
Titolo originale: Niqiu ye shi yu (anche il pesce barometro
è un pesce)
Cast: Ni Ping (Loach donna), Ni Dahong (Loach uomo), Pan
Hong (Linlin Xie), Peng Yuanyuan (Mani grande), Peng Yanyan
(Mani piccola), Wang Lina (Flower Yang), Li Tang (vecchio
Linlin)
Sceneggiatura: Li Wei
Storia originale: Migranti, racconto breve
di Jin Yong Ming
Produzione: Flying Dragon Movie & Television
Produttore: Nan Guangcheng
Fotografia: Wang Dong
Luci: Yao Zhuoxi
Direttore artistico: Huo Tingxiao
Scenografie: Gao Dezhong
Costumi: Chang Rongfang
Trucco: Wang Xiaoyu
CG: Beijing Spring New Media Art Studio
Montaggio: Ding Ruan, Xu Wei
Musica: Lao Zi
Mixerista: Andrew Neil
Operatori: Li Qiang, Li Huan
Assistenti regista: Li Fangfang, Wang Yanmei,
Yang Bo
Data di uscita cinese: 15 aprile 2006
1.85:1, 98'
Tutto è frenesia nella Pechino di oggi, si
parla velocemente, si litiga per un posto di lavoro, ci si
danna per portare a casa uno stipendio misero, ma soprattutto
si corre. Si affrettano incessantemente per andare dovunque
i personaggi di Loach..., lavoratori alla giornata
che dormono ammassati, fanno la doccia come in un campo di
concentramento, si fanno strada a spintoni allungando il braccio
per i loro baozi quotidiani, cibo nutriente ma povero
per eccellenza.
Questo il contesto in cui una madre testardamente
cerca di mantenere, sola, le sue due bimbe, rifiutando anche
le avances del suo superiore, che in realtà è un disperato
quanto lei e curiosamente porta lo stesso cognome, Loach (pesce
baricentro). Come il titolo esplicitamente mette in chiaro,
sia pur piccolo e umile, questo pesciolino - e come lui i
protagonisti - è comunque un pesce al pari di tutti gli altri.
Minimalista, fatto di povera gente e di sentimenti
contrastanti, favola moderna paradossalmente realista, il
terzo lavoro di Yang, già navigato regista anche di serie
TV, punta tutto sui piccoli drammi e sulle piccole gioie,
sul tirare a campare in una società frenetica e con notevoli
scompensi sociali, temi sicuramente non nuovi né innovativi
ma che sanno fare breccia - che sia o meno un'obiettivo programmatico
- nelle nostre coscienze consumistiche.
Ma Loach... soprattutto avviene
e vive in funzione della grande città, una Pechino formicolante,
fatta di masse brulicanti, folle di mani tese, comunità sciamanti
contrapposte alla forte spinta individualista rappresentata
dalla madre-pesce. Incessantemente controcorrente, in lotta
con mille ostiliità e disponibile ai lavori più umili (manovale,
domestica, badante, minatrice) per migliorare la qualità della
propria vita e di quella delle figlie, Loach nutre sempre
e nonostante tutto una profonda speranza nel futuro. La grande
città per la donna è una promessa, un'occasione, l'ultimo
baluardo nella sua vita sfortunata, ma tutto finirà puntualmente
per ritorcesi contro di lei. Niente andrà per il verso giusto,
tuttavia la sua tendenza rigidamente esclusivista verrà meno
e nel suo cuore qualcosa cambierà irrimediabilmente.
Tecnicamente eccellente, forte delle suggestioni
e delle impressioni di una fotografia da mozzare il fiato,
Loach... predilige i contrasti, quelli accentuati tra
luci e ombre e quelli tenui fra colori e slavature, li aggiunge
metaforicamente a quelli diegetici tra individuo e popolo,
fra poveri e ricchi, fra uomo e città, fra solitudine e collettività.
Sicuramente un film da vedere, a meno di essere particolarmente
avversi a questo modo di concepire il proprio paese e il cinema
che la nuova corrente di cineasti cinesi sembra aver abbracciato.
Certo che se questa direzione continua in un modo tanto emotivamente
intenso e tanto figurativamente entusiasmante, non c'è che
da ben sperare.
A cura di Mark3
|