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Titolo originale: kilimanjaro
Interpreti: Park Shin-yang (Hae-cheol/Hae-shik),
Ahn Sung-gi (Thunder), Jung
Eun-pyo (Sergeant), Choi Sun-jung
(Jeondosa), Kim Sung-chul (Jong-doo),
Kim Ki-chun (Chang-hee),
Choo Kwi-jung (Young-ran)
Sceneggiatura: Oh Sung-wook, Heo Jin-ho
Produzione: Tcha Seung-jai
Produttore: Yoon Sang-oh
Scenografia: Oh Sung-wook,
Heo Jin-ho
Cinematografia: Seok Hyung-jing
Luci: Kim Young-kwan
Registrazione simultanea: Kim
Kyung-tae
Direttore artistico: Park Il-hyun
Decorazioni: Shin Jeom-hee, Lee
sung-han, Kang Min-soo, Yoo Kil-won
Costumi: Park Jung-won, Lee Ma-um
Trucco, capelli: Kim Suh-young,
Park Soo-young, Kim Ji-young, Won Young-yo
Assistente regista: Kim Bong-hoon
Squadra produzione: Tan Ki-beom, Song Jae-yong, Hwang
Jong-won
Squadra registrazione: Ham
Jin, Kang Chul-gu, Choi Jung-hwa, Kim Hyo-jeong
Montaggio musicale: Kim Hyun
Musica originale: Cho Sung-woo
Ingegnere del suono: Scott Cochran
Mixaggio: Live tone
Effetti speciali: Kim Kyung-ho
Effetti visuali: Jung Do-an
(demolition)
Pubblicità: Lee Hyun-soon, Bae Yoon-hee, Jang Bo-kyuong
Accounting: Park
Soo-kyung, Kim Ji-hee
100'
Sono arrivato come il vento
ma non me ne andrò come la rugiada.
Devo lasciare una traccia della mia vita
(da "La pantera del kilimanjaro")
Oh Seung-wook (già co-scrittore di Green
Fish -- e si vede -- e Christmas in August, qui
al suo esordio registico) oltre a richiamare una popolare
canzone coreana, con questo titolo suggerisce anche la presenza
di prospettative e immaginari escapistici; inoltre il kilimanjaro
porta alla mente immagini di bellezza selvaggia e solitudine,
caratteristiche comuni sia al luogo in cui è ambientato per
la maggior parte il film -- e non a caso una montagna, il
monte Taebaek, fa da teatro all'ultima scena -- sia a gran
parte dei personaggi.
Un poliziotto (Park Shin-yang, Indian Summer,
Hi Dharma!, The Uninvited), in seguito al suicidio
del fratello gemello, decide di andare nel paese dove questo
ha vissuto e dove c'è chi, incorrendo in uno scambio di persona,
lo saluta con nostalgico affetto (Ahn Sung-ki, Nowhere
to Hide, Musa, Silmido) e chi invece lo
vorrebbe morto. Il perno su cui ruota la trama, tuttavia,
sono i rapporti interpersonali, essenziali, sinceri, diretti;
rapporti tra uomini, amici, compagni di sventure; rapporti
in divenire, fatti di nostalgia e rimpianto, odio e paura,
coraggio e debolezza. Il protagonista, in viaggio alla ricerca
dell'altra metà del suo io, arriverà alla comprensione/assimilazione
del fratello morto solo impersonificandolo, abbassandosi al
livello della gente comune, passando così da uno stato d'animo
in partenza caratterizzato da superbia e inquietudine, e alla
fine da una generosa disponibilità data da forza e serenità.
Una cosa che colpisce di questo film è l'estrema bravura degli
attori. Oltre ai ruoli perfettamente azzeccati e interpretati,
l'emozione che sanno comunicare e la facilità con cui riescono
a provocare l'immedesimazione e la familliarità nello spettatore
convincono e intrigano al punto da far propendere per un giudizio
spassionatamente positivo fin dall'inizio (almeno in chi scrive),
anche senza la visione della nerissima, violentissima, disperatissima
e spettacolare scena conclusiva.
Seppure la sceneggiatura non sia scevra di difetti, l'occasionale
non addentrarsi dettagliatamente in tutto quello che accade
in scena, mantenendo certi elementi in sospeso, dona allo
sviluppo della trama un fascino non indifferente, lasciando
lo spettatore lievemente dubbioso su alcune situazioni, ma
comunque libero di elaborare la propria interpretazione sulla
base di un copione piacevolmente maturo.
Si diceva della selvaticità dello scenario naturalistico.
Oltre ad una cittadina (Chumunjin), vecchia ma accogliente,
la scenografia è arricchita da località sul mare e da candide
distese di neve, elemento questo che ha più di una ripercussione
sulla simbologia del film (la purezza, l'innocenza, eventualemente
macchiate).
Tristissimi e disperati sono i personaggi: tutti, chi più
chi meno, connotati negativamente come dei falliti, dei perdenti,
gente che ha dovuto rassegnarsi ad accettare le briciole che
la vita ha lasciato loro (spesso ricorre la frase "come
abbiamo potuto arrivare a questo punto?", ripresa poi
nel finale con un nerissimo significato aggiunto). Tutti,
in un modo o nell'altro, confidando nelle proprie risorse,
sono alla ricerca di un riscatto, che puntualmente non riusciranno
ad ottenere, trovando invece solo frustrazione e rimpianto,
e innescando una spirale di avvenimenti carichi di violenza
e di pessimismo da cui non sarà possibile fuggire.
Niente va per il verso giusto a questi sfortunati anti-eroi,
macchiati da indelebili colpe, condannati da un passato che
li ha profondamente segnati e costretti nuovamente a piegarsi
ad un destino che, perpetrando l'ineluttabile dramma dell'esistenza,
li farà uscire di scena come granelli di sabbia spazzati da
un'onda, come rugiada che scompare al mattino, senza lasciare
traccia delle loro vite. O forse no?
A cura di Mark3
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