La Spada del Destino – I samurai nel cinema giapponese dalle origini a oggi


Indice generale:

-Prefazione
-Avvertenze
-Tavola delle epoche storiche giapponesi
-Introduzione
-Dal muto alla seconda guerra mondiale
-La rinascita degli anni Cinquanta
-L’apogeo degli anni Sessanta
-Dagli anni Settanta al nuovo millennio
-Appendice
-Filmografia
-Bibliografia
-Indice dei nomi

L’Italia è un paese strano. Nonostante un interesse di pubblico generico pressoché nullo verso analisi e volumi divulgativi specializzati, a differenza di altri paesi, per citarne uno e sempre lo stesso, la Francia, ha comunque la fortuna di possedere personalità tenaci, autorevoli, finanche irresponsabili sia sul piano della scrittura che in quello editoriale.

In questo modo, nel tempo, contro tutto e tutti, sono spuntati più o meno in sordina volumi assolutamente degni di nota, e macroscopicamente rilevanti in ambito internazionale, nella profondità e completezza di analisi.

Certo, sono stati pubblicati anche instant-libercoli privi di qualsivoglia utilità ma fortunatamente anche volumi abbastanza esaustivi e definitivi al momento della loro uscita, spesso dotati di una certa longevità (basti pensare ad esempio alla ampia vivacità e utilità di due volumi dei tardi ’90 come Il Cinema di Hong Kong – Spade, Kung Fu, Pistole, Fantasmi e Tutto il Cinema di Hong Kong).

E con La Spada del Destino, Stefano Locati segna un altro punto per la cultura asiatica in Italia (dopo l’ottimo Il Nuovo Cinema di Hong Kong). Difficilmente, a breve giro, sarà possibile fare di meglio, al massimo si potrà lavorare in modo diverso ma il materiale trattato regala ad oggi un volume decisamente completo.

Quello che ci attrae di più inizialmente di fronte a volumi del genere sono le scelte base, i perché dell’autore e l’approccio scelto per sezionare e divulgare le centinaia di visioni, le letture e le analisi conseguenti. E Locati ce lo spiega dettagliatamente nei primi capitoli introduttivi che contengono anche alcune delle “zone” più interessanti e vivaci del testo.

Se il volume ha un limite, l’autore lo rivendica subito; nel libro sono trattati solo film ambientati prima del 1868, i jidaigeki; samurai o meno si ferma lì, lasciando fuori dall’analisi anche titoli fondamentali. Ma è una scelta coerente, razionale e ben spiegata (leggere per credere) e possiamo assicurare che non sminuisce il piacere della lettura né la mole di informazioni fornite in più di cinquecento pagine (con sedici di apparato iconografico in bianco e nero).

L’autore non procede (o meglio, non solo) con schede filmografiche o analisi di autori ma avanza per macro-capitoli temporali cronologici all’interno dei quali sceglie comunque dei percorsi da sviscerare, il più delle volte legati appunto a registi, attori, case di produzione o tematiche.
Si va quindi dal muto alla seconda guerra mondiale, passando per gli anni ’50, i sessanta tra pop e crudeltà, i settanta e una panoramica sul nuovo millennio. In coda appendici, filmografia, bibliografia, indice dei nomi.

Per uno spettatore casuale o poco avvezzo al genere, i primi capitoli possono sembrare demotivanti visto che Locati va a sondare film dimenticati, poco noti, perduti, rarissimi, difficilmente reperibili.

Andando avanti il lettore potrà (ri)trovare prima i titoli di film visionati magari durante qualche retrospettiva proposta dai Festival (come durante La Storia Segreta del Cinema Giapponese di Venezia 62) e poi nomi e autori più noti e reperibili.

Ma non è certo un volume ideato per avere conferme, bensì per nutrire scoperte, analisi e organizzazione di materiali; analisi serrata, pulita, a volte quasi enciclopedica come in un altro volume letto di recente, quello su Lovecraft (Lovecraft e il Giappone, a cura di Gianluca di Fratta, 2018).

E i nomi di punta ci sono tutti, da Kurosawa a Gosha, da Mizoguchi a Misumi, da Kitano a Sogo Ishii, passando per Zatoichi, il pinky violence, i Daimajin, Fukasaku e Tsukamoto.

Un libro quindi non facilissimo ma definitivo, un volume da tenere a portata di mano per consultarne e assorbirne la mole mastodontica di informazioni ivi contenute. Un altro tassello di elevatissima caratura all’interno della scrittura cinematografica in Italia. Fondamentale.

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