16th Florence Korea Film Fest


 

Firenze, 16th edizione

(23 marzo – 30 marzo 2018)

Giunto alla sua veneranda sedicesima edizione il Florence Korea Film Festival si conferma come uno degli eventi strettamente fondamentali per gli appassionati di cinema coreano e di cinema tout court. E’ uno dei Festival sbocciati in un periodo magico e che con ostinazione e tenacia ha continuato a rinnovarsi fino ad oggi, come l’udinese Far East Film Festival o il bolognese Future Film Festival.

Evento fondamentale, dicevamo, per gli appassionati di cinema asiatico, di cinema coreano ma anche di cinema in generale vista l’occasione sempre più rara al giorno d’oggi di poter fruire come dovrebbe essere solito, di certi titoli su grande schermo in un paese in cui la pluralità dovrebbe essere vista come normalità e invece è ormai eccezione.

Il Florence Korea Film Festival ha centro nevralgico in una sala cinematografica “ordinaria”, tale da rendere la visione molto diegetica a quella naturale e macroscopicamente informale. L’impressione che ci si fa è quella di un Festival frequentato principalmente da due tipologie di pubblico, uno sensibilmente specializzato in materia e un altro generico, fortemente curioso, cinefilo e locale. Manca forse una tipologia intermedia ma già così l’evento fiorentino possiede un raro equilibrio; proporre titoli di sicuro interesse e dare gli ospiti, numerosi e sorprendenti nella loro rilevanza, in pasto ad un pubblico fortemente motivato e interessato e in numero tale da non sfiancarli nella loro proverbiale disponibilità.

I colpi grossi di questa edizione erano probabilmente il film d’apertura, The Fortress di Hwang Dong-hyuk (con regista in sala), la visione su grande schermo dell’avanguardistico action The Villainess di Jung Byung-gil e quella di Along with the Gods, il vero caso cinematografico dell’anno e secondo incasso della storia in patria. Per quest’ultimo erano presenti regista, produttore e protagonista, il talentuoso Ha Jung-woo a cui il Festival ha dedicato una serie di proiezioni (sette, di cui un film da regista); l’attore ha anche presieduto una masterclass.

Non sono mancati titoli di enorme interesse, vecchi e nuovi, in sezioni parallele, una sulla classica separazione tra Corea del Nord e del Sud, un occhio all’horror con il film The Mimic, uno sguardo al cinema indipendente e uno ai cortometraggi. Insomma, i titoli interessanti dell’anno c’erano quasi tutti (incluso il successo di A Taxi Driver che si è conquistato il primo premio) e altri ne spuntavano qua e là a sorpresa tra cui diversi capolavori riconosciuti (uno su tutti, My Dear Enemy).

Al di fuori del cinema c’è stato spazio per altre attività a tema di alterno pregio e interesse. Sicuramente la più illuminante è stata la mostra fotografica Imaging Korea – Oltre i popoli, la terra ed il tempo, ospitata in una location di straordinario e suggestivo pregio, Villa Bardini, dalla quale si gode di un panorama sulla città indimenticabile. La mostra presentava foto di diversa qualità e intensità ma alcune raggiungevano picchi qualitativi e artistici decisamente inediti e sorprendenti.

Ci ha sorpreso anche il pregio del catalogo del Festival, centocinquanta pagine a colori in formato quadrato, ricche e informative, in parallelo all”opuscolo” portatile con il palinsesto su cui possiamo fare l’unico appunto: nel programma del Festival tra le informazioni segnalate, titolo, durata, titolo coreano, traduzione, regista e varie traduzioni farebbe comodo leggere anche l’anno di produzione (e anche il genere?) in modo da contestualizzare in fretta i film almeno temporalmente senza dover andare alla singola scheda in coda.

L’evento fa parte di una “primavera di cinema orientale” fiorentina ospitata dal cinema La Compagnia che accoglie ad aprile il Middle East Now (cinema del Medio Oriente giunto alla nona edizione) e a maggio il Dragon Film Festival (quinta edizione per un evento votato alla Cina).

Le recensioni dei film:

The Terror Live

Along with the Gods: The Two Worlds

As One

The Chaser

The Handmaiden

My Dear Enemy

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