Classifica: il meglio del 2019 in Asia


Quest’anno siamo meno puristi; il mercato è marcio, reperire i film è un’impresa, i Festival rimbalzano a migliaia nel globo, quindi il vago miraggio della completezza è ormai andato. Prendete quindi questa lista per quello che è: una passeggiata tra alcuni titoli che abbiamo amato, altri prodotti medi che ci hanno incuriosito, alcune delusioni, molti film “inutili”. Noterete che la data di produzione spesso scivola oltre lo scorso anno, ma come già detto reperire i film è sempre più difficile, specie con sottotitoli in lingue a noi note (figuriamoci con adattamenti italiani, ormai una vera e proprio utopia). Ci mancano ancora diverse visioni dell’anno passato ma al fine di non pubblicare la lista troppo avanti nel tempo abbiamo deciso di chiuderla qui. Sono comunque titoli visti negli ultimi 12 mesi e non presenti nella lista scorsa da cui tutta la conta riparte.

 

I film più interessanti visti, quelli che in un modo o nell’altro ci hanno più convinto anche se non totalmente perfetti, magari.

 

-I Figli del Fiume Giallo (Jia Zang-ke, Cina)

Jia continua a inanellare un gioiello dopo l’altro confermandosi come uno dei migliori registi sulla piazza. Film stupefacente, un viaggio indimenticabile nella Cina del presente.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Un Affare di Famiglia (Hirokazu Koreeda, Giappone)

Abbiamo amato forse di più il precedente Il Terzo Omicidio, ma Shoplifters è il film acclamato che ha confermato anche in Occidente il talento di Koreeda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-After My Death (Kim Ui-seok, Corea del Sud)

Piccolo film intimo, spietato ed oscuro si rivela opera di un certo spessore e polso, inaspettata. Grande sorpresa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-2.0 (S. Shankar, India)

Dall’India il blockbuster dell’anno, ovvero il sequel di Enthiran. Libero, folle, esagerato alterna dramma, commedia, azione, paura, violenza, effetti visionari; una visione indimenticabile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Hidden Man (Jiang Wen, Cina)

Jiang Wen, anche dentro a film sconclusionati come questo non perde mai il polso del grande cinema. Vero cibo per gli occhi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-It Comes (Tetsuya Nakashima, Giappone)

Film minore del regista, finalmente un horror puro, estetizzante, inusuale, immaginifico, con un ottimo cast e un senso del perturbante diffuso e disperato. Post produzione audio magistrale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Parasite (Bong Joon-ho, Corea del Sud)

Un altro film minore di un grande regista che ha conquistato gli spettatori di tutto il mondo. Un giusto riconoscimento per l’autore di Memories of Murder, The Host e Mother.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-The New King of Comedy (Herman Yau, Stephen Chow, Xiao He, Huang Xiao-Peng, Cina/Hong Kong)

Poco Chow e molto Yau non riescono a scalfire un piccolo film comunque di altissimo livello emotivo grazie a quel briciolo minuscolo di umori riconoscibili del “king of comedy” cinese.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Abbiamo poi gradito:

La tripletta di noir/polizieschi coreani composta da Unstoppable (Kim Min-ho), The Gangster, The Cop, The Devil (Lee Won-Tae) e Dark Figure of Crime (Kim Tae-kyun, Kim Tae-Gyun). L’acclamato dolcissimo melodramma hongkonghese Still Human (Oliver Siu Kuen Chan) con una doppia (tripla?) performance di attori straordinari. In tutto un enorme marasma di blockbuster cinesi, di film mediocri diretti da grandi registi mainlander o hongkonghesi forse ad uscirne meglio è inaspettatamente Andrew Lau con il suo The Captain. Perché The Climbers (Daniel Lee) è un film poco riuscito ma fa quasi bella figura a fronte di altri titoli che hanno due sequenze illuminanti sopra al nulla come Line Walker 2, The White Storm 2, Mojin: Worm ValleyThe Invincible Dragon. Dal Giappone nota di merito per l’allucinante e traumatizzante Liverleaf (Eisuke Naito).

Sempre dalla Cina, buffi che alla fine ci hanno coinvolto e/o divertito sono invece Airpocalypse (Yang Xiao) e The Rookies (Alan Yuen), quest’ultimo per un paio di sequenze nello specifico.

 

Medio:

Project Gutenberg, robusto ma di maniera e poco originale, interessante più sulla carta che altro; sempre dalla Cina funziona poco il blockbuster campione di incassi Pegasus e Vortex.  In zona Corea, interessanti ma di basso pregio Clean Up (Manki Kwon), così come Miss Baek; mediamente insopportabile il polpettone (di nuovo) sul conflitto tra le due Coree di The Spy Gone North.
Dal Giappone non pervenuto anche Hyouka Forbidden Secret della promettente Mari Asato e il Laplace’s Witch di Miike.

 

Le grandi delusioni:

Wandering Earth (così come Shanghai Fortress) il blockbuster campione di incassi cinese non funziona, ma anche lui è capace di fare buona figura di fronte a titoli attesi come Master Z (spin-off di Ip Man), Integrity o Chasing Dream (l’ultimo titolo di Johnnie To). Anche la Corea propone oggetti chiacchierati ma indifendibili come Asura: The City of MadnessRampant e l’inspiegabile barzelletta campione di incassi Extreme Job.

CONDIVIDI: