Guida Strategica ad Hong Kong – parte 3


La parata del capodanno

Dopo uno spettacolo a pagamento in una grossa arena (se vi interessa prenotate per tempo) la parata parte, si muove per un percorso centrale e poi se ne torna indietro lungo le vie della città. Anche qua, per beccare un posto da cui poter scattare delle foto decenti dovete arrivare molto prima. Meno che per i fuochi ma almeno due ore prima è decisamente ragionevole. Se non avete nulla da fare muovetevi per tempo anche più di due ore prima. Passeranno davanti a voi corpi di ballo, carri allegorici, associazioni, compagnie aeree e gruppi folkloristici da tutto il mondo (Italia esclusa) ognuno introdotto da due donzelle che recano uno stendardo con su scritto il nome e la provenienza del gruppo (le pulzelle inoltre aprono e chiudono la parata). Musica, colori, festa, urla e saluti, qualche regalino donato dagli sfilanti, ballerine/i esotici. Vale la pena? Assolutamente si. Se siete lì durante il capodanno che altro volete fare? La solita figura da occidentale che si chiude nei pub inglesi? Alzate il sedere e correte alla parata.

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Popolo bue: l’Occidentale

Da giorni camminate per la città, dai posti più nascosti ai quartieri più lussuosi, da Mongkok a Tai O ma nulla, non si vede un occidentale in giro né tanto meno un italiano. Non se ne vede nemmeno uno nei ristoranti. Ma dove sono tutti? Arrivate a Wanchai e lo capirete. Gli Occidentali si rinchiudono solo nei bordelli (soprattutto gli italiani), nei Mc Donald’s e –soprattutto- nei pub inglesi sempre colmi di biondi panzuti e caciaroni. Se volete staccare e non vedere quindi le solite facce, Hong Kong fa per voi. Affondate nella città e dimenticate cosa vi aspetta a 12 ore di volo.

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L’Albero dei Desideri di Lam Tsuen

Treno fino a Tai Po e poi autobus. Visto il traffico che rallenta il percorso, verrebbe quasi voglia di farsela a piedi, ma la strada è parecchio lunga quindi usate i mezzi pubblici tanto costano pochissimo. Vale la pena? Certo che si, un’esperienza unica e molto divertente. Ad un certo punto vi arriveranno delle arance in testa, voltatevi verso destra e siete arrivati. Il posto è diviso in sezioni ideali; la prima piena di banchetti che vendono il “kit”, poi c’è il primo piazzale dell’albero. Dopodichè un centinaio di metri di fiera e un altro piazzale albero, in fondo un tempietto. Il kit: Per una decina di dollari di HK (1€) vi verrà dato un arancio legato saldamente ad un nastrino violaceo. Dall’altro capo del nastro c’è un ingombrante mini blocco di fogli leggeri scritti e illustrati. Fatevi dare una penna dal signore del banchetto e su una fiancata del fogliolino scrivete il vostro desiderio. Arrotolate quindi il foglio su sé stesso a rotolo fino a toccare l’arancio. Raggiungete quindi il piazzale dell’albero e godetevi lo spettacolo. Centinaia di persone stanno lanciando le arance verso i rami dell’albero, colmi e gonfi di un groviglio gomitoloso di arance e foglietti intrecciati. Descrivere la scena è impossibile quindi guardate le foto. Lanciate l’arancio, se si incastra a tutti gli altri il vostro desiderio si realizzerà, altrimenti no. Tutto il resto è spasso: goffe ragazze che lanciano l’arancio all’indietro colpendo ignari passanti, gente che infila incensi nell’apposito braciere –guarda caso- posto cinicamente proprio sotto l’albero con il risultato che le arance che non si intrecciano cadono o sulla testa dei fedeli o sugli incensi dando alle fiamme i fogliolini, in una vera e chiassosa follia collettiva. Il trucco sembra essere il seguente; anziché mirare il ramo cercare di penetrare il gomitolone di fogliolini e arance. Se l’arancio cade e non si spappola potete provare a recuperarlo prima che l’efficiente servizio di pulizia lo rimuova. Sembra incredibile che quei rami possano tenere migliaia di arance e infatti il giorno dopo il nostro passaggio un ramo è crollato addosso ai presenti ferendo gravemente un signore e un bambino. La fiera presenta robine molto economiche, molte le trovate ovunque, mentre altre sono ideali per fare regalini da riportare indietro.
Per i curiosi e i fiscali i due alberi sono rispettivamente una bahuinia e un baniano.

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Mangiare – Fame – Cibo

Qui ci vorrebbe una guida, un dizionario, un’enciclopedia solo per parlare di questo argomento, vista la nostra attitudine da italiani magnoni. No, non morirete di fame. Il presupposto di questa sezione è che si va ad Hong Kong e si mangia cibo cinese o al massimo dell’estremo oriente. Noi non abbiamo MAI messo piede in un fast food, né in un ristorante italiano o occidentale, né in pizzeria o gelateria. L’inizio può essere traumatico ma non morirete di fame. Hong Kong è la città del cibo, tutti mangiano sempre ad ogni ora del giorno e della notte, nei ristoranti al chiuso, nei tavoli buttati sui marciapiedi, in piedi e di corsa, sbevazzando 24 ore su 24. E’ la città col maggior numero di ristoranti rapportati alla popolazione, uno ogni venti abitanti, quindi c’è l’imbarazzo della scelta. Giusto per buttarvi un po’ giù vi comunico che non tutti parlano inglese, non tutti i menù sono in inglese.
Qualche chiacchiera in ordine sparso.
Ancora di salvataggio a qualsiasi ora del giorno e della notte sono i 7Eleven (uno lo vedete all’inizio del film Crazy’n the City), i Wellcome e i Park’n’shop, dei supermercati aperti più o meno sempre. Sono piccoli e sembrano un kit per la sopravvivenza. Sono numerosissimi e li incontrate davvero ad ogni angolo. Dentro trovate da bere, cibo di emergenza e i giornali appena stampati. Se siete disperati in piene notte e il vostro albergo ha un bollitore in camera (probabile) potete sempre comprarvi una classica bustina di spaghettini già pronti, no? Quando eravamo lì, ad ogni spesa ci regalavano qualcosa, soprattutto figurine dei calciatori. Alcuni dei 7Eleven più grandi la mattina (e la mattina è bella ampia ad Hong Kong) offrono un vasto reparto pasticceria ghiottissimo e molto economico, dove fare colazione accompagnati da bevande e succhi presi dall’apposito banco frigo. Alcuni dei 7Eleven più grandi (tipo uno al centro di Causeway Bay) all’ora di pranzo hanno una specie di self service e ti danno un pasto completo davvero abbondante ed economico da asporto in quei contenitori termici di polistirolo che si vedono in molti film. Una volta preso potete andare a mangiarvelo al parco lì vicino. Il sapore di questi pasti, nonostante alla fine sia roba da supermercato è davvero molto buono meglio di qualunque ristorante cinese italiano (e vabbè). Come accennato ad Hong Kong esistono una marea di succhi e bevande. All’arancio, tè in bottiglia, spesso al miele molto buoni, senza paragone con quel brodo tipo Estathè che spacciano da noi. Abbiamo bevuto un succo di erba (giuro, sulla cover c’erano disegnati ciuffetti d’erba), ci siamo sentito delle pecore ed era troppo dolce. Ottimi i succhi di arancio della Mr Juicy in bottiglie economiche da più dimensioni. Anche nei ristoranti c’è la possibilità di scegliere un numero elevato di pittoresche bevande. La birra nei supermercati costa molto poco e Stephen Chiau fa la pubblicità della S. Miguel.
Torniamo al cibo. Altra emergenza può essere risolta con delle meravigliose piccole pasticcerie sparse per la città. Sono piccole con espositori a destra e sinistra e cassa sul fondo. Ti prendi vassoio e pinze e riempi il vassoio. Costa pochissimo e con pochi euro vi portate via chilate di dolcetti e pasticcini salati ripieni di cadaveri di maiale (BBQ sta per Barbecue), tonno (che si chiama Tuna Fish), formaggio, cioccolato. Deliziose. Andate a mangiare il tutto in un parchetto. Ovunque per strada noterete ogni tanto gruppetti di gente intorno a dei micro chioschetti fumosi, odorosi e sudiciosi. Fermatevi e mangiate. Vendono (tra l’altro) le famose fishball e porkball, ossia delle pallette di porco morto o di pesce pressato impilate su dei bastoncini. Sono quelle di God of Cookery e dei Mc Dull. Molto buone, guardatevi intorno e inondatele di salsa (il barattolo è lì sopra). I responsabili non parlano mai inglese, ma capiscono alla perfezione la parola “fishball”. Con un euro ve le portate via. Molto piacevole mangiare anche sui banchetti buttati sui marciapiedi, sia cibo cinese che thailandese (mmm…c’era un banchettino thai a Wanchai che era la fine del mondo!). I prezzi sono bassissimi (vi ingozzate con molto meno di 10 euro) e le dosi enormi. Soprattutto per le zuppe, preventivate dosi 4 volte tanto quelle dei ristoranti cinesi italiani. Durante fiere, sagre e mercatini ci sono altri chiostri minuscoli di cibo, come la tipa del burro al cocco di Temple Street, o il banco del gelato fritto alla fiera dei fiori del parco di Causaway Bay (buono, due palline impilate in un bastoncino tipo fishball, fatte al momento davanti ai vostri occhi).
