John Woo – Capitolo 2.1


Plain Jane to the RescueCapitolo 2.1:

Le commedie d’azione

 

Tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni ottanta Woo si ritrovò a lavorare per la Golden Harvest e a dirigere commedie d’azione. Dopo il grande successo di Money Crazy, un film girato con un budget ridottissimo, Woo fu costretto a continuare a girare altre commedie, perché era questo che la produzione e il mercato voleva, nonostante a Woo questo tipo di film non interessasse più di tanto. L’ariticolo che segue di Derek Elley apparso sul catologo del 1° Far East Film Festival del 1999 e le interviste e interventi dello stesso Woo illustrano come il regista cantonese fosse rimasto “incastrato” nel sistema produttivo del cinema hongkonghese, senza avere la possibilità di fare cose diverse da quelle che gli venivano imposte.

John Woo sulle commedie d’azione

“Il 1978 è stato un anno cruciale nella storia del cinema di Hong Kong.
L’industria cinematografica si era trovata nel mezzo della mania per le commedie scoppiata quattro anni prima grazie al successo della Golden Harvest Games Gamblers Play, diretto da Michael Hui ed interpretato dallo stesso Hui insieme con i fratelli Samuel e Ricky.
Questa mania per la commedia locale ha contribuito alla rinascita del cinema nel locale dialetto cantonese, che non era stato affatto annientato dai film in dialetto mandarino negli ultimi dieci anni, ed ha persino portato alla creazione di un nuovo genere – i comedy kung-fu movies – grazie ai quali Jackie Chan si è imposto come star.
Follow the star, la seconda action comedy di John Woo, venne distribuita nelle sale con grande successo nel febbraio 1978. In marzo Snake in the Eagle’s Shadow di Yuen Woo-Ping divenne il primo grande successo di Jackie Chan. In giugno Lam Ah Chun, diretto da Chan Ka-soon, ha rilanciato la carriera cinematografica dell’ex diva bambina Josephine Siao, nella parte di una specie di Mr. Magoo al femminile.
In agosto la quarta commedia dei fratelli Hui, The Contract, divenne il più grande successo dell’anno, incassando più di Guerre Stellari e Incontri ravvicinati del terzo tipo messi insieme.
E in ottobre Drunk Monkey in the Tiger’s Eyes (più conosciuto come Drunken Master), diretto da Yuen Woo-ping, consacrò Jackie Chan come star di prim’ordine.
L’anno seguente un gruppo di giovani registi – la cosiddetta New Wave di Hong Kong – iniziò a modificare per sempre l’immagine occidentale del cinema di Hong Kong (fino a quel momento populista e famoso solamente per i “chopsockies”), con film che iniziarono ad attirare seriamente l’attenzione della critica ai festival internazionali.
Nel numero di agosto del 1978 della rivista “Golden Movie News“, la fanzine mensile in cinese della Golden Harvest, quattro registi-attori di commedia furono invitati ad esprimere la loro opinione su questa mania in corso.
Fra questi c’era John Woo, che aveva lavorato come “consulente di produzione ” nei film dei fratelli Hui e in quel momento era uno dei promettenti giovani registi della Golden Harvest.

  • E’ interessante che il curatore dei quattro articoli considerasse le due action comedies di Woo, Money Crazy (1977) e Follow the Star (1978), fuori moda, per essere rivolte principalmente ad un pubblico giovanile piuttosto che agli adulti”. (Derek Elley, da Nickelodeon 1° Far East Film Festival Catalogo 13 Udineincontri Cinema, Udine 1999)

Molti anni dopo questa intervista, John Woo è diventato uno dei più grandi registi di film d’azione, riconosciuto in oriente e occidente. Tutti i suoi timori sull’industria cinematografica, che lo ha costretto a ripetersi senza poter mai uscire dal genere commedia si sono rivelati fondati, e fino al 1986, l’anno di A Better Tomorrow, la sua carriera sembrava ormai compromessa.

