Il Nuovo Cinema Thai


Ong Bak10 anni di Storia

A 10 anni dalla data indicativa, è giunto il momento (e forse è anche passato) di fare un punto della situazione preliminare sul nuovo cinema Thailandese per quello che si presenta come l’ennesimo speciale di Asian Feast pionieristico e attualmente unico nel panorama editoriale italiano.

Si parla del 1997, una data davvero sintomatica in Asia per molte cinematografie; ad Hong Kong ha corrisposto col ritorno alla Cina e con una lunga serie di conseguenze e reazioni di cui abbiamo già parlato e di cui parleremo ancora. Se in questo senso è stata un pò una “morte”, al contempo è stata, da altre parti, anche una (ri)nascita. In Giappone esplodeva in quel periodo il new horror, mentre in Corea del Sud l’intero sistema cinematografico tornava a nuova vita fino a diventare quello che è attualmente. Queste due new wave (quella sudcoreana e quella thailandese) hanno molti elementi in comune, ma anche numerose differenze. Ad oggi il cinema thailandese è sicuramente meno sfaccettato e competitivo di quello Sudcoreano ma al contempo meno razionalizzabile e più coraggioso e libero, elemento che lo avvicina più a quello di Hong Kong del ventennio 80-00 che ad altro; troviamo infatti un cinema che spesso fa fatica a prendersi sul serio, totalmente postmoderno, autoriflessivo e autoparodico, capace di giocare con i propri limiti e di spingerli in  fondo con assoluto coraggio per ovviare ad altri limiti produttivi. Certo è che in casi sempre meno rari riesce a produrre anche prodotti autoriali ormai sempre più presenti nei festival internazionali.

Ma torniamo al 1997 e a qualche dato.
Il 1997 è stato anche l’anno del centenario del cinema thailandese festeggiato da una crisi senza precedenti, da una produzione scarsissima di una decina di titoli nazionali in media (alcune fonti parlano di 17 titoli nel 1997 in contrapposizione ai 250 della sua age d’or) ma da alcuni nuovi nomi che stavano per esplodere. Qui gli elementi in comune con la Corea sono numerosi. Contemporaneamente a nuovi investimenti e alla nascita di nuove case di produzione, si sono sviluppati nuovi sguardi critici sulla produzione locale, nuovi generi e un nuovo pubblico favorito da una nuova generazione di cineasti spesso provenienti dagli spot e dal videoclip e parallelamente a questo la nascita di alcuni festival cinematografici (il Bangkok International Art Film Festival e il  Thai Short film and Video Festival).
1997 dicevamo. Un regista proveniente dagli spot si autodichiara (forse anche in maniera eccessiva) come il nome che con il suo lungo d’esordio avrebbe fatto rinascere il cinema locale; parliamo di Pen-ek Ratanaruang e del suo delizioso Fun Bar Karaoke; con degli studi alle spalle negli States ed evidenti influenze artistiche (Kitano, Wong Kar-wai, Tarantino) produce un lungometraggio riuscito ma probabilmente troppo sovversivo e imprevisto/imprevedibile per un pubblico locale. Il film fu un flop ma si prese il merito di essere stato il primo film thailandese in dieci anni ad essere presentato in apertura al Festival del Cinema di Berlino. Fortunatamente il flop non bloccherà l’estro creativo del regista che continuerà a regalare opere di straordinaria bellezza. A catturarsi però il trono del film locale della rinascita diviene così l’immediatamente successivo Dang Bireley’s and Young Gangsters di Nonzee Nimibutr anche lui proveniente dalla pubblicità. Straordinario film di gangster ambientato negli anni ’50, racconta meglio del film di Ratanaruang la Thailandia e il suo popolo senza per questo dovere rinunciare ad un’alta spettacolarizzazione e suntuosità della messa in scena, grazie anche alla sceneggiatura di  un altro nome fondamentale del cinema locale che verrà, ovvero Wisit Sasanatieng (Citizen Dog). Il film riscuote uno straordinario successo di pubblico. Pochi mesi dopo si fa notare anche Oxide Pang (metà dei Pang Brothers di The Eye) con il suo Who is Running?.
Come osserva giustamente Chalida Uabumrungjit, l’interesse per il cinema di numerose compagnie musicali come la Grammy (che già però lavorava passivamente nel campo con prodotti per il target in quel periodo più sicuro ovvero i ragazzini) o la RS portano molti registi di videoclip a cimentarsi con il lungometraggio introducendo una ventata di vitalità al cinema locale.

