Il Sole si Spegne


Sono pagine dolorosissime quelle de Il Sole si Spegne, pagine che feriscono, affilate come lame, pagine che si infilano sotto pelle e si incastrano negli organi interni del lettore lasciando cicatrici indelebili. Sono pagine dure e indimenticabili quelle che compongono quello che viene semplicisticamente definito, con la solita leggerezza tutta occidentale, Il Gattopardo giapponese. Questa affermazione emerge dal contesto narrativo secondario, ovvero il declino e lo sgretolarsi della nobiltà nipponica del dopoguerra. Ma diametralmente opposte sono le modalità scelte per narrarla. Le pagine coperte di lacrime di Dazai sono più vicine al dolore consapevole e inarrestabile del Buzzati di Un Amore, meno fatalista ma più funereo e con l’autore italiano condivide, oltre al fatto di essere una delle penne migliori del secolo scorso, anche una evidente seppur non dichiarata aderenza ai temi affrontati più che sospetta. Troppe note dolenti, troppi sospiri “vivi” emergono dalla carta per non sospettare un’affronto reale di tanti temi e istanti narrati. D’altronde Dazai Osamu  è solo uno dei tanti scrittori suicidi di quegli anni, da Mishima al suo idolo Akutagawa, la cui morte produsse le prime crisi interiori del ragazzo. Dopo una serie di tentativi di suicidio e una vita burrascosa come quella del co-protagonista del romanzo in questione, all’apice del suo successo, Dazai riesce a togliersi al vita e il suo corpo sarà ritrovato solo alcuni giorni dopo, proprio nella data di quello che sarebbe stato il suo compleanno.

In quanto a Il Sole Si Spegne, ci viene narrata la vicenda di una famiglia aristocratica che dopo la fine della guerra si trova senza il capitale che possedeva nei giorni lieti; di punto in bianco devono accontentarsi di una casa più umile fuori città e devono far fronte ai problemi quotidiani da affrontare senza l’ausilio di servitori. La madre si ammala, la figlia (ovvero la voce narrante) è incapace di far fronte alla propria (im)maturità e suo fratello è una figura lontana scomparsa dopo la guerra e attualmente dipendente da droghe, alcool e vita dissoluta.

Scrittura tesa e fitta, senza fronzoli ma suggestiva e estremamente evocativa. Composta al contempo da una forma anomala che affianca alla narrazione in prima persona una sorta di archivio di fonti esterne, da lettere, testamenti, pagine di diari personali, con una certa efficacia. Il Sole si Spegne è un’opera fondamentale della letteratura e un ottimo accesso all’arte di Dazai Osamu. Una lettura dolorosissima, difficile da dimenticare. Il successivo Lo Squalificato ne è una sorta di visione parallela, quasi uno spin-off.

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