SABATO 12 GIUGNO
h. 14:30
La Hong Kong post sars, all'uscita dell'aeroporto di Chek
Lap Kok, mi accoglie con una scampata multa di 1500 HK $ (circa
150 Euro): tanto puo' costare un mozzicone di sigaretta gettato
distrattamente a terra. Anche sputare, gettare cartacce e
avanzi di cibo per strada, praticamente tutto quanto rientra
nella consuetudine degli honkonghesi, viene scoraggiato da
misure severissime. Hong Kong non e' mai stata tanto pulita.
h. 17:00
Prima destinazione: Shaukeiwan, isola di Hong Kong, complesso
popolare di Ming Wah Dai Ha. Odore d'incenso che brucia sulla
soglia delle migliaia di abitazioni in onore dei parenti morti,
sfrigolio di innumerevoli wok e l'inconfondibile "clatter-clatter"
del mah jong. Sono ospite al quindicesimo piano, interno 1562,
con altri quattro della famiglia Kwok. 30 metri quadrati con
vista su una sopraelevata, un gruppo di grattacieli scrostati,
ed un pezzo di baia. Dall'altro lato della baia, Kowloon,
che insieme a Hong Kong Island costituisce il cuore della
citta'. Il quartiere di Shaukeiwan ospitava fino ad un paio
di decenni fa baraccopoli abusive e boat people; ora e' uno
dei pochi quartieri popolari rimasti nell'isola, occupata
in gran parte da attivita' finanziarie e commercali. A Shaukeiwan
circolano pochi occidentali, e praticamente nessuno parla
inglese, neanche al Seven Eleven.
h. 20:00
Finalmente la mia prima cena cantonese a casa Kwok, a base
di pollo, maiale, frutti di mare, verdure, e pietanze di origine
piu' o meno vegetale, essicate e reidratate, molto amate dai
palati locali. Rientrano in questa categoria anche le popolari
meduse tagliate a striscioline e servite come dim sum. Nel
caso specifico si tratta di una radice fibrosa e sfilacciosa
immersa in una salsa fluida. La cosa ha un aspetto peloso,
tipo una capigliatura dopo uno shampoo, prima del risciacquo.
Tra tutte queste meraviglie, una salsa a base di zenzero molto
buona e semplicissima da preparare. Vi si intingono i gamberoni
cotti al vapore, o -suppongo- altri frutti di mare. Si prepara
mischiando zenzero fresco tritato, aglio tritato, aceto di
riso, un cucchiaino di zucchero, e aggiungendo un filo di
olio bollente a fine preparazione. Si mescola ancora e si
lascia raffreddare.
h. 22:00
Raggiungiamo Causeway Bay con il mezzo piu' economico e divertente:
il vecchio tram su rotaie, affettuosamante chiamato Ting Ting
dagli honkonghesi. L'unico mezzo di trasporto locale non dotato
di aria condizionata, solo 2 HK $ (circa 20 centesimi) per
tutte le destinazioni. Vi e' una sola linea che attraversa
tutta l'isola, partendo proprio da Shaukeiwan. Causeway Bay,
a mezz'ora di tram, e' l'area piu' affollata dell'isola, densa
di negozi, centri commerciali, ristoranti e locali vari, e
dove l'inquinamento e' perennemente sopra il livello di allarme.
I due flussi di persone che si muovono compatte in due direzioni
opposte, dall'alto del secondo piano del Ting Ting, fanno
impressione. La nostra meta e' uno dei tanti bar in uno dei
diversi mostri architettonici che nascondono all'interno ogni
sorta di attivita': alberghi, karaoke, cinema, ristoranti,
tutti impilati uno sull'altro, invisibli dall'esterno. Il
bar Shelter e' al ventisettesimo piano e si raggiunge con
l'ascensore, che si apre direttamente al suo interno. Il locale
appartiene alla fascia un po' piu' raffinata dei bar abitualmente
frequentati dai giovani cinesi, in genere amanti del cantopop
a tutto volume e del rumorosissimo gioco coi dadi. Qui una
birra in bottiglia (cinese, giapponese o europea) costa almeno
48 $ (quasi 5 euro) ma la vista degli altri grattacieli dalle
grandi vetrate compensa il piccolo salasso.
h. 24:00
Sul grande schermo di Times Square (siamo sempre a Hong Kong),
punto nevralgico di Causeway Bay comincia l'Euro Go Go Goal,
evento speciale che seguira' gli europei di calcio. La gente
comincia ad accalcarsi, mentre mi allontano verso la fermata
del Ting Ting. L'Euro Go Go Goal sara' difficile da evitare
nei giorni a venire.
DOMENICA 13 GIUGNO
Big Wave Bay - h. 15:00
Dopo una ventina di minuti sull’autobus, dopo curve,
salite e discese, oltre i campi da golf e le residenze miliardarie,
si arriva all’estremita’ inferiore dell’isola
di Hong Kong. Gia’ alla discesa alla fermata dell’autobus
l’odore dolciastro di crema solare spalmata su qualche
centinaio di persone si fa sentire. Dall’ alto del sentiero
che conduce alla spiaggia si ha un quadro completo della situazione:
tutto lo spazio compreso tra l’inizio della striscia
di sabbia e la rete di protezione anti-squalo e’ uniformemente
occupato dai fanatici dell’abbronzatura e del surf.
Lo spazio personale e’ un concetto quasi totalmente
estraneo ai cinesi in generale e agli honkonghesi in particolare,
quindi invadere quello altrui con piu’ o meno violenza
non e’ maleducazione. Cosi’ un quadratino di sabbia
dove stendere un asciugamano si riesce a trovare Mi guardo
intorno per osservare un po’ la fauna locale.
Gli honkonghesi si muovono sempre in gruppi o in coppia, o
peggio in gruppi formati da coppie. Non sono quasi mai soli,
e se lo sono staranno urlando al cellulare con chiunque debbano
incontrare di li’ a poco. Noto un numero sorprendente
di tatuaggi su gambe, braccia e dorsi intorno a me, soprattutto
draghi e serpenti. Vanno molto anche le capigliature afro
stile anni settanta, soprattutto tra i ragazzi. Ovunque spuntano
tavole da surf, radioline -cosa staranno ascoltando?- e misteriose
merendine gommose che tutti sembrano avere portato con se’.
Ming Wah Dai Ha, Shaukeiwan – h. 24:00
Non vedo l’ora di andare a dormire. Qui nell’interno
1562 del blocco B siamo organizzati cosi: circa 30 metri quadrati
divisi per cinque persone; due vani ricavati dall’unica
stanza, separati tra loro da armadi e tavole di compensato;
la lavatrice e un altro armadio stipano il balconcino, da
cui si accede al bagno. Nel primo vano, il piu’ grande,
con letto matrimoniale e porta a soffietto, ci stanno i signori
Kwok. Nel secondo ci stanno 2 lettini separati da uno spazio
di mezzo metro. In uno di questi, libero dalla sera fino alle
9-10 del mattino, ci sta uno dei figli Kwok. Dalla mattina
fino alla sera e’ occupato dal suo legittimo proprietario,
un altro Kowk che lavora nella HK police e fortunatamente
fa il turno di notte. Io in quanto ospite mi sono aggiudicata
l’altro lettino, libero 24 ore su 24.
MARTEDI 15 GIUGNO
Jusco Tai Koo – h. 16:00
Tra i tanti ipermercati giapponesi a Hong Kong, Jusco e’
il mio preferito. Vi si trovano, come in ogni mall asiatico
che si rispetti, bar, caffe’, cinema e ristoranti, oltre
al supermercato vero e proprio. Jusco non e’ ne’
spettacolare ne’ particolarmente grande, ma vi si trovano
un sacco di cose inutili a prezzi molto convenienti.
Passare un intero pomeriggio all’interno di un centro
commerciale non e’ inusuale da queste parti, soprattuto
quando si soffoca dal caldo umido dell’estate honkonghese.
Questa volta tralascio lo shopping e mi siedo in un caffe’,
dove ho intenzione di approfittare dell’aria condizionata
fino a serata. Voglio provare una specialita’ di cui
ho molto sentito parlare: il “soda float”. Dopo
pochi minuti il cameriere mi porta un gelato alla vaniglia
in un bicchierone, su cui viene immediatamante versata una
lattina di coca cola. Al contatto con l’anidride carbonica
la crema gelato produce una schiuma gassosa che con un fshhh
straripa dal bicchiere, e a questo punto si puo’ mangiare
con il cucchiaino o sorbire con la cannuccia. Scopriro’
in seguito che la paternita’ di questa aberrazione alimentare
e’ contesa tra Hong Kong, Australia e Stati uniti. Arridatece
il gelato fritto!
Kowloon – h. 24:30
Il programma per la serata si prospetta terrificante: il Flamingo
Bar di Kowloon. Un ascensore che puzza di vomito, pilotato
da un omino grigiastro seduto su uno sgabello, arranca fino
al quinto piano. Neon blu e rosa e lucine ad intermittenza,
sul tavolino salatini verdognoli che odorano di cibo per pesci
rossi. Mi aspetta la visione coatta dell’Euro Go Go
Goal in quattro megaschermi con commento in cantonese, il
volume al limite della violenza acustica. Giocano Repubblica
Ceca e Latvia. Intanto le aziende di Hong Kong prevedono un
picco di assenze per malattia, considerato che le partite
andranno in onda dopo la mezzanotte, almeno secondo quanto
riportato dal South China Morning Post. Per quanto mi riguarda
preferirei andare in ufficio piuttosto che passare tutta la
serata qui, circondata da gruppuscoli di impiegati mezzi sbronzi,
in camicia e cravatta allentata che sbraitano chissa’
cosa.
VENERDI 18 GIUGNO
Tsim Sha Tsui, Kowloon – h. 17:00
Area di Kowloon densissima di bar e locali, karaoke, cinema,
centri commerciali, ristoranti, stand che vendono noodles
untissimi, illuminato da neon colorati giorno e notte, TST
e’ forse la trappola per turisti piu’ grande del
mondo.
Sulla Nathan Road il decadente complesso di Chunking Mansions,
celebrato in Chunking Express di Wong Kar Wai, e’enorme.
Difficile spiegare che cosa sia veramente un mostro metropolitano
del genere, che potrebbe essere concepito solo a Hong Kong.
Dall’esterno appare come un fatiscente condominio di
vari blocchi, ma all’interno e’ un ipercubo labirintico
in cui si ha la sensazione di poter perdere la strada per
sempre. Citta’ nella citta’, vero e proprio ghetto
per stranieri, popolato da viaggiatori squattrinati, immigrati
clandestini in cerca di lavoro, spacciatori e massaggiatrici.
Al suo interno gli spazi claustrofobici, molti dei quali mai
baciati dalla luce del sole, sono articolati in piccoli alberghi
e guest house, ristoranti indiani economici, negozietti a
buon mercato che vendono di tutto.
Do’ un’occhiata in giro, e dopo aver respirato
abbastanza aria viziata che sa di curry e di piscio, e dopo
aver rifiutato qualche rolex falso, ritorno sulla Nathan Road
per la mia vera missione: un’orgia consumistica di VCD
e DVD.
L’ossessione honkonghese per tutto cio’ che e’
nuovo e recente ha indubbi risvolti positivi. Nei vari negozietti
specializzati nella vendita di VCD e DVD il prezzo dei titoli
che hanno almeno tre anni scendono a 10 -15 dollari (1 euro
e mezzo circa), mentre per le novita’ i prezzi vanno
dai 60 ai 100 dollari. Inutile crucciarsi se il prodotto sia
piratato o meno: non vi e’ differenza percettibile,
ne’ nella sostanza ne’ nel packaging. Se il prodotto
e’ difettoso, lo si riporta indietro con lo scontrino
per la sostituzione, originale o copia che sia. Intanto i
prezzi stracciati hanno decretato la fine ingloriosa di Blockbuster,
che almeno in questa parte del mondo ci ha lasciato, forse
per sempre.
Causeway Bay - h. 22:30
Stasera sono coinvolta in uno spaccato di vita sociale honkonghese
di cui farei volentieri a meno, ma visto che devo scrivere
queste pagine mi rassegno, per onor di cronaca. L’appuntamento
e’ davanti ad uno dei centri commerciali di Causeway
Bay, destinazione un karaoke per una reunion di ex-compagni
di classe.
Una tipica sessione di karaoke si svolge in modo completamente
diverso dalla variante occidentale in cui ci si umilia piu’o
meno ubriachi in pubblico. Qui viene privilegiata la dimensione
privata, e i karaoke bar assomigliano piu’ ad albergi
che locali. C’e’ una vera e propria reception,
e da lunghi e stretti corridoi imbottiti si accede a decine
di camere insonorizzate, che si affittano con prezzi che si
aggirano intorno ai 1000 dollari per poche ore. La tariffa
comprende spesso la cena e i salatini, ma esclude i drink.
Un cameriere entrera’ ed uscira’ dalla stanza
per le varie ordinazioni.
Ma che ci troveranno gli abitanti dell’Estremo Oriente,
dalla Cina al Giappone a rinchiudersi tutti insieme in una
stanza a cantare canzoni idiote e ad ubriacarsi, con l’aggravante
di uno dispiego di tecnologia ben superiore all’utilizzo
effettivo? Al terzo giro di tequila slammer smetto di farmi
domande e quasi quasi trovo il karaoke divertente.
