24/04/2005
CZ:
Mattinata col botto!!!!! Mentre in una sala imperversavano due gioielli coreani, gente dubbiosa assisteva ai due Nikkatsu. Peppermint Candy è un capolavoro vabbè, e personalmente è l'unico film che mi convinca fino in fondo di quel regista. Su Memories of Murder ho già detto qui.
Ma la sorpresa più grossa è stata al Visionario
Dopo Tales of Gunman: Quick Draw Ryu, sinceramente un filmetto arriva il botto:
Season of Heat, di Kurahara Koreyoshi è un capolavoro che inspiegabilmente non è presente nei libri di storia del cinema. Un intro che ricorda Il Sorpasso in salsa gangster giovanilistico, e poi sprizzi di nouvelle vague francese in tempi sospetti (il film è del 1960), regia modernissima, frastornante, un B/N magistrale, tematiche potentissime. Il film più bello finora visto al festival. Intervistati i due Nikkatsi, mentre arrivano i gadget della N: t-shirt e lanternine!!!!! (già acciuffati :DDD)
Tra poco il coreano A Family.
Getter:
Dopo la visione notturna di Arahan, raffinato e allo stesso tempo mainstream, stamattina il sonno era profondo. Risultato: sveglia alle 9 e Peppermint Candy saltato. In compenso Memories of Murder su grande schermo è uno spettacolo.
Appena ritornato a casuccia dopo la visione di A family. Molto meglio di quanto pensassi anche se qualche spalmata di miele era evitabile e lo slow motion finale fin troppo lungo. Di certo non lo consiglio a chi non ama il genere drammone.
MdM83:
Ieri non ho scritto nulla sui film della serata perchè morivo di sonno, rimedio oggi partendo con...
One Nite in Mongkok, che visto a casa non mi entusiasmò ma rivedendolo su grande schermo mi ha fatto completamente cambiare idea, risvegliandomi del tutto in seguito all'abbiocco totale nel quale ero caduto durante il film precedente (ovvero Velvet Hustler, che proprio per questo motivo non provo nemmeno a commentare...). Un noir spietato questo di Derek Yee, con una storia che non lascia vie di fuga a nessuno e che vede protagonisti praticamente soltanto personaggi negativi, un'atmosfera sempre al massimo (aiutata anche dall'ottima fotografia, ad opera dello stesso Jupiter Wong presente al festival in veste di ospite) e un ritmo che difficilmente lascia il tempo di annoiarsi durante la visione. Terzo film di HK, terzo film imperdibile... Un'altra coincidenza?
Arahan, il famoso action movie coreano, riesce a tenermi sveglio per le sue quasi due ore grazie alle infinite scene d'azione ed ai combattimenti spettacolari: oltre a questo ben poco, se non un po' di delusione perchè il primo quarto d'ora è da antologia, tra azione e risate che si alternano alla perfezione. Purtroppo l'aspetto comico va scemando sempre di più ricordando neanche troppo vagamente la parabola seguita dal DragonBall di Toriyama, peraltro una sicura influenza per questo film dato l'elevato numero di scene che ricordano il celebre manga... Intrattiene, ma nulla più.
MdM83:
Memories of Murder su grande schermo. Basta. Non aggiungo altro perchè questo film, che già prima consideravo un capolavoro, visto così raggiunge picchi inarrivabili. Due ore di cinema superlativo, immenso, emozionante.
A Family non è assolutamente il mio cinema, drammone coreano per le lacrime facili (vabbè, durante Memories of Murder piangevo dentro, ma quella è un'altra storia ). Il sonno si avvicina, preferisco saltare la successiva commedia filippina per farmi una postatina sul forum seguita da una breve dormita.
PS.: Aiuto!! E' da ieri che mi sta risuonando in testa il main theme di Crazy n’ the City!! Il canto-pop melenso si sta impossessando di me...
El Duderino:
Piccolo aggiornamento dal portatile di Ameonna ...
Non voglio aumentare ulteriormente la frustrazione di chi non è potuto venire ... ma che FIGATA !!!! Visto una dozzina di film e se A World without Thieves,One Nite in Mongkok, Crazy n the City hanno tutti delle parti interessanti, per me è la NIKKATSU che la sta facendo da padrone !!!!
Red Quay e Velvet Hustler sono due piccoli GRANDI film ...
Semplicemente da urlo Black Tight Killers e Season of Heat (capolavoro da inserire subito nei libri di storia di cinema !!!)
Dopo Lorelei e Born to Fight ...Cmq gran festival, ci stiamo divertendo alla grande !!! Terzo giorno, quota 12 film e la missione continua ...Ovviamente presa la tshirt della NIKKATSU ... Kick Ass !!!!
CZ:
A Family.
Questi sono i film coreani che piacciono a me. Finalmente un bel melò disperato e spietato fatto di malati terminali, rapporti conflittuali familiari, ex galeotte con difficoltà di reinserimento, morti, lacrime, tristezza e blablabla. Carino e non dura tre ore. Finalmente.....anche se fino ad adesso (ma ne deve passare di roba) la Corea non sta facendo bella figura (classici esclusi)...
Anche perchè, ed è ormai confermato le Filipine sono ripartite in forze ed ora l'Italia è il fanalino di coda del mondo. I sospetti c'erano, Erik Matti, Kika, Bullet, ma questo Mr. Suave è sicuramente tra i favoriti per il premio del pubblico. Una commedia tiratissima senza un attimo di caduta di ritmo, demente e idioto oltre il verosimile, un cast femminile che è un attentato ai sensi. La sala era piegata in 2, risate e applausi a scena aperta. Speriamo non se ne accorgano gli USA sennò arriva il remake. Non so dire ora se è un bel film, ma -accidenti- fa rotolare, grazie anche ad una colonna sonora irresistibile. Il nostro Val assomiglia al protagonista, già attore in Gagamboy, nel frattempo ha imparato a recitare in modo molto più personale. Regista (donna) in sala. Le Filippine sono ripartite e tendono alla Thailandia. Cosa ne verrà fuori????? Dopodichè, ora è in onda il bel Beyond our Ken, fila lunghissima e super calca probabilmente attirata dalla presenza di Gianna Nannini.
Tra poco Lorelei: The Witch of the Pacific Ocean, definito dal cataloghetto portatile "1945: sommergibile stile manga"...vedremo...
Dopodichè il truzzissimo Born to Fight, dal coreografo di Ong Bak.
La nostra Ameonna ha intervistato Jo Shishido e si è guadagnata disegnino autoritratto, dediche e autografi vari...
I gadget firmati Far East sono ormai più numerosi di quelli Fornarina: polsini, spillette, t-shirt, felpe, agende, ombrelli, tazze, berretti, k-way, portafogli. Mancano solo gli orsachiotti. Li pretendiamo per il prossimo anno.
Getter:
Togliamoci il pesante macigno: Lorelei: the Witch of the Pacific Ocean è il film più pesante, tremendo, ultramegapatriottista che abbia mai visto, due ore di insostenibile agonia. La ragazza pare una sorta di Rei Ayanami di Evangelion il cui scopo è diventare una cantante di pop (sto scherzando).
Bhè dopo questa accozzaglia di sommergibili computerizzati e "viva la patria", mi ci voleva proprio Born to Fight per risvegliarmi dalla catalessi narcotica. Musica a manetta, esplosioni, mitragliate, bazookate, missili nuclearizzati, stuntmen sciroccati, azioni spericolate, uccidi la mamma il bambino la vecchia, alè! Allegria!
MdM83:
Ebbene si.
