Diario di Viaggio – Hong Kong 2005 – parte 6


17 febbraio 2005

Penultimo giorno, di nuovo Kowloon, questa volta l’Avenue of Stars.
Prima di spostarci a Kowloon, però andiamo nuovamente in cerca del famoso Regno delle Meraviglie, ovvero il palazzo di giocattoli e cose belle, multipiano. Dopo vari tentativi e un ricordo vago della collocazione lo troviamo ed iniziamo a batterlo a tappeto. Io mi porto a casa quattro colonne sonore di Gensomaden Saiyuki per pochi dollari, mentre Chaoszilla riesce a contrattare su un paio di modelli di Godzilla che quando li compra sembra fare della commessa la persona più felice del mondo. Riposte le spese a casa, prendiamo lo Star Ferry, troppo bello ed ecomonico per evitarlo e scendiamo sulla penisola per la passeggiata.
L’Avenue è la corrispettiva dell’hollywoodiana, con tanto di stelle ed impronte. Le stelle sono posizionate più o meno in ordine cronologico, per cui non tutte contengono le impronte, essendo stata costruita solo nel 2004.
L’Avenue è intervallata da alcune statue rappresentanti i mestieri del cinema e da dei piccoli negozietti vetrati che vendono vari gadgets e alcune interessanti pubblicazioni. Dedichiamo un’oretta alla passeggiata e ad alcuni acquisti. Sfortunatamente il tempo non è dei migliori e Hong Kong Island si staglia dietro uno spesso velo di foschia.
Il resto della giornata lo dedichiamo a vagare per Tsim Cha Tsui, su e giù per Nathan Road, osservando la bella vita e il sovraffollamento turistico della zona. Rientrati a Causeway Bay ci informiamo per gli orari del cinema del giorno a seguire visto che, almeno una volta, bisogna andare a vederci un film! Tuttavia il problema principale che sembra sorgere è che a parte il secondo capitolo di Tokyo Raiders, ovvero Seoul Raiders danno solo film stranieri. Per cui la scelta pare ovvia (e poi c’è Tony!!!) per cui i programmi per l’ultima serata ad Hong Kong sono fatti.

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18 febbraio 2005

La giornata comincia con un forte senso di tristezza essendo l’ultimo giorno di vacanza. Appena svegli ci prepariamo a salire verso l’Hong Kong Film Archive, per vedere com’è. Fortuna vuole che riusciamo pure a vedere una mostra, molto carina, sulla nascita del cinema. È un po’ interattiva, così non ci esimiamo a fare gli idioti con i vari strumenti (lanterne magiche, specchi, false prospettive) che vengono messi a disposizione. Finita la visita chiediamo come funziona l’acquisto di testi e la guardia ci avvisa che si vendono solo dopo le 13. Quindi abbiamo tempo per cercare una buchetta per le lettere, fare un bancomat e poi tornare.
La buchetta delle lettere è un oggetto che cerchiamo da una settimana e, fortunatamente, dopo quattro giri del quartiere, troviamo un oggetto che vi può assomigliare.
Ritorniamo all’archivio e ci mettiamo a sfogliare il catalogo dei libri disponibili. Sfortunatamente alcuni dei testi, soprattutto i cataloghi, risultano esauriti, ma il responsabile ci assicura che dovrebbero esserci, prima o poi delle ristampe. Chaoszilla fa la scorta, portandosi a casa cinque volumi per nemmeno trenta euro, tra cui The Shaw Screen – A Preliminary Study.
Rientriamo all’ostello e lasciamo giù “la spesa” per poi dirigerci ad un vero ristorante Sichuan che puntiamo da giorni. La cucina è realmente ottima, ma parlo da persona che ha preso delle pietanze con “piccante 1”. Chaoszilla che soffre, ma è soddisfattissimo del “piccante 2”, giura che alla prossima occasione proverà un “piccante 3”.
Ancora in giro per le ultime spese, inganniamo il tempo e cerchiamo di pensare se c’è da comprare ancora qualcosa. La pioggia ci accompagna per tutto il giorno, con improvvisi rovesci, ma fortunatamente arriviamo a sera e cerchiamo un cinema.
Ci infiliamo al New York Cinema dove si possono prenotare i posti ed una cassiera simpaticissima ci conferma i sottotitoli in inglese. Visto che vi è un’ora di attesa, continuiamo a passeggiare e guardare le vetrine, recuperando del cibo in un Wellcome, come spuntino.
La sala è quasi vuota e si raggiunge scendendo sottoterra con un apposito ascensore. Ci godiamo il film, niente di eccezionale, con la soddisfazione di vedersi “un’anteprima” su maxi schermo con, oltretutto, una proiezione quasi perfetta.
Poi usciamo e ispiriamo l’ultima boccata d’aria di Hong Kong, pieni della nostalgia che già ci invade.

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19 febbraio 2005

L’aereo decolla attorno all’una del pomeriggio. Tra fusi orari e altro, dovremmo arrivare a casa per le dieci di sera, più o meno.
Facciamo colazione sul banco dolci del Wellcome sotto l’ostello e, dopo aver pagato e preso le valigie, scendiamo in metropolitana per raggiungere la fermata Central e prendere la metro diretta per l’aeroporto. Io inizio ad essere sopraffatta da una nausea spaventosa, forse colpa di alcuni biscotti oleosi nocciolosi, e quindi soffro sempre di più l’avvicinarsi al volo.
La linea diretta all’aeroporto è una linea speciale, senza fermate intermedie che per dieci euro (moltissimo, se si considera i costi di trasporto che si affrontano di solito ad Hong Kong, pochi se si pensa che anche il bus più insulso che scende dai nostri aeroporti costa sui 4/5 euro) in pochissimi minuti ci porta all’interno dell’aeroporto. Se uno vuole può fare direttamente il check in in metropolitana, non dovendosi più preoccupare per il bagaglio, ma avendolo scoperto solo tardi ci trasciniamo dietro le valige e facciamo il check in direttamente all’Hong Kong Airport.
Ci allontaniamo osservando le montagne che si chiudono dietro di noi, nascondendo i palazzi, le strade, la bellezza di questa città.
Con un solo desiderio: tornarci il prima possibile.

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(Foto di Senesi Michele e Martina Leithe Colorio)

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