Jiang Wen – Capitolo 2.1


Capitolo 2.1:

Temi e Topoi – Ispirazioni

 

Per introdurre un discorso sui temi e gli aspetti tecnico-tematici ricorrenti nel cinema di Jiang Wen, e in altre parole di quella che si è costruita nel tempo e nelle pellicole come l’essenza del suo cinema, un buon punto di partenza sono sicuramente i colleghi che hanno ispirato il regista cinese.

I punti di riferimento dichiarati del Jiang Wen regista sono (solo) due: Xie Jin, mentore del nostro nei suoi primi anni di carriera attoriale e regista il cui modo di approcciare la realtà sullo schermo è stato più volte ripreso da Jiang nei suoi film (si pensi al già menzionato personaggio di Tang che in The Sun Also Rises va a caccia di fagiani come il protagonista di Legend of Tianyun Mountain di Xie), e Martin Scorsese, figura cruciale del Nuovo Cinema americano degli anni ’70 che lo stesso Jiang ha incontrato negli anni ’80 e anche negli anni del purgatorio della censura dopo Devils on the Doorsteps e che lo ha convinto a non farsi scoraggiare dagli ostacoli che gli venivano posti (Raymond Zhou, China Daily).

Tuttavia, il cinema di Jiang Wen vive anche di altre ispirazioni che compongono la sua poetica personale, e che compaiono più o meno evidenti nei film da lui diretti. Ispirazioni che vengono sia da altri registi asiatici che da fuori dall’Asia. Tra i principali ci sono sicuramente il Sergio Leone di C’era una Volta in America e l’Hou Hsiao Hsien di The Time to Live and the Time to Die, che hanno in un certo senso plasmato la trasposizione dell’immaginario di Jiang nel debutto dietro la macchina da presa con In the Heat of the Sun (in particolare, la narrazione del ricordo di un periodo dell’adolescenza dal primo e la visione di una giovinezza spensieratamente pericolosa fatta di scontri tra gang, amicizia e primi approcci all’eros del secondo), così come l’atteggiamento di Akira Kurosawa, profondamente umanista e venato di ironia anche quando messo alla prova dalle situazioni più difficili come la guerra, del quale si vede più di una traccia in Devils on the Doorstep; The Sun Also Rises, invece, attinge a un immaginario che si è nel frattempo fatto sempre più personale, complice anche il bando alla regia seguito alla non uscita di Devils on the Doorsteps, e sprizza di una vitalità gitana quasi animalesca che non può non portare alla mente il miglior Emir Kusturica, mentre Let the Bullets Fly è cinema infarcito di citazioni e autocitazioni che riprendono atmosfere che variano da Sergio Leone (ancora), a Quentin Tarantino, insieme a quelli che ormai sono diventati classici del cinema di lingua cinese come John Woo (il bandito Zhang che si mette a sparare con due pistole proprio come il Chow Yun Fat di The Killer), Stephen Chow (le bizzarre scene di palleggio che il personaggio di Jiang Wu fa con un venditore di tagliolini rimandano allo slapstick di Shaolin Soccer) e Tsui Hark (l’uso della storia nazionale come motore per una vicenda di riscatto personale che si conclude dal punto di vista politico con un pugno di mosche o giù di lì, come già era nel capolavoro Peking Opera Blues).

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