61° Mostra Internazionale di Arte Cinematografica di Venezia


2004-Mostra VeneziaVenezia, 61° edizione

01 Settembre – 11 Settembre 2004 )

E’ stata una strana mostra quella del 2004. Anomala. Frammentaria. Tagliata a colpi di katana in fette precise e perfettamente delineate mentre il sangue che usciva dalle ferite ha ovattato i bordi facendo trasfigurare i confini di una zona nell’altra.

E’ stata la mostra in cui volendo non ci si poteva addormentare o volendo non si poteva dormire. E’ stata la mostra che iniziava prestissimo e spesso, grazie ai colpi sparati dagli organizzatori no(c)turni dell’ “Italian Kings of the B’s”, finiva tadissimo.

E’ stata una mostra divisa in tre parti, non fisiche ma puramente mentali.

La mostra della passerella, dei contentini ai fans e dei classici film divisi equamente tra Hollywoodate e film da festival.

La mostra della riscossa del vecchio cinema italiano incazzoso e popolare.

La mostra che ha segnato l’assalto violentissimo e la vittoria morale assoluta del cinema asiatico.

Tutto questo grazie al nuovo direttore, elogiato, bistrattato, ma grazie a lui.

Prima di trattare in dettaglio la Nostra mostra, ossia quella asiatica, voglio sbriciolare delle schegge di ricordi per creare una specie di clima da festival scritto, e per dare una vena di nostalgia ai presenti e una minima idea dell’evento agli assenti.

E’ stata la mostra degli ospiti a passeggio da soli in giro, Tim Robbins, Abel Ferrara, Spike Lee, di Tarantino assaltato da frotte urlanti “i lov gechi brau!!!”, di volti noti che ti passano a fianco, Ghezzi (sempre), Paolo Villaggio, Marzullo, Lillo e Greg e lo staff di Stracult, attori e attrici e facce che ti fanno ripetere “io quello/a l’ho già visto/a”, fino all’incontro/scontro col principe Emanuele Filiberto con moglie. E’ stato l’anno degli ‘orribboli leoni’ e del muro del pianto di Gianni Ippoliti dove il pubblico è invitato ad appendere la propria stroncatura. L’anno in cui nessuno è riuscito ad entrare nemmeno con l’accredito e l’anno in cui tutti sono entrati anche senza accredito. L’anno in cui qualsiasi cosa da mangiare o bere costava 3,50 €.

L’anno di Tarantino superstar che porta le proprie copie devastate dei film italiani.

L’anno delle ragazze vestite da cowgirl che distribuivano depliant contro la pirateria, dei bambini che assaltavano l’esposizione di auto sportive, di Joe Dante che per entrare mostrava, timido, il proprio accredito. L’anno del festival alternativo dei no global e del loro ‘orribbolo leone’ costato nulla.

Capita di sentire le ragazze parlare schifite di un film in tre episodi. Dicono che uno dei tre è offensivo della sensibilità femminile, disgustoso, insostenibile. Parlano di Three…Extremes. Capita anche di andare a vedere questo film in una saletta periferica, l’Astra (un piccolo cinema) per far incastrare gli orari, e di vedersi arrivare Quentin Tarantino insieme ad uno degli “Amici di Maria De Filippi”, schivare le foto dei fans con l’argomentazione “le foto fatte in un cinema sono come le foto fatte in chiesa” e poi sentirlo ghignare ad alta voce, durante la sequenza del film in cui Miriam Yeung si abbandona alla pulizia del cavo orale.

I primi giorni c’è stata anche un’ invasione di giapponesi ben vestiti. Per cosa erano lì? Per un evento, ossia l’anteprima mondiale dell’ultimo capolavoro di Hayao Miyazaki, Howl’s Moving Castle. Infatti tutti questi giornalisti, che non hanno fatto altro che riprendere, intervistare e documentare l’evento, dopo 2 giorni erano scomparsi. File da centinaia di metri, pubblico rimasto fuori, cosplay in giro per la mostra, dieci minuti di applausi e pubblico in piedi, uniti alla qualità elevata del film, una immensa fetta di cinema, dimostrano quanto in Italia pubblico e critica siano ciechi, visto che nessuno ha parlato adeguatamente del film. Clima anti pirateria alle stelle, responsabili del film erano presenti sia quando il film è stato ‘montato’ (l’hanno portato, hanno assistito al montaggio e se lo sono portato via) sia quando è stato proiettato, oltre al divieto severissimo di introdurre video e fotocamere, tramite perquisizioni personali (logicamente finite a tarallucci e vino dopo un paio di palpate a degli sfigati).

Per i fans ‘der budello’ c’era una doppia attesa. Una doppia dose di Takashi Miike, presente sia con un corto nel film ad episodi Three…Extremes sia con quello che probabilmente è stato il vero capolavoro del festival, il difficile, pesantissimo, immenso Izo.