Lorelei riesce nella squallida impresa di risultare ancor più patriottico del più patriottico dei film USA, e lo fa nel peggiore dei modi: monologhi infiniti e pomposi, dialoghi strappalacrime e carrellate sui volti fieri dei protagonisti in lacrime. Peccato perchè dopotutto il film è tecnicamente superlativo e per quel che riguarda gli effetti speciali audiovisivi c'è la perenne sensazione di assistere ad un blockbuster hollywoodiano... Purtroppo l'insostenibilità del concetto di fondo e l'eccessiva durata lo hanno reso un vero mattone. Si, ecco, "insostenibile" è il termine giusto.
Con Born to Fight, invece, addormentarsi era impossibile: un'ora e mezza di stunts ASSURDI, cose davvero mai viste. Dall'incipit alla Police Story (camion in piena che fracassa decine di baracche con megaesplosione finale) all'inseguimento sui camion (si, avete capito bene: sopra!), fino ad arrivare ai combattimenti nel villaggio utilizzando come armi improprie le più svariate tecniche sportive (il più gradito dal pubblico in sala è stato ovviamente il calciatore, che colpiva chiunque palleggiando con qualsiasi cosa), Born to Fight è un vero tour de force di acrobazie al limite dell'umano. Bello, bello. Unica nota negativa - e per di più estranea alla pellicola in questione - il pubblico in sala: visione in cogliorama per tutti, con commenti ad alta voce e risate del tutto fuori luogo (fastidiose soprattutto nei titoli di coda, durante i quali scorrevano le varie scene delle prove degli stunts) anche durante le scene drammatiche. Tristezza.
Beyond our Ken, nonostante me lo aspettassi molto diverso e non rientri assolutamente nel mio genere, mi è piaciuto comunque moltissimo: Edmond Pang dimostra di essere un regista con i controcazzi confezionando un'opera matura e profondamente diversa dalle precedenti. Gianna Nannini, autrice di un brano della colonna sonora, è presente in sala e raccoglie più applausi del film, anche se probabilmente gran parte del pubblico presente - davvero tanti, stasera - era lì solo per lei (ebbene si, i giornali locali ne hanno pompato la presenza in maniera esagerata).
Un grazie a Edmond Pang, infine, per aver citato in entrambi i suoi due ultimi film il Far East (favolosa la scena del "premio come miglior attore al festival di Udine" in AV!!)
Ameonna:
Sono reduce dall'intervista con la regista di Mr. Suave che ha tristemente annunciato che l'ultimo laboratorio di stampa cinematografico filippino sta per chiudere e che la produzione è passata da 200/300 a 40 film annui..
CZ:
Ebbene si, c'è voluto tanto tempo, ben tre giorni, ma alla fine è arrivato un film del cazzo!!!!!
Lorelei.
Quest'anno la media era spaventosamente alta, ancora non era passato un film veramente di cacca, e invece...
Lorelei.
Titanic bellico con flashback scorrettto (che spunta solo alla fine) chiacchiere iper patriottiche. Ok, va benissimo fare un film anti USA, non posso che esserne felice, ma farlo con gli stessi modi e immaginari del nemico è paradossale. Prendere esempio dal Fukasaku di BR II. Perdoniamo Koji Yakusho, che fa un film così (dovrà pur mangiare...) e tanti, tanti altri invece belli!!!! Beyond è piaciuto a tutti meno che a Bocchi.. Infine Born to Fight accolto con applausi a scena aperta..... Stamattina......... Continuo verso le 18:00, ora sono in fuga verso la sala...
25/04/2005
CZ:
Allora, sotto una pioggia mostruosa ieri notte siamo stati alla festa ai "Magazzini del sale" o qualcosa del genere, un probabile ex cinema riconvertito in disco pub psichedelico techno. Birrabirra, ospiti seduti a dei tavoli stile yakuza e ritorno bagnato.
Stamane due Nikkatsu leggermente sottotono (che non vuol dire brutti)
L'interessantissima rassegna quest'anno sta dando grosse sorprese e anche i film meno belli, tutti sparati di prima mattina dopo da 3 a 5 ore di sonno, divertono.
