Mushroom Clouds and Mushroom Men – The Fantastic Cinema of Ishiro Honda


Mushroom Clouds and Mushroom MenSgombriamo subito il campo dai facili entusiasmi: il testo di Peter Brothers non è il lavoro definitivo su Honda Ishiro. È questo il maggiore rimpianto che rimane quando si volta l’ultima pagina dell’altrimenti ben fatto Mushroom Clouds and Mushroom Men. Brothers, nel tentare di spiegare la seminale importanza di Honda ad un pubblico anglofono, si sobbarca un impegno non da poco. Non si tratta, infatti, di convincere per l’ennesima volta del ruolo che riveste e ha rivestito l’originale Godzilla nella cinematografia giapponese e di riflesso in quella mondiale. C’è anche questo, naturalmente. Si tratta di soffermarsi su una poetica e un’idea di cinema in cui Honda crede ciecamente, una sensibilità e uno sguardo sul genere fantastico che non hanno eguali. In particolare, si tratta di trasmettere tutto questo al lettore ignaro dell’immensa produzione del cineasta giapponese.
Il libro è diviso in due macro-sezioni. La prima fornisce una panoramica sulla vita, sulla carriera e i collaboratori di Honda Ishiro. Dall’infanzia fino agli anni di gavetta come assistente alla regia, passando attraverso la guerra mondiale che lo vide coinvolto in prima persona a capo di un plotone e che lo allontanò più volte dalla sua passione principale. Questa parte di Mushroom Clouds and Mushroom Men è un po’ frettolosa e stringata, ma è funzionale per capire meglio alcune scelte stilistiche e cambi di registro che Honda affronterà nei suoi lavori. La seconda sezione è quella più corposa ed è interamente focalizzata sull’analisi dei principali titoli fantasy e fantascientifici diretti dal grande regista. Ogni scheda è corredata da esaurienti crediti ma è priva di apparato iconografico. Brothers, facendosi trasportare dal proprio gusto, esalta e stronca con scarsa obiettività i film presi in esame, soffermandosi pure troppo sulle colonne sonore e le prove degli attori e ripetendosi più e più volte sul talento, innegabile per carità, del maestro degli effetti speciali Eiji Tsuburaya. Con la stessa attenzione investita su questi elementi, si sarebbe potuto approfondire, per esempio, il lavoro di Honda sulla messa in scena e sulla direzione degli attori. Dettagli non da poco che potevano far luce sul lavoro alla regia. Tutto sommato il libro viene a colmare un vuoto ed è sicuramente un acquisto obbligato per chiunque conosca solo le opere più famose di Honda. Per gli esperti, tuttavia, potrebbe non essere così indispensabile.

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