10° Far East Film Festival


2008-FEFF10Udine, 10° edizione

(18 Aprile – 26 Aprile 2008)

10 anni di storia.

11 o 10+1 se si conta l’edizione zero interamente dedicata ai classici del cinema hongkonghese.

Per il decennale è stata confezionata una manifestazione decisamente anomala. La cosa che più ha lasciato poco convinto il pubblico aficionado è stata soprattutto la non utilizzazione del “Cinema Visionario” parallelamente al “Teatro Nuovo Giovanni da Udine” e la conseguente assenza di una retrospettiva robusta a cui il festival ci aveva ormai abituato. La sala in questione è stata quindi sfruttata “solo” (oltre che per alcune feste serali) per un evento del tutto nuovo, ovvero una due giorni, intitolata Ties That Bind, incontro produttivo tra realtà cinematografiche asiatiche ed europee, evento aggiuntivo di innegabile interesse. A sua volta questa scelta ha portato ad un palinsesto anomalo, con i primi tre giorni killer, privi di alcuna pausa e colmi di otto film consecutivi, senza repliche. Il fatto poi di avere avvicendato film di generi simili ha portato ad altri giorni assassini per lo spettatore completista come la giornata di giovedì 24, che ha susseguito 5 drammi di diversa fattura (ma alla fine drammi) e due action marziali (ovvero 4 ore ininterrotte di botte a mani nude), sfiancando anche lo spettatore più di buoni propositi. Insomma, scelte inaspettate per un decennale.

Esposte però le cose che non funzionavano va detto che la selezione dei titoli si è rivelata come una delle più riuscite degli ultimi anni, e i film buoni si sono mossi trasversali tra le varie cinematografie.

Certo, forse la presenza di melodrammi o drammi era numericamente eccessiva ma la loro qualità media si poneva fortunatamente ad un livello medio alto. Brillante la scelta di avere tralasciato i soliti venefici blockbusters giapponesi per concentrarsi su film più piccoli, intimi e riusciti, regalando una selezione di gioielli premiati anche dal consenso del pubblico.

Nuove entrate per il FEF sono stati i film Indonesiani e vietnamiti; se il Vietnam che produce pochissimi film l’anno ci ha regalato un action marziale poco personale ma suntuoso e competitivo (The Rebel) dall’Indonesia giungeva una esilarante commedia sessuale, Quickie Express.

Anello debole forse i due film malesi di Mamat Khalid, interessanti ma sinceramente poco riusciti. Per il resto si viaggiava ad alti livelli in ogni cinematografia.

Ottima la selezione cinese che ha regalato l’atteso colossal bellico The Assembly, un moderno ottimo dramma urbano (Lucky Dog) e un più conciliante dramma rurale “quintogenerazionale” come Ta Pu. Pessima l’accozzaglia di cose incastonate nell’ambizioso PK.COM.CN, mentre mancava l‘atteso Lost, Indulgence, bloccato dalla commissione di censura cinese.

Anche le Filippine si sono fatte valere; su tutto si ergeva Casket for Rent disperato e straordinario dramma urbano marcio e sconvolgente. Gli altri due colpi erano il nuovo poverissimo e digitale lavoro horror del bravo Ilarde (ormai un affezionato del festival) e un colossal di fantascienza che l’Italia attualmente può solo sognarsi, Resiklo, penalizzato solo dalla scarsa originalità.

Taiwan era rappresentata da un solo titolo ma significativo, ovvero il riuscito esordio alla regia della popstar Jay Chou.

Hong Kong apparentemente sembrava sopravvissuta alla crisi considerando anche l’assenza di tanti altri ottimi titoli usciti durante l’anno; scontata la sconvolgente bruttezza dell’attesissimo nuovo film del maestro Ching Siu-tung (An Empress and the Warriors), la festa era in mano alla Milkyway di Johnnie To presente con il bel Mad Detective, la proiezione (dopo Berlino) di The Sparrow e l’anteprima mondiale di un episodio per la TV basato sul capolavoro di To, PTU. Il resto era il nuovo atteso film di Sylvia Chang (Run Papa Run), il nuovo Pang Ho-cheung ad episodi (Trivial Matters), il bel melò storico Mr. Cinema, un Pang Bros, The Detective e l’incantevole Magic Boy.

Buone nuove anche dalla Corea del Sud; tra alcuni film medi ma più che dignitosi oltre il previsto, si facevano notare l’irresistibile Going by the Book, l’atteso “horror” bellico The Guard Post di Kong Su-chang e la commedia agrodolce musicale The Happy Life.

A coronare la selezione coreana una interessante miniretrospettiva in quattro titoli dedicata ad uno dei nomi più importanti del cinema locale, Shin Sang-ok, quattro titoli di diversa statura degli anni ‘50, trasversali tra i generi ma mediamente fondamentali.

La Thailandia combatte ormai ad armi pari con il resto del mondo ed è attualmente la patria riconosciuta del nuovo horror mondiale. O almeno così si evince dalla selezione Udinese.

Handle me with Care e Me…Myself sono due perle deliziose e irresistibili, Love of Siam un leggero passo falso del regista (premiato però ai botteghini) penalizzato forse solo dall’eccessiva lunghezza e Muai Thai Chaiya l’ennesimo film fracassone sulle arti marziali locali che mantiene ciò che promette non lesinando sulla violenza estrema. Laterali tre horror che fanno gridare al miracolo, magari non perfetti ma ciascuno promotore di nuove strade e colmi di infinita inventiva; il criticatissimo The Screen, pura avanguardia cialtrona possibile fonte di infiniti studi semiologici, il delirante Sick Nurses e l’avanguardistico ultragore Body. Una tripletta indimenticabile che ha regalato un horror day più riuscito del solito penalizzato forse solo dal pessimo e mortificante Kaidan di Nakata, una delle delusioni più imperdonabili del festival.

Infine il Giappone che l’ha fatta da padrona. Oltre al fatto di essersi vinto quasi tutti i premi di entrambe le categorie (pubblico e black dragon) possedeva due satelliti degni di nota; due pink eiga di cui uno, The Tender Throbbing Twilight era probabilmente il migliore mai passato sugli schermi del FEF. L’altro satellite era la miniretrospettiva di tre titoli dedicata a Miki Satoshi, un regista dotato, assolutamente da seguire con attenzione; due film e mezzo su tre viaggiavano su livelli davvero alti. E poi Funuke, Show some Love you Losers!, per chi scrive il miglior film del festival, Fine, Totally Fine, il vincitore morale e Gachi Boy, il vincitore ufficiale. Chiudono, il nuovo Miike, Crows – Episode 0, il sequel di Always, e lo spin off di Death Note (proiettati in replica i due primi film) dedicato al personaggio di L, filmetto disimpegnato che funzionava alla grande facendo miagolare le ragazzette presenti in sala.

In occasione del decennale la Milkyway tutta giunta in pompa magna (To, Wai Ka-fai, Lau Ching-wan, Lam Suet, Kelly Lin) ha omaggiato di un presente a sorpresa Thomas Bertacche e Sabrina Baracetti, i direttori del festival; una lastra di cristallo su cui erano impresse le mani di To e Wai Ka-fai, di fronte alla gioia degli omaggianti, alla commozione degli organizzatori e al visibilio del pubblico.

Scenografia coloratissima quest’anno, giganti palloni aereostatici rossi che galleggiavano placidi sopra il teatro come scenografia, feste serali alternativamente riuscite (almeno c’è stato il ritorno ai pub più raccolti e meno invasi da cavallette casinare) e piacevole concerto finale dei Detroit7 seguiti da Howie B (che ci stava come i cavoli a merenda) che complice la gratuità dell’evento probabilmente, ha riempito il posto di centinaia di persone non festivaliere stemperando un po’ l’intimità della serata. Intimità che come al solito si è però verificata durante l’intera estensione del festival, con gli ospiti disponibilissimi a scherzare, il buon Mamat Khalid che si è  messo a suonare la chitarra seduto su una sediolina fuori dal teatro, e vari scambi di battute e foto un po’ con tutti. Affluenza massiccia, stand dei gadget, dei libri e dei DVD sempre più gonfi e aggiornati quotidianamente di materiali e presentazione esclusiva di un nuovo libro italiano interamente dedicato alla cinematografia di Johnnie To.

Per le prossime edizioni l’unica cosa che ci sentiamo di consigliare è una maggiore attenzione alla gestione del palinsesto; il vincitore morale del festival, Fine Totally Fine, premiato in entrambe le categorie, è un film esilarante ed è stato proiettato il mattino alle 9 in una sala  mezza vuota.

Questo è stato il Far East film Festival 2008. Una vera oasi fortunata lunga 10 giorni per tutti coloro che amano il cinema.

 

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