Guida Strategica a Pechino – parte 2


Musei e monumenti: ingressi.

Ogni museo è tempio ed ogni tempio è museo, ogni pietra è museo e ogni edificio lo è ugualmente. La Città Proibita è nota in loco come Palace Museum. A ragione. Preparatevi ad una continua sovraesposizione mozzafiato e mastodontica a cultura e opere dell’ingegno umano del passato.
Potrebbe sembrare strano ma quasi ogni attrazione storica e culturale ha un ingresso a pagamento, tranne rari casi (qualche tempio “particolare”, qualche museo monotematico, come quello militare della rivoluzione culturale e il museo del cinema, avveniristico, forse a causa della sua dislocazione fuori mano). Il costo di ingresso è però solitamente simbolico, si va da pochi centesimi ad un massimo di un corrispettivo di 2€. Spesso però capita di trovare incluso nel prezzo del biglietto un bonus. Alcuni esempi: Alla Torre del Tamburo si può assistere a repliche continue di dimostrazioni di percussionisti tradizionali. Alla vicina Torre della Campana invece si può godere di una dimostrazione con degustazione di preparazione classica del tè, con assaggi di un buon numero di varietà. Poi vi indirizzano in uno shop ma non siete obbligati a comprare (e i prezzi non sono propriamente popolari). Ingresso ad entrambe le torri 30 yuen. Al Tempio di Confucio, invece ogni ora circa c’è una interessante rappresentazione storica in danza, con alcune decine di performers in costumi tradizionali. Al Lama Temple addirittura, il biglietto (25 yuan) ingloba un miniVCD con un documentario sul luogo in questione (sottotitolato in inglese).
Spesso alcuni luoghi sono suddivisi in più sezioni quindi si può anche pagare l’accesso solo ad alcune zone o un abbonamento alla sua interezza (come ad esempio nell’immenso Palazzo d’Estate, con 50 yuan ve lo fate tutto), scelta probabilmente pensata per i locali che la domenica approfittano dei soli parchi inclusi tutto intorno all’attrazione principale. Ma non cercate di risparmiare negli ingressi, tutto vale la pena di essere visto, mediamente; a parte il nuovo skyline e la zona olimpionica, anche la pietra più giovane è stata posta prima della scoperta dell’America quindi godrete di una straordinaria sovraesposizione di cultura, architettura e arte senza eguali. Ultima nota: praticamente tutti i biglietti di ingresso dei vari luoghi e musei hanno grafiche simili di volta in volta abbinate al luogo stesso; quindi più posti si visitano più si avrà alla fine una sorta di album di “figurine” delle maggiori attrazioni culturali e storiche della città. Il retro dei biglietti in questione poi mostra informazioni utili e spesso la mappa del luogo. Collezionali tutti!


Cibo.

Quante soddisfazioni ci si possono togliere a Pechino in fatto di cibo, in quella che è una delle città più mangerecce, in una delle cucine più varie e una delle metropoli in cui qualcosa di aperto si trova sempre. Le catene internazionali ci sono, dal Subway al McDonald’s al 7Eleven e tutto il resto. Tutti i parchi e le attrazioni principali sono attrezzati con bar e localini di cucina locale, i ristoranti sono ovunque, così come i bar, chioschi per strada e bancarelline ambulanti; principalmente queste vendono ananas tagliato a spirale e impilato, pannocchie, e ovunque le famose melette a spiedino caramellate (in realtà non sono mele ma bacche di biancospino cinese). Pechino è cosmopolita quindi sono presenti infiniti ristoranti di cucine asiatiche ma decisamente “verosimili” ovvero non export come quelli italici. Molti coreani a Pechino e molti ristoranti coreani, anche tipici, in cui mangiare seduti, senza scarpe, con graticole sul tavolo in cui scottare fette di carni varie o in cui mangiare cartilagini di oca e altre cose tipicamente locali. Anatra alla pechinese può sembrare il verbo ma ci sono anche altre deliziose tipicità: i ravioli al vapore ad esempio che vengono prodotti in decine di modalità diverse, in base al ripieno. Dentro potete trovarci di tutto, carne, pomodoro, brodo, ma la nostra sorpresa maggiore è stata di degustarne alcuni al tè verde che una volta morsi ha visto la nostra bocca inondarsi del magico infuso. Indimenticabile. Ma due sono forse le cose più popolari e che trovate davvero ovunque; la prima è lo yogurt di Pechino; vedrete ovunque, agli ingressi di ogni edificio, dei piccoli contenitori in ceramica con delle cannucce infilate, allineati o impilati dentro a scatoloni. Sono un tipico yogurt locale, delizioso, che vendono ovunque e che bevono tutti. Se restituite il coccio costa meno altrimenti pagate dei centesimi in più e potete portarlo via. Altra cosa che vendono ovunque è il Baijiu, un distillato ad alta gradazione e sapore di fuoco (sorta di grappa cinese distillata dal sorgo o dal grano) che specie nelle versioni più economiche incarna il simbolo della bevanda proletaria ed è presente ovunque.
Tutti i grandi magazzini sono pieni di ristoranti e posti dove mangiare per ogni prezzo, gusto e tipo. Nei grandi magazzini i ristoranti sono più asettici e patinati ma meno economici, ovviamente.
Per il resto c’è di che impazzire e di che mangiare ogni giorno diverso dal pesce alla carne alle verdure fino ai localini in stile occidentale, tra pub e bar della zona dello sballo e dei divertimenti intorno allo Stadio dei Lavoratori. Il regno del cibo, in un paese che vanta una varietà infinita di tipologia di cucine vista la vastità del paese, da quelle delle zone del nord o tipicamente nevose fino a quelle delle lande soleggiate e desertiche, da quelle del piccante dello Sichuan fino a quelle del sud. Ovviamente nei ristoranti non parlano inglese. Ma praticamente tutti hanno menù bilingue spesso con foto dei piatti, quindi andate tranquilli.
Per la cronaca, i ristoranti che cucinano cani sono praticamente scomparsi da Pechino e difficilmente reperibili. Ma si possono trovare altre pittoresche delizie, tipo cucina a base di peni di animali, abbastanza costosi (v. anche Il Mercato della Morte).


DVD, giocattoli e gadget.

I negozi di dvd sono molti e bene o male li incontrerete spesso. Ma davvero vi domanderete quasi sempre se state comprando materiale originale o pirata tanto sono simili e sono venduti alla luce del giorno. A volte avrete quasi la certezza di comprare prodotti ufficiali ma il più delle volte permane il dubbio. A parte dvd contraffatti in maniera più o meno evidente il resto lascerà un grosso dubbio in voi, per sempre. Inutile stilare una mappa dei negozi, ce ne sono molti e facilmente individuabili. Un posto che però ci ha particolarmente colpito è un palazzone a Wangfujing St., a fianco del mercato della morte (di cui parleremo dopo); in questa via mediamente “in” rispetto al resto della città sembra quasi di stare ad Hong Kong e potete togliervi soddisfazioni o fare regali per gli amici. Un grande magazzino ad inizio via (con cinema interno, il Sun Dong An Cinema City), il Sun Dong An Plaza e di fronte un palazzone a più piani con molti libri fino all’ultimo livello che è un regno di Cd musicali e DVD a prezzi stracciati; box da decine di DVD a una decina di euro, come box musicali lussuosi e prezzi incredibilmente bassi. L’unico freno è l’ingombro in valigia al ritorno. E’ il Wangfujing Foreign Languages Bookstore (235 Wangfujing Street). Più giù un bel negozio di giocattoli (New China Children’s Store), e lì vicino uno shop di tè, poco economico ma con tante cosettine interessanti da portarsi a casa. Nella stessa via una straordinaria libreria (Wangfujing Bookstore) con piano sotterraneo pieno di DVD (originali sembra). La via si chiude con quel mostro abnorme dello shopping che reca il nome di Oriental Plaza.


Cinema.

Non abbiamo trovato vecchie sale che odoravano di pelle consumata e fumo e che offrivano perle del passato. Ma siamo andati a vederci l’unico film che ci sembrava interessante in un cinema moderno dentro un grande magazzino sito dentro un grattacielo (Sun Dong An Cinema City). Altri dichiaravano i sottotitoli, ma questo era l’unico che ci attirava. Sarà che lo stavano promuovendo intensamente tra TV e mini/maxy schermi della metro. Andiamo a vederlo in lingua. Invece, sorpresa, c’erano i sottotitoli in inglese. Questa è Pechino. Sala vuota, film brutto. Ma questa è un’altra storia.

 

Mezzi Pubblici.

Appena vedete qualcosa buttatevi dentro. La metro porta ovunque e costa una manciata di centesimi, i taxi sono molto economici e quelli abusivi sono numerosi ma dovrete trattare. Assicuratevi che quando salite facciano partire il tassametro. Portate scritto in cinese dove volete andare o indicatelo su una mappa. Anche di notte con un paio di € vi fate 15-20 minuti di tragitto. A Roma, di notte con 14€ mi hanno fatto fare il giro dell’isolato.


Francobolli, buchette e uffici postali.

 

Chi ha già letto la nostra “Guida Strategica ad Hong Kong” conoscerà il nostro tallone d’Achille, ovvero la combo cartolina-buchetta. A Pechino le cartoline le trovate ovunque, vi salteranno addosso molti ambulanti tentando di vendervene pacchetti interi a prezzi bassissimi. Ma poi come al solito, una cosa e l’altra, le abbiamo lasciate al boss del nostro ostello, gli abbiamo lasciato i soldi per i francobolli e una piccola commissione e ha pensato a tutto lui, dopo la nostra partenza. Giusto per specificare, sono arrivate tutte.

Foto.

Dentro la quasi totalità dei tempi è vietato fare foto. All’ingresso di ogni tempio c’è un custode, quando entrate fate un gesto indicando la vostra cam (e sorridete) e lui con un gesto vi farà “si” o “no”. Fate i bravi.

Notte e party.

Chaoyang, zona Dongzhimen. Intorno allo Stadio dei Lavoratori è un florilegio di bar, pub e discoteche all’occidentale ripiene di occidentali. Qui la autoctone sono molto più curate e alla moda, e vedrete nostalgiche scene di degrado e risse tipicamente in stile far west (west nel senso di euroamericane). Abbiamo testato il Tang Club (n.8 Gong Ti West road, Chaoyang District), grossa, colorata e ricercata classica disco, affollata di gente allegra e estremamente pacata e tranquilla. Insomma, esponenzialmente più sicura e rilassata di una disco qualunque della provincia italica. Al ritorno all’alba i tassisti saranno meno ricettivi e quelli abusivi più paraculi, quindi se ve ne uscite con sbronze pesanti la vita potrà essere ardua. Non dimenticate MAI un fogliolino con su scritto il nome in cinese del posto in cui dormite. Se non parlate il cinese pronunciare vie o altre cose, specie in condizioni non ottimali è ardito. Poi trovate pub, bar e luoghi dello spasso ovunque più o meno sregolati e urlati da piazzisti appositi. Tutto il lungo lago Qianhai è un florilegio di bar e pub con gruppetti che suonano all’interno di sera.

Flash mob? Qui è routine, non moda.

Scivoliamo in polemica ma a Pechino è comune radunarsi in piazze e vie, alla luce del giorno o al buio della notte, da soli o in massa per fare “cose”. Usciamo dalla metro verso le 19.00 e troviamo una piazzetta attigua ad una via trafficata, abbastanza buia, cosparsa di decine di signore ordinate che ogni sera si trovavano lì e cercavano di ballare in loop coreografandole le note di Lovey Dovey delle T-Ara che uscivano da uno stereo. Niente palestra, tutto a cielo aperto. Come al Tempio del Cielo. E poi anziani che praticano il tai chi ovunque, spesso con una radiolina dietro, duo o tre uomini che testano le arti marziali, individui che fanno volare aquiloni in pieno centro urbano, gente che balla in giro o fa stretching nell’attesa di una fila o di un bus.

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Tutte le foto sono di Senesi Michele e Samuele Bianchi © PALONERO

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