Dal 1999 in poi ogni anno regala dei film fondamentali mentre la Fortissimo Film Sales, una delle più grandi agenzie di distribuzione asiatiche con sede in Europa, inizia a mostrare interesse per i film thailandesi scegliendone e opzionandone numerosi, primo tra tutti, il nuovo di Ratanaruang, 6ixtynin9.
In quest’anno esce Bangkok Dangerous (edito anche in Italia) dei Pang Brothers. Il film sarà proiettato anche al Far East Film Festival di Udine, insieme ad un altro titolo fondamentale dello stesso anno, Nang Nak ovvero il successivo lungometraggio di Nonzee Nimibutr, che con questo film, riadattando una leggenda classica, fissa il suo lavoro più noto, ormai un classico. Sempre da quest’anno molti corti locali iniziano a godere di una notevole visibilità nei festival internazionali (come Motorcycle di Aditya Assarat e Miami Strip, Hollywood Dream di Lee Chatametikool).

E’ del 2000 il primo lungometraggio di Apichatpong Weerasethakul, il più autore tra i registi locali e il più accarezzato dai festival internazionali (per info specifiche rimando alle recensioni e al profilo monografico). Molte cose si evolvono mentre molte altre rimangono immote. Nel 2000 escono solo nove film nazionali (dei 231 usciti in totale) proprio come l’anno prima. Ma i primi due film della classifica degli incassi (avanti a blockbuster hollywoodiani del calibro di Mission: Impossibile 2 e X-Men) sono thailandesi, due bombe che segneranno la storia della cinematografia locale. Il primo è Bangrajan di Thanit Jitnukul, epopea epica in costume che racconta con abbondanza di mezzi le battaglie della storia locale, l’altro è nientemeno che l’esordio di Yongyoot Thongkongtoon, Iron Ladies (anch’esso edito in Italia) piacevole vicenda di una squadra di pallavoliste composta da travestiti, basata su una vicenda vera. E’ di quest’anno l’esordio alla regia dello sceneggiatore Wisit Sasanatieng: Le Lacrime della Tigre Nera (edito anche in Italia) è un western nostalgico cromaticamente accecante e variopinto, robusto e impostato con l’estetica di una vecchia cartolina. Finirà diretto a Cannes nella sezione “un certain regard”.

Altra svolta nel 2001. La produzione dei film locali aumenta e passa da 9 titoli a 15 e gli incassi dei film thailandesi ottengono il 30% del totale come non accadeva da 20 anni (anche se la metà della cifra è incassata da un solo film, Suriyothai). Oltre al colossal che è al momento dell’uscita il film nazionale a maggior budget di sempre, l’altro campione di incassi è l’ennesimo esordio di un altro nome che poi farà una notevole strada, Killer Tattoo di Yuthlert Sippapak. Va poi menzionata la realizzazione del terzo film di Nonzee Nimibutr, Jan Dara (edito anche in Italia) epopea erotica in costume, co-prodotta da Hong Kong. Al contempo i film locali guadagnano credito tanto che Iron Ladies II viene pre venduto in Giappone.
Il successo enorme del discutibile Bangkok Haunted (incassa 2 milioni di dollari), film ad episodi, spiana la strada ad una sovraproduzione di horror, rendendo al contempo la RS Film una delle case di produzioni più influenti del paese.

Infatti nel 2002 aumenta la produzione (22 film locali) di cui ben sette appartenenti al genere horror. All’aumento della produzione è corrisposta una lieve flessione negli incassi che sono scesi al 23% ma i film locali hanno stracciato ogni film straniero escluso Il Signore degli Anelli. I film Thailandesi hanno invaso i festival (Monrak Transistor il nuovo di Pen-Ek Ratanaruang era alla Quinzaine di Cannes) e si è gridato al miracolo per il film del regista più strettamente autoriale, Blissfully Yours di Apichatpong Weerasethakul (selezionato per Un Certain Regard, sempre a Cannes). One-Night Husband di Pimpaka, invece è stato presentato al Festival di Berlino. Come anticipato, da una parte gli horror, dall’altra il successo di Iron Ladies ha prodotto una pletora di film sul tema del travestitismo; solo quest’anno ben quattro film distribuiti, Iron Ladies II, Saving Private Tootsie, Beautiful Boxer e I’m Lady.
Il 2002 è stato anche l’anno di Ong Bak, la cui eco –anche grazie all’intercessione di Luc Besson che ne ha curato la distribuzione occidentale- ha scosso le fondamenta del cinema d’azione mondiale lanciando una nuova star (Tony Jaa) e una nuova cinematografia, ridefinendo i confini del cinema action locale (e non solo).

Il 2003 è stato un anno di profonda transizione e incertezza. Raddoppiano i film prodotti (si arriva a 48), ma nessuna previsione viene confermata. Preventivati campioni di incassi si rivelano flop, film di genere scarsamente popolare si rivelano campioni di incasso (come My Girl, che si trasforma inaspettatamente nel quarto maggiore incasso della storia del cinema thailandese). Il delizioso Last Life in the Universe vince al Festival del Cinema di Venezia il premio come miglior attore (per Asano Tadanobu) ma si rivela un flop al botteghino. Solo il nome del cinema locale rimane stabile, nonostante tutto, nell’immaginario dei cinefili.

