Diario di Viaggio – Hong Kong 2005 – parte 4


13 febbraio 2005

Trasferta a Macao per la processione della prima domenica di quaresima. Per prendere il ferry che ci porta a Macao, famosa ex colonia portoghese, nota soprattutto come zona di gioco d’azzardo che come bellissimo territorio, ci svegliamo presto e andiamo verso il porto.
La metropolitana, visto anche il giorno di festa, è quasi completamente vuota, per cui giungiamo in tutta tranquillità alla biglietteria e prenotiamo i posti nel ferry. Il viaggio costa più o meno una trentina di euro, non tanto considerando che si tratta di quasi un’ora di attraversata oceanica. Il porto (abituata a quello di Venezia, più simile ad un aeroporto che altro) qui assomiglia ad un grande magazzino: sviluppato su più piani, con il piano terra interamente occupato da un ristorante, è un edificio pieno di negozi, dove gli orari sono annunciati da scarsi annunci vocali, e da un tabellone di quelli meccanici, fatto nientepopodimeno che in provincia di Udine!
Nell’attesa Chaoszilla viene attirato da un giornale che presenta in copertina l’albero delle arance. La notizia di cronaca riporta come uno dei rami principali, quello sopra l’altare, ovvero quello su cui ho agganciato io l’arancia, si è schiantato a terra, facendo alcuni feriti. Pertanto l’albero è stato interamente svuotato dalle arance, e il lancio dislocato sull’albero secondario. Dopo anni e anni di questa tradizione, proprio a seguito della nostra visita doveva rompersi l’albero?
Dite che mi si avvera comunque il desiderio???
Comunque saliamo a bordo, nei posti in coda, lato finestrino. Il ferry non è grandissimo, ma comunque molto spazioso. La maggior parte della gente, carica di bagagli, si sta spostando per qualche giorno, infatti anche allo sportello l’addetto sembrava stupito che volessimo fermarci una sola giornata.
Arrivare in un luogo dove ovunque si vedono scritte in una lingua neolatina fa un certo effetto. Il bilinguismo è ancora molto marcato a livello istituzionale, ma in realtà la gente, per la maggiorparte, con i turisti usa direttamente l’universale inglese. Superata la dogana e ricevuti i vari timbri sul passaporto, iniziamo ad incamminarci verso il centro città, senza una meta prefissata, solo con la voglia di esplorare il più possibile.
Dopo una colazione/pranzo in un piccolo ristorantino periferico, e delle foto idiote con il loto simbolo della città, iniziamo ad andare in cerca dei luoghi segnati dalle guide turistiche, piazze e chiese. Presa dall’entusiasmo di avere a scelta una lingua non cinese e non germanica, io recupero le guide in portoghese, supponendo, più che capendo, quello che vi è scritto sopra.
Di colpo, di fronte a una delle più grandi piazze della città, il mio occhio cade su una cosa molto particolare: il gallo di Asian Feast!! Infatti sulla vetrata di un albergo fa bella mostra una decalcomania con lo stesso gallo utilizzato dalla sottoscritta per il loghetto annuale del sito…abbiamo conquistato il mondo?!?
Nelle decorazioni cittadine il gusto cinese è tuttora fortemente influenzato dall’iconografia mediterranea, e questo crea una strana coesione di colori e immagini che credo caratterizzano questo territorio. La stessa cosa, naturalmente, si vede nell’architettura: sembra veramente di trovarci in una città mediterranea, ma fa un effetto stranissimo rendersi conto di essere quasi dall’altra parte del mondo.
Si avvicina l’ora della processione del Christos dos Passos, nella quale si ricorda la miracolosa traslazione di una statua di Cristo alla sua chiesa d’origine dopo essere stata sottratta. La tradizione cristiana è molto forte a Macao e mi fa ricordare le processioni a cui assistevo da piccola, che invece tuttora si fanno da noi al sud o nelle zone più rurali. L’unico elemento “anomalo” la presenza di una giovane, forse a rappresentare la madonna, al fianco del prete (vescovo?) che dalla faccia sembrava più una vergine sacrificale che una persona felice di partecipare alla processione. La maggior parte del pubblico segue la processione mentre noi, dopo aver evitato un reporter giapponese che continuava a fotografare ingiustificatamente nella nostra direzione (non mi pareva di dare tanto nell’occhio, comunque…) ci avviamo ad un fast food, per mangiare o bere qualcosa.
E finalmente il primo topo! Con fare losco un piccolissimo topo si infila attraverso la porta vetrata, subito cacciato e spaventato dai camerieri. Chaoszilla guarda perplesso il suo pasto mentre io, avendo preso solo una specie di beverone preconfezionato, proseguo a mangiare.
Nel pomeriggio proseguiamo verso il monumento simbolo della città, la facciata di San Paulo. Facciata poiché, effettivamente, della chiesa non rimane altro che questo. Sembra quasi messa lì apposta, e la gente sale su delle passerelle per godersi la vista della lunga scalinata e della città che si estende sotto. Tutt’attorno vi è un bel parco costruito all’interno di una specie di fortificazione militare, ed è qui che incontriamo dei simpatici bambini delle elementari mandati in giro a fare interviste ai turisti su Macao. Dopo aver risposto alle varie domande, scoperte essere per una ricerca scolastica, svicoliamo in una stradina secondaria e arriviamo al parco di Camoes.
Finalmente assistiamo allo spettacolo degli “uccellini a passeggio”: tutti i vecchietti che sono usciti al parco, infatti, avevano con sé la propria gabbietta con uno o due uccellini canori. Queste sono poi appese a degli appositi sostegni per permettere agli uccellini di prendere un po’ d’aria buona e cantare con gli altri portati all’esterno. In più, per la domenica, abbiamo anche la fortuna di trovare una piccola orchestra con una bravissima cantante che esegue canzoni tradizionali cinesi. Buffa, però, una bambina che gioca con un vogatore andando a tempo con i brani suonati.
Il parco è molto grande, con zone ben delimitare e fontane, cascatelle, terrazze panoramiche. La passione e la cura che i cinesi hanno per i parchi, è sempre più apprezzabile…potessimo avere anche noi in Italia parchi così belli in cui riposarci dalle giornate in centro città!
Oltre al cielo che comincia a chiudersi, piovigginando sempre più insistentemente, inizia a calare il buio. Per cui ritorniamo in centro città per dirigerci di nuovo al porto. Sulla strada troviamo un giardino botanico, molto più “museo” del precedente, con i vari settori organizzati a seconda delle piante presenti e ricostruzioni di rocce e laghetti che con la luce arancione dalla quale erano inondati, creavano un’atmosfera meravigliosa. L’unico punto dolente Chaoszilla che in piena foga gongfupian, vola sui bamboo e fa tai chi nelle varie pagode che si trovano lungo il percorso.
Poi un rapido salto in un ipermercato dall’immenso settore giocattoli, in modo da smaltire le ultime Patacas, la moneta locale, e andiamo al check in per il ferry. Con un colpo di fortuna ci fanno salire sul primo disponibile, invece di aspettare un’altra mezz’ora il nostro, ma il mare in principio di tempesta non è il migliore e molti, non abituati al trasporto via nave, ne risentono parecchio.
A me ricorda molto casa e i vaporetti in pieno inverno sul canale del Lido…

SU

14 febbraio 2005

San Valentino. I sentori della festa si avevano già la sera prima, quando nugoli di uomini e ragazzi si riversavano dai fioristi a comprare immensi bouquet di fiori da portare alle loro compagne. Già dalla mattina, quindi, iniziamo a vedere queste coppie accompagnate da mazzi di fiori che nel 50% dei casi superano la massa della stessa ragazza che li deve portare in giro. A differenza che da noi, dove San Valentino è un evento commerciale, ma non troppo, qui sembra che sia tradizione il mazzo dei fiori, e più grande è, più le ragazze ne sembrano felici.
Noi dedichiamo la giornata ad una migliore visita della penisola, partendo dalla zona più a nord con Mongkok, per scendere a Tsim Cha Tsui e la Promenade. Mongkok la mattina è zona di mercato. Fortuna o sfortuna vuole che per primo affrontiamo il settore tessile per cui, dopo aver contrattato su una scorta di copri cuscini, ci inoltriamo verso le altre zone. Man mano l’atmosfera cambia e sento che qualcosa non va. Arriviamo verso l’area delle macellerie e pescherie e mi trovo circondata di animali squartati, banconi sanguinanti, volti ancora contratti dal terrore e dalla sofferenza.
Distolgo lo sguardo benché la scena non sia molto diversa da quelle che si vedono ovunque nei mercati della carne, ma nel momento in cui abbasso gli occhi mi si para davanti questa scena: due vecchi giocano a Kung Fu Mahjong.');" onmouseout="tooltip.hide();">mahjong seduti su un divano a bordo strada, mentre un topo in fiamme corre impazzito all’interno di una gabbia.
Prendo Chaoszilla per il braccio e lo scongiuro di andare via.
Lui brontola e giura che non mi porterà più con lui. Io insisto dicendo che me ne vado via da sola e che ci vediamo a Tsim Cha Tsui, che mi pare più tranquillo. Lui brontola, io lo trascino verso la metropolitana, poi di colpo su un bancone del pesce ci appare una creatura informe, gigantesca, come un’enorme uovo senza consistenza, biancastro e opalescente, con delle strane escrescenze tentacolari che gli spuntano da un punto non meglio precisato.
Cthulu!!!
Cerco di non prestare più attenzione a nulla e mi infilo nella metropolitana: addio Mongkok!
Scendendo lungo la Nathan Road ci imbattiamo nel Kowloon Park, un parco ancora più simile ad un parco di divertimenti dello stesso Hong Kong Park. Tutto è addobbato a festa, con migliaia di girandole colorare e fiori di carta. I bambini giocano allegri e le famiglie passeggiano, mangiando dolci e divertendosi.
Finito il giro ci infiliamo all’Harbour City, l’agglomerato di negozi che giorni prima avevamo attraversato casualmente e che scopriamo essere grande non so quanti chilometri quadrati. Centinaia di negozi con tanto di mappa per orientarsi sui tre immensi piani. Rifletto sul fatto che è il luogo ideale quando ci si trova a non sapere che regalo prendere…c’è assolutamente tutto. Ma di librerie solo un paio. Ci infiliamo dentro per vedere cosa c’è di interessante, ma la maggior parte dei libri sono narrativa o manualistica tradizionale. Di cinema nulla di differente da quello che si trova in Italia, ma per quelli aspettiamo di fare un salto all’Hong Kong Film Archive, che pare abbia anche delle ottime edizioni di libri tematici.
Quando il sole comincia a calare, saliamo a Temple Street, prima attraversata solo in velocità, ed iniziamo a battere tutti i banchetti di vcd e vestiti. Mi stupisco nello scoprire un piccolo negozietto di abiti gothic lolita usati, ma i prezzi sono abbastanza alti e non essendoci la possibilità di provarli, li rimpiango, ma evito l’acquisto.
In compenso vedo gli stivali della mia vita a solo 50 dollari (cinque euri) ma sfiga vuole che il 39/40 per il mio immenso piede non ci sia: li fanno solo fino al 38…maledizione.
Sfogo la delusione col desiderio di cibo e mi fiondo su delle buonissime crepes di cocco dal ripieno alle mille burrosità e poi ci avviamo nuovamente verso la Promenade, osando affrontare le famigerate Chungking Mansion. A dire il vero, dopo aver affrontato il mercato di Mongkok, non temo più nulla. Le mansion sono una specie di mercato arabo, pieno di mediorientali ed indiani che tengono i loro banchetti e cercano di abbordare i pochi turisti che vi entrano. Ci limitiamo al primo piano, perché Chaoszilla mi fa notare che andare in giro con una vestita come la sottoscritta è come andare in giro con un cartello “guarda qua”. Per cui esploriamo solo le labirintiche sale del piano terra e poi usciamo. Non è nulla di particolare, sicuramente molto diverso da quello che mi aspettavo, molto meno losco e molto più multietnico, anche se, per la prima volta ad Hong Kong, ci viene chiesto se vogliamo qualche genere di droga. Comunque le Chungking danno un po’ l’idea di “ghetto” per gli immigrati, ma sinceramente nessuno ti dà fastidio ed è molto pittoresco.
Giungiamo alla Promenade in tempo per la Sinfonia di Luci, lo spettacolo laser-pirotecnico e dopo esserci gustati i nuovi fuochi sulla baia torniamo al nostro ostello.
La televisione dà notevoli soddisfazioni, tutti i film sono sottotitolati in inglese, per cui non è neppure difficile trovare qualcosa di bello. Noi però guardiamo un attimo il telegiornale, per vedere cosa c’è di nuovo e…scoperta terribile…il giorno stesso le Twelve Girls Band hanno suonato all’Harbour City, e noi eravamo lì senza saperlo. Chaoszilla si dispera, ma la notizia seguente di uno scontro tra due ferry nel porto di Hong Kong attira la nostra attenzione: è lo stesso ferry che abbiamo preso per Macao. Sia mica che portiamo veramente sfiga?

SU

 

(Foto di Senesi Michele e Martina Leithe Colorio)

VAI ALLA PAGINA SUCCESSIVA>>
<<VAI ALLA PAGINA PRECEDENTE

CONDIVIDI: