Le Perle d’Oriente: La Figura Femminile nel Cinema Cinese dei Generi


Da una parte arrivava dalla Cina un cinema storico (di propaganda direbbe arbitrariamente qualcuno) in cui donne forti combattevano al pari degli uomini, affiancandoli, aiutandoli, spesso sostituendoli, come in Red Detachment of Women (Xie Jin, 1960), Third Sister Liu (Su Li, 1960) o Red Guards of Hong Lake (Xie Tian, 1961). Ad Hong Kong invece sembrava arditissimo un buon titolo come Teddy Girls (1969) del pioniere Patrick Lung Kong e qualche King Hu che aveva lavorato sul tema da Come Drink with Me (1966) a A Touch of Zen (1971). In realtà il fatto era che l’allora colonia inglese era in ritardo rispetto alla corrispettiva produzione giapponese che sull’argomento regalerà una sovrapproduzione di difficile censimento.
Ma di lì a poco si sarebbe espressa adeguatamente anche in quel versante regalando un cinema parimenti folle e libero come quello nipponico, ugualmente popolare ma spesso permeato da una maggiore aura autoriale, spessore e poesia, il tutto in salsa pop. Infatti a metà anni ’80 in loco sarebbe esplosa una vera rivoluzione copernicana per ciò che riguarda il cinema. E ovviamente riguarderà anche quello di cui stiamo parlando. Nel mentre si erano avvicendati ovviamente dei segnali, da alcuni film esplosi nella prima new wave locale (di fine ’70, inizi ’80), basti citare gli esordi di Tsui Hark con Dangerous Encounters – 1st Kind o i film di Patrick Tam, a qualche prodotto tardivo degli Shaw Brothers (come non menzionare ad esempio An Amorous Woman of Tang Dynasty o l’originalissimo Intimate Confessions of a Chinese Courtesan?). E’ principalmente una rivoluzione fondata da Tsui Hark e dalla propria casa di produzione, la Film Workshop a scolpire due fondamenti base: il primo una rivoluzione tecnica e tecnologica che si rifletterà nell’immaginario locale rimbalzando in ogni genere, secondo, un cinema di donne particolarmente forti e sfaccettate. Lo scalino iniziale è più difficoltoso perché parte dal cinema al maschile di John Woo (anche se prodotto da Tsui) che in un attimo va a reinventare in toto l’approccio balistico e la messa in scena dell’azione nei generi. In un attimo questa onda si vira al femminile; che sia un cinema prettamente dinamitardo, balistico o di arti marziali una pletora di starlette si fa avanti con prepotenza: Michelle Yeoh, Cynthia Khan, Moon Lee, Sibelle Hu, Chingmy Yau, Jade Leung, Joyce Godenzi, Almen Wong e le due giapponesi Yukari Oshima e Michiko Nishiwaki.
Che siano in lotta da sole, in coppia o in gruppo i film d’azione di cui sono protagoniste sono a livello di intrattenimento e di eccessi pari a quelli dei corrispettivi maschili con la differenza che raramente in questi film si sono mai ottenuti risultati qualitativamente rilevanti e con una complessità cinematografica più alta della media, cosa che al contrario avveniva spesso nel cinema con protagonisti sofferti gangster o poliziotti. Il cinema d’azione locale al femminile è un balocco popolare privo di qualsivoglia spessore autoriale, puro genere, limpida azione, commistione continua, un cinema esile e senza compromessi adorato da un robusto stuolo di fans. Il substrato noir o poliziesco poi non é mai puro visto che, come d’abitudine in loco, è sempre contaminato, vuoi dalla commedia, vuoi dal sesso, vuoi dall’ultraviolenza. Una delle saghe madre è quella di Angel, termine che poi apparirà in numerosi film derivativi a cui si affianca in breve quella di Operation Pink Squad e Inspector Wears Skirt. Ma da qui è un attimo a deragliare nei cloni di Nikita con Black Cat, nel CATIII estremo di Naked Killer o nei gruppi di starlette vendicative come Avenging Quartet o Widow Warriors.
Contemporaneamente o quasi, le produzioni di Tsui Hark donano nuova vita agli altri generi partorendo una pletora di cloni, plagi, e fertili filoni. Da una parte si reinventa il fantasy con la saga di Storia di Fantasmi Cinesi, dall’altra il wuxiapian con l’epopea di Swordsman entrambi in coppia con il coreografo Ching Siu-tung.
Il primo lancia la carriera di Joey Wong e la figura del sofferto fantasma etereo innamorato in cerca di redenzione, l’altro quella di Brigitte Lin e la figura della guerriera ambiguamente sessuale e transgender. Questi titoli generano sia prodotti simili interni alla casa di produzione che un florilegio di imitazioni esterne. Ma non solo. Gli immaginari evocati e tutto il nuovo stile di messa in scena e di evocazione del fantastico inizia a diffondersi come un virus intaccando ogni genere, dalle commedie arrivando all’erotismo con le deliziose follie estreme degli Sex & Zen, degli A Chinese Torture Chamber Story fino a Erotic Ghost Story e terminando nel calderone unico e inarrivabile dei CATIII. Ogni regista è ormai tentato o obbligato a lavorare su questi materiali spesso generando anche prodotti abbastanza unici e degni di interesse come il dittico di Heroic Trio, Moon Warrior, Royal Warriors, New Dragon Gate Inn, Her Vengeance, She Shoot Straight, Beyond Hypothermia e decine di altri.