2004: lievi flessioni, conferme e poche sorprese. Mentre l’eco di Iron Ladies e Ong Bak non si è ancora spento, il campione di incassi dell’anno è di nuovo un horror, Shutter, seguito dall’action comedy The Bodyguard. Questo non può che significare che un’immediata proliferazione di prodotti appartenenti agli stessi generi. L’evento dell’anno comunque è –per la prima volta- la presenza di un film locale in concorso al Festival del Cinema di Cannes; parliamo ovviamente di Tropical Malady che si conquista il premio speciale della giuria.

2005. 38 film usciti. La proliferazione di horror e commedie porta alla fine a numerosi flop. Al contempo la qualità media dei film si è innalzata radicalmente e si sta raggiungendo un alto livello di maturità. E’ l’anno di Tom Yum Goong, lo pseudo sequel di Ong Bak, campione di incassi che è stato rapidamente venduto in tutto il mondo, diventando il primo film thailandese ad essere distribuito contemporaneamente in più nazioni. E’ anche l’anno di Invisibile Waves (il nuovo Ratanaruang) ovvero il primo film locale in 25 anni a concorrere in concorso al Festival del cinema di Berlino.

2006. 42 film in uscita (di cui 10 horror). Il quinto film di Apichatpong Weerasethakul, Syndromes and a Century è il primo film locale ad essere selezionato per il concorso ufficiale al Festival del Cinema di Venezia. Hollywood inizia a comprare i diritti di film locali per generarci dei remake (Shutter,13 Beloved…).

Postilla sui Pang
Lungo tutto il decennio si muove parallela la storia dei Pang Bros (The Eye, Diary, Re-Cycle, Bangkok Dangerous), una storia in bilico tra Thailandia ed Hong Kong e che produce numerosi titoli più o meno riusciti ma ormai assai noti anche in occidente. E’ di quest’anno inoltre la prima regia statunitense per i due fratelli, The Messengers.

2006/2007: La svolta?
Qualcosa è cambiato, esattamente dieci anni dopo. Certo ci sono i casi ormai confermati, ovvero i nomi che puntualmente mantengono ogni promessa o quasi. E’ il caso di Pen-Ek Ratanaruang che continua a produrre film deliziosi, intelligenti, raffinati, con ciclicità. E’ il caso dell’autore più noto, Apichatpong Weerasethakul, che prosegue con coerenza la sua strada. Sippapak di film in film continua a sorprendere. Ma non è ai casi o al cinema più alto che si guarda per testare la salute di una cinematografia ma a quello più popolare.

Così, dopo tanti pessimi horror, l’arrivo di Dorm ha fatto gridare al miracolo; raffinato, inventivo, poetico, candido, ben scritto e interpretato, finalmente un film del genere che può competere nei confronti delle agguerritissime nazioni concorrenti. Gli fa compagnia The Unseeable, effettivamente meno inventivo e illuminante, ma raffinato e totalmente competente nella messa in scena e nella resa del prodotto finale.

Al contempo la discutibile incursione nell’universo dei supereroi, parte locali/parte di estetica hollywoodiana, di Mercury Man ha creato un precedente; ovvero un film che finalmente non teme più di mostrare la zona urbana del paese rendendo la Thailandia riconoscibile e marcata come accade spesso nel cinema di Hong Kong. L’attaccamento alla propria cultura rurale e la quasi totale invisibilità di una Bangkok “architettonica” tangibile e riconoscibile è forse giunta al termine.

Tabunfire segna invece un passo avanti e un nuovo livello di consapevolezza, gusto spettacolare ed equilibrio nell’action locale. Non più una sterile demo circense delle capacità atletiche e marziali di noti atleti ma una storia per quanto esile e delirante priva di compromessi e puntata al continuo rialzo, fusa organicamente a buoni effetti speciali. Ricorda il buon vecchio cinema di Hong Kong andato, aggiornato spontaneamente al nuovo millennio (cosa che non è purtroppo riuscita a fare o quasi lo stesso cinema di Hong Kong).

Dopo i primi utili film urlati sembra che la ricerca di un controllo sul prodotto possa portare a nuovi livelli di intrattenimento e qualità.

Segnali, titoli, sussulti, ma con un’entità più brillante del previsto che fa decisamente sperare in un immediato futuro visti anche –ad oggi- i nomi e i titoli in arrivo.

 

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-Introduzione
-Libertà di commistione – Brividi e risate nel cinema Thai
-Alla ricerca di un’identità – I “Katoeys” nel cinema Thai
-L’elogio al peto – La comicità nel cinema thai
-Il futuro – Lo spettro della censura nel cinema thai

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