Asian Shock


asiashock

Horror and Dark Cinema from Japan, Korea, Hong Kong, and Thailand

 

Parliamo spesso di buoni volumi e stavolta invece guardiamo ad un testo che rappresenta in toto come non andrebbe scritto un volume del genere, sconsigliandolo e magari facendo risparmiare qualche dollaro ai lettori. Che nostalgia, comunque; era un decennio che non leggevamo più un libro basato su esotismo e “numeri e gusti” più che su analisi e classificazione. La Stone Bridge Press ha distribuito diversi testi sul cinema asiatico del tutto discontinui e almeno due scritti dallo stesso Patrick Galloway (l’altro è Stray Dogs & Lone Wolves).
Questo è un testo che nel 2006 (pochi mesi prima del nostro dossier a dizionario allegato al mensile Nocturno Cinema sullo stesso argomento, Danzando con i Morti) cerca di osservare e raccontare il cinema horror dell’Asia. Qual è il criterio di lavoro? Scegliere 50 titoli che sono piaciuti all’autore e parlarne fornendo prevalentemente la trama e davvero pochissime notizie ad oggi interessanti.
Il tutto trasversale tra nazioni (Giappone, Corea del Sud, Thailandia, Hong Kong e basta) tra gli anni (si va da The Ghost of Yotsuya a A Snake of June) e i generi (ci stanno dentro pure Go, Go Second Time Vergin, Female Prisoner # 701 e Sympathy for Lady Vengeance).
Insomma un calderone di roba a caso, senza nessun criterio di organicità e rappresentabilità. Un fastidio per chi già sa, grossa confusione per chi si avvicina a questo universo. Un pugno di pagine di introduzione, di link e 7 libri di bibliografia non aggiungono molto e il prezzo non propriamente popolare, anche se trovato scontato, lo rendono un testo da lasciare marcire sugli scaffali.

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