Guida Strategica a Pechino – parte 3


Tempio del Cielo, il paradiso, probabilmente.

Il parco intorno al Tempio del Cielo (30 yuan) è quanto di più vicino abbiamo mai visto all’idea cristiana del paradiso terrestre. Andate di domenica. Il parco si riempie di signori, coppie, anziani che si ritrovano e fanno “cose” in massa, anche con la neve. Coppie di cinquantenni che giocano a volano in coppia, sciami di attempate signore con uno stereo davanti che praticano balli coreografati di gruppo, centinaia di persone che si portano libri di testi da casa, si posizionano in cerchio e cantano insieme, vecchietti che giocano a dama sotto i portici del vialone principale e giovani ma sopratutto anziani che sfruttano le decine di attrezzi ginnici gratuiti per fare attività fisica. Portare qui i nostri nonni potrebbe umiliarli a morte. Abbiamo visto anziani fare le parallele, mettersi a testa in giù in equilibrio solo sulla testa e altre attività ginniche particolarmente elaborate. Trovate alcuni assaggi di tutto questo nel nostro canale You Tube. Tutti sono allegri, felici, solari. Il paradiso. Oltre al fatto che Il Tempio del Cielo è una delle opere architettoniche più incredibili che abbiamo mai visto.


Città Proibita e Sindrome di Stendhal.

Il posto si presta bene ad uno svenimento dovuto all’eccesso di sovraesposizione alla storia, arte e ingegno umano. Se lungo la Grande Muraglia l’eccezionalità dell’opera architettonica è compensata dallo spettacolo mozzafiato della natura circostante, qua non potete fuggire né distrarvi. Lo chiamano infatti Palazzo Museo, 730000 metri quadri per 9999 stanze di cui diverse centinaia aperte e adibite a museo. Lo spettacolo improvviso di tetti dorati fino all’orizzonte del vostro campo visivo può bloccarvi la respirazione per alcuni istanti. E’ davanti a Piazza Tienanmen, una visita è obbligatoria per passarci quasi un’intera giornata (40 yuan). Indimenticabile.


Palazzo d’Estate.

Prendetevi una giornata e esplorate (50 yuan). E’ impensabile trovare dentro Pechino un parco così immenso con un lago enorme e tanta arte disseminata ovunque. Mille anni di storia, tra palazzi, giardini, microcosmo naturali, colline, viali, torri, 700 metri di percorso coperto e la famosa nave di pietra. Su tutto, dalla cima di una collina domina la Torre della Fragranza (o “dell’incenso” in altre traslitterazione) del Buddha, 41 metri per tre livelli posti su una base di 21 dalla quale si gode di un panorama mozzafiato. In basso un ponte di roccia dalla forma di arcobaleno collega la sponda ad un isolotto al centro del lago.


Mercato della morte.

Abbiamo già parlato della bella via Wangfujing. Ecco, ad angolo con essa c’è il “mercato della morte” ufficialmente denominato Night Food Market, ovvero un centinaio di bancherelle rosse aperte dalle 16 alle 22 tutti i giorni che vendono tutto quel cibo “non convenzionale” frutto dei mille stereotipi che ancora “alimentano” le fantasia dell’occidentale. D’altronde un animale resta un animale che sia un cane o un serpente. E in Cina mangiano tutto. Quindi esposti e cotti al momento scottati su piastre, griglie o pozzi di olio bollente troverete centinaia di spiedini di stelle di mare, serpenti, cavallette, larve, scorpioni, insetti vari. E poi testicoli cotti in loco oltre a alcuni alimenti più convenzionali. In alcuni tratti della via l’odore è particolarmente pungente e può generare nausea. Non che sia un problema di igiene visto che la cura e gestione dei singoli stand non è dissimile dai corrispettivi delle fiere italiche. Nella mutazione della città di Pechino un posto come questo anziché supermercato per gli abitanti è ormai visto e visitato solo a scopo turistico sia da occidentali che da locali. Astenersi vegetariani/vegani.


