Diario di Viaggio – Hong Kong 2005 – parte 2


9 febbraio 2005

Cosa fare se la parata comincia alle otto di sera, ma tutti consigliano di arrivare molto prima? Gustarsi la giornata al parco di Hong Kong.
Quando uno pensa ad un parco in una metropoli può immaginarsi o un angoletto sfigato con pochi alberi ansimanti o un immenso polmone verde. Il parco che si trova a Central è oltre. “Oltre” forse è l’unico termine per definirlo.
I bellissimi addobbi delle feste lo coronano con ancora più allegria e colore, ma già di per sé è una notevole estensione di verde, e strutture cultural/ricreative. Dalla serra al museo dei the, dalla gigantesca voliera (sfortunatamente chiusa visto la festività) ad un parco giochi ipermoderno con tanto di giostrine fatte a ruspa scavatrice, le ore passano senza accorgersene.
Dopo aver acquistato un dipinto fatto da un simpatico vecchietto nell’angolo dell’arte (che a causa di un’insinuazione di Chaoszilla sul fatto che possa essere una fotocopia, continua ad essere il mio maggior dubbio su Hong Kong) esploriamo tutti gli angoli del parco, un po’ preoccupati per il tempo che non sembra dei migliori e di qualche goccia di pioggia che va a peggiorare ancora di più il livello di umidità nel quale nuotiamo.
Con l’anno nuovo scopriamo che molti bambini e qualche adulto, indossano per tradizione i vestiti da festa. Bellissimi abiti di seta colorata o, nella maggior parte dei casi dorata, rallegrano la vista, soprattutto se indossati da meravigliosi bambini dai volti allegri.
L’attesa per la parata si fa sentire nell’avvicinarsi al luogo di partenza della stessa. Seppure mancano quasi due ore la gente, come per ogni manifestazione che si rispetti, ha già colonizzato tutte le transenne e i posti migliori. Cerchiamo un angolino tranquillo che ci permetta comunque di vedere bene e, nonostante il timore di metterci dalla parte sbagliata, riusciamo comunque ad avere il famoso “posto in prima fila” per il passaggio di andata della sfilata.
Fortuna o sfortuna vuole che ci accorgiamo che la videocamera, in prestito da un amico di famiglia, pare non funzionare. Oltre alle batterie scariche, infatti, continua a dare un misterioso errore E04 che non la fa andare in play. Avrà o non avrò ripreso la giornata appena trascorsa? Con qualche bestemmia di incoraggiamento pare riprendere parzialmente a funzionare. Ma, in ogni caso, destino vuole che la batteria si consumi definitivamente a pochi minuti dall’inzio della parata. Almeno la macchina fotografica può fare minivideo con audio…
La parata di capodanno ricorda un po’ le nostre sfilate di carnevale. A parte la coincidenza che il martedì grasso è passato da appena un giorno, è divertente vedere rappresentanze di varie società, gruppi sportivi e nuclei di altri Stati sfilare con differenti costumi, musiche e coreografie in un ensemble di suoni e colori che mostrano carinamente la gioia per l’anno nuovo. Onore e merito soprattutto ad un trampoliere che non aveva pensato che sotto ai ponti non ci passava, dovendo quindi esibirsi in un passaggio complicatissimo per superarlo, ma anche ai rappresentanti della comunità caraibica, dai costumi incredibili, ai mirabolanti carri giapponesi e, soprattutto, alle meravigliose danzatrici delle varie rappresentanze. Ma non dimentichiamo i bambini pulcini e gli altri gruppi scolastici.
L’elemento migliore, però, resta comunque una spettatrice al nostro fianco, che non ha fatto a meno di salutare tutti in qualsiasi lingua possibile, augurando in continuazione “Kung hei fat choi”, facendo cadere persino il proprio consorte in preda allo sconforto.
Al finire della parata la gente si disperde con ordine. Nell’aria quasi un senso di malinconia (oltre che l’onnipresente umida nebbiosità), mentre tutti ritornano alle proprie zone.

