8° Far East Film Festival


Udine, 8° edizione

(21 Aprile – 29 Aprile 2006)

Un alieno giunge sulla terra, arriva ad Udine e trova il Far East Film Festival, guarda gli estremi e nota: Apertura con Imprint di Miike Takashi, chiusura con il concerto delle Mikabomb. Chissà che idea si farebbe l’alieno della razza umana.
In mezzo alle due fette di pane appena elencate c’era il ripieno. Sulla carta oro, alla prova del nove un po’ meno, ma questa è un’altra storia.
Far East Film Festival numero 8. Settantadue film, decine di ospiti, mostre, incontri, feste, musica, immagini, retrospettive da Hong Kong, Cina, Giappone, Corea del Sud, Thailandia, Filippine, Taiwan.
Scenografia decisamente più essenziale degli altri anni e nell’atrio ad accogliere il pubblico era presente una minuta mostra di scatti di Johnnie To dai suoi set. Di fianco, vari stands di gadget del festival e libri, riviste, DVD, poster sul/del cinema asiatico, sempre di più, di anno in anno.
Il mestiere del Far East Film Festival è un’avventura. Scoprire ogni anno e monitorare il cinema di mezzo mondo, dovendo dribblare film già opzionati da altri festival, scartando decine di scartine, facendo una cernita di una produzione massiccia ed enorme. Idem per gli ospiti e i loro vizi. E può apparire frustrante quanto gratificante il fatto che molti dei nomi “scoperti” dai ragazzi del FEF ora siano stati adottati da festival nominalmente “grandi” e che quindi debbano dare forfait al nostro festival udinese. Questo significa che c’è bisogno di un evidente flusso di fondi verso il festival per farlo crescere e donargli potenza e al contempo autonomia ampia di selezione.
Informale e assolutamente intoccabile come al solito l’ospitalità, oltre l’umano il contatto con gli ospiti, organizzato alla perfezione il festival, ormai una macchina perfettamente oleata.
La gestione delle feste notturne era “funny”. L’idea in sé era geniale, adottare una vecchia sala cinematografica dismessa del centro per creare un ambiente per i party della sera e darlo in mano ad un’”agenzia del divertimento”. Il risultato però era discutibile. Mancava l’intimità e la tranquillità lounge fusa al furore etilico degli scorsi anni, masse di Udinesi si sono convogliati a forza per partecipare alla festicciole forse truzze oltre il sopportabile. Il tutto è risultato un po’ dispersivo e poco coinvolgente.
Zone. Stando ai film e solo a quelli presentati al festival (ma il festival non è stato preciso specchio della realtà, forse anche per i motivi sopra elencati) ci si poteva fare la seguente idea. Molti i titoli importanti assenti, ma a sorpresa erano stati selezionati dei titoli assolutamente inaspettati che, a prescindere dalla qualità finale, hanno reso felice il pubblico presente.

Hong Kong: stando a quanto visto sembrerebbe che il cinema dell’ex colonia sia defunto (e non è così, ha solo la febbre). All’interno dei film selezionati si sono toccate due delle punte più basse del festival, con The House, brutta copia di qualsiasi horror esistente e Superkid, film per bambini che diverte per 4 minuti. Se i nomi grossi erano deludenti, dal Derek Yee fino al carrozzone di Dragon Squad erano i titoli più piccoli a nascondere sorprese come il piccolissimo Cocktail o il folgorante esordio di Lam Tze-chung, I’ll Call you. Grande successo per Isabella di Pang Ho-cheung, delusione per 2 Become 1, mentre hanno diviso il pubblico il febbricitante Shopaholics e Home Sweet Home. Evento senza precedenti, per festeggiare il suo venticinquesimo compleanno è stata la proiezione di The Imp, l’horror di Dennis Yu.

Cina: tra cinque anni il suo cinema conquisterà il mondo. Il cinema cinese è in uno sviluppo ultrarapido, si allentano le maglie della censura e vengono prodotti film intimi e ottimi nell’apparato tecnico. Praticamente il pubblico ha gradito un po’ tutta la rappresentanza con lode per Gimme Kudos e You and Me.

Giappone: Sulla carta tutti colpi grossi, nel confronto con il pubblico meno anche se i premi del pubblico sono andati a questa nazione. Deludono le Edogawarampate di Jissoji Akio anche se è innegabile l’interesse di questa miniretrospettiva sull’autore. Always – Sunset on Third Street e Linda Linda Linda, film carini carini (pure troppo) hanno acceso il pubblico, così come Nana (ispirato all’omonimo manga) che però è di una bruttezza inenarrabile. Come preventivato, la gente si è piegata in sala con applausi a scena aperta per l’irresistibile sciocchezzina Ski Jumping Pairs – Road to Torino mentre ha un po’ deluso l’attesissimo Tokyo Zombie. Insostenibile l’eterno polpettone fantasy in salsa digitale Shinobi, davvero dura arrivare alla fine. Comunque una cinematografia artisticamente e a livello di industria in ottima salute.

Corea del Sud: meritatissime tutte le lodi per Welcome to Dongmakgol. Ma oltre questo, il nulla? I film coreani presenti al festival sono tutti esteticamente bellissimi, stilosi, perfetti, ma vuoti, anzi vuotissimi e privi di ogni anima. D’altronde l’ennesimo Whispering Corridors, Voice è costruito meccanicamente sullo scheletro dell’immenso Memento Mori. Anche qui si è toccato uno dei punti più bassi del festival, con Vampire Cop Ricky, accozzaglia di roba oltre l’imbarazzante.

Thailandia: incapace di  prendersi sul serio la Thailandia produce solo film medi di intrattenimento e presi per quello che sono, assolutamente coinvolgenti. Fiumi di colori, verbosità sopra le righe, continua follia surreale pregna di ambiguità sessuali. Fa quasi tenerezza quindi trovare in mezzo a tanti fuochi d’artificio di tale specie un gioiellino intimo come Dear Dakanda, ottimo film penalizzato da un finale forse troppo “normale”. La Thailandia comunque sorprende per i suoi estremismi (l’ultragore di Art of the Devil 2) e un nuovo criticatissimo film di Yuthlert Sippapak che va assolutamente rivisto e pregiato del giusto riconoscimento.

Filippine: E’ sempre un piacere affogare nel nuovo cinema filippino, rappresentato quest’anno dal nuovo film di Joyce Bernal l’irresistibile ghost comedy D’Anothers, il fantasy di marzapane di Erik Matti Exodus: Tales from the Enchanted Kingdom e due operine in video di Rico Maria Ilarde, tra cui l’interessante Beneath the Cogon, dimostrazione di come il talento di un regista possa funzionare anche con un budget misero e un digitale povero.

Taiwan: Un solo rappresentate, l’inquietante horror patinato The Heirloom, dimostrazione di un tentativo tenace del paese di proporre un’alternativa al cinema dei “due autori” locali.

Poi uno zapping nella contemporaneità dei pink movie, ricollegandosi alla retrospettiva di alcuni anni fa, con la proiezione, tra le altre cose, del political-delirante The Glamorous Life of Sachiko Hanai.

Altra zona a tema, un mini focus su Jissoji akio e le sue opere ispirate agli scritti di Edogawa Rampo, visioni autoriali e pomposissime ma innegabilmente interessanti.

Infine la retrospettiva che sembrava quasi un proseguo ideale di quella dello scorso anno ma in chiave musicale. Il pubblico è sembrato un po’ scettico di fronte alle aspettative musical e ha disertato le sale in favore dei film più recenti. Male, visto che la rassegna era assolutamente folgorante a partire dagli stupefacenti film di propaganda al femminile Red Guards of Hong Lake e Third Sister Liu, al classico melodramma The Wild, Wild Rose, al grintoso straordinario Nikkatsu (sembrava di tornare indietro di un anno alla scorsa retrospettiva) The Guy who Started a Storm fino a tutte le opere di Inoue Umetsugu, presente al festival, a cui era dedicata una mini personale.

E poi oltre i film, tutto il resto.

Solito tram tram di giornalisti disadattati, le grandi perle di Miike, adorato a mò di divinità, gli incontri, e i momenti d’oro, quelli che valgono il festival, come quando durante il concerto di chiusura le Mikabomb hanno eseguito una cover di Linda Linda Linda al cospetto del regista del film omonimo, esaltando il pubblico.

Sicuramente un’edizione leggermente sottotono, anche se la selezione dei film era ottima. Evidentemente molti prodotti sulla carta positivi si sono rivelati leggere delusioni. Invitiamo di nuovo sponsor e chi di dovere a finanziare sempre di più questo festival. Il Far East Film Festival è ormai grandissimo, deve e può crescere ancora di più, quindi va totalmente sostenuto.

Recensioni:

Corea Del Sud

All for Love Film corale dove la vivacità con cui trame e sottotrame vengono intercambiate e la solidità nel costruire parallelismi e climax rivelano una genialità non comune.

Art of Fighting Storia di una crescita, nella quale un ragazzo intraprende un percorso di formazione che lo porterà finalmente a credere in se stesso e a recuperare il rapporto deteriorato col padre.

Love is a crazy thing Nonostante il titolo, questo dramma affronta il baratro discendente di una donna che cerca in tutti i modi di resistere ai mali della vita.

Murder Take One Un omicidio, un interrogatorio mandato in onda. Azzardato connubio tra reality show e indagine poliziesca, critica divertita e intelligente alla spettacolarizzazione del crimine.

Rules of Dating Una relazione sentimentale anomala, anzi decisamente bizzarra, inusuale, non ben definita, mai seriosa eppure intensa e in un paio di occasioni shockante.

See You After School Storia incentrata sulle disgrazie del tipico studente “sfigato” che, con la sua faccia da simpatico deficiente, passa da una situazione disastrosa all’altra

Voice Nuovo capitolo della serie Wispering Corridors, dove l’horror è sostituito da un dramma con un’atmosfera morbosa, tetra e disperata.

You are my Sunshine Una prima metà simpatica e trasognata (l’amore sofferto, ma tenero e delicato) e una seconda struggente e degradata (l’amore disperato e folle, ma solido).

Welcome to Dongmakgol Indiscusso vincitore del Premio del Pubblico, una storia di amicizia e rispetto durante la guerra tra le due Coree, dove il fiabesco si confonde con la realtà.

Giappone

– Always – Sunset on Third Street Ispirato ad un manga di Saigan Ryohei, piccole storie di vita quotidiana ambientate in un quartiere popolare nella Tokyo del secondo dopoguerra.

Bitter Sweet Un pink eiga intimista, senza nessun pregio particolare. La tormentata vita di una donna alle prese con amore e tradimento.

The Glamourous Life of Sachiko Hanai Divertente pink eiga che va dalla critica all’accademismo a quella sulla politica estera di Bush.

Imprint Incubo diretto da Takashi Miike per la serie tv americana Masters of Horror…ma censurato per l’eccessiva violenza…

Linda Linda Linda Liceali alle prese con il Rock Festival di fine anno. Uno dei film più amati dal pubblico udinese.

Murder on D Street Una ricostruzione visivamente rigorosa e razionale, tutta virata sui toni del giallo, di un mondo morboso, in pieno disfacimento morale e materiale, tratto dai testi di Edogawa Rampo.

Nana Tratto dall’omonimo fumetto di Ai Yazawa, uno dei film musicali più attesi.

Rampo Noir Film collettivo ispirato all’opera di Edogawa Rampo. Grandissimi nomi uniti per dar vita a quest’opera fortemente estetizzante.

Shinobi Polpettone fantasy storico, di ispirazione fumettistica, che ha creato troppe aspettative, grazie ai più felici trascorsi cartacei, ma che si risolve con poco di salvabile.

Ski Jumping Pairs – Road to Torino Folle e divertentissimo finto documentario che racconta della nascita e dell’evoluzione del “salto con gli sci a coppie”.

Tokyo Zombie Uno di quei film che “avrebbero potuto essere” ma, purtroppo, non sono. Uno zombie movie che non si salva nemmeno con i colpi di scena.

A Watcher in the Attic una riflessione sullo sguardo, travestira da pink eiga: la metafisica del voyeur che, non si accontenta più di guardare ma vuole interagire con ciò che spia, fino alle estreme conseguenze.

When the Show Tent Come to my Town Uno splendido affresco di un tempo raccontato come magico ed irripetibile, nel quale computer e videogiochi erano solo una vaga immagine di un futuro lontano e fantascientifico.

Hong Kong

2 Young Una conflittuale relazione sentimentale, tra due giovani troppo diversi tra loro. Un film che, però, non riesce a dare niente più che la misera storia.

B420 Bastano poche inquadrature per portare lo spettatore “in scena” e renderlo partecipe ad un inusuale triangolo di amore/amicizia dei 3 giovani protagonisti.

Cocktail Herman Yau ritorna con un film intimo, il cui centro nevralgico sono le romantiche storie da bar.

Dragon Squad Prodotto da Steven Seagan una co-produzione action che porta un’invasione di attori famosissimi provenienti da ogni ambito e infilati a forza nel film.

Home Sweet Home Un ritorno all’horror per Soi Cheang; un film politico e coraggioso, con la bella Shu Qi.

The House Probabilmente il peggior film dell’Horror Day del Far East Film Festival 2006, e forse dell’intero festival. Un horror visto e stravisto, che fatica persino a spaventare.

I’ll Call You un affresco ideale – per quanto surrealmente e volontariamente stereotipato e portato agli eccessi – di tutti i problemi e gli inconvenienti che possono nascere da una storia d’amore.

Isabella Commedia dai toni agro-dolci, di un rapporto padre-figlia da costruire da zero. VIncitore dell’Orso d’argento a Berlino.

