Passata anche questa edizione del festival si possono tirare le somme. C'è chi parla della migliore edizione, chi della peggiore, personalmente sostengo la prima ipotesi. Soprattutto è stata un'edizione “diversa” dalle altre, e oggettivamente il festival quest'anno è molto cresciuto. Il perchè è presto detto. Se è vero che a differenza degli altri anni non c'è stato il vero capolavoro folgorante al di fuori della retrospettiva (e anche questa affermazione è discutibile) la media della qualità dei film si è attestata su livelli decisamente medio/alti. Se gli altri anni la qualità era decisamente discontinua, rappresentata idealmente da un'onda ascendente e discendente, quest'anno invece può essere rappresentata da una linea retta, come un'encefalogramma piatto ma puntato sui picchi più alti delle onde delle precedenti edizioni. Raramente quest'anno poteva venire voglia di abbandonare la sala, cosa che invece capitava fin troppo spesso nelle precedenti edizioni.
Tante le qualità di questa edizione; il numero altissimo dei film, tanto da aver imposto l'utilizzo di ben due sale, tra cui la nuovissima "Il Visionario", pericolosissimo ricettacolo di comodità e di ottimizzazione della visione anche se turbato talvolta da delle temperature interne realmente insopportabili. La chiusura, trovata inedita, data in mano ad un concerto di un duo di giovanissime ragazze giapponesi, le "Afrirampo" performance folle e rumorista apprezzata da tutti come degna chiusura dell’evento. La mostra incredibilmente interessante di foto di scena di Jupiter Wong, che dopo aver conquistato Hong Kong e non solo, grazie al contributo dell'HKFA è giunta ad Udine. L'incontro/scontro con tre grandi direttori della fotografia, vero incubo e telefono senza fili di traduzioni ma sulla carta un'evento imperdibile. Costola visiva di questo evento la proiezione di tre classici sul grande schermo del Teatro Nuovo, Peppermint Candy, Memories of Murder e Lady Snowblood, un vero pasto completo per gli occhi di chi ama il cinema. E poi numerosi eventi cinematografici; un horror cinese, Suffocation, film tutto mentale per riuscire a sfuggire alla censura è un vero evento e una prova di bravura di tutti gli attori coinvolti. Stessa cosa per la Malesia che dopo il wuxia (La Principessa del Monte Ledang) presentato al festival del cinema di Venezia 2004, torna in Italia con un horror, Pontianak. Due eventi assoluti che fanno sperare nel cinema, in un cinema che nonostante tutto vuole esistere. Così come è una grossa sorpresa il cinema filippino che nonostante la furiosa aria di crisi denunciata dalla stessa regista Joyce Bernal presente ad Udine, ha regalato numerose chicche, incluso il tanto bistrattato horror low budget di Erik Matti. E poi logicamente, la cito per ultima ma non in ordine di importanza, l'epocale rassegna sugli action “senza limiti né confini” della storica casa di produzione giapponese Nikkatsu, un'iniziativa che ha aperto finestre murate della storia del cinema obbligando istantaneamente la riscrittura dei testi di storia. Un'evento epocale che non può rimanere isolato nè può essere (come farebbe comodo a tanti vecchi accademici del cinema) fatto passare sotto silenzio, un evento che deve essere una spinta per ristampare, restaurare, spolverare e diffondere tante fette nemmeno piccole di una storia del cinema mai così grande e apparentemente senza limiti.
Altra sorpresa è stata l'agguerritissima rappresentanza cinese, che ci aveva abituati a film insostenibili e accademici, spesso privi del minimo interesse, mostra come in Cina si sia iniziato a fare cinema popolare, competitivo senza privarsi della propria identità o al massimo adottando tematiche e stili esterni.
Infine i due eventi editoriali. La presentazione del dizionario del cinema di Hong Kong e di un testo che copre la storia del cinema coreano contemporaneo, senza dimenticare i due completissimi e encomiabili cataloghi del festival con menzione speciale per quello sulla Nikkatsu.
Insomma, gli eventi, le novità e gli stimoli che questa edizione presentava erano numerosi, per tutti i gusti.
Dopodichè c'erano i film.
Nonostante il proprio cinema sia in parte un'ombra di quello del passato quello di Hong Kong ha fatto la parte del leone dimostrando però di essere una cinematografia sempre più distante dai gusti di un pubblico di massa, soprattutto occidentale. A tal proposito è stata quasi scandalosa l'assenza del film Love Battlefield dalla classifica dei 10 film preferiti dal pubblico (nonostante l'applauso più lungo e caloroso del festival).
In questo senso è totale il successo del cinema coreano che, almeno a livello di inventiva e freschezza ne esce stritolato nel confronto con gli altri film in rassegna. Film perfetti, puliti, quasi asettici, spesso poco “coreani” e molto americani. Fortunatamente i due classici hanno ribadito come la Corea sia sempre da tenere d'occhio. Nota di merito al terrorizzante R-Point. Non si vedeva una commistione così riuscita di film di guerra e horror dai tempi di Jacob's Ladder di Adrian Lyne.
La Thailandia rimane un'incognita, dopo la potenza degli scorsi anni, la produzione inizia un pò a vacillare, questa cinematografia è ad un bivio e sembra di ripercorrere la storia del cinema coreano di qualche anno fa. Tanti horror spesso brutti (al festival era presente l'inguardabile Art of the Devil), l'ibrido Pattaya Maniac, l’intenso e duro Zee-Oui e il nerboruto Born to Fight.
Seguendo una logica ciclica le Filippine sembrano la Thailandia di qualche anno fa, posseggono un cinema vitale e spesso folle, assolutamente da sostenere e da seguire. Il ricordo più vivo resta Mr. Suave, vera colonna sonora per immagini di questa edizione del festival, un film tanto sciocco e pretestuoso quanto coinvolgente.
Altra sorpresa la Cina, urla con il proprio cinema furore di cambiamento, produce film popolari, spesso intelligenti, che combattono in ogni fotogramma per sfuggire alla censura. Delude leggermente la selezione di film Giapponesi (ma non dimentichiamo lo struggente Crying Out Love, in the Center of the World), anche se Kamikaze Girl (secondo premio del pubblico) si fa perdonare ogni cosa e poi, a colmare la qualità c'era la monografica sulla Nikkatsu.
E' stato un piacere di primo mattino appena svegli, vedersi ben due film al giorno della storica casa di produzione, stesi sulle comode poltroncine del Visionario. Farsi cullare da film frullatori che fondevano miti e stili occidentali, americani, francesi, italiani, fusi a ambientazioni locali (indimenticabile la Kobe bruciata dal sole presente in molti film) e a stili e generi spesso ad un passo da Fukasaku. Una vera esperienza indimenticabile che deve avere un seguito. La storia del cinema può ripartire anche da qui. Ormai arrivati all'ultimo giorno si era instaurata come una corrispondenza d'amorosi sensi tra il pubblico e le immagini, mentre volti, corpi e personaggi diventavano compagni di festival anche dopo essere usciti dalla sala. Si andava a pranzo (quando ci si andava, spesso per vedere i film si rinunciava anche al cibo) con tanti nuovi amici e amiche che si chiamavano Ishihara Yujiro, Asaoka Ruriko (bella, bella, bella!), Jo Shishido, Watari Tetsuya, Akira Kobayashi.
Nutrita anche la presenza di ospiti anche se sembrava mancare un personaggio simbolo/evento (anche se abbiamo apprezzato la presenza lampo a sorpresa di Soi Cheang giunto a presentare il suo bel Love Battlefield). Abbiamo quindi adottato e dato il premio simpatia alla dolcissima (piangeva puntualmente ad ogni melò oltre che come reazione agli applausi per il suo film) Joyce Bernal e al folle coreano Park Chul-soo, regista del soft erotico Green Chair, carismatico sconvolgifolle delle feste notturne post festival. Il duetto più coinvolgente e simpatico era quello composto dai due compagnacci Jo Shishido e Masuda Toshio, in perenne scherzo l'uno nei confronti dell'altro. Simpatico Edmond Pang e la sua t-shirt "dope", e Derek Tsang, figlio del ben più noto Eric Tsang. Alta anche la rappresentanza per il colossal nipponico Lorelei.
Insomma, un’edizione speciale, che ha portato all’anno 2005 una grossa boccata d’aria asiatica, ottimizzata poi dal bis fatto dal Festival del Cinema di Venezia con la sua retrospettiva (e non solo).
A cura di CZ:
DIARIO DI BORDO
PHOTOGALLERY
VOTI DI ASIAN FEAST ALLE PELLICOLE PRESENTATE |