Tokyo Nights


Tokyo Nights Raramente mi è capitato di leggere un libro e sentirmi in una specie di corto circuito sensoriale, visto che la mia reazione percettiva era assolutamente prossima a quella ricevuta dalla lettura di un shoujo manga anziché di un romanzo. Infatti la scrittura di questo romanzetto è così leggera e leggiadra da evocare istantaneamente nel cervello del lettore i tratti fini e eterei di un manga delle Clamp.

Esce così finalmente anche in Italia con un ritardo di otto anni Tokyo Nights e non meraviglia quindi che da questo libro di esordio di Ishida Ira, vincitore del Best New Mystery Novel Writer Award, un milione di copie vendute in Giappone, sia stato tratto ovviamente un manga e nel 2004 un buon dorama di successo in undici puntate per la nipponica TBS (vincitore di numerosi premi, oltretutto).

Ikebukuro West Gate Park (questo il titolo originale, scuramente più intenso ma meno memorizzabile per un pubblico italiota) indica una zona di Tokyo composta da un parco ritrovo di giovani, locali, night club, negozi, crocevia di storie di vita, di morte, di immigrati, yakuza, assassini, maniaci, sognatori, otaku, bande rivali, repressi, una fauna stratificata che ben rappresenta, e una volta tanto con una avvertibile sincerità, un universo culturale ben definito.

Dicevamo che lo stile di scrittura è assolutamente candido e leggerissimo, facile e composto, quasi elementare, anche se proseguendo la lettura si fa lentamente più maturo e calibrato fino a giungere a  sequenze suggestive ed evocative.

Il romanzo raccoglie quattro storie, con personaggi comuni che vedono svolgere le proprie giornate in maniera placida e fluida; per loro ogni momento è l’attimo della propria vita, come ogni avventura ad alto potenziale emotivo e rischioso viene affrontata con sistematica e ingenua consapevolezza.

Protagonista è Makoto, un ragazzo oltre il qualunque, percorso da una vita troppo normale e senza nessuna ambizione né alcuna esperienza incisiva alle spalle. Nel corso di 250 pagine si ritroverà suo malgrado a dovere affrontare le proprie debolezze e il proprio sé, fino a diventare pedina fondamentale della zona, un “eroe” popolare coccolato sia dalla polizia che dalle gang. Già l’inizio è all’insegna del lutto. Makoto è costretto ad agire quando una sua amica è uccisa da un misterioso strangolatore della zona. L’omicidio ed altri eventi simili successivi però nascondono un’ulteriore terribile verità.

Nella seconda tranche il ragazzo dovrà servire la yakuza visto che la figlia di un boss è stata rapita, nel terzo dovrà aiutare un immigrato a sfuggire a dei trafficanti e nella quarta dovrà portare la pace tra due bande rivali che stanno scatenando una guerra civile di proporzioni preoccupanti. Il suo essere al di fuori di tutto, il suo conoscere la zona, il suo essere silente spettatore passivo di un frammento urbano isolato dal mondo, lo renderà pedina fondamentale e pietra di volta di avventure urbane coinvolgenti, vedendo sfrecciare di fianco a sé con una rapidità coerente con quella della vita frenetica che appartiene a quella porzione di mondo, l’amore, la morte, l’amicizia, l’odio, la vendetta. Aumentano lo spessore del protagonista una fauna di personaggi secondari spesso surreali e riusciti come lo stesso Makoto.

Non vi è difficoltà di approccio al romanzo nemmeno per uno spettatore casuale (e comunque in coda è presente un breve e pratico glossario dei termini più ostici) quindi è leggibile da tutti e può essere un regalo da fare ad un lettore anche di passaggio, magari orfano morale da Banana Yoshimoto.

 

Cover di manga tratti dal romanzo:

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