Johnnie To Kei-Fung – Capitolo 3


Capitolo 3:

Revolution in action: la Milkyway Image

Nel 1996 Johnnie To fonda la Milkyway Image LTD. e produce nell’arco di tre anni una manciata di titoli che marcheranno in modo indelebile il crime movie cantonese: Beyond Hypothermia (Patrick Leung, 1996), Too Many Ways To Be Number One (Wai Ka-fai, 1997), The Odd One Dies (Patrick Yau, 1997), The Longest Nite (Patrick Yau, 1998), Expect the Unexpected (Patrick Yau, 1998).
Oggi sappiamo con certezza che la natura delle collaborazioni con i registi da lui prodotti non è sempre stata “pacifica”: a volte assegnava un soggetto ad un regista e lasciava che questi lo sviluppasse obbligandolo, però, a includere il suo punto di vista e le sue idee. Questo è il caso di Patrick Leung. Altre volte, e qui To si riferisce direttamente a Patrick Yau, allestiva con il suo team l’intero progetto, lasciando al regista la mera esecuzione materiale61.
Beyond Hypothermia è girato dall’ex pupillo e aiuto regista di John Woo, Patrick Leung, con uno stile elegante e barocco che mutua, appunto, il formalismo di Woo e al contempo cerca di aderire ai nuovi precetti della Milkyway, infondendo disperazione e tragicità alle vite predestinate dei personaggi.
La bella Shu Li (la taiwanese Wu Chien-lien) è una killer professionista affetta da una rarissima sindrome che le crea un abbassamento costante della temperatura corporea. La sua attività non le permette di possedere un’identità, di avere legami e una fissa dimora. L’unica sua compagna è Mei, una donna cambogiana di mezza età che fa da mediatrice con i clienti e le procura tutto il materiale necessario (armi e passaporti falsi) a compiere gli omicidi. Il vuoto esistenziale che si fa largo in Shu fa sì che si innamori di uno sconosciuto venditore di noodles (interpretato da Lau Ching-wan). Le cose si complicano quando Mei la tradisce vendendola ad un rancoroso killer della mafia coreana che vuole ucciderla per vendicare il suo boss.
La sintesi non si può dire perfettamente riuscita: l’oltranzismo nel perseguire un romanticismo crepuscolare in una storia che risulta un po’ troppo sopra le righe e il fallito tentativo di integrare “l’ordinario nello straordinario” evoca eccessivamente l’evidente operazione di calcolo che ne sottende.
Tuttavia il film spicca per la brillantezza dell’esecuzione e per la convincente interpretazione dei due attori protagonisti e – significativo è il fatalistico finale che prefigura quello di Expect the Unexpected – “Beyond Hypothermia stabilisce il tono di morte e distruzione nel canone Milkyway.”62

La patologia dell’eroe è qui esplicitamente malattia e stato mentale, l’ipotermia del corpo di Shu Li suggella la freddezza d’animo richiesta dal codice professionale del killer.
La ricerca di un’identità (la ragazza non conosce il proprio passato) e il bisogno di amare la porteranno a risolvere tragicamente il conflitto interiore con la stessa freddezza e determinazione richiesti dal codice della sua professione. Teo ci fa notare che il tema dell’identità può essere letto come il mezzo con il quale To mette in campo un altro tema ad esso correlato: il multiculturalismo.
La protagonista, infatti, risulta apparentemente cambogiana, ma dal momento in cui scopriamo che il suo passato è una bugia inventata da Mei, non riceviamo più informazioni sulle sue origini. Inoltre, l’antagonista della ragazza è un killer coreano (interpretato dall’attore coreano Hon Sang-woo) e parte del film è girato in Thailandia e in Corea63.
Il film è realizzato nel 1996, alla vigilia della crisi dei mercati finanziari asiatici (l’industria cinematografica locale era già in recessione da tempo) e ha anche lo scopo di allacciare collaborazioni con altri paesi per incrementare la distribuzione dei film di Hong Kong nel mercato del sudest e nordest asiatico: “il tema del multiculturalismo lavora come una strategia produttiva installata nella narrazione.”64
Il 1996 è la vigilia di un altro avvenimento epocale che ha suscitato angoscia e inquietudine nel popolo hongkonghese. Il passaggio dell’ex colonia britannica alla madre patria Cina, previsto per il 1997, è una delle principali cause del pessimismo permeante il cinema cantonese. La ricerca di identità della protagonista può essere vista come metafora di tale avvenimento storico (anzi, parrebbe essere una diretta conseguenza dello spaesamento culturale e identitario del suo popolo, quindi potremmo dire una metonimia che denuncia la conseguenza al posto della causa) e, di risposta, il multiculturalismo panasiatico tematizzato nel film, come un’ipotesi di unione o alleanza regionale, una soluzione di sopravvivenza alla crisi di identità e alla crisi economica. Il finale ci riporta però alla cruda realtà del jianghu e la redenzione, la ritrovata umanità o l’amore, la si paga (quasi) sempre con la vita.

