Wakamatsu Koji, 1 Aprile 1936 – 17 Ottobre 2012.


Wakamatsu Koji

Wakamatsu Koji, regista, produttore, ma soprattutto iconoclasta militante, se ne va il 17 ottobre 2012. E’ un taxi a portarselo via e non la malattia, ma un’inevitabile banalità come è stato per Theo Angelopoulos. Si parla di complotto, di ritorsioni, di un premeditato omicidio per evitare un nuovo progetto, questa volta contro la Tepco che ha riportato il Giappone all’olocausto atomico, ma tutto ciò poco importa. La morte stessa non importa nulla. Importano invece le opere che Wakamatsu ha lasciato: opere di rabbia, opere di violenza, opere di rivoluzionaria passione che hanno folgorato il pubblico, ma soprattutto la sua coscienza, negli ultimi 50 anni. Wakamatsu lascia un’opera sterminata, e non finita, in divenire. Se ne va dopo aver presentato quest’anno ben tre film, The Day Mishima Chose His Own Fate ( 11-25 Jiketsu no Hi: Mishima Yukio to Wakamonotachi, a Cannes ), Millennial Rapture ( Sennen no Yurako, a Venezia ) e Petrel Hotel Blue ( Kaien Hoteru Buru, alla Japan Society di New York ), frutto non di una seconda giovinezza, bensì di un irruente bisogno di testimoniare, di spiegare, di svegliare un assopito presente dalle spire delle mostruosità di un passato che minaccioso ritorna. Wakamatsu non è stato un maestro, onorificenza conferita a chi non ha ormai più niente da dire. Wakamatsu è stato un agitatore, un delinquente, un terrorista che nel cinema ha trovato il suo campo di battaglia, e che nell’immagine ha espiato il male che brucia il petto e che ha bisogno di uscire. Wakamatsu è stato un regista, ma soprattutto un uomo fiero ed indipendente, che non solo ha osato, ma ha agito sempre contro, in faccia alla vita e in faccia alla morte. Piegato nel corpo, ma mai nello spirito, era appena tornato dal festival del cinema di Busan dove è stato proclamato regista asiatico dell’anno, e dove ha accusato la mancanza di fondi e di interesse per il cinema indipendente. Wakamatsu ha finanziato di tasca propria United Red Army, impegnando la casa, e distruggendola nell’assedio finale, per portare al pubblico un’opera di sacrificio assoluto. Un’opera di accusa al presente attraverso la tragedia del passato, la stessa civilizzazione mortifera che non ha plasmato niente se non ulteriore schiavitù e morte. Wakamatsu è stato un autore di lotta, di resistenza e di cieca violenza rivoluzionaria che non tornerà mai più.

L’essenziale è stato detto. Ora, comincerà ad esprimersi l’importante.

Raul Vaneigem

NdAF: Nicola Boari è l’autore della monografia italiana sul regista (Wakamatsu Koji – Il Piacere della Distruzione) ed è anche autore di questo video tributo a lui dedicato.

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