John Woo:

“Sta diventando sempre più difficile fare delle commedie. Poiché adesso tutti stanno facendo questo tipo di film, potrebbe diventare imbarazzante rispetto alla materia trattata. Se vuoi far parte di questa mischia generale, hai bisogno di trascorrere più tempo a pensare e a fare progetti. Molto spesso si possono prendere delle idee dalla vita e dai discorsi quotidiani; al tempo stesso, devi mantenere alta la tua capacità inventiva così che il pubblico abbia sempre l’impressione di assistere a qualcosa di nuovo. Nel fare una commedia, non basta ammucchiarsi tutti attorno a questo genere come api in un alveare: nel caso delle action comedies, ce ne sono già troppe. La maggior parte di esse si concentrano semplicemente su  una condotta folle e perdono di vista il contenuto del film: dal momento in cui i risultati sono così stiracchiati, il pubblico perde interesse. Nella commedia, la creazione del personaggio è molto importante: se riesci a creare una vasta gamma di personaggi, come risultato il soggetto ne riceverà una spinta incredibile. Senza badare all’apparenza dei personaggi, le azioni, le espressioni o i costumi – più strani sono, più riesci a tenere l’attenzione del pubblico. Se un personaggio è più nello stile del manga (fumetto), come minimo al pubblico verrà da ridere appena questi appare sullo schermo. Se poi si muove, ottieni il risultato voluto. E quando dico “strano” non sto parlando di qualcosa completamente al di fuori di una dimensione di credibilità. Io sono assolutamente favorevole ad usare dei principianti nelle commedie. A volte non è possibile trovare la persona giusta all’interno del gruppo di attori già conosciuti. Puoi aver bisogno di un particolare tipo di viso, o di qualcuno con una struttura fisica – o perfino di qualcuno che sia nato con un difetto fisico. In quei casi devi cercare un principiante. Io preferirei perdere tempo ad insegnare ad un principiante a recitare piuttosto che rischiare di nuocere alla qualità di un film solo perché un attore già affermato non è adatto alla parte. Nelle mie commedie, mi piace adottare uno stile tipo cartone animato o un approccio tipo manga. Ma lo stile complessivo dev’essere coerente. Se è così, il pubblico avrà le stesse sensazioni che ha quando legge un manga. Quando si fa questo tipo di commedia, di solito è necessario esagerare un po’, ma se sei coerente nel tuo approccio, porterai il pubblico con te.
Il mio prossimo film vedrà un più largo uso di tecnologie e speciali effetti fotografici. In questo modo credo di poter creare un più puro effetto da cartone animato”.

In un’intervista di Nam Ko-si pubblicata nel numero di agosto del 1979 della fanzine in lingua cinese di Hong Kong “The Milk Way Pictorial” (il cui titolo originale era “John Woo entra a far parte del mondo reale”) John Woo, solitamente reticente sulla sua vita privata e professionale, offre un resoconto deele sue esperienze e progetti come regista di action comedies alla Golden Harvest.
Quell’anno Woo si era preso una pausa dalla commedie ed era tornato al genere arti marziali con il quale, agli inizi, si era fatto un nome. Al tempo dell’intervista aveva già terminato Last Hurra for Chivalry, uscito nelle sale in novembre con moderato successo al botteghino e stava lavorando su una nuova commedia.

“Il titolo provvisorio della sceneggiatura su cui sta lavorando è Downtown Dreams (Fanwa mung). Precedentemente a questo era molto determinato a girare You Die, I Live (Nei sei ngo wut), ma ha temporaneamente accantonato l’idea. Come mai?”

“Il film parla della società di Shanghai e dei giovani negli anni Trenta. Voglio che il pubblico capisca com’era la vita quarant’anni fa. Ma un progetto del genere richiede molte ricerche e una grossa preparazione, e non volevo girare in fretta. Così girerò prima un altro film”.

In questa intervista Woo parla della sua insoddisfazione per i suoi precedenti lavori, che non lo hanno pienamente convinto e della suo avversione per la ripetizione di formule di successo a cui si vedeva costretto dalle esigenze produttive.

“Ripetersi significa non andare avanti; non andare avanti significa aspettare di tornare indietro. Io non credo che si debba rimanere vincolati da un particolare senso di rispetto per tutto ciò che è passato: il passato ha un unico colore: il grigio. Se volete solo che continui a ripetermi, piuttosto smetto di lavorare per un po’.”

“Al momento lei sta lavorando nel cinema commerciale. Questo è in conflitto con le sue intenzioni originarie? Il motivo per cui ho fatto questa domanda è perché ho avuto l’impressione che non fosse contento dell’impronta commerciale che aveva preso la sua carriera. Ma forse mi sbagliavo”.

“C’è una leggera discrepanza, ma non ho l’impressione che la mia carriera sia andata nella direzione sbagliata. Veramente non è facile fare cinema commerciale, film che possano catturare l’attenzione del pubblico, e rendere la gente tranquilla e felice. Come chiunque altro, io sono membro della società, e devo mantenermi in stretto rapporto con essa, per dar vita a un dialogo, e ottenere qualche tipo di risposta dal pubblico.”

L’ingresso di John Woo nel genere commedia avviene nel 1977 con The Pilferers’ Progress, conosciuto anche con il titolo di Money Crazy, interpretato da due dei re della commedia cantonese del periodo, Ricky Hui e Richard Ng.

“Oggigiorno uno dei talenti più nuovi e di maggiore successo nell’industria dello spettacolo è un giovane regista chiamato John Y. S. Woo. John ha spalato l’oro per la Golden Harvest al ritmo di 5 milioni HK$ con Money Crazy (noto anche col titolo di The Pilferer’s Progress), una commedia cantonese. Money Crazy è un collage di caos umoristico, gag visive, gag e battute dialettali, girato in soli due mesi con un budget standard di  1.200.000 HK$ (inclusi i costi pubblicitari). Questo prodotto di serie B è stato a sorpresa il maggiore successo estivo dell’annata. Adesso John Woo marcia gongolando e si crogiola sotto i riflettori. Richard Ng e Ricky Hui (fratello dei celebri Michael e Sam) condividono il suo successo. Alla domanda “A chi si è ispirato [come regista]?”, John risponde: “Mel Brooks e Blake Edwards”. Una risposta tutt’altro che inattesa. Ma John aggiunge subito dopo che tutto ciò che ha messo in Money Crazy è originale e con un sacco di sapori locali.

“Dopotutto la commedia cantonese è completamente diversa, è più visiva che verbale”. Le gag di Money Crazy infatti sono visive, e forse non sarebbero così riuscite senza l’eccellente duetto comico composto da Richard e Ricky. La loro fusione e il loro tempismo sono ottimi. I loro due personaggi sono diversissimi. Secondo il regista, Richard interpreta un cinese occidentalizzato, mentre Ricky impersona il piccolo hongkonghese abituato alle disgrazie della vita.
John attualmente è un uomo assai soddisfatto. E’ felicissimo alla Golden Harvest, dato che gli danno carta bianca per fare tutto ciò che vuole. Il suo massimo sogno sarebbe quello di fare un film che venisse accolto a livello internazionale, da Cannes a Berlino a Milano.”
(Mel Tobias, “Hongkong Standard”, 20 settembre 1977, riedito in Mel Tobias, Flashbacks, Gulliver Books, Hong Kong 1979)

Il grande successo di Money Crazy è seguito nel ’78 da Follow the Star, e nello stesso anno Woo dirigerà insieme a Louis Sit e L.C. Laui un film a episodi, Hello, Late Homecomers.

Follow the Star, un hit diretto da Woo in seguito al successo di Money Crazy, sfrutta la sua stessa formula con maggiore abilità. Come in The Private Eyes di Michael Hui, la successione rapida di scene comiche brillanti è attraversata da una corrente emotiva di calda umanità: la diffidente amicizia tra il meccanico alcolizzato ed ex galeotto (Roy Chiao, splendido come al solito) e la cantante ragazzina (Rowena Cortes, deliziosamente fresca e spontanea), che affrontano assieme una banda di furfanti incompetenti, si può paragonare alla rivalità fraterna tra i fratelli Hui.
Grazie agli omaggi (a Snub Pollard per la routine meccanizzata del risveglio di Chiao), al saccheggio sistematico di tutti i generi cinematografici tanto occidentali che orientali ( tra cui persino Liang Shan-po e Chu Ying-tai), agli stunt messi in scena con energia e ai giochi di parole, viene intessuta quella filosofia intensamente pratica del “carpe diem” che sta al cuore del cinema cantonese.”
(Derek Elley, International Film Guide 1979)