Too Many Ways To Be Number One è un film assolutamente unico nel panorama hongkonghese. Johnnie To lasciò a Wai Ka-fai carta bianca e – nonostante il fallimento al botteghino – il film adempì al primo obiettivo della Milkyway (essere creativi e originali) con tale radicalità da essere considerato ancora oggi insuperato nella sua audacia.
Pervasa da un selvaggio umorismo nero e galvanizzata da uno stile che definire coraggioso sarebbe riduttivo, la pellicola di Wai è strutturata drammaturgicamente in due atti reciprocamente autonomi che raccontano due varianti, due svolgimenti della medesima storia, condividendo personaggi e motore narrativo.
Il piccolo malvivente Wong Ah Kau (Lau Ching-wan), alle prese con una crisi di mezza età (ha compiuto trentadue anni), accetta la proposta dell’amico Tai Bo e organizza, insieme ad altri sei criminali da strapazzo, un piano per rubare un carico di Mercedes Benz nella provincia di Guandong, in Cina. Per celebrare il sodalizio si recano in un centro massaggi da dove scappano senza pagare il conto. Dopo una serie di grottesche e sfortunate disavventure, moriranno tutti in Cina nel maldestro tentativo di effettuare il colpo. Passati così i primi trenta minuti, il film riparte dal principio. Questa volta Ah Kau dimostra dignità e spina dorsale accordandosi con il boss del centro massaggi e rifiutando il piano fallimentare di Tai Bo. La sfortuna però vuole che il nostro accetti la proposta di un altro suo amico, Matt, che lo persuade ad andare con lui a Taiwan per compiere un omicidio commissionatogli da un boss di una triade locale. Giunti sul posto, Matt perde l’indirizzo dell’uomo che deve uccidere e, disperati senza soldi, si fanno ospitare da un altro boss locale, Blackie, al quale, per sdebitarsi, promettono di uccidere il fratello rivale, Whity. Quest’ultimo è l’uomo che originariamente assoldò Matt per uccidere il fratello Blackie. Nel finale il protagonista verrà colpito da un proiettile alla testa (come in Loving You) che lo renderà quasi paraplegico, ma il coraggio dimostrato e la lealtà nei confronti dei suoi amici gli faranno guadagnare la stima dei piani alti delle Triadi e la promozione a big brother alla guida di un proprio clan.
I due diversi svolgimenti– a differenza dell’archetipo65 cinematografico Rashomon (Kurosawa Akira, 1951) – non riflettono la difficoltà di individuare una realtà oggettiva frantumata in differenti punti di vista e neppure il dilemma scaturito da due racconti contraddittori inscenanti l’uno la realtà, l‟altro la fantasia, come nel coevo Once Upon a Time in Triad Society (Cha Cheun-yi, 1996).