Poi i ristoranti e qui potrebbe sorgere un po’ il trauma. I ristoranti più divertenti sono quelli enormi e pieni di gente, surreali. Centinaia di persone urlanti sedute, decine di camerieri e cameriere e boss con auricolari e vecchiette che al ralenti portano via le stoviglie sporche. Tutta la maleducazione italiana viene soffocata dall’abitudine di Hong Kong che se non urli nessuno ti verrà mai nemmeno a portare un menù. Urlate per chiamare il cameriere e fatelo più forte degli altri. Si condividono i tavoli con altri sconosciuti fino a riempire tutti i posti, la tovaglia viene sfilata metà per volta con un metodo assai strano (con le stoviglie sopra..), i padroni cercano di fregare il turista portandogli cose che non ha ordinato (e di solito le più costose) e poi i piatti da lavarsi da soli prima del pasto. Ebbene si, è tradizione in molti ristoranti, i più popolari (anche al ristorante del Monastero di Po Lin di Lantau) di lavarsi le stoviglie da soli prima del pasto. Sbirciate in giro, ma il sentore dovrebbe venirvi se notate una teiera in più di tè con dentro solo acqua bollente (ma spesso si lavano con lo stesso tè) o se c’è anche un piattone in più che non capite a che serve. Acqua bollente nel vostro piatto, impilate il bicchiere nel cucchiaio e fatelo rotolare nel piatto mantenendolo col cucchiaio, poi sempre col cucchiaio lavate i bastoncini e infine buttate l’acqua sporca nella tazza in più (o in apposito carrello al monastero). Se siete con un hongkonghese la prima volta fate fare a lei/lui. Alla fine è divertente e vi fate una grossa mangiata, soprattutto al già citato Monastero di Po Lin di Lantau. Quando pagate (poco) per salire sul Buddha vi danno un ticket per il pranzo al ristorante vegetariano (!!!) del monastero. Ottimo ristorante e dosi inumane, cedete alla tentazione. E mentre noi collassavamo in quasi indigestione ci veniva la rabbia a notare gli altri, tutti più magri di noi fare il bis di tutto. Hanno uno strano rapporto col cibo ad Hong Kong. Mangiano in modo molto lento e rilassato, ma finiscono il tutto in tempi rapidissimi e inoltre mangiano tantissimo e sono tutti magri. Abbiamo studiato un po’ la cosa ma non ne siamo usciti fuori.
Dopodichè ci sono i ristoranti più “in”, di ogni tipo e nazionalità. Se siete feticisti del piccante e per feticisti intendo persone con il palato resettato dovete andare in un ristorante che fa cucina Shichuan (magari se siete in condizioni economiche precarie non il “The Red Pepper” che è più costoso e molto elegante). Scoprirete con enorme gusto che quella messicana non è la cucina più piccante del mondo. La Shichuan è puro fuoco, buonissima, saporita ma se richiesto estremamente piccante oltre l’umana immaginazione. Nel menù c’è la legenda, da uno a tre peperoncini secondo il grado di potenza dinamitarda. Noi di solito mettiamo il peperoncino pure nel cappuccino, ma per simpatia abbiamo scelto “due peperoncini”. Dopo pochi minuti dall’inizio del pasto abbiamo avuto un’epifania di tutte le divinità buddhiste passate in pellegrinaggio a salutarci, Andy Lau incluso. Quindi siate prudenti. O ve ne pentirete poi in bagno.
Se vi fanno ridere gli arredamenti plasticosi dei ristoranti cinesi in Italia, bhè, vi comunichiamO che ad Hong Kong spesso sono uguali.
Spesso il tè è gratis e ve lo portano subito, spesso appena finite il bicchiere arriva il cameriere a rimboccarvelo, quando finite la teiera e volete altro tè, vi basterà ruotare il coperchio in diagonale per far capire che è finito. Tutti sono molto gentili ma aimè, grossa delusione, ad Hong Kong non volano come si vede nei film. Però in un ristorante in cui eravamo tenuti sotto costante tiro, nel momento in cui alla compagna di viaggio sono volati via i bastoncini gliene hanno portati di nuovi prima ancora che gli altri toccassero terra. Potere del kung food.