MERCOLEDI 23 GIUGNO
Wan Chai - h. 16:00
E’ possibile attraversare gran parte della Hong Kong
Island camminando sospesi a qualche decina di metri da terra,
senza mai scendere. Un sistema di scale mobili e passaggi
sopraelevati collegano edifici pubblici e centri commerciali,
articolati secondo livelli successivi su un asse verticale.
Arrivata alla stazione di Wanchai, mi immetto su una di queste
sopraelevate pedonali e seguo le indicazioni per il China
Resource Building, dove devo richiedere un visto per la Cina.
L’ufficio chiude tra un’ora.
Attraverso, osservandoli dall’alto, vari isolati di
questo ex-quartiere popolare. Ovunque nightclub a hostess
bar. A Wan Chai si trovano anche tra i bar e i pub piu’
movimentati dell’ Island, dove hanno trovato successo
le cosiddette filipino band, che suonano cover di rock and
roll di fronte a piccole folle di ubriachi britannici e hostess
thailandesi. E’ ancora presto, ma gia’ si vedono
alcuni inglesi sudati alla prese con le prime pinte e alcune
mamasan asiatiche ciondolare fuori dai locali.
Proseguo attraverso un enorme edificio con una hall circolare,
e dopo un po’ ritrovo la strada verso l’ufficio
dei visti, attraverso un centro commerciale su sette livelli,
dove mi perdo a curiosare in giro.
Mid Levels, Central – h. 17:30
L’ufficio dei visti ormai e’ chiuso e vi rinuncio.
Dal momento che sono vicino a Central decido di visitare una
conoscenza che abita nei Mid Levels, una zona residenziale
abitata in gran parte da gweilos (gli occidentali, in slang
hongkonghese). Appartamenti, caffe’, ristorantini e
negozi d’artigianato si snodano su strade che si inerpicano
e poi scendono lungo la collina. Se non fosse per il caldo
che ammazza, parrebbe quasi di essere a San Francisco. Qui
pero’ le salite sono rese piu’praticabili da uno
dei sistemi di trasporto pubblici piu’ geniali del mondo:
una scala mobile che sale per chilometri fino in cima alla
collina. Ci si piazza comodi comodi con un gomito appoggiato
sul corrimano e si guarda la citta’ scorrere di fianco
a noi. Per tornare indietro, si possono scegliere gli scalini
di pietra che scorrono paralleli alla scala mobile, oppure
si aspetta che il Mid Levels Escalator vada in senso inverso,
dalle 8 alle 10 del mattino, per scendere insieme ai pendolari.
La mia amica vive in una minuscola stanzetta al quarto piano,
proprio di fianco all’Escalator, e divide l’appartamento
con un’altra expat di origine britannica. Si sta preparando
per la sua apparizione bisettimanale alla TVB Pearl (ore 19.55,
previsioni del tempo) pescando vestiti e scarpe dai mucchi
sparsi sul pavimento.
C’e’ giusto il tempo per un caffe’(quello
piu’ popolare a Hong kong e’ un beverone di caffe’
ghiacciato, latte e zucchero); uscite di casa riprendiamo
l’escalator e dopo pochi minuti saltiamo giu’
in corrispondenza di uno dei cafes europei delle stradine
laterali.
LUNEDI 28 GIUGNO
Hung Hom Station, Kowloon – h. 15:00.
Ottenuto finalmente il visto per la Cina, sono in partenza
per Shanghai con il treno diretto. L’arrivo e’
previsto per domani pomeriggio. Ho prenotato al CTS (China
Travel Service) la cuccetta detta hard sleeper, ossia la piu’
economica, l’ultima in alto, su cui dovro’ arrampicarmi
evitando di pestare le teste degli altri passeggeri. Non c’e’
una scaletta, ma solo un minuscolo predellino da cui bisogna
trovare sufficiente forza propulsiva per raggiungere la cuccetta.
La maggior parte della gente intorno a me parla mandarino;
molte donne portano l’inequivocabile gambaletto color
carne alla caviglia con i sandali di plastica. Mi rassegno
a piu’ di venti ore di viaggio. Dal finestrino le colline
dei New Territories hanno lasciato il posto agli orrendi replicanti
architettonici di Shenzhen, Las Vegas d’oriente, esperimento
neoliberista di Deng sospesa tra la SAR di Hong Kong e la
Cina vera e propria.
A cura di Molly
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