Giappone: le donne, il fantastico e il low budget.


Quando il basso budget, il digitale e il sesso si incontrano in Giappone.

Mentre in occidente il cinema in video è diventato solo “tardi” una realtà rilevante grazie alla diffusione di attrezzatura più leggera che permette ad una maggiore utenza l’autoproduzione o la produzione a basso budget, in Giappone è da sempre un attivo mercato parallelo suddiviso tra major e case indipendenti. Ovvio che in questo calderone prolifico di prodotti trovino spazio oggetti il più delle volte di bassa visibilità e in cui far esplodere tutti i peggiori incubi o sogni dello spettatore. Spesso la produzione in video quindi va ad incontrare il sesso o la violenza, la riduzione a basso budget di più o meno noti manga, versioni erotizzate di prodotti famosi o poetiche e deliri personali di qualche autore maledetto. Osserviamone alcuni dei casi più rilevanti soffermandoci sul tema della donna nel fantastico locale.

Sushy Typhoon – ufficiali e derivati.

Un’importante transizione del mercato cinematografico giapponese si ha negli anni ’80. La bubble economy, periodo di espansione furiosa per l’economia nazionale, corrisponde anche a un profondo mutamento nel cinema di genere al femminile, complice l’abbassamento generale dell’età media delle attrici protagoniste attorno alle quali incentrare una storia. Concorsero diversi fattori. Nel mainstream l’avvento delle idol da commercializzare in ogni possibile estensione artistica, nell’underground l’arrivo del nuovo formato di fruizione, quelle VHS che invasero tutti i videonoleggi. Dal florido mercato dell’home-video si può partire per tracciare come nel terzo millennio il corpo femminile abbia assunto piena centralità in molte delle produzioni di genere, soprattutto quando si muovono sul confine della contaminazione tra generi scifi, horror e fantasy. Sebbene caduto in disuso, il termine V-Cinema serviva una volta ad accorpare la massiva produzione delle seconde linee del cinema. Da una parte prodotti per i cinema erotici assurgevano a seconda vita, dall’altra conteneva l’esplosivo mercato del porno. Non c’è da meravigliarsi che proprio da questi generi con gradimento altamente in funzione delle proprie starlette, fuoriuscissero tante nuove protagoniste e che dietro la macchina da presa ci capitassero giovani registi, che si alternavano da un progetto all’altro nella speranza di fare il salto di qualità verso cinema più alto. Kei Mizutani fu probabilmente il volto più riconoscibile, in un periodo in cui l’importazione di film ad occidente era ancora povera e abbandonata al caso. In Sumo VixensTerminatrix o l’adattamento da manga erotico Weather Woman distribuiti negli USA si ravvisavano le prime possibilità di una più facile commercializzazione di certi prodotti feminocentrici, che sarebbe esplosa ancor più nella decade successiva. Attorno una serie di horror talvolta estremi come la serie Guinea Pig, fantascienza a base di tentacoli violentatori o più semplici yakuza eiga. Se una volta i registi esordivano nei pink eiga, arrivati nei ’90 i Takashi Miike lo facevano in video e appena arrivati al cinema ci portavano proprio questi ritratti di donne oltre i limiti dell’immaginabile, come le ragazzine killer di Fudoh.
Altri registi di questo periodo furono meno fortunati. Tomomatsu Naoyuki autore di un hit come Stacy: Attack of the Schoolgirl Zombies ancora oggi non ha fatto il salto rimanendo ancorato al mercato video, mentre per altri come Kitamura Ryuhei ancora ne paghiamo le conseguenze. Sebbene autore di Azumi e Skyhigh tratti da manga e con protagoniste degne di nota, è dal suo sgangherato film di zombie Versus che si potrebbe partire per parlare della nuova generazione. Già da quel film si leggono nei crediti i nomi di Yamaguchi Yudai, sceneggiatore poi regista, o Sakaguchi Tak, stuntman poi regista, fondamentali per il cinema che verrà. Prima però di realizzare che una donna protagonista fruttasse di più al genere, bisogna arrivare al celebre Machine Girl di Iguchi Noboru, film disastroso per molti versi, ma che mise in luce il gran talento dell’effettista Nishimura Yoshihiro. Il suo successivo ed eccessivo Tokyo Gore Police fece di lì a poco il giro del mondo. La protagonista è Eihi Shiina, portata all’imperitura gloria da Audition di Miike, ma intorno a lei altri stimoli fiorivano. Di fatto questi film vivono più delle presenza fissa di attori e attrici caratteristi, che fidelizzano gli spettatori ben più delle protagoniste vere. Tale discorso vale certamente per Asami, che da comprimaria fissa, è arrivata oggi ad avere film interi costruiti attorno a sé, come il duetto a bassissimo budget Yakuza Busting Girls, ma anche per Izumi Cay che per le sue dote atletiche da poledancer interpretava la donna cane di Tokyo Gore Police o l’arma umana di Yakuza Weapon. L’elenco esaustivo  andrebbe a lungo avanti, grazie a film come Vampire Girl vs Frankenstein Girl, Robogeisha o Mutant Girls Squad, ma anche grazie a prodotti collaterali di imitazione come Psycho Gothic Lolita, Samurai Princess e Attack Girls’ Swim Team vs. the Undead, spesso accomunati proprio dalla presenza delle stesse intercambiabili professionalità. La Nikkatsu ad oggi è stata l’unica casa produttrice ad intuire la commerciabilità di certi prodotti avviando il suo marchio Sushi Typhoon, sotto la cui egida alcuni dei titoli citati furono prodotti. Tra questi è probabilmente Helldriver, delirante zombie movie diretto da Nishimura e interpretato dalla modella Hara Yumiko, il miglior risultato.