The Shopaholics Una commedia girata in modo rutilante, che sviluppa una storiella ruffiana e retorica, con degli attori bravi che sembrano non avere più la possibilità di sporcarsi in film lerci e neri come un tempo.

The Imp Un horror sovrannaturale proveniente dal cinema di Hong Kong in tempi di new wave. Utile per approfondire lo studio e l’evoluzione di certe forme filmiche della ex-colonia.

Thailandia & Filippine

Bangkok Loco Dissacrante, irriverente, folle e irresistibile commedia, girata con colori acidi e ritmi scanditi dai suoni di batteria: un’improbabile caccia all’uomo.

Ghost of Valentine Una triste storia d’amore e un krasue che si aggira in un ospedale in decadenza. Un horror dai toni rilassati e malinconici.

Hello Yasothorn Una commedia così folle nella sua rutilante anarchia. Amori e disastri.

M.A.I.D. Divertente commedia dove delle cameriere si trovano ad affrontare una “missione quasi impossibile” per conto del governo

Aquarium Mediometraggio tratto dalla serie horror Shake. Rattle & Roll, che più che spaventare sfora spesso in una comicità forse involontaria.

Beneath the Cogon Un prolungato ménage sentimentale e un’orrenda fratellanza: un racconto dai toni horror, che però non pare appartenere a nessun genere specifico.

D’anothers Assurda commedia ultra-citazionista: una storia di fantasmi con un eccezionale Vhong Navarro.

Exodus – Tale from the Enchanted Kingdom Improbabile e impossibile punto di unione tra Signore degli Anelli, Conan il barbaro, Shezan, Final Fantasy X e quant’altro: puro intrattenimento per giovani spettatori.

Cina

Gimme Kudos Un ottimo film, impegnato e girato molto bene, che ci fa capire come, nonostante le svolte molto più commerciali del cinema mainlander, si continuino a dirigere drammi di ottimo livello.

Loach is Fish Too Minimalista, fatto di povera gente e di sentimenti contrastanti, una favola moderna paradossalmente realista.

You & Me Dolcissima storia, ispirata al passato della regista, che parla del rapporto tra una giovane studentessa e una vecchia padrona di casa, negli hutongs.

Taiwan

The Heirloom Un horror che parla della secolare tradizione di allevare fantasmi bambini per i propri scopi. Una buona pellicola che ricorda un po’ la corrente horror ispanica pià recente.

Retrospettiva Asia Sing!

La retrospettiva sul musical asiatico -e giapponese in particolare- di quest’anno all’edizione numero otto del Far East Film Festival di Udine, è stata forse un po’ sottovalutata e soprattutto è stata una semplice prosecuzione di quanto già proposto l’anno precedente dalla Nikkatsu, che non ha presentato spunti particolari e nuovi rispetto a quella sull’action del 2005.

Fortemente voluta dai selezionatori Roger Garcia e Mark Schilling, si è concentrata sulla figura dell’ormai anziano Inoue Umetsugu, un vero e proprio artigiano, pieno di idee brillanti e veloce nella realizzazione dei suoi film, che riusciva con mezzi scarsi e poco tempo a confezionare dei prodotti di grande successo. Particolarità della sua carriera, il fatto di aver lavorato a lungo tra Hong Kong e Giappone, dividendosi tra due realtà produttive molto diverse.

Altro aspetto generale da sottolineare è che questa rassegna, di grande valore storico, è stata forse un po’ meno appassionante per chi ricerca soprattutto dei film che siano prettamente di genere. Molte delle opere proposte non sono infatti dei musical tradizionali, ma mescolano arditamente azione, melodramma sentimentale, romanzo di formazione.

La modernità delle soluzioni narrative e stilistiche di questi pseudo-musical è innegabile, nonostante le limitazioni di budget e il fatto che si trattava di film destinati ad un vastissimo pubblico che avevano lo scopo di risollevare economicamente le sorti di chi li produceva. Tuttavia la ripetitività e la schematicità delle storie può a volte essere un ostacolo ad avvicinarsi a queste opere, che oltretutto, come probabilmente gli studiosi e i cultori avranno già più volte rimarcato, sono fortemente caratterizzate da un punto di vista culturale dei valori e dei conflitti messi in campo.

Pensando al contesto in cui queste pellicole sono state ideate e poi create e soprattutto al periodo in cui sono uscite sugli schermi senz’altro sono notevoli, ma oggi come oggi ad un pubblico di massa possono apparire distanti e difficilmente possono affascinare e colpire così come avveniva per gli spettatori di allora.

ALCUNI DEI FILM PRESENTATI:

The Eagle and the Hawk

The Guy Who Started a Storm

Hong Kong Nocturne

Singing Lovebirds

Tokyo Cinderella Girl

Tokyo Kid

The Winner


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