Il Nuovo Cinema di Hong Kong


Voci e sguardi oltre l’handover

Di questo volume parlammo già al momento dell’uscita ma ora, una volta letto, è il momento di farne un bilancio più elaborato. Il più grosso rammarico (che non vuole né può essere una critica) è il momento di uscita ovvero aprile 2014. Il fatto è che il 2013 e l’inizio del 2014 hanno mostrato macroscopici sommovimenti interni all’industria cinematografica di Hong Kong. Sommovimenti che il testo non riesce a restituire (e ovviamente non può) anche perché sono sospesi; porteranno ad una continuità e ad una nuova, ennesima onda o saranno un fuoco di paglia? Sarebbe stato interessante quindi leggere un libro a fatto compiuto. Ma poi sarebbe stato compiuto il fatto? Facciamo successivamente caso che i due precedenti, ovvero il libro di Nazzaro / Tagliacozzo e quello di Pezzotta cadono entrambi in date particolari, di passaggio, il 1997 (che forse ha più senso, in effetti) per il primo e il 1999 per il secondo quando ancora c’era da capire a cosa avrebbe portato l’handover. Quindi messa da parte questa curiosità che è più vicina allo sviluppo dell’industria che al volume in sé ci troviamo dichiaratamente di fronte ad un testo che riparte dai testi già citati e che vuole rappresentarne una sorta di prolungamento atto a coprire tutto ciò che era restato in sospeso dal 1997 in poi, quasi un ventennio. Il lavoro è fatto nel migliore dei modi ed è interessante notare il frutto di un periodo di ricerca diametralmente opposto a quello di un tempo quando non c’erano internet né testi dedicati. Il volume centra l’obiettivo.
Composto di quattro anime riesce a restituire il senso del tutto sia per persone già consapevoli del materiale di analisi che -immaginiamo- per i nuovi curiosi.
Quattro anime dicevamo; la prima che è anche la più interessante è un lungo saggio, un percorso che racconta con minuzia e estreme competenze questo nuovo ventennio.
Poi il classico dizionario che va e raccontare 250 film, utile a chi non sa, o vuole recuperare. Tutto molto chiaro e selezionato con gusto e criterio.
Segue un buon numero di interviste e anche qui lode agli autori perché va ammesso che più di una volta risultano utili e preziose nel materiale raccolto.
Infine la parte più ludica e nostalgica: un buon numero di colleghi (incluso il sottoscritto) raccontano la scoperta del cinema locale tramite un film particolarmente rappresentativo (QUI trovate una versione estesa del nostro contributo). Seguono bibliografie, liste e indici.
Se l’inizio è particolarmente cupo e duole che il testo narri una della parti meno entusiasmanti della storia del cinema locale è anche vero che alcuni lampi di entusiasmo affiorano qua e là e verso il finale accendono dei fari di speranza nel buio del terrore di perdita di identità locale.
Un ottimo testo quindi, e anche unico nel suo genere, quindi un fondamentale. Ci auguriamo possa essere evocativo per i giovani spettatori quanto lo furono gli altri volumi per noi, ad inizi carriera quando sognavamo su ogni pagina ed evocavamo scene ben più interessanti spesso del loro corrispettivo reale che a fatica riuscivamo a reperire. E ci auguriamo che i nuovi lettori tra un ventennio possano scrivere un nuovo capitolo come un testimone scambiato lungo una staffetta letteraria e che possano raccontare la storia di un cinema di nuovo grande e unico al mondo.

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