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THE EAGLE AND THE HAWK

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di Inoue Umetsugu, Giappone, 1957

Titolo originale : Washi to Taka
Interpreti :
Ishihara Yijiro, Mikuni Rentaro, Asaoka Ruriko, Tsukioka Yumeji, Nagato Hiroyuki, Abe Toru
Sceneggiatura : Inoue Umetsugu
Direttore della Fotografia : Iwasa Kazumi
Montaggio : Suzuki Akira
Produzione : Nikkatsu Corporation
Data di uscita : 1957
115'

The Eagle and the Hawk è il primo film giapponese del periodo girato interamente su una nave. Inoue, incalzato dai produttori che desideravano cavalcare l’onda del successo riscosso dal personaggio di Ishihara Yujiro, riprende una sceneggiatura da lui scritta molti anni prima su di un' indagine condotta da un detective su una nave appunto. Forse questo è il film più originale e che si discosta maggiormente dai canoni del musical all’interno della retrospettiva del Far East Film Festival 2006 che l’ha presentato; è decisamente più un giallo atipico. L’azione e l’intreccio qui contano maggiormente che negli altri film.

Ishihara incarna come sempre un giovane ribelle e tormentato, sempre pronto alla rissa, che s’imbarca come marinaio su un mercantile per uccidere il responsabile della morte del padre. Il film descrive i suoi rapporti a bordo con un altro marinaio, con un passato da nascondere, che sfida audacemente le convenzioni, e con le due uniche donne sulla nave, una che viaggia sul cargo clandestinamente, da cui quasi tutti gli uomini a bordo sono attratti, e la figlia del comandante, impersonata dalla diva Asaoka Ruriko, che è già concupita dal primo marinaio.

Il dato di maggior interesse, è la scelta di ambientare e girare l’intera storia tutta sulla nave; il mare è il vero protagonista del film, che non è stato girato interamente in studio, ma anche su una vera nave da carico. Le onde enormi che si infrangono sul ponte sono quelle di un autentico tifone che si è abbattuto sulla baia di Tokyo durante le riprese. E proprio questi aneddoti e questi dettagli contribuiscono a dare un tono diverso a un’opera che altrimenti –forse- passerebbe inosservata.

A cura di Cecilia Collaoni


 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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