Prima Plains Wanderer, definito "western giappo". Inizia con tutti i crismi del western(cowboy, villaggetti, sciamani, archi e frecce, praterie..) e all'improvviso spuntano jeep e camion, yakuza che si battono contro cowboy a cavallo, indiane in kimono e robina del genere. Una simpatica weirdata.
Altro giro altro Nikkatsu:
Crimson Pistol. Vediamo se la storia vi dice qualcosa. C'è un killer abile ma dal cuore d'oro che si batte per far ritornare la vista ad una ragazza cieca...già, The Killer di John Woo. Fortunatamente lo sviluppo è diverso, il film un pò loffio ma zeppo di trovate carucce.
Dopodichè ci prepariamo psicologicamente ad una giornata dedicata ai sentimenti. Terrore per i 139' di Crying Out Love, in the Center of the World ed invece pesano moooooooolto meno dei 98' del successivo coreano. Il film possiede una sceneggiatura magari semplice ma perfetta, utilizza tutti i mezzi leciti (senza barare) per frantumare il cuore dello spettatore e ci riesce. Fatti e debiti paragoni è il Josee the Tiger & the Fish di quest'anno, più lineare e meno inventivo senza raggiungere quei livelli. Ho cmq decisamente gradito senza annoiarmi mai. Oltretutto palese lo scontro di culture e la critica di tutti i filmacci alla Patch Adams. Qui è la malata terminale a fare giochi di prestigio per far sorridere chi la va a trovare. Mica cazzi.
Road, coreano di Bae chang-ho. Stile un pò alla national geographics, tento di dormire, e di dedicarmi agli origami ma a differenza della tendenza contemplativa del film il protagonista continua ad urlare come nemmeno gli yakuza di Fukasaku impedendomi il sonno. Ma perchè mi viene sonno solo durante i Nikkatsu? Cmq non mi piace il modo di raccontare la storia, del regista, tutto qua. Il film in sè non è nemmeno male e ha già vinto premi in giro per il mondo.
Alle ore 20:00 un fim mainlander, Letter from an Unknown Woman.
Con Getter riflettevamo sul fatto che probabilmente non abbiamo un buon senso del mondo. Siamo solo noi gli unici a non sbellicarsi di risate durante i più tristi e lancinanti melò, il pubblico ride per tutto, indistintamente... Siamo messi male.
Per ora è tutto, posso permettermi anche di andare a mangiare.
Getter:
Non voglio augurare niente di male a nessuno, ma se dovessero affrontare anche loro una situazione come quella del film nella realtà, come purtroppo capitato a me, forse anche questi bifolchi individui capirebbero la straziante pena che si prova.
Getter:
Ritornando ai film di questo pomeriggio, Crying out Love, in the Center of the World colpisce in basso. I jap quando vogliono esseri duri lo fanno senza timori e pietà fino in fondo. Notevole la fotografia che segue pedissequamente la mutazione/trasformazione della bella liceale in essere malato e privo di speranza, passando da un accecante arancio estivo ad un cupo blu autunnale per poi nuovamente virare verso il primo a fine film. Kou Shibasaki.
Road proprio come nelle intenzioni del regista è un film d'altri tempi. Incompleto, lascia un pò straniti il fatto che ad ogni evento non ne segua un'altro capace di voltare la vicenda. Nelle mani di Kim Ki-duk avrebbe generato ben altri sviluppi.
Mark3:
Aiuto, è tardissimo! Devo andare a nanna! Domani ho la sveglia prima dell'alba!
MdM83:
Stranissima giornata quella di oggi, con l'unico film dal quale mi aspettavo qualcosa che alla fine si è rivelato essere l'unica delusione.
Si parte nel primo pomeriggio, con il giapponese Crying out Love, in the Center of the World: i 138 minuti di durata inizialmente lasciavano presagire uno storico abbiocco post-pranzo collettivo, ma come ha già detto 'Zilla, a pellicola iniziata tutte le paure svaniscono per lasciare spazio a quello che effettivamente è stato proprio un bel film. La storia in questione è raccontata tramite lunghi flashback e l'atmosfera malinconica ne pervade tutta la prima parte; la seconda metà del film è invece basata sulla malattia che ha colpito il primo amore del protagonista e sulla sua lunga sofferenza. Si trascina un po' nella parte finale, dove il tutto viene tirato fin troppo per le lunghe, ma date le aspettative il film è decisamente da promuovere.
