
Titolo originale: Ul-gool
Up-nun Mi-nyeo
Titolo alternativo: Faceless Beauty
Cast: Kim Hye-soo (Ji-soo), Kim Tae-woo (Seok-won),
Yun Chan (Min-seok), Han Jung-soo (Jang-seo), Kim Nan-hoe
(Hee-seon), Lee Sa-pi
Sceneggiatura: Kim In-shik
Produttore: Choi Soo-yeong
Produttore esecutivo: Jung Hoon-tak
Fotografia: Kim Woo-hyung
Montaggio: Lee Eun-soo
Direttore artistico: Yun Ju-hun
Costumi: Jo Sang-gyung
Trucco: Song Jong-hee
Effetti speciali: Jeong Meok-yeong, Kim Jong-su
Assistente regista: Kim Jun-su
Luci: Im Jae-young
Tecnico del suono: Lee Seung-cheol
Musiche: Jang Young-kyu
Data di uscita: 6 agosto 2004
Budget: $ 2 500 000
colore, 35mm, 2.45:1, 101'
I personaggi muovono le fila dei loro torbidi
giochi in un mondo svuotato e materialista, ben incarnato
da lussuosi ambienti hi-tech, mentre le loro immagini cangianti
e rarefatte si riflettono, si rincorrono, si deformano e si
confondono con i fantasmi degli amanti passati all'interno
e all'esterno della mente, in un susseguirsi pacato ma inarrestabile
di tradimenti, ossessioni, rimpianti, sensi di colpa. Il campo
della patologia psichiatrica viene continuamente invaso e
i protagonisti non riescono a distinguere la realtà dal desiderio,
il gioco della finzione dal dolore della realtà. Non possono
arrestare il processo che li porta ad attraversare i confini
del lecito e del possibile, producendosi in faticosi sforzi
per raggiungere gli obiettivi prefissati, anche a costo di
ricorrere ad espedienti estremi.
Anche in Road Movie (film d'esordio di Kim) erano
già presenti, pur se in misura contenuta, gli accorgimenti
stilistici - luci, composizione dell'immagine, inquadrature
- che in Hypnotized vengono invece spinti all'estremo
da una cura maniacale che caratterizza una visione formalmente
composta ed estetizzante di un set dove tutto è controllato
nel minimo dettaglio e perciò assume un significato ben preciso.
E sempre in Road Movie era già possibile leggere fra
le righe una certa critica sociale, dove ad essere esaltato
era l'uomo di bassa levatura e dalle grandi doti morali, forzando
l'empatia e il coinvolgimento dello spettatore con i protagonisti
mediante una calda umanizzazione, lacrime, sudore... Qui invece
il mezzo è diametralmente opposto, i protagonisti sono dei
viziosi esponenti dell'alta società invischiati nel proprio
glamour sgargiante e nelle proprie devianze, e il regista
non muove un dito per generare alcuna sintonia tra loro e
il pubblico, il quale resta escluso da ambienti e avvenimenti
così glacialmente distanti.
Alternando lucidità di riflessione e allucinazioni, Hypnotized
ottiene il risultato di tenere la mente in esercizio e poi
di travolgere i sensi con l'abbondanza e la concentrazione
di colori, luci e forme, invadendo incidentalmente anche il
campo dell'horror. Paesaggi bucolici si alternano ad ambienti
metropolitani, episodi sensuali si mescolano ad altri più
morbosi stemperati da fantasie candidamente lucide e da suggestioni
postmoderne giungendo ad un epilogo metafisico quanto grandguignolesco.
Schizofrenico e sontuoso, a tratti inquietante, Hypnotized
potrà anche apparire come un esercizio di stile fine a se
stesso, ma rivelatore invece di quella crisi della borghesia
di antonioniana memoria che rivive la sua discesa verso il
nichilismo, verso il vuoto di un'esistenza che non sa offrire
altro se non pulsioni primarie e solitudine.
A cura di Mark3

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