Vedendo al Far East Film Festival di Udine del 1999 questi film per la prima volta, io e altri estimatori del regista cantonese siamo rimasti un po’ interdetti.
La formula di queste commedie d’azione risulta per alcuni aspetti simile a quella dei film nostrani con Bud Spencer e Terence Hill, girati da Corbucci o Clucher: inseguimenti, cazzotti, risse per lo più incruente (nel senso che i cattivi finiscono stesi ma senza che sangue venga mai versato davvero), ma la realizzazione, anche a causa del budget limitato imposto dai precedenti insuccessi di Woo al botteghino, appare molto povera. Follow the Star è la storia di una giovane cantante, figlia di un ladro, sul cui frutto delle rapine vorrebbero mettere le mani un gruppo di criminali, capeggiati dal manager della cantante stessa. Ad aiutare la cantante sarà Sing, un meccanico alcolizzato. C’è in questo film anche una divertente autocitazione; due dei fantasmi che escono da una delle tombe del cimitero in cui è sepolto il padre della giovane cantante sono gli amanti suicidi di Princess Chang Ping.
In Hello, Late Homecomers la comicità è ricercata attraverso effetti da cartone animato da cinema slapstick e che visti oggi non possono che sembrare obsoleti ed esagerati. E’ stato il tentativo della Golden Harvest di sfruttare  una popolare serie comica televisiva “per adulti” prodotta dalla CTV. Il film è stato girato in tutta fretta, pare in soli tre giorni, non appena l’emittente era andata in fallimento.
Si tratta soprattutto di una occasione per il comico Louis Lo di esibirsi in coppia con altre due starlet della Golden Harvest, Yik Ka e Angel Chan. Il film si basa su tre distinte vicende interpretate da Lo nel ruolo del dongiovanni. In Till We Meet again (Fin quando ci ritroveremo) egli scommette con un amico (l’attore e produttore Karl Maka) che riuscirà a sedurre qualunque donna entro le prossime 24 ore. In Heart on Her Undies (Il cuore sulle sue mutande) è un famoso cronista di corse di cavalli con parecchie amanti che viene coinvolto suo malgrado in un traffico di eroina (la droga veniva nascosta proprio sotto ai cuori che le sue amanti cucivano con tanto amore sulle sue mutande). In Little Man’s Big Hopes (Le grandi speranze di un piccolo uomo), interpreta la parte di un marito oppresso dalla moglie che decide di mettere delle trappole nel suo appartamento per eliminare la consorte.