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Victoria’s Peak

Trattasi di quella zona sita sul monte al centro-nord dell’isola. Da quel posto di gode di un panorama mozzafiato, uno dei più belli del mondo. Ogni volta che in un film di Hong Kong vedete un’inquadratura della città dall’alto è stata fatta da qui. L’edificio noto come Peak Tower (a forma di incudine rovesciata) e sito proprio qui è quello che si vede all’inizio del film Snake Charmer. Arrivarci è semplice e si può fare sia l’andata che il ritorno in più modi, anche a piedi. Se siete immortali e avete tempo all’infinito potete provare a fare la fila kilometrica per prendere la suggestiva funicolare. Sulla torre, baretti, museo delle cere, negozietti e una terrazza su cui DOVETE andare. Di fianco alla torre, seguendo idealmente il percorso della funicolare c’è un sentiero che porta ad un piccolo terrazzetto da cui il panorama è ancora più bello. Se è troppo affollato, guardatevi intorno e noterete che il posto ha anche un piano inferiore meno affollato. Godetevi un tramonto da qui e non lo dimenticherete mai più. Il sole si spegne, le lucine dei grattacieli si accendono, le barchette illuminate iniziano a muoversi sull’ Harbor, da vera commozione. Ma questa zona non è il punto più alto. Perché non andare oltre? Munitevi di una cisterna d’acqua e salite la salita ripidssima (non quel sentiero già citato). Dopo aver vomitato un rene per la fatica, aver costeggiato villette ricchissime da invidiare con astio, a destra c’è un altro punto da cui godersi un panorama ancora più bello, filtrato attraverso una raduretta invasiva. Non è un punto belvedere segnalato, è uno scorcio naturale. Ma perché non andare oltre? Salite ancora asciugandovi il sudore, e quando starete invocando l’estrema unzione arriverete ancora più su, dove vi aspetta una specie di bellissimo gazebo tempiettoso (e bagni) dove potete riposarvi e rilassarvi, e godere di un bellissimo panorama che –aimè- non dà più sui grattacieli ma sui lati brulli e deserti dell’isola con particolare visione del mare e delle isole. Molto bello e suggestivo. Per variare potete tornare alla torre seguendo uno dei sentieri pedonali (di fronte al “gazebo”) che vi immergeranno in mezzo a radure, alberi e minuscoli sentierini silenziosi, più volte vi domanderete se vi siete persi o se quella stradicciola persa tra la vegetazione non porti da nessuna parte. Rara presenza umana vi farà rilassare da questo pensiero. Tutta la camminata si svolge in mezzo alla natura con scorci sulle zone più isolate e naturali dell’isola, quindi per una volta lontano dalla visione degli imponenti grattacieli.

