Tutti i Figli di Dio Danzano


Tutti i Figli di Dio Danzano Indice generale:

Atterra un UFO su Kushiro
Paesaggio con ferro da stiro
Tutti i figli di Dio danzano
Thailandia
Ranocchio salva Tokyo
Torte al miele

Murakami ritorna nella vena a lui più congeniale e in quella in cui la letteratura giapponese per tradizione ha raggiunto i suoi migliori risultati da sempre, il racconto breve. In questa raccolta dal target decisamente commerciale e  disimpegnato ma da non sottovalutare, come già aveva fatto per l’occupazione giapponese in Manciuria in L’uccello che Girava le Viti del Mondo, e in Underground, saggio in cui andava a indagare le ragioni sociali degli attentati al sarin compiuti nel 1995 dalla setta Aum Shinrikyo, qui Murakami va a rivangare un altro grosso trauma della storia del Giappone degli anni ’90, il terremoto di Kobe. Come in un filo che collega in modo non immediatamente lampante tutte le storie, le immagini di Kobe sventrata e distrutta, rimbalzano nelle menti e nelle esistenze dei suoi protagonisti. In qualche modo tutti i suoi personaggi sono dei sopravvissuti, che continuano a vivere con nascosta nella loro coscienza la consapevolezza di una tragedia che vorrebbero rimuovere, da cui si sono allontanati come se non li riguardasse, ma che li tormenta e richiama costantemente la loro attenzione.

Paesaggio con Ferro da Stiro e Tutti i Figli di Dio Danzano, la storia che dà il titolo all’intero libro, sono i racconti più riusciti e che maggiormente rimangono impressi a una prima lettura anche superficiale. Il primo narra come se stesse dipingendo una sorta di natura morta dei sentimenti, l’instaurarsi di un profondo legame di amicizia tra Miyake, uno strano uomo che è terrorizzato dai frigoriferi e che ha lasciato molti anni prima moglie, figli e parenti a Kobe, e adesso vive alla giornata creando meravigliosi falò sulla spiaggia e Junko, una ragazza che ha anche lei alle spalle un legame familiare travagliato.
Il secondo, forse il più discutibile e complesso, ci parla di un trentenne ancora legato in modo morboso a una madre che sembra non voler crescere e che fa parte di una setta religiosa dai dettami severissimi, e forse di fanatici. Lui non ha mai saputo chi fosse il padre e gli è stata inculcata l’idea assurda di essere un figlio di Dio. Non ci ha mai veramente creduto, fin quando, un giorno in metropolitana non individua un uomo misterioso senza il lobo di un orecchio e lo segue…
Sembra quasi che qui Murakami voglia in chiave surreale e fantastica affrontare il tema,  che si presta a infinite polemiche e interpretazioni, di un popolo giapponese, che in fondo, in fondo, non ha mai smesso di credere fermamente, nonostante i modi cortesi e umili e una ferrea disciplina in una propria diversità o superiorità.

Il mestiere di Murakami, studioso di letteratura anglosassone e traduttore di Raymond Carver in giapponese e che qui decisamente intende ricalcarne le orme, si conferma sicuramente, anche se in modo un po’ discontinuo e con esiti altalenanti da storia a storia, in questo ultimo libro apparso in Italia.
Certo non poco contribuisce l’ottima traduzione dall’originale giapponese di Giorgio Amitrano, che è uno dei pochi che riesca a restituire il fascino della pagina dell’autore, determinando anche così il successo editoriale degli scrittori giapponesi contemporanei presso il pubblico italiano. Per gli appassionati una felice riconferma, per i neofiti e i profani un’ottima occasione per accostarsi a un universo ancora in larga parte sommerso.

In copertina una foto di Sakata Eiichiro.

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