Too Many Ways To Be Number One offre semplicemente due possibili variazioni allo sviluppo di una storia che è dichiaratamente66 una parodia del genere gangsteristico e al contempo un’allegoria politica. L’approccio ludico e sperimentale – il film è composto da lunghissimi piani sequenza girati con l’ausilio di camera a mano e ripresi con una lente grandangolare che deforma l’immagine aumentando l’aspetto farsesco e lisergico della pellicola67 (clip: http://www.youtube.com/watch?v=1vwWCuc5mds) – non impedisce l’evidente lettura politica e, anzi, ne aumenta la furia e la disperazione: a differenza di Beyond Hypothermia, “la crisi di identità non deriva da una mancanza di identità, bensì dalla scelta tra due alternative: una identità con la Cina o una con Taiwan.”68
L’angoscia e la frustrazione del cittadino di Hong Kong a cui non è stata chiesta neppure un’opinione sul futuro politico del suo paese69, si rispecchia nell’isteria che caratterizza i protagonisti trentenni “tormentati dall’avanzamento dell’età e della crisi economica”70 e nell’andamento selvaggio con cui gli eventi si susseguono.
Cinico e sarcastico, Too Many Ways sembra metterci in guardia dall’illusione di poter opporsi ai disegni del Fato. Una seconda possibilità può essere beffardamente concessa a patto di “riavvolgere il nastro” (il ricordo va a Funny Games (1997) dell’austriaco Michael Hanake, uscito lo stesso anno71) e raccontare un’altra storia, un’altra vita.
The Odd One Dies è un altro oggetto anomalo dell’universo Milkyway. Scritto dal fido Wai Ka-fai e girato per la gran parte da To, è, più di Too Many Ways To Be Number One, diretto debitore dell’estetica di Wong Kar-wai, a cominciare dalla scelta del protagonista, Takeshi Kaneshiro, protagonista di Hong Kong Express (1994) e di Angeli Perduti (1995), entrambi di Wong. La preponderanza di angolazioni oblique, camera a mano, grandangoli ed ellissi narrative mutuate dall’illustre collega, si installano nel tessuto narrativo contribuendo a creare un’atmosfera di febbrile attesa e la “sensazione che tutto sia possibile.”72

Takeshi Kaneshiro (il nome del personaggio rimane ignoto allo spettatore) è un giovane spiantato con il vizio del gioco. Nella prima scena lo vediamo perdere una partita di Kung Fu Mahjong.');" onmouseout="tooltip.hide();">mahjong e, in preda alla rabbia, rovesciare il tavolo da gioco. Gli uomini del boss della sala da gioco lo buttano fuori e lo pestano a sangue. Imperterrito, il ragazzo si ripresenta poco dopo col volto coperto di sangue e in atteggiamento di sfida: subisce un altro pestaggio e finisce in ospedale. Bisognoso di soldi, Kaneshiro chiede di essere assoldato come killer da una gang. Quando il braccio destro del capo, Tony, mette in dubbio le sue capacità, lo attacca con un coltello amputandogli due dita (questa situazione ricorre altre due volte nel corso del film – Tony ha la premura di raccogliere le dita e metterle nel ghiaccio per farsele riattaccare chirurgicamente – suscitando forte ilarità). Il capo rimane impressionato, lo assume e gli anticipa parte della paga. Takeshi torna alla sala da gioco e questa volta vince un’ingente somma di denaro con la quale assolda un killer per compiere l’omicidio al posto suo. L’unico assassino che riesce a trovare è una ragazza appena uscita di prigione (l’attrice Carman Lee, anche il nome del suo personaggio rimane ignoto), una giovane disperata che, per provare a Takeshi la sua determinazione, amputa le dita, sempre le stesse, del povero Tony. Come in Beyond Hypothermia, To infonde al personaggio femminile le stesse peculiarità che appartengono agli eroi maschili, e la scena dell’amputazione delle dita di Tony – prima con protagonista Takeshi e poi Carman, identiche nella rappresentazione e nella modalità – ne è il correlativo oggettivo. Il personaggio di Carman risulta ambiguo per buona parte del film: passa dalla disperata bisognosa di aiuto alla traditrice pronta a scappare col malloppo, per poi diventare, cadute le diffidenze, la romantica dolce metà del protagonista. La vena sperimentale del film passa anche per il disattendere le dinamiche canoniche (del genere) che intercorrono tra i personaggi, per poi vederle riaffermate quando non le si aspettano più.
“Macao è il crogiolo di un gran numero di diverse bande. Molte persone vogliono spartirsene una parte. Le due maggiori gang che controllano tutte le attività illegali sono capeggiate da Mr. K e Mr. Lung. Negli ultimi due anni, Mr. Lung ha reclutato nuovi membri all’interno del suo gruppo. Il suo potere è andato crescendo e vuole addirittura prendere il controllo di tutti i profitti. Tuttavia, Mr. K è stato il vero leader per più di un decennio. La sua posizione è indubbiamente forte. Perfino la polizia e i membri delle altre gang la rispettano. Queste due bande si combattono l’un l’altra da otto mesi e questo pregiudica altri affari. Mr. Hung, il Boss che sostiene questi affari, è molto turbato. Circolava la notizia che lui li voleva entrambi via da Macao. A causa della minaccia di Mr. Hung, Mr. K e Mr. Lung devono nascondersi. Inoltre vogliono unire le forze, per far si che Mr. Hung non abbia scuse per estrometterli fuori dal gioco. Ma allo stesso tempo, si dice che Mr. K abbia lanciato un contratto di cinque milioni di dollari su Mr. Lung”.

Così recita la voce fuori campo nel prologo di The Longest Nite evocando la vera guerra tra bande in atto a Macao tra il 1996 e il 1999 (alla vigilia del passaggio alla Cina73) e mettendo al corrente lo spettatore dei fatti da cui si dipaneranno le vicende del film.
Sam (interpretato dalla super star Tony Leung) è un poliziotto corrotto (affiliato al clan di Mr. K) che si troverà, suo malgrado, nell’apparente ruolo di mediatore tra le due gang rivali. Tony (Lau Ching-wan in un inedito look, testa rasata e tatuaggio ) è un silente killer dall’aria minacciosa assoldato da Mr. Hung, il vecchio e potente boss a cui allude il prologo, per incastrare Sam. Il piano ordito da Hung prevede l‟eliminazione di entrambi i boss, K e Lung, e la ricaduta della colpa sul poliziotto, ignara pedina del perverso gioco di potere. The Longest Nite può essere considerato idealmente74 il film che porterà To ad assumersi anche formalmente la piena responsabilità creativa dei film della Milkyway (qui Patrick Yau è ancora accreditato come regista). Il plot complesso e machiavellico è vicino all’idea di soggetto delle prime produzioni Milkyway (Too Many Ways To Be Number One, The Odd One Dies) ma le tematiche affrontate saranno ulteriormente sviluppate nei film targati esplicitamente Johnnie To (A Hero Never Dies, Running Out of Time, PTU, Election). Il tema del doppio è anticipato nel finale di Loving You dove però la redenzione del protagonista attribuiva al personaggio del villain un significato astratto, il declino morale dell’eroe, e la sua sconfitta corrispondeva alla raggiunta redenzione75. The Longest Nite costruisce la sua tensione umorale sulla perfetta complementarità dei due personaggi, il poliziotto e il killer, tant’è che nella spettacolare resa dei conti Sam si presenta col capo rasato per sostituirsi a Tony nell’eventualità di uscire vittorioso dallo scontro e fuggire su un battello già predisposto per l’avversario. Inoltre la scena si svolge in un magazzino abbandonato rivestito di specchi (un esplicito rimando a La Signora di Shanghai (1948) di Orson Welles) che confondono i duellanti i quali sono costretti a sparare anche alla propria immagine riflessa. Questa sequenza rappresenta lo sfogo – spiega Teo – dell’impulso di Sam, presente fin dall’inizio del film, di distruggere il suo doppio76, “un’immagine simile al protagonista fin nei minimi dettagli, nel nome, nella voce, nell’abbigliamento e che, come «rubata allo specchio» (Hoffmann), nella maggior parte dei casi appare al protagonista proprio nello specchio.”77

La figura di Sam – che contiene già in sé un doppelgänger nel suo essere insieme poliziotto e affiliato alle triadi – costituisce quello che Teo chiama “un elemento di sovversione”78 che, allo stesso modo di The Odd One Dies ma con una portata maggiore, distrugge l’aspettativa di riconoscere almeno in uno dei due personaggi un’etica portatrice anche di valori positivi (in Heat – La Sfida (1995, Michael Mann) per esempio, i due protagonisti sono allo stesso modo speculari e la nobiltà d’animo che li accomuna risulta ben più edificante per il pubblico).
La simpatia investita dallo spettatore rimbalza da un personaggio all’altro e, una volta appurata la crudeltà e l’efferatezza di entrambi, il film lancia il suo anatema morale: “La violenza, legittimata dal fatalismo, determina una sola fine o punizione per quelli che la perpetrano o la generano. Entrambi i boss delle bande rivali e i due protagonisti ottengono il loro meritato castigo.”79
Uscito nelle sale lo stesso anno e divenuto anch’esso un caposaldo del primo periodo Milkyway, Expect the Unexpected può essere considerato l’immagine speculare e apparentemente “solare” di The Longest Nite; laddove il secondo immerge i suoi protagonisti nell’eterna notte di Macao e si confronta con le forme e le trame della tradizione noir e hardboiled, Expect the Unexpected tiene fede al titolo e costruisce il film partendo dalle dinamiche poliziesche ma, in maniera anticonvenzionale, sovrappone situazioni romantiche a momenti action hardcore che irrompono bruscamente nel trantran diurno di Hong Kong. Il film racconta gli sforzi di una squadra dell’OCTB (Organized Crime and Triad Bureau) impegnata a dar la caccia a due bande di rapinatori non collegate tra loro ma accomunate da una sfortunata coincidenza. La prima mezzora del film descrive questo caso fortuito, le azioni che l’hanno causato e quelle immediatamente seguenti. Tre uomini entrano nel ristorante che vediamo nella prima inquadratura in apertura del film, ordinano da bere e importunano la cameriera, Mandy. Sono i componenti di una feroce gang criminale che rapiscono le donne sole negli appartamenti, le stuprano per giorni e poi le uccidono. Dall’interno del ristorante assistono alla rapina di una gioielleria per mano di una seconda gang formata da tre Mainlander (cinesi della Cina continentale). La rapina è pasticciata e durante la fuga uno dei rapinatori si rifugia nel palazzo in cui – gioco del caso – si trova un componente dell’altra gang. La polizia circonda l’edificio. Dal ristorante, uno dei tre criminali telefona al compagno nell’appartamento avvisandolo del pericolo, il quale – nonostante cerchi di scappare aprendosi un varco nel pavimento con dell’esplosivo – viene ferito e catturato dalla polizia che, di fatto, stava cercando uno dei ladri della gioielleria. I tre uomini escono dal ristorante e, con lo scopo di salvare il loro amico, compiono un audace attacco frontale alla polizia, uccidendo molti agenti e riuscendo a scappare. La squadra dovrà cercare di catturare entrambe le gang. Oggetto del desiderio e causa dei molti fraintendimenti all’interno del gruppo è Mandy, la giovane cameriera del ristorante. Mandy sembra avere una cotta per Ken (Simon Yam), capitano della squadra, incontrato a scuola anni prima durante una conferenza. Mandy viene interrogata da Ken e da Sam (Lau Ching-wan) – ex compagno di scuola della ragazza e attuale collega di Ken – perché testimone oculare del fatto. Durante l’incontro Sam comincia pensare che la bella cameriera sia innamorata di Ken ed escogita un trucco per farli uscire insieme. Nel frattempo, Sam ha il sospetto che anche la sua collega Macy (Ruby Wong) sia innamorata del capo ma, in realtà, nutre per Ken solo ammirazione ed è invece innamorata di Jimmy (Raymond Wang), il membro più giovane della squadra e inguaribile playboy.

La novità non sta certo nel mix di generi in sé – Hong Kong ha una lunga tradizione in merito – ma risiede nella discrepanza tra la spensieratezza dei poliziotti, ossessionati dalla ricerca della propria felicità personale (certamente i personaggi meno patologici di To), e la brutalità delle azioni criminali su cui stanno indagando (terribile, per esempio, il ritrovamento del cadavere di un neonato nella lavatrice di un appartamento)80.
L’attrito creato dalle due dimensioni – la “rosa” dei sentimenti e la “nera” della cronaca – non toglie credibilità alla storia ma infonde un andamento vagamente schizoide che asseconda la difficoltà di comunicare dei personaggi (non si capiscono e fraintendono continuamente quello che si dicono) e che insinua un sentore, un presagio di quel che sarà la sparatoria finale in cui tutti i protagonisti muoiono. I fraintendimenti che costellano i rapporti interpersonali lungo tutto il film impediscono di cogliere l’opportunità di trovare l’amore (anche il poliziotto e il ladro di Heat – La Sfida non riescono a trovare stabilità nel rapporto di coppia a causa del loro lavoro) e – quando le cose sembrano in procinto di sistemarsi – il finale più scioccante di tutti i film della Milkyway arriva inaspettato a stroncare l’armonia. Johnnie To giustifica il nichilismo del film affermando che il suo intento non era quello di deprimere lo spettatore ma di esprimere la caducità della vita e quindi l’importanza di cogliere tutte le opportunità che ti vengono offerte: “Devi vivere consapevolmente ogni secondo e ogni minuto della tua vita perché non puoi sapere cosa succederà domani.”81

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Note:

[61] Appendix 1: Author’s Interview with Johnnie To, in Stephen Teo, Director in Action: Johnnie To and the Hong Kong Action Film, cit, pp. 227-28. To racconta di essere subentrato al posto di Yau a metà delle riprese di The Longest Nite e di Expect the Unexpected.
[62] Stephen Teo, Director in Action: Johnnie To and the Hong Kong Action Film, cit., p. 72.
[63] Ibidem, p. 71.
[64] Ivi.
[65] Rashomon stabilisce una sorta di canone cinematografico per tutte le pellicole a venire che affronteranno il tema della soggettività e della verità.
[66] Il titolo Too Many Ways To Be Number One rimanda platealmente al To Be Number One di Poon Man-kit (del 1991) e all‟omonimo To Be Number One di Raymond Lee (del 1996).
[67] Il debito nei confronti di Wong Kar-wai, soprattutto del suo Angeli Perduti (1995), è evidente, ma nessun film prima di Too Many Ways si è mai spinto oltre con tanta veemenza e radicalità.
[68] Stephen Teo, Director in Action: Johnnie To and the Hong Kong Action Film, cit., p. 77. Anche Lisa O. Stokes e Michael Hoover ravvisano la stesso concetto: “Il regista e sceneggiatore Wai Ka-fai usa le caratterizzazioni e le situazioni estreme per presentare le alternative a disposizione degli hongkonghesi alla vigilia del passaggio”. Lisa Odham Stokes e Michael Hoover, City on Fire, London, New York, Verso, 1999, p. 86.
[69] Nel 1984 il trattato congiunto sino-britannico sancì il ritorno di Hong Kong alla Cina nel 1997.
[70] Stephen Teo, Director in Action: Johnnie To and the Hong Kong Action Film, cit., p. 79.
[71] Nel film di Hanake – una plateale operazione meta-testuale – i due protagonisti, allo stesso tempo carnefici e narratori onniscienti, tornano indietro nel tempo riavvolgendo la pellicola con il telecomando del televisore.
[72] Alberto Pezzotta, op. cit., p. 123.
[73] Ex colonia portoghese, dal 20 dicembre 1999 è un regione amministrava speciale (come Hong Kong) della Repubblica Popolare Cinese.
[74] In realtà A Hero Never Dies, in cui To si accredita anche regista e non solo produttore, fu girato prima di The Longest Nite ma uscì l’anno successivo.
[75] Stephen Teo, Director in Action: Johnnie To and the Hong Kong Action Film, cit., p. 87. E’ curioso notare come il regista occidentale più vicino all’estetica di Johnnie To, Michael Mann, abbia abbozzato il tema del doppio nel suo Manhunter – Frammenti di un omicidio (1986) (dove Hannibal Lecter urla all’agente Graham: “Mi hai catturato perché siamo della stessa razza io e te. Vuoi ritrovare il tuo fiuto? Odora te stesso”) con uno scopo non dissimile a quello di Loving You; mentre lo stessa tema l’ha sviluppato compiutamente, facendone il fulcro emotivo, nel successivo Heat – La Sfida (1995) (rifacimento di un suo stesso film che fece per la TV nel 1989, Sei Solo Agente Vincent) come Johnnie To con The Longest Nite.
[76] Ibidem, p. 90.
[77] Otto Rank, Il Doppio: uno studio psicoanalitico, Milano, SE SRL, 2001, p. 46.
[78] Stephen Teo, Director in Action: Johnnie To and the Hong Kong Action Film, cit., p. 87.
[79] Ibidem, p. 93.
[80] Ibidem, pp. 96-97.
[81] Intervista a Johnnie To in “Star Interviews”, negli extra del DVD di Expect the Unexpected, pubblicato da Universe Laser and Video Company, Hong Kong, citato in Stephen Teo, Director in Action: Johnnie To and the Hong Kong Action Film, cit., p. 95.

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