Sempre dalla fucina di Tsui Hark arriva anche un raro caso di fantascienza hongkonghese con I Love Maria che regala una Sally Yeh agghindata come la Maria di Metropolis.

Ad oggi ad Hong Kong la situazione è vagamente cambiata con un lieve sbilanciamento verso un cinema fantastico più al maschile (la Cina invece sembra avere adottato in toto l’eredità di Hong Kong però senza garantirne ancora le inusitate libertà espressive) anche se l’apparizione di buone attrici atletiche come Jiang Lu-Xia (Coweb, Naked Soldier) ad esempio lascia ben sperare per un cinema al femminile ancora libero, spietato e furioso come un tempo. Di base, soprattutto la messa in produzione di remake e proseguo di filoni noti, ha portato ad una conferma di figure femminili centrali nei vari film, da quelli dello stesso Tsui Hark (Detective Dee, Flying Swords of Dragon Gate, finanche All About Women e The Taking of Tiger Mountain), passando per gli infiniti remake di The Lovers, Storia di Fantasmi Cinesi, Green Snake e poi The Four, Painted Skin e così via. E la ostinata produzione in Cina di film dal titolo di Angel Warriors o Lethal Angels, il proseguo ideale della saga di Naked Killer con il recente Naked Soldier, la messa in produzione di un delirio come Mad Sheila, parodia cheap di Mad Max, l’uscita di oggetti del calibro di Special Female Force (titolo sulla scia diretta della saga di The Inspectors Wears Skirts, tutto sommato dignitoso) lasciano ben sperare per un brillante futuro. O almeno fanno sorridere di nostalgia. Mentre i grandi film di autori che si confrontano con un cinema marziale “affollato” di donne, sia quello del Hou Hsiao-Hsien (The Assassin con Shu Qi) o quello di Xu Haofeng (Judge Archer ma anche The Master) confermano uno spostamento qualitativo anche ai livelli cinematograficamente più rilevanti. E poi Stephen Chow che si fa da parte e offre ruoli perennemente centrali a grandi attrici spalancando le porte dorate della loro carriera o confermandone la propria caratura da Journey to the West a Mermaid.

________

Ancora donne al cinema? Leggete il nostro speciale sulla figura femminile negli horror asiatici.

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

CONDIVIDI: