5° Korea Film Fest


2007- Korea Film FestFirenze, 5° edizione

( 23 Marzo – 30 marzo 2007 )

Minuscolo, accogliente, intimo e raccolto, l’auditorium Stensen riflette appieno il carattere minimale, l’atmosfera festivaliera quasi da cineforum e l’assoluta dedizione del personale e degli organizzatori del Korea Film Fest. Umanamente ricco quanto cinematograficamente lungimirante e selettivo, il suo carattere divulgativo quest’anno ha portato i selezionatori delle pellicole a concentrarsi principalmente sulle rassegne di due importanti registi: il veterano Im Kwon-taek (rappresentato da una manciata di film di impressionante caratura) e lo scapestrato Im Sang-soo (ospite al festival con tutta la sua filmografia). Altre visioni episodiche hanno compreso il campione d’incassi della passata stagione The King and the Clown, l’ultimo, delizioso Hong Sang-soo, il nerissimo, atipico Bloody Tie, il malizioso Forbidden Quest e il delirante Dasepo Naughty Girls (il cui regista era il secondo ospite).

24 marzo

Giunti nel tardo pomeriggio della seconda giornata abbiamo iniziato col botto. Sopyeonje di Im Kwon-taek è uno splendido sguardo, inquieto, inquietante e allo stesso tempo pacato e trasognante, al mondo dei suonatori ambulanti di pansori. Poco incline a compromessi, poco conciliante con il pubblico non iniziato, riesce in ogni caso ad avvolgere lo spettatore con una storia toccante fatta di devozione e di povertà e a farlo rabbrividire con i suoni impressionanti dei canti tradizionali coreani.
Girls’ Night Out (finalmente riesco a vederlo!) è una commedia parlatissima, apparentemente sboccacciata e ammiccante, in realtà quotidianamente verosimile. Divertente, con un cast strepitoso, acerbo rispetto agli alti standard della futura carriera di Im.
Delusione cocente, invece, per To Sir, With Love, un horror ricco solo di stereotipi, facce ridicole, prevedibilità, reazioni improbabili, il tutto condito da una regia infantile e gratuita.

25 marzo

Apre un altro Im Kwon-taek, un altro capolavoro: senza prendersi mai sul serio, facendo affidamento su frequenti flashback, Festival è una riflessione didascalica sul funerale tradizionale coreano. Il sesto lavoro di Hong Sang-soo, Woman on the Beach, non esula dalle tematiche care al regista – relazioni triangolari, location vacanziera, hotel, tipi insistenti, tipe indipendenti – scorrendo più piacevolemente del solito e mantenendo nella trama una certa unitarietà. Tutt’altro discorso per Tears, secondo di Im Sang-soo, la cui visione è come ricevere un pugno nello stomaco mentre si viene baciati ardentemente. Sulla carta ennesimo film di rottura con giovani protagonisti allo sbando, si è rivelato sorprendentemente intenso, amaro e immersivo, con dei protagonisti all’altezza e un girato digitale, a mano, in grado di restituire pienamente il senso di insicurezza che pervade le loro vite.

Purtroppo la mia breve parentesi fiorentina ha dovuto concludersi qui, ma ringrazio di cuore tutto lo staff organizzativo sia per l’appoggio logistico, sia per la scelta di un programma decisamente coraggioso ed esemplare, soprattutto in un momento storico cinematografico mai così confuso a livello di importazione. Il fatto che la maggior parte del materiale (anche delle retrospettive) si possa tranquillamente reperire in dvd da una parte è rassicurante per chi desiderasse recuperare un film, ma dall’altra diminuisce le aspettative e le esclusività per l’appassionato. Certo, è un discorso che riguarda tre persone, credo.

 

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