Gita fuori porta n.1: Chuandixia

Acchiappate un tassista abusivo, trattate fino alla morte per un’ora e fatevi portare a Chuandixia. Poi il nostro tassista per quanto spietato in fase di contrattazione si è rivelato dolcissimo, ci ha portato (2 ore di auto andata e due di ritorno, 90 km da Pechino), è rimasto tutto il giorno con noi ad aspettarci e poi ci ha riportato al campo base di spontanea volontà quando avevamo fatto (altrimenti chi ci avrebbe riportato a casa da quel posto davvero in mezzo al nulla?). Si è preso circa 10€ a testa per 4 persone, 4 ore di viaggio e una giornata di lavoro. Chuandixia è una cittadina di 70 corti adagiata sulla fiancata di una collina in mezzo al nulla e in mezzo alle montagne. Risale alla dinastia Ming ed è rimasta intatta, come allora, con tutte le casine di mattoncini e le porte di legno. In una parete più in alto, un tempio da cui osservarla in pozione dominante, e dalla montagna di fronte si può salire un percorso sterrato per osservarla invece dal davanti. Portatevi acqua da bere. D’estate alcune casettine diventano ostelli in cui pernottare. D’inverno non c’è nessuno ed ha il magico fascino della città fantasma sita in mezzo al nulla e alle nebbie. Anche il percorso da Pechino a Chuandixia (con autoradio del taxi che mandava tipica musica locale) è stupendo e mostra l’infinito vuoto rurale della Cina dove ogni tanto spiccano torri, qualche casa, qualche persona e l’infinito e vario spettacolo della natura. Si, abbiamo fatto fermare anche il tassista per fare foto. Lo spettacolo naturale è unico, inquietante e sorprendente.


Gita fuori porta n.2: la grande muraglia

La fretta è cattiva consigliera. E visto che non vogliamo avere fretta e andare nella porzione di muraglia più vicina a Pechino (e quindi più turistica e artefatta) andiamo a Jinshanling a 125Km dalla città, dove di turistico non c’è quasi nulla se non un ampio parcheggio per i bus e un paio di bar. Premessa: abbiamo ceduto ad un tour organizzato dal nostro ostello che con una cifra fissa ci portava in loco, ci offriva pranzo e ci riportava in ostello. Questo ha significato triplo cambio di mezzi, aria condizionata sfondata, due ore di viaggio intorno Pechino a raccogliere altri turisti dello stesso tour, un pranzo timido da ristorante cinese italiano in un locale pittoresco ma improbabile e una fretta maniacale nei tempi di percorrenza della muraglia, poche ore. Consigliamo di nuovo di affidarsi ai tassisti abusivi e portarvi un pranzo al sacco ed acqua (molta). La muraglia merita solitudine, relax, pace e entusiasmo per godere di questa esperienza unica (non fosse per le signore mongole che si impongono come guide e bruciano tutta la poesia, ma questa è un’altra storia). Jinshanling è trekking. Puro trekking. Salite ripidissime (al mattino con ghiaccio e neve) infiniti scalini spesso sgretolati, percorsi sconnessi. Vestitevi comodi e con buone scarpe. Per il resto è un lungo percorso intervallato da torri di guardia, opera architettonica senza eguali circondata dall’infinito della natura senza ombra di civilizzazione fino all’orizzonte. Indimenticabile. Parecchio avanti c’è anche un ponte di catene sospeso nel vuoto (chiuso per restauri quando siamo andati). Questa parte è stata costruita nel 1368 e poi ricostruita nel 1567.


Museo Militare della Rivoluzione Popolare Cinese.

Bell’edificio dinamico con una enorme statua di Mao all’ingresso è anticipato da alcuni padiglioni esterni contenenti cannoni, veicoli corazzati, aerei spia americani abbattuti e tanti mezzi militari cinesi. Dentro esposizioni di opere pittoriche e statue e altri piani con shop e zone chiuse al pubblico causa restauro. Mediamente affollato specie la domenica. Ingresso gratuito.


Museo del Cinema (AF approved).

Questo è straordinario e riassume un po’ l’essenza stessa di Pechino. Cercate in metro o taxi di arrivare in mezzo al nulla di Chaoyang ad nord-est della città. Penserete di aver sbagliato direzione percorrendo stupende strade asfaltate migliori delle autostrade italiche ma che si muovono in mezzo a lande vuote e terrose deserte su cui ogni tanto sorgono edifici bassi e grigi apparentemente vuoti, incartati dalle nebbie in un contesto da scenario post-apocalittico. All’improvviso, in mezzo ad un deserto terroso e disteso su una piana di asfalto, avvolto da nebbie grigie si erge un palazzo avveniristico impressionante e ultramoderno. E’ proprio il China National Film Museum, il più grande museo del cinema al mondo, 300 posti auto, 38000 metri quadri di esposizione, 3 Km di percorso espositivo percorribile, 4 piani di livello, 6 sale cinematografiche tra cui una digitale e un Imax da 400 posti. Viene percorsa la storia del cinema cinese con lievi panoramiche anche su Hong Kong e Taiwan ma focalizzando spesso sul cinema della rivoluzione culturale (stupefacenti sono le vetrine con dentro statue a grandezza naturale di tutti gli eroi dei film del periodo) e sull’animazione cinese. Foto, oggetti,  diorama, zona effetti interattiva e decine di altre attrazioni tra il culturale e il didattico (un po’ come Il Museo del Cinema di Torino). Un edifico ultramoderno con shop (abbastanza prescindibile) e servizi ristorativi al piano terra. Ingresso magicamente gratuito. Tappa fondamentale per il lettori di Asian Feast.


Casa da tè.

Se amate il tè o volete solo conoscere meglio una cultura, un passaggio in una storica casa da tè è obbligatorio. Spenderete un po’ più del solito ma vi rilasserete in ambiente bello vivendo davvero la Cina. Siamo andati alla storica Lao She Teahouse, grande (2600mq), pittoresca all’esterno, dislocata su più piani con shop, zona per spettacoli e salette private per le degustazioni. C’è un menu e c’è una ragazzetta composta che vi preparerà e offrirà il tè scelto da voi in maniera tradizionale. Ottima esperienza.


Tempio Dongyue, le porte dell’inferno.

Più pittoresco che altro questo tempio taoista (fondato nel 1319 e denominato Beijing Folk Custom Museum) è noto anche in occidente per le decine di stanzette aperte frontalmente e visibili (ma con acceso chiuso) che ne seguono tutto il perimetro e dentro cui sono ammassate centinaia di statue a grandezza naturale riferite al tema della morte. Opere assolutamente kitsch e coloratissime che raffigurano cadaveri ultragore, mostri dell’universo metafisico cinese e burocrazia infernale. Non sono tenute benissimo in effetti ma meritano una visita (ingresso 10 yuan).


Arte e Berlino al 798.

Ecco, avete visto gli hutong, l’ingegno straordinario del Tempio del Cielo o della Muraglia, le architetture avveniristiche della zona olimpionica o del nuovo skyline, i palazzoni in stile sovietico, le villette in stile americano, ed ora che manca? Di ritrovarvi Berlino nel centro di Pechino. Un enorme (640000 mq) polo industriale in disuso costruito dai tedeschi della DDR negli anni ’50 è stato occupato da artisti, prima pochi, poi accorsi da ogni dove. In breve il posto è diventato il 798 ovvero una città nella città enorme interamente dedicata all’arte. Tutti i padiglioni sono diventati gallerie d’arte, mini shop, coperti di graffiti e di sculture enormi e surreali. E metà tra luna park e intelletto, proprio di tanta arte contemporanea il posto incarna bene il sentimento espressivo cinese tra modernità e suggestioni maoiste. Vale assolutamente la pena specie se interessati al contenuto del posto, un intricato crogiolo di decadenza e modernità, arte e follia, abbandono e cura.

PS: per dovere di cronaca va detto che il 798 è la location della scena finale del film di Tsui Hark All About Women.


Yuanmingyuan e le rovine.

Il vecchio palazzo d’estate è un enorme parco con laghi (anche di 280000mq) che contiene soprattutto rovine, simbolo delle razzie e delle violenze subite dalla Cina nel corso della storia. Anche qua oltre alla cura del  posto e all’interesse storico artistico del luogo troverete tante persone che passano il tempo facendo sport, gruppi di giovani in costumi tipici che suona o pratica arti marziali o scene di teatro, e tante bancarelle economicissime con oggetti tipici da riportarsi a casa.

 

 

Fine.

Anche a Pechino abbiamo lasciato un pezzo di cuore. Abbiamo corso, l’abbiamo battuta a fondo e abbiamo mangiato tantissimo per assaporare il più possibile questa straordinaria città, in cui si vive il passato avvertendo il futuro imminente. L’unico rammarico il periodo di permanenza. Immaginiamo che una Pechino in un periodo più caldo (ma non d’estate quando sarà l’inferno) possa essere ancora più stordente nella sua esplosione di verde e natura che fortunatamente è salvaguardata e presente in maniera massiccia. Torneremo.

 

Chiudiamo con un video di frammenti di viaggio in quel di Pechino raccolti da formati diversi girati con cellulari, camere e fotocamere. Non un lavoro con una reale idea produttiva dietro, ma un assemblaggio sentito di momenti ed emozioni spontanee e vive.

SU

Trovate altre foto di Pechino in alta qualità nel nostro canale Flickr.
Trovate micro video inediti a corredo dell’articolo nel nostro canale Youtube.
Tutte le foto sono di Senesi Michele e Samuele Bianchi © PALONERO

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