38° Sitges


2005-SitgesSitges (Barcellona- SPAGNA), 38° edizione

( 09 Ottobre – 18 Ottobre 2005 )

Di certo Barcellona non ha bisogno di presentazioni, anche se Sitges non è proprio Barcellona bensì un delizioso paesino di mare e design a mezz’ora dalla città. Sicuramente neanche il “Festival di Sitges” è sconosciuto, ma forse nessuno avrebbe scommesso che quello che era nato nel lontano 1968 come la “Settimana Internazionale di Cinema Fantastico e di Terrore” sarebbe diventato il primo festival di cinema fantastico del mondo. Ebbe si, il rinominato da qualche anno, “SITGES, Festival Internacional de Cinema de Catalunya” è dopo 38 edizioni un appuntamento fisso per gli amanti del genere e non solo. Due tendenze si affermano anno dopo anno nella manifestazione; lo sguardo al cinema fantastico e di terrore più underground, nascosto e diverso, e l’attenzione verso l’innovazione tecnica, visiva e tematica. La cinematografia asiatica è importante in entrambi i fronti e perciò all’interno del festival occupa una posizione decisiva. Quest’anno il festival ha presentato più di una cinquantina di titoli asiatici distribuiti nelle diverse sezioni, con una presenza maggioritaria della produzione della Corea del Sud, Giappone, Hong Kong e Cina ma anche vantando film provenienti da Tailandia, India, Taiwan, Malesia, Vietnam e Indonesia.

Sezione ufficiale Fantastic 

Anche se la sezione “Premiere”, la più importante e dedicata a film più o meno commerciali, non ha contato nessuna partecipazione asiatica, la sezione riservata al migliore cinema fantastico e di terrore dell’anno ha compensato abbondantemente con 8 titoli. Il primo film proiettato è stata l’ultima avventura di Takashi Miike, The Great Yokai War, che già due anni fa aveva ricevuto per mano di Tadanobu Asano il premio “Machina del temps” per Gozu, allora allucinato per il pienone in sala per vedere il suo film. In quest’occasione l’ambasciatrice ufficiale della guerra degli Yokai è stata l’attrice giapponese Chiaki Kuriyama (Battle Royale, Kill Bill), che interpretava la perfida Agi e che nel suo passaggio per il festival si è dimostrata un angelo cool seguito da una corte di parrucchieri, stilisti, truccatrici che tenevano d’occhio il suo look in ogni momento. 
Altri due film che, come quello di Miike, sono stati anticipati dalla mostra di Venezia sono stati Seven Swords, di Tsui Hark, che è stato premiato come miglior fotografia, e Sympathy for Lady Vengeance che è stato presentato personalmente dal regista Park Chan-wook, che, anche se in preda ad un potente raffreddore ci teneva ad essere al festival che l’anno scorso gli aveva concesso il premio alla migliore regia per Old Boy. In quest’edizione, è stata premiata Lee Yeong-ae come migliore attrice. 
E se il festival veneziano aveva anticipato questi titoli in Italia, il festival di Sitges ha proiettato in questa sezione alcuni film che poi sono stati presentati anche al Festival di Torino. E’ il caso di Election, di Johnnie To che dopo l’apoteosi a Cannes l’anno scorso arriva come uno dei thriller asiatici del 2005. Con un montaggio trepidante e una storia semplice ma potente, assieme ad interpretazioni più che azzeccate, il film di To ha vinto secondo la giuria giovane il premio come miglior film in questa categoria, e ha procurato al regista e produttore anche il premio come miglior regia del festival per il secondo anno consecutivo, dopo il riconoscimento nel 2004 per Breaking News.
Un altro dei film più premiati al festival, e anche tra i più discussi, è stato The Wayward Cloud, la co-produzione franco-taiwanese di Tsai Ming-Liang, con il titolo d’El sabor de la Sandía (Il Gusto dell’Anguria). I protagonisti sono la giovane Shiang-Chyl che abita da sola in un blocco d’appartamenti e un ex-venditore ambulante d’orologi che ora lavora come attore porno girando un film proprio nel condominio. Entrambi sono profondamente soli con le proprie fantasie deliranti che il regista trasforma in provocatori numeri musicali. In superficie, il film racconta la relazione dei due protagonisti con ritmo molto pacato, ripetitivo, con piani fissi lunghi, estenuanti e con incontri sessuali smitizzati. In sostanza, come affermato grazie al “Premio Speciale della Giuria”, l’opera presenta un “audace discorso estetico e morale contro l’alienazione sessuale”, e un’insoddisfazione nascosta riguardo alla solitudine e all’individualismo. Ha ottenuto anche il “Premio della Critica Jose Luis Guarner”, e il premio al migliore attore del festival per il suo protagonista maschile, Lee Kang-sheng.
Dalla Corea del Sud hanno partecipato due produzioni che appartengono a due soggetti assai diversi; Voice, è l’opera prima del regista Choe Ik-hwan, che debutta con un horror di ambientazione scolastica. Il film, quarta parte della saga Whispering Corridors, racconta di come una studentessa ascolti la voce di una sua compagna morta in strane circostanze. La storia si contorce e si sviluppa coinvolgendo una misteriosa professoressa di musica e un’altra ragazza che anche lei sente voci in uno scenario quasi limitato ai corridoi della scuola, con un’atmosfera incarnata da musica classica cantata con voce infantile, ormoni adolescenziali e una piccola dose di paura.
L’altro rappresentante coreano è stato A Bittersweet Life di Kim Jee-woon, regista d’importanti film contemporanei come The Quiet Family, A Tale of Two Sisters, e di uno degli episodi di Three. In quest’occasione, il regista dirige una storia di buon cinema nero con ambienti raffinati e una crudeltà pungente. Il protagonista è interpretato dall’attraente Lee Byeong-heon, nel ruolo di Seon-woo, gestore di un albergo di lusso e scagnozzo efficiente e fedele di un boss. La sua freddezza disumana lo fa essere il prescelto per vigilare la giovane amante del capo sospettata di tradimento sentimentale. I dubbi sono giustificati, e Seon-woo sa cosa deve fare, ma indugia, incantato dalla bellezza della ragazza. Le conseguenze saranno fisicamente dolorose e mentalmente sconvolgenti. Scene di tortura, d’emozioni represse, d’azione disperata, girate con un elegante stile. Premiato a Sitges con il premio alla migliore colonna sonora.
L’ultimo film asiatico di questa sezione arriva dalla Tailandia; dotato di una sorprendente fattura tecnica è stato un successo commerciale in tutta l’Asia. Si tratta di Shutter, della coppia di registi Parkpoon Wongpoom e Banjong Pisanthanakun, un horror che inizia con una classica serie di morti misteriose che s’incrociano con uno sfortunato incidente stradale dove i protagonisti, un giovane fotografo e la sua bella fidanzata, investono una donna e si danno alla fuga. I rimorsi non tardano ad apparire, ma presto questi si convertono in qualcosa in più, un qualcosa che appare soltanto in foto, e che ha a che vedere con le altre morti. Lentamente la trama muta, passa dell’astratto al concreto e mette allo scoperto la ragione di tutto quanto. Infatti, i due registi presenti al festival hanno dichiarato che era loro intenzione fare qualcosa di più di un semplice horror; volevano che la gente all’inizio del film si chiedesse che cosa fosse successo e che poi il racconto diventasse una sorta di spirale in cui gli spettatori rimangono intrappolati; volevano che il finale si collegasse con l’inizio e che tutto fosse spiegato nel modo più razionale possibile. Shutter è un film sconvolgente, crudele e pessimista focalizzato più sulle conseguenze della paura che sulla paura stessa, e che presenta un prodotto diverso dal solito all’interno della cinematografia tailandese.

