
Titolo originale: Yeogo goedam 4 - Moksori
aka: Whispering Corridors 4
Interpreti: Kim Ok-bin (Young-eon), Seo
Ji-hye (Sun-min), Cha Ye-ryeon (Cho-ah)
Produttore: Lee Chun-yeon
Produttore esecutivo: Jeon Ryeo-gyeong
Distributori: Kim Dong-hyeon, Kim Jae-min
Sceneggiatura: Choe Ik-hwan
Montaggio: Kim Seon-min
Assistente regista: Choe Jin-yeong
Direttore della fotografia: Kim Yong-heung
Gaffer: Lee Seok-hwan
Musiche: Lee Byeong-hun
Suono: Kim Seok-won
Direttore artistico: Kim Jun
Costumisti: An Sang-mi, Yun Mi-ra
Trucco: Choe Jeong-a
Effetti speciali: Hong Jang-pyo
CG: Kim Ryang-jin
colore, 104'
Iniziamo subito con una doverosa precisazione: Voice è
tutto fuorché un horror, e stabilito questo, è meglio
avvicinarsi al film con differenti prospettive. Inizia come un episodio
surreale, alla Twilight Zone, si tinge poi di giallo, aggiungendo
indizi
e personaggi, concentrandosi infine più su determinati aspetti della
situazione e virando infine al dramma psicologico. Ma solo in
occasioni sporadiche viene sviluppato il meccanismo ansiogeno
caratteristico del genere. Eppure Voice è tutt'altro che
solare o anche solo divertente; la sua atmosfera è, se non
addirittura morbosa, tetra e disperata.
Quarto appuntamento di una fortunata serie di horror scollegati
tra loro e girati da diversi registi, ma con alcune caratteristiche in comune, Voice, al pari delle tre pellicole
che l'hanno preceduto, vede tornare alla ribalta le
scolarette, i fantasmi, i delitti, il passato torbido, l'amore
saffico, diventati veri e propri marchi di fabbrica. La protagonista,
però, stavolta non è la solita ragazzina problematica, qui c'è una sottile differenza. Young-eon infatti è morta, e per tutto il
film cercherà il contatto con l'amica del cuore, con i vivi, nel disperato
ed estremo tentativo
di non distaccarsi dal mondo materiale. Sun-min, l'amica, dal canto suo,
riesce, per qualche strano motivo a sentire la voce della
defunta, un fragile tramite che farà da ponte fra due piani
di esistenza e che verrà minato nel corso della vicenda. Ed è resa molto bene la progressiva e inesorabile perdita della
voce da parte della protagonista-fantasma: come
se venisse staccato e riconnesso un interruttore, il suo
contatto con l'aldiquà si assottiglia, mentre un conto alla
rovescia scandisce i suoi ultimi giorni. Un'efficace
raffigurazione della malinconica solitudine che potrebbe
attanagliare un'anima trapassata.
Pur essendo un esordio, il regista - già assistente
regista nel primo Whispering Corridors - sembra sapere molto bene
quello che vuole e il team tecnico sembra
saperlo assecondare con perizia. I primi piani abbondano, la
scelta delle scenografie scolastiche è molto curata, con una
predilezione per gli spazi ampi e per le... tubature!
La
colonna sonora è ben amalgamata con le scene e il lavoro sui suoni, non
poteva essere diversamente, è estremamente complesso, come
testimoniano i making of contenuti nel DVD Cinema
Service. Le
elaborazioni in computer grafica sono eccellenti, come pure la
fotografia e gli interessanti giochi di luce-ombra. Dal punto
di vista cromatico poi, in ogni scena la seppiatura rende più caldo l'ambiente, mentre colpiscono gli
elevati contrasti
in presenza della luce e gli scuri assoluti con predominanze
giallastre nelle scene buie, ma anche i colpi di colore molto
intenso, soprattutto il rosso. Tutto denota una cura estrema,
ancora una volta, a conferma di come sia possibile in Corea
permettersi un primo film con tutte le carte in regola e con
dei finanziamenti adeguati.
Deliziose e anche molto brave le protagoniste, come
consuetudine per la saga dei Corridoi. La giovane e
dotata Kim Ok-bin è stata prontamente assoldata per ricoprire
il ruolo di protagonista nella miniserie
televisiva The Bride from Hanoi e sta
attualmente lavorando col regista E. J-young (An Affair,
Asako in Ruby Shoes, Untold Scandal), mentre di
Seo Ji-hye sono pronto a scommettere che sentiremo senz'altro parlare in futuro. Da segnalare anche la
presenza di Kim Seo-hyeong, meglio nota al pubblico del Far East Film
come la
protagonista di Sweet Sex and Love (Bong Man-dae, 2000).
La magagna che rovina parzialmente il bel quadro del film,
invece, è un copione non esente da difetti, con una storia
che procede ripetendosi e echeggiando gli altri episodi della
serie.
Ad una fruizione frettolosa la
trama può perfino sembrare esile, derivativa e superficiale, e quel finale un po' enigmatico
con ribaltamento incorporato sembra un espediente
inconcludente e affrettato - e con una chiusura non
sottotitolata a dir poco irritante! - imbastito sulla
falsariga del recente Dead Friend (aka The Ghost, aka Ryung,
Kim Tae-kyeong, 2004).
Tuttavia, guardando attentamente il film bisogna fare
attenzione ad un particolare non trascurabile, sul quale si
basa l'idea centrale del film.
"Dimenticare", in Voice, non deve essere inteso come
"cancellare il ricordo" di un defunto, bensì non
pensarlo più come ad una persona viva, lasciarlo andare nel
suo nuovo piano di non-esistenza, accettare la morte delle
persone amate. E allora anche la storia e
il significato di alcune scene assumeranno una connotazione
ancora più malinconica e assolutamente lontana dalla banalità.
a cura di Mark 3

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