Il pomeriggio prosegue con Road, altro drammone coreano che ha già raccolto svariati premi, senza dubbio bello ma troppo pesante e del tutto inadatto a seguire un film come il precedente. Le palpebre rischiano di chiudersi più volte e il tutto scorre via quasi per inerzia. Non giudicabile, e a dire il vero un po' me ne pento.
La prima serata si apre con il cinese Letter from an Unknown Woman: in sala Xu Jinglei, produttrice, sceneggiatrice, regista, attrice e pure molto gnocca (la donna perfetta, in poche parole ). Non faccio nemmeno in tempo a prepararmi per un altro sonnellino che mi accorgo che il film c'è, ed è pure bello. Storia di una ragazza e del suo amore quasi ossessivo per un famoso scrittore, interpretata ottimamente dalla stessa Xu Jinglei e da Jiang Wen (che scopro solo ora essere famosissimo in patria), girata con una certa eleganza e raccontata con un'intensità che ancora non avevo trovato nei vari noiosissimi film cinesi - non me ne vogliano... - passati negli ultimi anni al FEFF.
Segue Green Chair, film coreano dall'alto contenuto erotico che narra la storia d'amore (ma anche di sesso, direi) tra una donna di oltre trent'anni e un minorenne: la prima ora procede stancamente facendosi notare per le numerose scene di sesso, nel finale il tutto si trasforma in una sottospecie di commedia regalando più di qualche risata e lasciando così un buon ricordo del film al pubblico, che saluta il regista presente in sala con un lungo applauso.
Si termina con Paisyam, il nuovo film di Erik Matti, un horror attesissimo dal sottoscritto ma alla prova dei fatti poco ispirato e a tratti addirittura noioso. Scandaloso come già con Born to Fight il pubblico in sala, con risate continue e fuori luogo. Popolo Bue strikes back... Comincio a temere per i futuri thai in programma...
Ameonna:
Eccomi qui ad un altro commento serio. Dopo aver subito il trauma terribile nell’intervista con Joyce Bernal che tristemente annunciava un abbattimento di produzioni e risorse, per il cinema filippino, la giornata di oggi non è proseguita nel migliore dei modi. Film un po’ mosci, dal mio punto di vista, ovvero, o scritti bene e girati così e così o scritti col culo, ma girati bene. Esempio numero 1 Cry out Love… ecc ecc ecc. film scritto molto bene, con nessun particolare messo a caso anche se sembrerebbe di sì, però a mio avviso incerto in regia. Anche la scelta di una desaturazione con molta grana per rappresentare le scene di vent’anni prima, mi sembra una cosa ormai non più necessaria nel linguaggio cinematografico, se non in flashback difficilmente comprensibili. La storia poi, premettendo che non è il mio genere, forse si dilunga un po’ troppo (due ore e venti quasi) però rispetto ad altre pellicole (vedi il film di venerdì Desert Moon) non si soffre la durata. Road, il coreano, invece, non mi è dispiaciuto affatto. Una storia drammatica, che si svolge su due piani temporali, il presente (anni’70) e vent’anni prima, che deve essere accettata per quello che è, ovvero un film molto di monologo e riflessioni, ma che si avvale di belle ambientazioni e una buona ripresa. Il colore non è quello “d’impatto” che spesso si vede nelle pellicole coreane (con i colori molto saturi, il nero massimizzato e il bianco marcato), ma si sposa perfettamente con l’ambiente rurale nel quale si svolge la vicenda.