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Grattacielo di Hopewell Center

Vi obblighiamo ad andarci. Il panorama fa concorrenza a quello del Victoria’s Peak. E’ gratis. Arrivate. Entrate, ci sono anche indicazioni. Gli ascensori non arrivano praticamente mai fino in cima quindi salite al piano più alto. Giunti al piano di mezzo, non date retta al signore elegante che vi trovate d’avanti e che vi vuole far salire sul suo ascensore, quello porta in un bel ristorante. Voltate le spalle al signore e andate dritti verso l’ascensore che vi si para avanti. E’ anche segnalato. L’ascensore è esterno al grattacielo ed è trasparente. Immaginate cosa potrete vedere una volta in alto. Salite. Partite. Godetevela. Volendo fatevi il percorso più di una volta, magari vi guarderanno curiosi, ma ne vale la pena e sono abituati ai turisti.

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Sicurezza e pulizia

Avete visto troppi film. Né One Nite in Mongkok, né Young & Dangerous è quello che troverete per strada. La Hong Kong post ’97 e post SARS è una città linda e sicurissima. Un poliziotto ogni 20 metri, e se non è un poliziotto è un custode di qualcosa infilato in una cabinetta. Ogni palazzo o grattacielo anche privato che abbiamo visitato aveva relativo custode al piano terra. Le strade sono pulitissime, il servizio di pulizia cittadino talmente efficace da risultare quasi incredibile. Anche il classico vicolo malfamato è privo di cartacce a terra. Con assoluta certezza è più pericoloso girare di notte a Bologna che ad Hong Kong. In giro niente barboni (ma dove sono?) niente punkabbestia (non sono ancora arrivati?) né punk, né bestie e apparentemente né tossici né alcolizzati ostili (individuata una comitiva di ubriachi stesi, francesi e una locale strafatta di domenica mattina). Tutto è talmente perfetto, controllato, puntuale e preciso che quasi infastidisce nella precisa organizzazione sociale in atto. Poi logicamente ci sono zone più vivaci salendo verso il nord della penisola, ma nulla apparentemente fuori controllo. Poliziotti numerosi anche dentro le tanto temute Chungking Mansion (il set del film Hong Kong Express).

