Japanese Cinema Encyclopedia: The Sex Films


japanese cinema encyclopedia: the sex filmsCome un po’ tutti i prodotti di Thomas Weisser ha i suoi pregi e i suoi difetti. Da una parte va ricordato il lavoro pionieristico in era pre-Internet recitato dalle sue riviste Asian Cult Cinema e Asian Trash Cinema, ma dall’altra va ricordato come queste riviste non siano oggi il massimo dell’attendibilità. Considerato che ancora oggi ci sono sprovveduti che danno per buono tutto quel che leggono in pubblicazioni datate, che non certo per negligenze, ma piuttosto per un eccesso di entusiasmo, davano diffusione a imprecisioni e notizie false, bisogna allora ben definire questo aspetto. Le due antologie che l’autore col supporto della moglie dedicò al cinema giapponese sono frutto della sua lunga esperienza nel campo. Nel particolare The Sex Films è l’espansione della precedente esperienza antologica di Japanese Cinema Encyclopedia: The Horror, Fantasy, and Sci Fi Films. Sono molto simili concettualmente, ma è probabilmente questo il volume che Weisser voleva già scrivere con la precedente pubblicazione, che già di suo sguazzava nel sesso quanto nel fantastico come annunciato. Lo spessore critico è ben poco rilevante, risolvendo in molti casi la pratica per ogni film con un riassuntino della trama. D’altra parte vedere questa mole di film è quasi impossibile per un limite fisico e si immagina facilmente come spesso riferisse di cose mai viste. Inutile stare a citare qualche esempio specifico di film, che alla resa dei conti è un oggetto ben lontano da quello descritto dall’autore, oltre tutto dotato di una gran fantasia nell’adattare i titoli, resi talvolta così ridicoli da rimanere nell’immaginario degli appassionati. Si può ben dire che molti titoli anglofoni siano stati proprio coniati dal suo estro e per questo il volume è più un oggetto di culto per nostalgici di tempi ormai andati, che un vero e proprio manuale enciclopedico come si proponeva di essere. Per chi studia il cinema di quei tempi serve spesso, incidentalmente, a rintracciare errori e voci comuni sulle pellicole, mentre per tutti gli altri interessati alla storia di come il corpo femminile e il sesso accompagnarono l’evoluzione del cinema nipponico, è preferibile rivolgere l’attenzione al notevole volume di Jasper Sharp: Behind the Pink Curtain. Là, come nel presente caso, non c’è una introduzione della regina dei roman porno, la divina Tani Naomi, ma certamente si trova lo spessore critico e tutto l’approfondimento necessario alla materia.

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