Classifica: il meglio del 2017 in Asia


 

Siamo di nuovo a lamentarci di come la distribuzione, almeno in Italia, sia totalmente andata, con il 60% della programmazione in mano ai film Hollywoodiani, con i ricatti agli esercenti, con quei pochi film che escono come eventi speciali per un giorno a prezzi maggiorati. E confermiamo la presa di coscienza: se non si partecipa ai Festival, riuscire a recuperare dei film è quantomai impossibile, specie in lingua o con sottotitoli italici, ma addirittura lo è anche in edizioni vagamente anglofone. Ormai anche per titoli macroscopici che si riescono a recuperare, bisogna pagare un delay addirittura di tre anni. E’ il caso dell’ultimo Tsukamoto uscito solo adesso in dvd (inglese) a tre anni dal passaggio al Festival del Cinema di Venezia.

Detto questo, è stato un anno particolarmente stimolante per il cinema asiatico e per il cinema in generale. Quello cinese è ad oggi IL cinema. Punto. Come avviene nel contesto sociale e politico, gli assi di influenza e sviluppo si stanno spostando verso la Cina. E’ infatti uscito per il terzo anno consecutivo il maggiore incasso della storia del cinema locale, triplicando gli incassi di tre anni fa e confrontandosi direttamente con quelli di Hollywood avendo però dalla sua mercati ancora minimi. Wolf Warriors II incassando 870 milioni di dollari ha guadagnato più di Wonder Woman, di qualche Guerre Stellari, Transformers et similia, entrando a metà della top100 di sempre e di ogni paese, caso unico. Un terremoto. Viste le produzioni annunciate si nota anche una strategia di coinvolgimento internazionale, una sorta di conquista del mercato “morbida” che vede da una parte l’acquisizione di opere straniere da adattare (ci sono diversi casi di libri e manga giapponesi), l’utilizzo di location “esotiche”, soprattutto Europa e Sud Est asiatico, e il coinvolgimento di nomi hollywoodiani, come attori, registi e finanche produttori esecutivi. Ovvero l’esatto contrario della fuga dei cervelli hongkonghesi verso Hollywood avvenuta verso la fine del secolo scorso.

Anche in India è andata nello stesso modo. Baahubali II, divenuto il film dei record, ha avuto distribuzione e buoni incassi negli USA ed è stato proiettato in mezzo mondo. In Italia ovviamente è stato mostrato in maniera quasi semiclandestina giusto nelle comunità indiane e pachistane delle grandi città del nord. Oltre a questo caso, si sono comunque prodotti diversi altri grandi film.

Anno miracoloso per il cinema d’azione; non solo buoni film ma vere e proprie rivoluzioni.
Quella degli incassi di Wolf Warriors II e dell’epica di Baahubali, quella degli eccessi inarrivabili e inediti di Gantz: O, quella della complessità mai vista di The Villainess, quella del digitale naif spinto al parossismo, al gigantismo e all’immersione sensoriale di Journey to the West II, quella storica/bellica di The Battleship Island, quella marziale e melò di Paradox o quella patinata, pop ed elegante di The Merciless.
E poi tantissimi film di ogni genere e autore come contorno.

Con uno sguardo generico e trasversale vediamo la Cina che mostra varietà e qualità. Unite ad una libertà espressiva sempre più ampia, continua ad essere il cinema più interessante da osservare.
Se l’asticella della violenza è stata alzata dagli action, Wolf Warriors II in primis (che avvicenda continue macellerie gore di civili) bisogna guardare ai noir più d’autore per trovare ulteriori aperture nel campo sia del sesso che dell’abuso; in questo caso vanno citati il bellissimo The Looming Storm e l’”invisibile” (ad oggi) Silent Mist.

Quello giapponese in crisi di idee continua comunque ad offrire film stimolanti, magari all’interno del cinema più indipendente o d’autore.