Sezione ufficiale “noves visions” (nuove visioni) 

Come il suo nome indica questa parte del festival è votata alla promozione di film che apportano una novità creativa, una nuova forma di vedere il terrore o la fantascienza sia per il modo in cui si esplorano le tematiche fantastiche sia per l’utilizzo di nuove tecnologie, sia per la radicalità o l’originalità dell’approccio.
Tre le proposte asiatiche in questa sezione. Del Giappone, due registi consolidati, Tsukamoto Shinya e Aoyama Shinji, presentano i loro ultimi progetti. Haze è il mediometraggio, nella versione originale lunga di 49 minuti, che Tsukamoto ha realizzato per commissione del festival coreano di Jeonju che ha scelto tre cineasti asiatici per un’esplorazione della tecnologia digitale. Tsukamoto nelle vesti di regista, produttore, sceneggiatore, protagonista nonché direttore della fotografia e del montaggio, presenta con un’angoscia estrema la storia di un uomo finito in una stretta trappola mortale, senza ricordi, senza motivo e senza scelta. Un po’ Cube ma in solitario nell’oscurità di un tunnel, il film è disperato nel suo inizio e sconcertante nel suo finale tra limpide e bianche lenzuola con una serenità nostalgica. Essenziale il rapporto tra i due personaggi, lui (Tsukamoto) e lei (Kaori Fujii).
Aoyama partecipa al festival con una stridente e filosofica Eli, Eli, Lema Sabachtani? (Dio mio Dio mio, Perchè mi hai Abbandonato?), ambientata in un ipotetico 2015 dove un virus porta irrimediabilmente gli infettati al suicidio. Soltanto le note di due musicisti contemporanei che ricercano i limiti del suono sembrano fare qualche effetto, e quindi un uomo d’affari porta loro la nipote malata nella speranza di una apparentemente impossibile guarigione. Tadanobu Asano interpreta il musico protagonista in questa pacata storia di fantascienza con paesaggi infiniti e sperimentazione acustica al limite della pazzia.
Invece della Tailandia arriva Citizen Dog, una surreale commedia, piena di effetti digitali e di sketch assurdi con la regia di Wisit Sasanatieng, autore nel 2000 di Le Lacrime della Tigre Nera. Con influssi d’Amelie, il film ci racconta le difficoltà di Pod nel suo arrivo dalla campagna innocente e strana, alla spietata città, e la sua accidentata storia d’amore con Jin, una particolare ragazza delle pulizie nella ditta dove Pod lavora come addetto alla sicurezza. Bizzarri giochi di trama, in un crescendo irrefrenabile di sciocchezza, mille colori e stravaganze varie, alti e bassi nel ritmo della storia, in un film urbano e tenero.

Sezione Orient Express – Casa Asia 

Nella sezione espressamente dedicata al cinema orientale, più di 10 titoli dai più variegati stili. Già visti dal pubblico italiano durante il Far East Film Festival di Udine 2005, arrivano a Sitges due film; il primo Zee-Oui, lungometraggio tailandese girato da due registe che racconta la storia di un assassino-cannibale di bambini con una narrazione apertamente polemica. Il secondo segue invece le più leggere avventure di ladri buoni e cattivi Andy Lau e Rene Lui; A World without Thieves del regista cinese Feng Xiaogang. 
Da Hong Kong è stato presentato l’ultimo lavoro di Oxide Pang (questa volta nella regia senza suo fratello), AB-Normal Beauty, sempre prodotto dai Pang Brothers. La protagonista è Race Wong, metà del duo pop 2R insieme alla sua gemella Rosane, che ha anche una parte nel film, nelle vesti di una fotografa ossessionata dal ritrarre la morte. Tutto ciò agiterà la sua vita e sveglierà in lei vecchi traumi passati. Sempre da Hong Kong, un altro episodio della saga Police Story che segna il ritorno dei film classici di Jackie Chan. New Police Story mostra un Chan maturo, senza l’immagine di eroe comico contando sulla regia di Benny Chan e sul talento degli attori spalla, Daniel Wu e Charlene Choi.
In questa sezione è suonata anche la suoneria più terrificante del Giappone…la seconda parte di One Missed Call, con Renpei Tsukamoto anziché Miike alla regia, ma ugualmente piena di suspense e brutti scherzi. Renji Ishibashi ritorna nel ruolo dell’investigatore, mentre continuano imperterrite le strane morti annunciate sempre dalla misteriosa chiamata, questa volta anche con il supporto di videofonini. Sempre dal Giappone, The Neighbor N. 13, primo film del regista di videoclip Yasuo Inoue basato sul manga omonimo (in giapponese, Rinjin 13-go) dell’autore di culto Santa Inoue, che ha lasciato passare 10 anni prima di venderne i diritti per il cinema. Storia dell’alter-ego scatenato e violento di Juzo, un giovane timido dal triste passato, che con stile alla Ichi the Killer vendicherà senza pietà gli abusi subiti. Takashi Miike ha una breve parte dove però non finisce in buone condizioni.
E un altro adattamento, questa volta da un’opera di teatro kabuki, è la fantasiosa Ashura, sotto la regia di Yojiro Takita (The Yin-Yang Master) con Rie Miyazawa (The Twilight Samurai) come protagonista femminile. Con delle scenografie molto teatrali, racconta una storia di amore impossibile tra Izumo, un vecchio ex-guerriero caccia demoni ora diventato attore teatrale di culto, e una giovane acrobata il cui destino è diventare la regina del male. 
Altro film presentato nella sezione “Orient Express” è Naina, unico rappresentante indiano della categoria che racconta un horror fin troppo simile a The Eye, con cui un regista, presidente di un importante gruppo finanziario a Bombay realizza il suo primo lungometraggio con un’eccellente fattura e con l’interpretazione principale della famosa attrice bollywoodiana Urmila Matondkar (Bhoot). 
Di tutto altro genere è il secondo film tailandese della sezione, Born to Fight, un film di azione frenetica, coreografie da urlo e adrenalina pura, girato dallo stesso cast dell’ ormai mitico, Ong Bak e interpretato da personaggi popolari dello sport tailandese. Il film, come Ong Bak, è un remake che lo stesso regista ha realizzato partendo da un suo lungometraggio girato nel 1990, e racconta la storia di un poliziotto che accompagna un gruppo di atleti a una gara benefica in un villaggetto dove un gruppo terrorista scatena il caos. 
I due rappresentanti coreani nella sezione dedicata specificamente al cinema asiatico, presentano due film di particolari ambientazioni e entrambi molto curati sia tecnicamente sia formalmente. Blood Rain è una storia ambientata nel XIX secolo, dove un detective arriva su una lontana isola per investigare su un misterioso incendio in apparenza doloso. Nel frattempo, avvengono una serie di omicidi crudeli e spaventosi che la popolazione imputa allo spirito di un politico locale giustiziato anni prima.
E da un’isola del passato, si passa al terrore psicologico del vuoto bianco del circolo antartico di Antartic Journal, magnificamente interpretato da Yu Ji-tae, il “cattivo” di Old Boy, e Song Kang-Ho, protagonista di Memories of Murder. Angosciante avventura di un gruppo di spedizionieri che cercano di sorpassare il punto più lontano dell’ Antartide mai raggiunto dal uomo. Diverse personalità, diverse motivazioni, diverse relazioni tra i membri della spedizione che raggiungono limiti di pazzia quando la natura e il sovrannaturale sfideranno l’ uomo. Con tensione ben distribuita in una trama ben sviluppata, il film attinge dalle storie di scoperte e avventure varie e le mescola con una linea confusa e spiazzante che collega il continente bianco a qualcosa di misteriosamente inesplicabile. Il film ha vinto il premio in questa categoria.

Retrospettiva Johnnie To 

Il regista di Hong Kong è stato una delle presenze forti di questa edizione del festival di Sitges. Da un lato l’omaggio alla sua splendida carriera cinematografica per cui si sono proiettati sei suoi film, più un documentario di produzione francese, Milkyway Images, La Ciné-Factory de Johnnie To, incentrato sul lavoro della sua casa di produzione, seguendo i lavori di ripresa di Breaking News fino alla postproduzione e alla presentazione al festival di Cannes. Dall’altro lato, To ha vinto per due anni di seguito il premio per la migliore regia al festival (con Breaking News nel 2004 e con Election in questa edizione). Ma non basta, perché quest’anno Sitges ha voluto proprio concedergli il premio alla carriera “La máquina del tiempo” che il regista ha ricevuto in una cerimonia speciale. 
Inoltre, in parallelo a film e premi cinematografici, il festival di Sitges, con la rivista di cinema asiatico Cine Asia, ha pubblicato un libro monografico dedicato al regista, con il titolo “Johnnie To, Redefinendo el Cine de Autor” (Ridefinendo il Cinema d’Autore). Il libro vanta un prologo di Sabrina Baracetti, presidentessa dal Far East Film Festival, e presenta una serie di saggi che analizzano l’opera di To nei più diversi aspetti: dal cinema noir al ruolo del buddismo, dal profilo dell’ autore al lavoro nella sua casa di produzione, dalle arti marziali, alla comicità in generale e alla commedia romantica in particolare. In coda, il volume raccoglie la filmografia completa del regista.
Come nel libro i film proiettati nella rassegna dedicata a Johnnie To, oltre ad Election che partecipava nella sezione ufficiale, hanno percorso la sua carriera con opere eterogenee e di successo. Esempi degli inizi marcati per l’uso particolare delle arti marziali sono The Barefoot Kid e l’opera pulp ormai di culto The Heroic Trio che fece scoprire il suo cinema in Occidente. Il genere thriller è stato rappresentato da due film essenziali nella filmografia di To, The Mission, con una particolare famiglia di membri delle triadi, e PTU, cinema noir nella notte blu di Hong Kong. E’ stato proiettato anche, Running out of Time che può essere considerato un thriller d’azione dove gli attori, Andy Lau e Lau Ching-wan interpretano il ladro e il poliziotto che si rincorrono in un’animata narrazione con tocchi di commedia. Throw Down è l’ultimo dei 6 film presentati.
In parallelo alle aree ufficiali, nello spazio alternativo “Brigadoon” è passato l’elettrizzante film Breaking News con cui Johnnie To aveva vinto per la prima volta il premio come miglior regista al festival.

Sezione Anima’t 

La sezione dedicata al cinema d’animazione, in quanto al cinema orientale, è occupata da produzioni giapponesi. Sette su dieci dei film presentati provengono del Giappone, con nomi assai conosciuti come Mamorou Oshii o Rintaro.
Dead Leaves è il primo lavoro come regista dell’animatore di Neon Genesis Evangelion, ambientato in un futuro abitato da cloni anziché umani, dove una strana coppia di fuggitivi scatena eventi caotici nella sua fuga dalla prigione lunare che intitola il film.
Sempre rimanendo nell’ambito del fantastico, è stato proiettato il film Le Portrait de Petite Cosette, del regista Akiyuki Shinbo, una favola che si snoda in un mondo gotico in cui il progonista, Eiri, uno studente d’arte è trascinato dalla lolita enigmatica Cosette che lui scopre all’interno di un cristallo.
Basato su un manga di Robin Nishi, Mind Game è un’innovativa produzione che mette insieme grafica digitale, animazione classica e fotografia. La storia ha come protagonista Nishi, un timido disegnatore di manga che ritrova il suo amore del liceo e che per una serie di avvenimenti insoliti finirà all’interno di una balena. Il regista arriva dal mondo del cortometraggio e della televisione dove ha curato la regia della serie Shin Chan. 
In quest’edizione nel festival faceva bella mostra di sè il secondo film della serie di Lamù Urusei Yatsura: Beautiful Dreamer del 1984 che come il precedente lungometraggio vanta la regia di un Mamoru Oshii a inizi di carriera. 
Dopodichè Final Fantasy VII: Advent Children presentato anche nella passata edizione del Festival del Cinema di Venezia con Tesuya Nomura come regista. Come dato curioso va notato che la voce del personaggio Tifa nell’originale viene dall’attrice Ayumi Ito (All about Lily Chou-Chou). Un’altro dei film presentati è X/1999, realizzato nel 1996 da Rintaro sempre con tematica apocalittica e chiare influenze da Osamu Tezuka.
All’interno di questa sezione, è stato proiettato il documentario Ghibli et le Mystère Miyazaki, filmato del francese Yves Montmayeur dove si penetra nell’universo poetico del famoso regista e del Giappone tradizionale mostrando anche il lavoro della mitica casa di produzione Ghibli.

Altri film asiatici in Sitges

Oltre alle grandi sezioni, il festival di Sitges ospita anche piccole rassegne con film scelti e cercati appositamente, che sono il tocco di differenza rispetto ai grandi nomi e alle grandi produzioni. Ad esempio, la sezione “Seven Chances”, che come indica il suo nome, propone 7 film selezionati da critici e scrittori cinematografici come prova d’alta qualità visiva. Tra le proposte, il film Sanctuary, una produzione Malese girata in formato digitale che presenta una poetica sull’identità e i rapporti umani con uno stile quasi documentaristico dove si osservano le influenze di registi come Hou Hsiao-hsien.
Un’altra sorpresa della sezione dei film di mezzanotte “Midnight X-Treme”, è stata la proiezione di Demond Pond, una piacevole sorpresa visto che si tratta di un’opera dell’eterogeneo Takashi Miike, che questa volta passa al teatro. Miike ci offre le riprese di uno spettacolo teatrale di cui lui stesso ha curato la regia l’anno scorso. Basato sulla popolare opera omonima dello scrittore Kuoka Izumi, racconta un mondo fantastico dove Yuri e Akira devono suonare tre volte al giorno una campana per mantenere addormentato un terribile mostro. Miike gira questa tragicommedia di teatro Noh con una sola scenografia, dei costumi molto curati e giochi di luci rosse e nere. Tra gli attori, Ryuhei Matsuda che già aveva lavorato con Miike in Izo.
La rassegna intitolata “Mondo Macabro” ha presentato in quest’edizione del festival due programmi con doppia proiezione di film asiatici. Da una parte l’abbinamento tra il film giapponese ormai di culto Lady Snowblood, una storia di vendetta e odio guidata dalla spada dalla protagonista, che ha inspirato Kill Bill di Tarantino, e Spirits, coproduzione di Stati Uniti e Vietnam, che narra tre racconti fantastici legati alla tradizione vietnamita di collegamenti tra mondo dei morti e mondo dei vivi. L’altra coppia di film asiatici che ha formato questa sezione è Virgins from Hell, film d’origine indonesiano che ha come protagoniste due sorelle che si uniscono ad un gruppo di motociclisti per vendicare la propria famiglia. Cuoio, tortura e sesso per un esempio nascosto e underground della cinematografia Indonesiana. Invece di un’industria cinematografica molto più importante anche se ugualmente sconosciuta, si è proiettato Bandh Darwaza, la versione bollywood di Dracula con gusto bizzarro e miscuglio di generi. Realizzata dalla casa di produzione specialista in horror dei fratelli Ramsay.

Brigadoon 

“Brigadoon” è lo spazio alternativo all’interno del festival che mediante una serie di cortometraggi, mini rassegne, proiezioni DVD fuori norma, presenta il materiale più underground, gore e feticista del cinema fantastico. Riguardo al cinema asiatico, è stata presentata la minirassegna che si ripete ogni anno intitolata “Ai giapponesi piace il sangue”, chiaramente dedicata ai film più sadici dell’universo filmico giapponese. Lo splatter più rilevante proviene dalle immagini dell’episodio più “poetico” della serie Guinea Pig: Mermaid in a Manhole, da Laboratory of the Devil, e dal film estremo ultragore Psycho: the Snuff Files aka Niku Daruma.
Organizzato per la rivista di cinema asiatico, il ciclo “Cine Asia presenta…” ha proposto uno sguardo ampio, diverso e contemporaneo sul cinema orientale rappresentato da cinque film che spaziavano dalla Corea alla Tailandia, passando per Giappone, Hong Kong e India, con Ghost House di Kim Sang-jin, il mediometraggio e il corto di Ryuhei Kitamura, Longinus + The Messenger, l’horror indiano Vaastu Shastra, l’hongkonghese Shaolin vs Evil Dead di Douglas Kung, e il tailandese Necromancer.
Sempre all’interno dell’ universo “Brigadoon”, è stata presentata una maratona anime, con la proiezione di Comando G, lo speciale dedicato a Miyazaki con il suo Sherlock Holmes e due rappresentanti dello Studio Gonzo, Blue Submarine n.6 e Hellsing.

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