Sorgo Rosso


Sorgo Rosso di Mo YanÈ noto che la critica letteraria accosti Mo Yan a Gabriel García Márquez. Se il modo di raccontare storie per immagini e descrizioni nitide può avvicinarlo allo scrittore colombiano, del realismo magico latinoamericano fra le righe di Sorgo Rosso c’è poca traccia. Esponente di punta del movimento letterario cinese noto come “ricerca delle radici”, Mo Yan ha dichiarato di cercare la propria terra con la sua opera. Terra in cui piantare le radici, terra da restituire al lettore perché la comprenda in tutte le sue infinite sfumature.
In Sorgo Rosso si procede per situazioni ed eventi che si spostano avanti e indietro sull’asse del tempo. Il narratore è uno solo, ma nella sua vita e nei suoi ricordi, che Mo Yan dispiega come un accavallarsi di memorie, si incrociano personaggi ed età differenti. La mancanza di linearità non confonde, perché di fatto si hanno punti di appiglio precisi cui aggrapparsi durante la lettura. Primo fra questi Yu Zhan’ao, perno intorno al quale ruotano tutte le storie. I suoi amori, le sue guerre, i suoi tradimenti e le sue conquiste sono il filo che lega tutti i personaggi che incontriamo in Sorgo Rosso. Coprendo un arco temporale che va dagli anni ’30 agli anni ’70, Mo Yan non perde mai di vista l’evoluzione della propria terra. L’onnipresente sorgo, che accompagna costantemente le vite dei protagonisti, svolge anche una funzione di riferimento. È sì presente negli eventi più significativi del romanzo, di volta in volta ostacolo e aiuto. Ma è anche, e soprattutto, un riflesso di ciò che accade e di come la terra, la Cina, risponde ai suoi figli. Macchiato di sangue rosso mentre sopporta tragedie o soffice mentre accoglie attimi di passione, il sorgo si offre come depositario di memoria collettiva.
Il testo di Mo Yan è intriso di una violenza bruciante, a tratti insopportabile. Una violenza descritta come fosse, e ovviamente è, un fatto di cronaca che non si può tralasciare. Nel primo dei cinque libri in cui è suddiviso il romanzo, si assiste ad una tortura brutale messa in atto dall’esercito giapponese invasore. Mo Yan la ritrae in ogni particolare, vivida negli occhi devastati dei protagonisti che assistono impotenti almeno tanto quanto è vivida nella mente del lettore.
Va detto che Sorgo Rosso non è pieno di episodi crudi, ma ci vogliono diverse pagine per cancellare la forza di quell’atrocità. Le violenze sono però superate dal calore dei rapporti umani. Il fortissimo legame padre-figlio (rispettivamente nonno e padre del narratore) offre alcune delle immagini più belle del libro. Particolarmente riuscito, inoltre, è l’episodio della caccia ai cani, con il punto di vista dell’autore che si sposta per un attimo. Il lettore è colto impreparato da questo cambiamento improvviso, ma si ha così uno sguardo alla storia assolutamente originale.
Considerato l’opera massima di Mo Yan, Sorgo Rosso è un romanzo indimenticabile e uno dei punti più alti della narrativa contemporanea cinese. Per il lettore occidentale è anche uno dei modi più belli per avvicinarsi ad una terra che la distanza impedisce di cogliere in tutta la sua complessità.

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