Hong Kong sempre più debole ma che offre comunque titoli a tratti molto interessanti (Our Time Will Come di Ann Hui, Mad World di Chun Wong, Paradox di Wilson Yip e The Brink di Jonathan Li Tsz-Chun).

Cinematografie minori sempre meno “presenti” anche se un’accorta ricerca, ma sempre più difficile, riserva non poche sorprese.

Corea del Sud e India invece avanzano con continuità alternando spesso colpi parecchio grandi e graditissime conferme e sorprese.

Visto il livello continuo di pari pregio tra film diversi, abbiamo creato una lista libera e personale di titoli particolarmente carichi di innovazione o qualità e come al solito abbiamo aggiunto una buona manciata di altre produzioni, proposte e stimoli.

 

 

-Gantz: O (Kawamura Yasushi, Saitô Keiichi, Giappone).
Il film d’azione più dadaista, furioso, inventivo e roboante del decennio. Pura avanguardia, il cinema d’azione del futuro è già presente. Ed è qui.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-See you Tomorrow (Zhang Jiajia, Cina).
Un esordio stordente, prodotto da Wong Kar-wai che diventa quasi un terzo capitolo dopo Hong Kong Express e Fallen Angels. Cibo per i sensi. Gran cast, invenzioni continue.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Destruction Babies (Mariko Tetsuya, Giappone).
Indescrivibile elegia dei setti nasali sfondati, top nichilismo dell’anno. Inaspettato.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Journey to the West: Demon Chapter (Tsui Hark, Cina).
Per vincere la sfida con il precedente, Tsui la butta in gigantismo, surrealismo e immersione sensoriale totale grazie ad un utilizzo naif e vertiginoso degli effetti digitali. Quasi da mal di testa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-The Looming Storm (Dong Yue, Cina).
Il noir cinese dell’anno che fa del tutto per sembrare prevedibile, derivativo e un plagio mal riuscito di Black Coal, Thin Ice salvo poi disattendere tutto. Cresce dentro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-The Donor (Qiwu Zang, Cina).
Oscuro ma elegante, disperato ma candido. Semplice ed efficacissimo. E tanti vari bonus qualità.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-The Villainess (Jeong Byeong-Gil, Corea del Sud).
Nel campo dell’azione propone cose mai viste prima d’ora. Incredibile, sorprendente e imperdibile.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Gonin Saga (Takashi Ishii, Giappone).
Uscito da un paio d’anni, recuperato solo ora grazie alle magie della distribuzione è un sequel a 20 anni di distanza dal dittico del regista. Ed è una bomba.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Before we Vanish (Kiyoshi Kurosawa, Giappone).
Che sarà anche un film minore del regista ma ha un concept geniale e una mano colma di Cinema come pochi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Sarkar 3 (Ram Gopal Varma, India).
Continua la saga di epica e noir, oscura e funerea. Grandi attori e nessun calo narrativo o qualitativo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

-Le sorprese:
-Vampire Cleanup Department (Anthony Yan, Hang Chiu, Hong Kong): non gli si dava una lira e invece è un buon revival del genere, almeno della sua versione più ludica e sciocca.
-Extraordinary Mission (Alan Mak, Anthony Pun, Cina): ha degli stunts incredibili e totalmente inaspettati.
-Shock Wave (Herman Yau, Hong Kong): da Herman Yau non ci aspettiamo nulla da anni invece questo, sarà la produzione di Andy Lau, è un buon film con ottimi momenti.
-Cook up the Storm (Raymond Yip, Hong Kong): aspettarsi il nulla e ricevere invece almeno una prima parte particolarmente sentita.
-The Merciless (Byun Sung-hyun, Corea del Sud): anche dai noir coreani ci aspettiamo poco, di solito. Questo ha una regia particolarmente ispirata e tante buone idee.
-Battle of Memories (Leste Chen, Cina): sorta di sequel ideale di The Great Hypnotist. Purtroppo non a quei livelli.
-Silent Mist (Zhang Miaoyan, Cina): un film difficilissimo e frastornante.

Parliamone:
Special Female Force (Wilson Chin, Hong Kong): un revival della “Scuola di Polizia” al femminile che non delude. Non è bello ma non delude.
The Great Wall (Zhang Yimou, Cina): solo perché è uscito in Italia non se lo calcola nessuno. Alla fine ha una buona prima parte e una seconda di resa identica rispetto a tutti gli altri blockbuster medi internazionali.
Blade of Immortal (Miike Takashi, Giappone): il centesimo Miike, entusiasmante anche se di maniera.
Paradox (Wilson Yip, Hong Kong): a tratti sconclusionato ma tesissimo e con momenti giganti.
A Taxi Driver (Jang Hoon , Corea del Sud): peccato abbia tutti i difetti di tanto cinema coreano e una sceneggiatura a tratti farneticante ma resta un buon cinema politico.
The Brink (Jonathan Li, Hong Kong): ancora più sconclusionato di Paradox di cui è sorta di gemello ma con altri momenti entusiasmanti.
Our Time Will Come (Ann Hui, Cina / Hong Kong ):  l’apprezzatissimo nuovo film di Ann Hui, forse un po’ freddo e asettico.
Wolf Warriors II (Wu Jing, Cina): il titolo dei record ma in fin dei conti non è un bel film; rozzo e grossolano contiene alcune sequenze d’azione, tra cui il piano sequenza iniziale, che fanno il loro ottimo effetto.
Baahubali 2: The Conclusion (S. S. Rajamouli, India): insieme alla prima parte, il fantasy più epico del decennio.
The Battleship Island (Ryoo Seung-wan, Corea del Sud): Intenso film bellico con una regia maestosa.

Buoni ma che ci hanno lasciati tiepidi:
-Godspeed (Chung Mong-hong, Taiwan)
-Duckweed (Han Han, Cina)
-Wu Kong (Derek Kwok, Cina)
-God of War (Gordon Chan, Cina)
-Mad World (Chun Wong, Hong Kong)
-Antiporno (Sion Sono, Giappone)

Le delusioni dolorose (ovvero inaspettate):
-Okja (Bong Joon-ho, Corea del Sud)
-Headshot (Timo Tjahjanto, Kimo Stamboel, Indonesia)
-The Adventurers (Stephen Fung, Cina / Hong Kong)

Le delusioni preventivate (film medi che purtroppo non hanno convinto):
-Chasing the Dragon (Wong Jing, Jason Kwan, Hong Kong)
-Healer/Dealer (Lawrence Ah Mon, Hong Kong / Cina)
-Death Note: Light Up new World (Shinsuke Sato, Giappone)
-Sky on Fire (Ringo Lam, Cina)
-Fabricated City (Park Kwang-hyun, Corea del Sud)
-Take me Home (Kongkiat Khomsiri, Thailandia)
-Kung Fu Yoga (Stanley Tong, Cina)
-Heartfall Arise (Wu Pinru, Cina / Hong Kong)
-Mission Milano (Wong Jing, Cina / Hong Kong)

Il più grosso delirio dell’anno:
Meow (Benny Chan, Hong Kong)

Sequenza di testa migliore:
Journey to the West II

Drone più emozionante:
The Donor

Il primo piano più intenso (maschile):
Louis Koo immobile che fissa per lunghissimi secondo il suo avversario in auto (Paradox).

Il primo piano più intenso (femminile):
Tutti quelli di See you Tomorrow

L’inizio più promettente (poi tradito):
Death Note Light Up new World

Migliore sequenza finale:
Quella della torta di Antiporno

Scenografie più suggestive:
[ex aequo] The Looming Storm / Silent Mist

Mascella a terra:
I due piani sequenza iniziali di Wolf Warriors II e The Villainess

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