Takashi Miike regalava sorrisi a tutti, ha posato per decine di foto e ha firmato autografi in quantità ancora più alta. Ancora più simpatico il suo attore, Kazuya Nakayama che si è trattenuto con il pubblico per molto tempo facendosi immortalare da decine di macchine fotografiche per quasi mezz’ora.

Il mondo scopre e si dimentica immediatamente degli insulti e pregiudizi lanciati contro Kim Ki-duk per il suo L’Isola, vedendo il suo nuovo film, Ferro 3 – La Casa Vuota, un prodotto anomalo e molto più dolce del solito, con pochissima violenza, zero sesso, una regia suntuosa e esente da violenze sugli animali. Il vincitore del pubblico, assolutamente.

E poi un grande ritorno a Venezia, Shinya Tsukamoto porta il nuovo Vital, stupendo film sull’amore vissuto attraverso la morte, dolce e pulitissimo. Siamo più sullo stile di Snake of June, rispetto ad altri film del passato, ma questo è ancora più platonico e controllato. Un film davvero bellissimo e viscerale. Come le due attrici del film, Nami Tsukamoto (vista anche in sala da sola a vedersi Koi No Mon) e Kiki, brave e belle, presenti al festival, insieme al regista, spesso intervistato in cojorama e ad Asano Tadanobu, intravisto con jeans e una t-shirt sdrucita di un gruppo rock, recarsi verso la spiaggia a fare il bagno (ricordiamo che l’attore recitava anche in un altro film presente al festival, Cafè Lumiere di Hou Hsiao Hsien).

Se il festival si apriva (asiaticamente parlando) con Throw down di Johnnie To (film che faceva coppia con Breaking News, passato invece a Cannes) chiudeva invece con Steamboy, l’ultimo faticoso parto di Katsuhiro Otomo (il papà di Akira) mostrando un festival molto lungimirante e ‘libero’, aperto con forza anche all’animazione (oltre Steamboy e Howl’s Moving Castle, c’era il coreano Sky Blu e il promo del nuovo film in 3D di Final Fantasy VII: Advent Children).

Ma non finiva qua. La truppa proveniente dall’estremo oriente aveva molte altre cartucce, alcune collaudate altre del tutto a sorpresa. Il nuovo Hou Hsiao Hsien (Cafè Lumiere) e l’epico urbano Yuva del grande regista indiano Mani Ratnam, The Hand, l’episodio di Wong Kar-wai del film collettivo Eros e un wuxia malese La Principessa del Monte Ledang. Seguivano altri film meno noti o attesi ma non per questo incapaci di sorprendere e appassionare. Il folle Koi No Mon, oltre al pazzo universo cosplay che mette in scena regala allo spettatore dei cameo sorprendenti, tra cui Shinya Tsukamoto e Takashi Miike. Marebito, nuovo film del regista di Ju-On recitato da un onnipresente Shinya Tsukamoto (quest’anno erano 3 a 3 con Miike). Inoltre, ad accompagnare gli altri titoli dall’est, il grande Low Life del maestro del cinema coreano Im Kwon-Taek, il taiwanese Uninhibited di Leste Chen, The World di Jia Zhangke, Hudie di Yan Yan Mak mentre nella sezione corti veniva presentato Coleridge’s Couch, un cortometraggio diretto da Angeles Woo, la figlia del noto John Woo.

Di ritorno dal festival ci rimane in testa la premiazione di Kim Ki-duk, il suo salire sul palco e il suo omaggio al maestro Im Kwon-taek, le ore passate sulle scale del Casinò a guardarsi intorno, a rilassarsi, a chiacchierare dei film con gli amici, i sorrisi di Miike e la presenza delle attrici di Tsukamoto, le onde della laguna e i tramonti ovattati dalla ost di Kill Bill sparata in loop da degli altoparlanti.

In questo speciale abbiamo raccolto il nostro materiale veneziano, cover, brochure, foto di scena, foto e basta e anche qualche breve filmato di qualche passerella importante, da scaricare.

Alcune foto presentano solo frammenti di festival, architetture, scene di massa che se non hanno un senso immediato possono però far partecipare almeno a livello emotivo chi a Venezia non c’era.

Troverete inoltre le recensioni della maggior parte dei film passati al festival (altre verranno inserite col tempo). Si ringraziano tutti i collaboratori che hanno partecipato allo speciale con foto, recensioni, filmati e altri materiali.

 

Immagini di una Mostra invasa d’Oriente:
Takashi Miike, Shinya Tsukamoto, Fruit Chan, Park Chan-Wook, Matsuo Suzuki, Tadanobu Asano, Nami Tsukamoto, Kiki e altri…

 

BONUS

Piccoli diversivi e le Brigate Cantonesi a Venezia

 

A lato: Luoghi, Pubblico, Leoni delle Giornate Veneziane


(Tutte le foto di Senesi Michele e Martina Leithe Colorio. Elaborazioni di Martina Leithe Colorio e Francesco Torchia)

 

CONDIVIDI: