Animerama


Storia del Cinema d’Animazione Giapponese

Il libro Animerama di Maria Roberta Novielli non è solo storia del cinema d’animazione giapponese, ma è anche un’appassionante storia del Giappone, un mondo a parte, come scrive Giannalberto Bendazzi nella prefazione, citando Lonely Planet: “una Galápagos culturale, la quale vive oggi in armoniosi contrasti di tradizionale e di moderno e la cui cultura è ammaliante, bella, insondabile e decisamente strana”.
Il ricchissimo e accurato indice analitico è una premonizione delle storie e dei nomi annidati quali alberi filogenetici in questo libro: da Goya a Rembrandt, da Schiele a Munch, dalle famose xilografie ukiyoe a la Hokusai Manga, dal kabuki al bunraku, da Kurosawa (Akira e Keita) a Ichikawa Kon (La Storia della Montagna Animata, cel animation), da Švankmajer a John Lennon & Ono Yōko.
La storia del Giappone scorre vivida nelle pagine del libro come in un film ibrido animato, un flusso di storie, in cui vengono ricordati gli emakimono (storie  illustrate su rotoli), i teatri di carta (kamishibai), i benshi (commentatori, le voci del primigenio cinema) fino alle sperimentazioni contemporanee  (l’uso “dell’ipnotica sabbia animata”).
Il libro si addentra nei periodi più bui del Giappone: il militarismo, l’incidente del 15 maggio 1932 (quando giovanissimi ufficiali ultranazionalisti uccisero il primo ministro Inukai nella sua residenza, attentato al quale sfuggì Charlie Chaplin ospite del ministro, ma assente al momento dell’assalto), il Prokino (cinema proletario) violentemente censurato, la guerra e la ripresa “animata” del dopoguerra fino ai giorni nostri.
Il corredo iconografico del libro è sobrio, ma prezioso, perché spesso si tratta di fotogrammi d’archivio di film in Italia quasi invisibili, come i capolavori del precinema e i primi film di animazione.
Come scrive nelle Confessioni Agostino: “… il vedere, in effetti è compito precipuo degli occhi; e tuttavia, di questo vedere ci serviamo anche a proposito degli altri sensi quando debbano esplorare qualcosa da conoscere.”  Leggendo Animerama riusciamo a vedere navi fantasma, spazzacamini, gatti antropomorfi, androidi e ginoidi, nuovi mondi (sekakei, sindrome post-Evangelion), treni per pendolari giapponesi a sei schermi, gli ormai familiari spiriti giapponesi (yōkai, kappa, tengu, onryō e yūrei), attraverso i vari generi del cinema giapponese (come i chanbara, kaidan, fantascienza, musical, e così via).
Animerama è un testo utilissimo nello studio sistematico del cinema d’animazione non televisivo, necessario poiché, come ha rimarcato Bendazzi, “gli studi sull’animazione sono stati finora spesso focalizzati su un film, su un autore, o sul fenomento quantitativo televisivo, e a volte sono il prodotto di un atteggiamento emotivo a acritico (otaku= tifoso degli anime)”.
Nel capitolo dedicato allo studio Ghibli, Novielli ci rivela le complesse architetture visive e metaforiche di Miyazaki Hayao, delle sue eroine come Chihiro de La Città Incantata, alla quale spetta il compito di ridare un senso alle parole, considerate oggi come delle bolle. Anche a questo libro, scientifico studio dell’animazione giapponese, appartiene il potere dell’evocazione dei nomi. Come da un trattato di tassonomia biologica, emergono storie, personaggi dell’animazione, ormai con vita propria: Giovanni e Campanella (nomi italiani!) di Galaxy Express 999, il violoncellista Goshu, Godzilla,  La Principessa Splendente Kaguya (Takahata Isao), la  giovane che scappa e “fende l’aria in una corsa sfrenata, trasformata quasi lei stessa in una spennellata, scura e acuta come la rabbia che la spinge”(Novielli).
L’autrice, docente universitaria, non solo è tra i più autorevoli esperti nel mondo di cinema giapponese (ricordiamo la prefazione dI Ōshima Nagisa alla sua Storia del Cinema Giapponese, e i suoi studi sul J-horror, dalla mitologia al folklore e alla religione e il suo saggio sulla commedia  irriverente in Giappone), ma anche una studiosa di metamorfosi (autrice di Metamorfosi – Schegge di violenza nel nuovo cinema giapponese) e come Paprika di Kon Satoshi, che ci osserva dalla copertina del libro, attraversa mondi e supera barriere.
Preziosissimo sin dalla storia delle origini del cinema di animazione,  Animerama nel capitolo finale mappa l’interessantissima e stupefacente “generazione X” alla conquista del mondo. Speriamo che nel cinema di animazione non succeda come nel mondo vivente, nel quale aumenta la conoscenza delle differenti culture, dialetti, specie, mentre vanno rapidamente annullandosi e scomparendo le diversità fra i vari gruppi umani. La globalizzazione, la crisi economica rischiano di far scomparire proprio le sperimentazioni artistiche e innovative, come le opere di Yokosuka Reiko, rara donna in un mondo spesso maschile, che scopriamo nel paragrafo “animazione e (è) arte”.
Animerama, il titolo scelto per il volume, è un omaggio alla pioneristica trilogia erotica ideata da Tezuka Osamu (quinto capitolo),  ma guardando i film di animazione giapponese e leggendo questo libro, ci viene in mente una poesia di Mario Luzi: “Dove sei? Non ti trovo, anima mia,/ chi ti ha preso- il mondo? Il paradiso? /o ti celi tu nel profondo) / parlami- /Sento che mormorano, talora,  inquieti/ gli elementi/ e insieme  i molti attanti/ dell’essere: uomini, / angeli, il sole,/ l’aria, i venti.”.
Nelle risonanze  profonde, misteriose della luziana parola anima ritroviamo il flusso irrefrenabile e indimenticabile di anime del cinema giapponese.

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