17th Florence Korea Film Fest


Firenze, 17th edizione

(21 marzo – 29 marzo 2019)

A differenza del Dragon Film Festival, evento dedicato al cinema cinese che si tiene nello stesso luogo alcuni mesi dopo, Festival particolarmente di “scoperte”, il Florence Korea Film Fest, si rivela ormai come un focus di conferme.

L’intero evento, giunto alla sua diciasettesima edizione, nel corso di nove giorni ruotava fondamentalmente intorno a due fulcri principali. Il primo e il più promosso era la presenza di due ospiti speciali, il regista Kim Jee-woon (Il Buono, Il Matto e il Cattivo, I Saw the Devil) e -soprattutto- l’attore Jung Woo-sung.

Entrambi sono stati protagonisti di più momenti; non solo una Master Class mattutina, piacevolmente affollata, in cui la rappresentanza sul palco e pubblico potevano confrontarsi sul mondo del cinema vissuto dalle due star (e in questo senso, le prossime edizioni magari potrebbero calibrare meglio il momento e tenere un tenore più specialistico vista la presenza di tanti studenti di cinema). Ma i due ospiti si sono dimostrati particolarmente disponibili visto che (e qui va preso atto che c’è una differenza netta e in positivo rispetto ad altri Festival, magari dovuta ad un pubblico meno abbondante, ma c’è) hanno presenziato più di un film, risposto a sessioni di domande dopo i titoli di coda, dato totale disponibilità a lunghe sessioni di autografi e selfie.

Il climax dei due è stata la proiezione del venefico Illang – Uomini e Lupi, in cui hanno collaborato rispettivamente come regista e protagonista. Se di Kim si è proiettato solo il già citato ultimo film, a  Jung Woo-sung era dedicata un piccola retrospettiva che includeva sei titoli (Beat, A Moment to Remember, Scarlet Innocence, Asura: The City of Madness, The King e Illang).

L’altro fulcro su cui poggiava il Festival è stata la proiezione, su un meritato grande schermo, per Burning, l’ultimo immenso film di Lee Chang-dong.

Conferme dicevamo. Il Festival non si è lasciato sfuggire gli ultimi titoli di altri grandi nomi del cinema coreano ovvero l’ultimo Kim Ki-duk, l’anomalo Human Space, Time, and Human e l’inesorabile seppiato Hotel by the River di Hong Sang-soon.

Faceva anche buona mostra di sè The Witch: Part 1. The Subversion di Park Hoon-jung, regista e -soprattutto- sceneggiatore che stimiamo particolarmente, autore anche dello script di I Saw the Devil di Kim Jee-woon.

Conferme, certo, ma non che questo avesse eliminato del tutto la presenza di altri film laterali e anche di qualche piccola sorpresa. Il classicone del melodramma A Momento to Remember, l’acclamato pasticcio Asura: The City of Madness, l’imperfetto ma intenso Miss Baek, l’incomprensibile successo horror Gonjam: Haunted Asylum e l’apprezzatissimo dal pubblico The Spy Gone North ennesima narrazione sul conflitto tra le due Coree. Ma forse i titoli più interessanti si trovavano scavando nelle sezioni e tra titoli meno “chiacchierati”.

In primis After my Death, opera nichilista e funesta di Kim Ui-seok con protagoniste delle ragazzine accusate della morte di una coetanea; montaggio ad incastro, suicidi, disperazione ed echi lontani del buon cinema coreano di genere in coda al periodo nella new wave horror dei ’90. Altro titolo che ci ha incuriosito è stato Dark Figure of Crime di Kim Tae-gyoon, un inusuale thriller rurale con serial killer; pacato, ben scritto e poco sensazionalistico.

Imperfetto ma ugualmente a tratti intenso Clean Up di Kwon Man-ki che però vanta un poster particolarmente riuscito.

Al di fuori del palinsesto principale il Festival ha offerto dei pacchetti di un’ora di cortometraggi per ben 5 giorni intorno a metà pomeriggio, con proiezioni nella sala MyMovies.

Va infine citata la mostra tenutasi allo IED (via Maurizio Bufalini) intitolata 100 Anni di Cinema Coreano e che esponeva sulle pareti dell’Istituto Europeo di Design alcune decine di poster di film coreani degli ultimi 20 anni, da classici a titoli meno noti.

[tutte le foto originali sono ©Asian Feast / Palonero]

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