Martial Club e Dirty Ho, tutti con protagonista Gordon Liu).

Il documentario è stato realizzato con un low-budget, rimediando a questa “mancanza” con una buona dose di improvvisazione ed inventiva. Difatti nel 2007, De Luca parte per Hong Kong, armato soltanto di una videocamera e tanta buona volontà. Il risultato finale sono 30 interviste a personaggi centrali al genere (oltre ai fratelli Liu, troviamo tra gli altri Eddy Ko, Leung Siu Lung, Chiu Chi Ling, Chiang Tao, Wellington Fung Wing), ma anche a chi ha incrociato le proprie strade con il cinema di Hong Kong in quel periodo memorabile (Fred Williamson, Bud Spencer, Sal Borgese, Malisa Longo), montate nel corso di 9 mesi.
Dragonland, strutturato in nove capitoli di durata diversa (ognuno dei quali introdotto da esilaranti flani pubblicitari di film di arti marziali del periodo), non solo omaggia quel cinema che negli anni Settanta era relegato in sale di periferia e di terza visione, ma in un certo senso ne ricrea anche l’aspetto formale, spesso grezzo e caotico (“la sceneggiatura” è nata al montaggio), spuntinature dell’immagine in stile “grindhouse” incluse. Da qui anche la decisione di usare spezzoni di vecchie vhs, invece di attingere a materiale restaurato. Inoltre sono stati inseriti moltissimi fatti e dati (da incassi al botteghino a mini-biografie) in forma di pillole, attraverso “pop-up” grafici, che appaiono regolarmente sullo schermo.
Se molto spazio è stato dedicato all’esplosione del “boom” e al cinema di Bruce Lee, rimangono spazi di azione per quanto riguarda la seconda metà degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta, che potrebbero essere riempiti in un eventuale secondo capitolo (che, partendo dal presupposto che Dragonland avrà il successo che merita, ha ottime possibilità di essere realizzato).
In parole povere, L’Urlo di Chen Terrorizza ancora l’Occidente è un atto d’amore dichiarato e ribadito, fatto da un appassionato per altri appassionati. E non è finita qui. Il DVD conterrà oltre 80 minuti di contenuti extra, ossia tutto quello che non ha trovato spazio all’interno del documentario.
Indipendentemente dal giudizio che ognuno darà a Dragonland, ci preme sottolinearne il valore - se vogliamo “pionieristico” - trattandosi del primo documentario sul cinema delle arti marziali realizzato in Italia.

A cura di Paolo Gilli




 

















 
 
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