Sex & Fury


Sex & FuryDal piccolo e coriaceo editore francese Le Lézard Noir, il cui nome riesce in un sol colpo ad evocare Edogawa Rampo, Mishima Yukio e di rimando anche Fukasaku Kinji, arriva il primo adattamento occidentale dei manga del leggendario Tarō Bonten. Quattrocentocinquanta pagine circa, di cui molte a colori, per raccontare la storia di uno dei più eclettici autori di gekiga. Dalla guerra all’apprendistato sotte le mani sapienti di Koji Kata nel campo dei kami shibai, l’arte di strada fatta di fogli illustrati e cantastorie, che si ritiene all’origine della nascita dei manga. Mai così la storia di un autore underground era stata eviscerata, con la bellezza di ben due scritti introduttivi, di cui uno è l’intervista fatta dallo studioso del campo Udagawa Takeo. Già autore di interessantissimi tomi, come Manga Zombie e Manga Jigoku Hen, sulla storia dei fumetti per adulti in Giappone, ci consegna un fiume di parole dalla bocca del compianto maestro scomparso giusto qualche anno fa. Non solo manga quindi, ma anche il suo fervore politico deborda, perché, come accadeva contemporaneamente nel cinema degli anni, questo finiva spesso per modellare le opere degli autori. Se la Nūberu Bāgu era rifugio in prevalenza della sinistra rivoluzionaria giapponese, il gekiga era talvolta il corrispettivo del nazionalismo destrorso, ma del quale sarebbe troppo difficile definirne i tratti senza prendersi sufficiente spazio e senza fare necessari distinguo che lo pongono ben lontano e ben più sfuggente di quello europeo. Poi si prosegue ancora sul suo abbandono della scena fumettistica, per un periodo di ricerca spirituale atto anche a perfezionare l’arte del tatuaggio di cui era maestro. Gli incontri con celebrità da questo punto in poi stupiranno molti. Si possono ammirare foto del kimono disegnato dall’autore e indossato per una esibizione di Mohammed Alì in Giappone fino a quella che prova come uno dei tatuaggi sul braccio di Charlie Sheen sia stato realizzato dalla sua mano.

Tutto questo però è contenuto solo nella prima trentina scarsa di pagine dell’opera, che poi ne regala oltre quattrocento di fumetti, che sebbene in alcune parti siano stati scansionati ad alta definizione da altri fumetti, perché gli originali sono andati persi nel tempo, dimostrano ampiamente la grandezza dello stile. Dentro si ammirano diversi estratti delle opere più o meno famose fatte in diversi periodi della carriera, partendo da quelle degli anni ’70 che gli diedero il successo commerciale come Inoshika Ocho da cui furono tratti Sex and Fury e Female Yakuza Tale. Considerando che anche Rica, altra saga storica del sottogenere pinky violence su una teppista mezzosangue, è tratto dalla sua opera, si può ben capire come il suo stile fu fondamentale, quanto quello dei disegnatori sodali dello sceneggiatore Koike Kazuo, per definire l’immaginario di un’epoca. Gran plauso allora all’editore francese, che addirittura pubblica questa antologia poco prima che l’equivalente nipponico vada in stampa. La speranza è che lo stesso volume possa arrivare nel nostro paese dove ultimamente la pubblicazione di gekiga da autori colpevolmente assenti fino oggi, come Kamimura Kazuo (Lady Snowblood) e Tatsumi Yoshihiro (Una Vita tra i Margini), sta finalmente vedendo la luce. E si aggiunga a questo duo, il maestro Mizuki Shigeru, altro allievo di Kata, che dava continui attestati di stima per le nere storie di Tarō Bonten. Forse è tempo di smetterla di sprecare l’inchiostro degli editori sui cloni moderni degli autori di grido e rivolgere piuttosto lo sguardo altrove..

La galleria raccoglie esempi di arte di Tarō Bonten.

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