Tra il 1978 e il 1979 Woo si prende una pausa dalla commedia e dirige un vuxiapian: Last Hurra for Chivalry.
Poi di nuovo una commedia, From Rags to Riches, interpretato da Ricky Hui. Ricky è un giovane squattrinato che fa una grossa vincita alle corse, ma il medico gli annuncia che gli rimangono solo pochi mesi di vita a causa di una malattia incurabile. Disperato, ingaggia un killer per farsi uccidere, ma poi scopre che il dottore si era sbagliato e non riesce a fermare il killer da cui è costretto a fuggire continuamente. Rispetto ai film precedenti il tono risulta quasi surreale e il protagonista è coinvolto in situazioni assurde, per poi finire in una delirante orgia di violenza, sadismo e distruzione. I binari della logica del genere vengono scardinati e il film deraglia in un incubo di spettri allucinati, assassini grotteschi e folli, segno di una ribellione di Woo contro le costrizioni produttive, che finisce poi per decretare anche l’insuccesso commerciale del film.
Ancora per la Golden Harvest, Woo dirige To Hell with the Devil (1982), sempre interpretato da Ricky Hui. To Hell with the Devil è storia di un musicista di scarso successo, che ha venduto la sua anima al diavolo per realizzare i propri desideri. Ma un prete alcolizzato da poco deceduto e ritornato sulla terra, lo vuole salvare dalle fiamme dell’inferno. Per la prima volta in un film di Woo appaiono simboli religiosi occidentali, che si rivedranno poi in pellicole successive di maggiore successo, e lo scontro tra bene e male finisce per diventare un videogioco alla Space Invaders con i protagonisti al posto delle astronavi.
Nello stesso tempo Woo dirige per la Cinema City Laughing Times (con lo pseudonimo di Wu Shang-fei, essendo ancora sotto contratto Golden Harvest), un tributo alla slapstick comedy di Chalie Chaplin e Buster Keaton, ambientato nella Cina di inizio Novecento.
Laughing Times, è forse la più riuscita e originale tra le commedie di Woo, pur non essendo stata un successo. La logica è quella delle comiche, delirante e grottesca, ma non mancano in questo film momenti molto lirici e profondamente “Wooiani”. C’è una sequenza (sottolineata da un ralenti) dove il protagonista in un gioco da baraccone, fa da bersaglio per le torte tirate dal pubblico e dietro il cartellone passa pezzi di torta ad un bambino affamato.
Tornato alla Golden Harvest Woo realizza Plain Jane to Rescue (1982). Si tratta in realtà del terzo episodio di una serie dedicato al personaggio occhialuto di Plain Jane, interpretato da Josephine Siao.

“Se le precedenti puntate (Lam Ah Chun e Lam Ah Chun Blunders Again) erano state crude e volgari, colme di gag banali, questo nuovo slapstick della Golden Harvest è il più limpido e raffinato della serie, per la regia di John Woo.
Lam Ah Chun (Jane la racchia) è la solita ragazza goffa che borbotta e va incontro a una serie di disavventure in vari mestieri: dipinge le strade, fa la controfigura, e infine la governante di un nababbo il cui figlio vizioso vuole impadronirsi dell’industria paterna e del businnes edilizio di Hong Kong. Ricky Hui, nel ruolo del paziente pretendente di Jane, non ce la fa mai, visto che la ragazza pare che non abbia tempo per l’amore. Così Ricky la segue nei suoi vari mestieri che perde ben presto.
In effetti il film è soltanto una serie di scherzetti o di sequenze sui lavori assurdi di Jane. Vi sono molti momenti insoliti che esibiscono idee brillanti, ma purtroppo il film funziona solo a sprazzi e nel complesso risulta poco memorabile.”
(Mel Tobias, “Variety”, 17 novembre 1982)

In questo film Woo si concederà anche un cameo nei panni di un regista disoccupato che chiede lavoro all’ufficio collocamento.
Dice Woo di questo suo film: “E’ il primo film di Hong Kong che evoca l’angoscia della retrocessione. Il soggetto tratta di persone che comprano dei terreni a Hong Kong. Si simboleggia un po’ il ritorno alla Cina attraverso queste storie di possesso di terreni. I cattivi diventano caricature di dittatori brutali. La sequenza finale si svolge nella galleria di Hong Kong. C’è un gigantesco scontro e la gente si ritrova bloccata all’interno della galleria. E’ una metafora del sentimento di imprigionamento che ci turbava in quel periodo. I poveri, i senza tetto che non avevano abbastanza denaro per emigrare, hanno provato questa angoscia. Il popolo ha avuto l’impressione di essere stato preso in trappola quando la data per la firma degli accordi si è avvicinata. Nel film, Josephine Siao interpreta la salvatrice, l’eroina che tutti aspettavano per uscire dalla galleria. C’è una donna incinta che finisce col partorire lì e il bambino che nasce rappresenta una forma di speranza, la fede nell’avvenire”. (da HK Orient Extréme Cinema, n.4, 1997)

Nel 1983 Woo gira un guerrilla movies, Heroes Shed No Tears, conosciuto anche con il titolo di The Sunset Warriors, che uscirà solo nel 1986 dopo il successo di A Better Tomorrow e che causerà la rottura con la Golden Harvest.
A questo punto della sua carriera Woo andò alla Cinema City per produrre a Taiwan Super Citizen e Love, Lonely Flower e nel 1984 dirige un’altra commedia, The Time You Need a Friend. Questo film è quasi un remake de Iragazzi irresistibili del 1975, interpretato da Walter Matthau e George Burns. La struttura portante del film di Herbert Ross è stata riadattata per i due attori taiwanesi Sun Yueh e David Tao nel ruolo di due ex attori comici che vengono persuasi a rimettersi assieme per uno spettacolo di beneficenza. Anche se l’inizio del film imita direttamente il suo antecedente hollywoodiano, con le scene in bianco e nero dei vecchi film della coppia, il resto è completamente originale. Tra le commedie di Woo è quella che si basa di più sull’evoluzione di personaggi.
Ku Ren (Sun) viene invitato a presentare una raccolta di fondi televisiva per la ricostruzione d’un centro per bambini handicappati, ma solo alla conferenza stampa gli dicono che una ricca benefattrice (Linda Liu) insiste sul fatto che anche il suo ex partner, Shen Pin (Tao), reciti assieme a lui. Nessuno dei due vecchi attori si è parlato negli ultimi vent’anni; per gran parte del film, vari personaggi tentano di convincerli a rimettersi assieme. Il loro primo incontro in una stanza d’albergo è un piccolo classico, con ciascuno dei due che si rifiuta di prendere atto della presenza dell’altro, impegnandosi in una muta performance mimica per surclassarsi a vicenda.
Varie vicende secondarie vanno e vengono: Ku Ren scopre di avere una figlia che aveva generato durante un viaggio a Singapore diciotto anni prima, mentre Shen tenta di conquistare la ricca benefattrice.
The Time You Need a Friend risulterà un altro insuccesso commerciale e Woo, vedrà la propria carriera discendere sempre più in basso, costretto a girare un’altra commedia l’anno successivo, Run Tiger Run, che si rivelerà un altro disastroso fallimento al box office.
Questa ultima commedia prima del ritorno a Hong Kong è una versione moderna de Il principe e il povero, rappresenta un ritorno allo stile cartoonistico di Follow the Star (compare anche Tsui Hark nel ruolo di un miliardario).
Al suo ritorno ad Hong Kong, Woo non riuscirà più a lavorare per la Cinema City e nel periodo peggiore della sua carriera sarà proprio Tsui Hark ad offrirgli la possibilità di realizzare A Better Tomorrow.
Soltanto nel 1991, con Once a Thief, Woo ritornerà alla commedia d’azione. Questo film oltre a segnare il ritorno, seppure con le dovute differenze, alla commedia d’azione, segna anche il ritorno al successo commerciale, dopo i risultati deludenti di Bullet in the Head.
Girato in parte in Francia, oltre che ad Hong Kong, è la storia di tre ladri di opere d’arte, interpretati da Chow Yun Fat, Leslie Chung e Cherie Chung, e lontana dai toni cupi e dai ritmi frenetici scanditi dalle sparatorie delle precedenti pellicole. Non mancano in Once a Thief le sparatorie, sequenze d’azione e momenti di serietà, ma soprattutto nel finale, iperbolico ed esagerato, il film cade nel gioco e nella farsa.
Succede di tutto nel rocambolesco finale, da Chow Yun Fat che si esibisce in spettacolari mosse di kung fu, a un duello tra lo stesso Chow Yun Fat e uno dei cattivi, con armi improbabili, dalle carte da gioco al liquore vaporizzato in una fiamma, mentre intorno a loro accade il finimondo.
La versione televisiva di Once a Thief, uscita in Italia con il titolo di Soluzione estrema, punta sempre sui toni della commedia (ripulita di quasi tutte le esagerazioni iperboliche), con il triangolo amoroso del film originale che si estende anche ad uno dei villain. E’ stata la prima esperienza per Woo di lavorare per la televisione, con un budget e un tempo di riprese limitati. La serie televisiva di cui Soluzione estrema è l’episodio pilota, è continuata per altri nove episodi, di cui Woo non ha tuttavia firmato la regia, ma ne è stato solo produttore esecutivo e supervisore, prima della chiusura della serie.

 

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