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Mercati

Dove sono i mercati e mercatini ad Hong Kong? Ovunque. Coperti e scoperti, delle verdure e quelli splatter delle carni, dei gadget e dei souvenir economici da riportarsi a casa. Il mercatino più famoso è quello di Temple Street aperto dal tardissimo pomeriggio fino a notte fonda, una lunga via pedonale coperta a destra e sinistra di bancarelle a loro volta situate avanti ad altri negozi, sempre affollato. Trovate di tutto, ideale per regalini da riportarsi a casa, si può e si deve tirare sul prezzo e se siete abili riuscirete a rimanere impressionati di quanto il prezzo si abbasserà. Non è mica vero che tutti parlano inglese, anzi, lo parlano in pochi, ma non fa nulla, in un modo o nell’altro ci si capisce. T-shirt, giocattoli, pitture, soprammobili, DVD pirata, e immancabili bancarelle di cibo (una faceva delle strane cose al cocco con dentro tripla passata di burri, pesante ma buonissima). Poi al nord verso Mongkok ci sono tantissimi mercatini a prezzi davvero bassissimi (andate lì a fare regali), ma ogni traversa di Nathan Road può riservare sorprese. Le Chungking Mansion (la location del film Hong Kong Express) sempre lungo Nathan Road, sono di per sé un mercatino. Sull’isola, più andate verso ovest più trovate mercatini nelle viuzze laterali, molte cosine interessanti internandosi verso Wanchai e poi giù verso est fino ad arrivare in fondo al mercatino delle pulci, piccolino, ma carino (ma qui sembrano sapere lavorare bene sul prezzo). Se siete fortunati magari beccate una bancarellara ambulante con rotelle che vende prodotti da noi costosissimi a prezzi stracciati (originali? No? Indistinguibili). Noi abbiamo trovato una ragazza che vendeva portafogli bellissimi di Hello Kitty, Pucca e via di pupazzetti kawai a 10 HK$ (un euro). Se siete ancora fortunati potreste infilarvi in una fila di scale e trovarvi in uno di quei posti visti in Biozombie, lunghi e stretti tunnel labirintici ricoperti di minuscoli e claustrofobici negozietti di DVD porno, CD e DVD di film, CD musicali, gashapon, consolle, action figures, DVD di corse automobilistiche, anime, miniature, giocattoli vari e tanto import giapponese, gente che cracca le consolle, cibo apparentemente tossico. La cosa è pittoresca ed entusiasmante. Di solito ognuno di questi negozi è microscopico, e al suo interno c’è spazio per solo una persona, la commessa (sorridente e gentilissima [tutte!]) di solito esce per farti entrare visto che non c’è spazio. Le pareti sono coperte e ammassate di materiali. I prezzi sono normali visto che si tratta quasi del tutto di materiale import. Trovare questi posti non è così immediato e facile, guardatevi intorno in orario di uscita dagli uffici e se notate un via vai di ragazzi che entrano in una porta o in una fila di scale illuminate potrebbe essere lì.
Passeggiate lungo i mercati della carne e della verdura anche se non dovete comprare niente sono comunque piacevoli, riempiono gli occhi e vi fasciano di odori strani e magari inediti.
IMPERDIBILE la fiera+mercato dei fiori che si tiene al Causeway Bay park durante il capodanno cinese. Non vi capiterà mai più e in nessun posto del mondo di immergervi in un groviglio umano così caotico e folle, un fiume umano circondato da bancarelle dove i commessi combattono a chi più urla e coreografa la propria merce (a prezzi popolarissimi) armati di casse, altoparlanti, microfoni, megafoni. Realmente allucinante.

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Missioni secondarie

Bene ora che avete finito la nuova versione di Hong Kong 1.0 potete anche tentare di rivivere l’esperienza in modalità diversa visto che si sono appena sbloccati dei livelli segreti da esplorare. Scherzi a parte, ci sono due modalità esplorative che ci sentiamo davvero di consigliare. La prima è il tour dei parchi, da visitare tutti indiscriminatamente; ad Hong Kong nemmeno i parchi sono semplici parchi ma più dei veri e propri “parchi gioco”, massimalismo di elementi estranei e contrapposti. L’Hong Kong Park è un vero sogno tutto da vedere. Zona bambini, fontane, cascate, fiumi e laghetti, teatro all’aperto, tempietto Tai Chi, totem (!), voliera con migliaia di uccelli, museo del tè, immensa serra esplorabile con decine di ambienti ricostruiti e migliaia di piante da vedere. Rilassatevi e passateci qualche ora. Oltretutto il parco è a dislivelli, si gode di un panorama unico e come ovunque c’è un’alta torre (tante scale ripidissime, portatevi acqua) per vedere il tutto dall’alto. La torre è ai piedi del miniparchetto tai chi, un luogo che emana una vera e propria aura positiva, un piccolo microcosmo di cui innamorarsi perdutamente, fatto di bonsai, porte circolari, fontane, spazi organizzati in totale feng shui e simboletti yin/yang. Un’altra particolarità di questo parco è la presenza di pannelli che indicano punti di interesse e segnalano come fare belle foto suggerendo addirittura la posizione del fotografato e del soggetto fotografato. Geniali. Saltando dall’isola alla penisola trovate invece il Kowloon Park, altro bel posto da vivere. D’estate è sede di piscine ma è comunque pieno di vasche, fontane, colori, alberi e attrattive per ogni gusto. Tutto gratis, come sempre.