Il cinema TEENtacolare.

Volendo cercarne un’origine iconografica la suggestione più vicina è probabilmente l’opera pittorica Il Sogno della Moglie del Pescatore di Hokusai, o il film Possession di Zulaski. Ma a codificarne stili e immaginario è il manga-ka Toshio Maeda che nel 1986 realizza il suo fondamentale Urotsukidoji. Nelle opere successive dell’autore o di colleghi i temi divengono ripetitivi fino a codificarsi in un vero e proprio sottogenere vitale e i cui simboli si ravvedono ancora oggi nelle opere più disparate. Principalmente si narra di scolarette alla marinaretta che vengono abusate da demoni tentacolari che a loro volta sono combattuti da altre ragazze, spesso eredi di storiche casate di guerriere. La presenza di ambienti scolastici o di docenti posseduti sono elementi ricorrenti. Come sono ricorrenti vere marche visive quali le scolarette sospese a mezz’aria dai tentacoli che penetrano nei loro corpi o che strizzano i loro seni. Genere unico e autoctono è in breve passato dalla carta stampata alla forma animata. Il passo successivo è stato ovviamente quello del “live action” in forma seriale (in episodi da un’ora circa) o in forma filmica. Volendo citare solo alcuni titoli live action a mò di esempio La Blue Girl Live e Angel of Darkness in forma seriale e il classico Guzoo: The Thing Forsaken by God e il buffo High School Ghosthustlers in forma filmica. Ma i titoli citabili sono potenzialmente ad almeno tre cifre.

Takao Nakano.

Perché Nakano? Perché Nakano più di chiunque altro ha votato la propria vita al tema di cui stiamo parlando. Nakano è un ex organizzatore di incontri di joshi-puro ovvero il wrestling femminile. Parallelamente ha fatto fiorire un’intera carriera produttiva di titoli a bassissimo budget in video in cui le donne sono fulcro centrale della narrazione. Andrebbe pregiato del giusto merito anche solo per Sexual Parasite: Killer Pussy film che anticipa di ben tre anni il tema della vagina dentata e mordace del ben più ”acclamato” Teeth. Un ventennio fa il suo cinema aveva fatto capolino in Europa tramite edizioni francesi in VHS di alcuni suoi titoli, il dittico di Playgirl e la saga in quattro capitoli di Exorsister in cui prendeva di petto il filone TEENtacolare, serrandolo ai limiti della pornografia. Titoli esili e tecnicamente sgrammaticati, farciti di statuarie starlette e di bellissime modelle assolutamente a poco agio nelle goffe sequenze d’azione. Ma il segreto di questa formula era in un senso interno o “altro”; il cinema di Nakano ha ben poco di nobile e di qualitativamente rilevante ma è un balocco puerile e libero in cui donne al limite tra forza e debolezza si confrontano, si aggrediscono a mani nude, all’arma bianca o da fuoco, si strizzano, si stringono perennemente agghindate di improbabili costumi che poco lasciano all’immaginazione. In tutto ciò la componente sessuale, e elementi come il nudo, la violenza e il sangue vengono proposti non sempre con la stessa presenza prepotente. In Queen Bee Honey come in L.E.G.S. – Lady Executioners for General Security (poliziotte in abiti discinti contro dinamitarde in costume da bagno) il tutto si attiene su livelli infantili e pudici. E in una filmografia ormai numericamente prolifica, ad oggi la sua opera più nota è il recente Big Tits Zombie, film “pregiato” dal 3D che va a inseguire il filone dei Sushi Typhoon nonostante in fin dei conti il regista ne sia stato involontario pioniere in tempi non sospetti.

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