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10 febbraio 2005

Questa sera fuochi d’artificio. Febbricitanti all’idea di assistere allo spettacolo pirotecnico sulla baia di Hong Kong, pianifichiamo la giornata “dall’altra parte di Hong Kong”, ovvero attraversando Kowloon per salire verso il “confine” con i New Territories. Questa è l’occasione per provare uno Star Ferry che ci porti alla penisola, e poi avventurarci con l’MTR verso le zone più esterne. Meta prefissata, il Tempio di Sik Sik Yuen di Wong Tai Sin, che due sere prima avevamo visto, in TV, iper affollato alla mezzanotte dell’anno nuovo. La zona in cui si trova il tempio è un po’ paragonabile alle nostre periferie di metropoli, molti palazzi, traffico medio, e un’atmosfera un po’ grigia. Eppure, già all’uscita della metropolitana, nell’aria c’è qualcosa di strano: incenso.
Il tempio è indicato con cartelli molto visibili, per cui non fatichiamo a raggiungerlo, ma in ogni caso ci saremmo potuti arrivare anche “a naso”, poiché ovunque si senta odore di incenso, si può star certi che si è nei pressi di un tempio. Un organizzatissimo servizio di polizia che regola ed incanala le migliaia di fedeli in modo da non creare ingestibili ingorghi, ci fa arrivare a nostra volta più vicini al tempio e gli occhi ne iniziano a risentire. L’aria è assolutamente irrespirabile, anche se siamo all’esterno, tonnellate di incenso (suppongo) bruciano in contemporanea, creando una densa nebbia che galleggia a mezz’aria, rendendo difatti alquanto difficile la sopravvivenza in quel luogo…I fedeli si dispongono nei vari spiazzi di fronte al tempio, porgendo offerte e preghiere, mentre si accumula il suono dei bastoncini divinatori, di tutte le persone che procedono alle divinazioni.
Iniziando a soffrire fortemente per il fumo, decidiamo di virare per un attimo verso il parco del Muro dei Nove Draghi, che si trova dietro al tempio. L’accesso al parco ha un prezzo indicativo di 50 cent, che nuovamente mi fa vergognare degli italiani che di solito speculano su tutto. Cinquanta cent, sono praticamente 5 centesimi di euro! Ci troviamo davanti subito una grandissima vasca dove nuotano pacifiche alcune tartarughe, mentre sul fondo si staglia la grande parete, ricostruzione dell’originale Muro dei Nove Draghi. Questo ricorda l’evento leggendario per cui (se non ricordo male…) un imperatore, in fuga dalla Cina, chiese ad un locale quale fosse il significato del nome del luogo (Nove Draghi) e questo gli rispose che era dato dalle cime delle montagne che lo circondavano. Ma quando l’imperatore fece notare che le montagne erano otto, questo specificò che la nona montagna era, in effetti, l’imperatore stesso.
Inoltrandoci nel parco, ci troviamo di fronte un bellissimo luogo, sviluppato con lo stile tipico del giardino cinese, fatto di pozze e pagode collegate tra loro da ponti e scale. Chaoszilla a questo punto decide di affrontare l’altare principale, e quindi tornare al tempio, nella cappa di incenso assoluta, per darne testimonianza. Io, invece, preferisco osservare le miti tartarughe, stupendomi soprattutto di vederne comparire una praticamente mimetizzata con le rocce.
Dopo l’insperato ritorno dell’avventuriero, soddisfattissimo delle foto, nonostante il rischio di intossicazione, facciamo un rapido giro nella zona dei divinatori, sperando di trovarne uno che mi ispiri. E, chissà come mai, l’unico che ad aura ispirava fiducia, oltre ad avere un’incredibile fila di persone, dava responsi solo in cantonese, diventando quindi un consulto assolutamente impossibile.
Scesi nuovamente verso Kowloon, attraversiamo, senza sapere dove ci troviamo, l’immenso magazzino chiamato Harbour City, e dopo aver osservato estasiati un bellissimo stand della Bandai, con tanto di riproduzioni di vari Gundam in azione, ci avviamo verso la Promenade, per assistere ai fuochi.
Ma la gente ha già creato 4/5 file davanti a noi.
Ovunque ci si provi a collocare, si è sempre allo stesso punto e, la cosa peggiore è l’obbligo di stare sotto la Promenade (che è una sorta di camminamento rialzato), poiché quelli sono i posti a pagamento, mentre gli sfigati stanno giù.
Dopo quasi due ore di attesa lo spettacolo dei fuochi comincia e, seppure obbligati ad osservare solo quelli più bassi, restiamo affascinati dagli incredibili giochi di luce e riflessi sugli scintillanti palazzi di Hong Kong Island, mentre tutti, come bambini cresciuti, gridano ed applaudono al grande spettacolo.
Finiti i fuochi scopriamo che se avessimo avuto la radio, sintonizzandola su un particolare canale, si sarebbe potuto assistere persino ai fuochi con l’accompagnamento musicale. E, in piccolo, lo stesso evento verrà ripetuto nei giorni a seguire, alle otto di sera, con fuochi e giochi di laser tra i vari grattacieli dell’isola, sempre a tempo di musica.
Ossessiva e onnipresente, la canzone di capodanno delle Twins con i Boy’z e due altre tizie (una delle quali l’Isabella che recita su The Eye 10). Vista l’ora non tardissima, scegliamo di tornare in isola, e farci due passi per Wanchai. Per l’occasione Chaoszilla prova finalmente le pallette di carne, analoghe alle più famose Fish Balls hongkonghesi, mentre io mi butto su degli oleosi dolcetti dal sapore delle castagnole che si fanno da noi a carnevale, ma dall’inquietante aspetto di cervello affettato.

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(Foto di Senesi Michele e Martina Leithe Colorio)

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