Altra missione secondaria, ma non consigliata a tutti logicamente è il tour dei cimiteri, davvero bellissimi. Immensi, a scalinate, offrono dei panorami straordinari e la possibilità di fare delle foto bellissime. Portatevi acqua e godetevi qualche ora di quiete visitandone qualcuno. Quello di Aberdeen è una bella esperienza. La cosa sorprendente è che sia i cimiteri che i parchi sono contigui al resto della città quindi soffocati in mezzo ai grattacieli e accanto a ristoranti. Ci abbiamo speso diversi minuti a guardare i condizionatori di un grattacielo lì vicino (ma sprofondato un buon 50 metri sotto di noi) appoggiati ad una lapide incandescente sotto i 20 gradi del febbraio 2005.

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Arma speciale: il Cannone di Mezzogiorno

Ora che avete terminato anche le missioni secondarie del gioco potete fruire dell’arma segreta, difficilissima da trovare. Il cannone di mezzogiorno. Trattasi di un cannone dorato che a mezzodì preciso spara un colpo, tutti i giorni. Non ritarda un secondo quindi svegliatevi per tempo. Il fatto è che l’evento avviene in un fazzoletto di terra di 3 metri per 3 con un cancello chiuso a destra, uno aperto a sinistra, il mare d’avanti e un strada trafficatissima (e quindi non attraversabile) dietro. Come arrivarci? Le guide dicono di passare attraverso un grande magazzino come al solito (v. sezione Passaggi apparentemente obbligati) ed è una bugia, infilatevi nel grande magazzino e non arriverete mai in tempo. Arrivare dal cancello aperto significa fiancheggiare per non so quanto la strada trafficatissima. Quindi? Quindi non bisogna passare attraverso il grande magazzino (passando attraverso di esso vi trovereste dall’altra parte della strada trafficatissima non attraversabile), ma sotto. Si, sotto terra, attraverso i parcheggi sotterranei. E’ dura ma seguendo i nostri indizi ce la potete fare. Passate attraverso il grande magazzino e sbucate sulla strada trafficatissima, voltatevi a destra e incamminatevi verso la zona parcheggi, dopodichè nel vicolo di nuovo a destra che sembra tornare indietro e non portare in nessun luogo utile (ed infatti è così). Camminate nel vicolo come per tornare indietro. A metà vicolo fermatevi e voltatevi di scatto. Di fianco all’uscita sulla strada trafficatissima, sulla sinistra vedrete una porticina con un piccolo segnale che indica parcheggi sotterranei (guardate la foto!). Scendete. Da lì iniziano le insegne e seguitele. Passate nel tunnel tipo Alien e dopo un po’ sbucherete nel fazzoletto di terra del cannone di mezzogiorno. Ora l’arma è vostra. E’ mezzodì. Boom.

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Titoli di coda

Complimenti, avete appena terminato Hong Kong 1.0, Asian Feast vi ringrazia per aver partecipato, mentre girano voci di un secondo capitolo della saga attualmente in produzione.

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