Evitato poi il cinese delle 20, in favore di una cena decente, la visione di Green Chair m’ha un po’ ramazzato i cosiddetti, nel senso che un film che fa addormentare, non per stanchezza, ma per il ritmo, durante la prima mezz’ora abbondante, se anche poi ha delle trovate geniali col passare del tempo, non può essere valutato, a mio avviso, un’ opera omogenea. Ripeto, dopo 1/3 del film ho iniziato ad apprezzarlo, ma in ogni caso non è un film che proverei a riguardare.
Molto carino invece l’ultimo di Matti, un horror semplice, ma molto sporco e tradizionale, con una Aubrey Miles che interpreta la parte di una ritardata, mettendo quindi in gioco il suo personaggio standard di sex symbol, e una fotografia poco equilibrata (scene molto studiate e scene girate forse più in velocità). Con questa visione abbiamo scoperto che il teatro è persino dotato del sistema COGLIORAMA 5.1© con tanto di sub woofer dato dalla prima fila che si lanciava in risate incontenute.
Il problema: su scene che non facevano assolutamente ridere.
Ma come dice il proverbio “date a Cesare quel che è di Cesare” quindi non ci si può pretendere una reazione obiettiva da chi è abituato a vedere solo “cinema serio perché se no non sei intellettuale”.
Per le prossime proiezioni si propongono cerbottane a pallini per beccare chi ride.
Per stamattina, invece, un unico commento: Colt is my Passport è un capolavoroooo!
CZ:
Ieri sera.....
Riassunto/sunto/fino ad ora.
La migliore edizione del FEF. Magari non c’è stato ancora il capolavoro lancinante ma di film davvero brutti se n’è visto circa mezzo (ma arriveranno, non preoccupatevi, come per es. Art of the Devil, nell’horror day)
La rassegna della Nikkatsu fa arrabbiare l’appassionato di cinema e fa soffrire. Scoprire pezzi di cinema del genere ignorati dal mondo è assurdo. Ma perché non si parla di questo cinema? Quanta cecità c’è tra la critica occidentale? E quanta arroganza? E quanti si reputano esperti? Puaah! Insieme a quella su Chor Yuen una monografica incredibile. Amici del FEF vi sono debitore. Ma veniamo alla giornata.
…saltato strategicamente il cinese mainlander arriva finalmente……….il pornazzo dell’anno. Il film coreano Green Chair sorprende. Se all’inizio è il classico erotico dalle tendenze intelletualoidi subito dopo inizia a virarsi in commedia fino al finale allucinante con tanto di protagonista volante che millanta di aver partecipato a Volcano High. Regista in sala.
Dopodichè come ha già accennato Ameonna le cose si mettono male. Lo credevo come un film molto atteso, Pa-Siyam, il nuovo Erik Matti, per tre volte al FEF. Invece. Sala mezza vuota (solo platea) mentre fino al film precedente era tutto pieno fino in terza galleria (e così per tutti i film con file impressionanti fortunatamente ben gestite). Quest’anno c’è un sacco di gente. Matti si rimette in gioco. Dopo un film semi autoriale, Prosti e la commedia supereroistica Gagamboy questa volta affronta l’horror con coraggio, con un prodotto viscido e sporco che ricorda un po’ il gotico italico e il Fulci più putrido. Per carità, il film non è perfetto ma è coraggioso non scopiazza NULLA del new horror asiatico e utilizza la sua attrice feticcio, Aubrey Miles nel ruolo di un handicappata. Non fosse per il fatto che Maurizio Costanzo Show non esiste più. Altrimenti certa gente sarebbe rimasta a casa a vederselo. Invece hanno aperto le gabbie e di tutti gli spettatori l’80% si giostrava in un cogliorama in dolby 5.1 con nota di merito alle due casse posteriori (due ragazze una in preda a battute argute quanto un’oliva sott’olio scaduta, un'altra……) e al suboofer dei ragazzi avanti in tenuta da Fantafestival. Il brutto è che in certi casi come nell’horror alcuna gente non ci prova nemmeno a tentare di guardarlo come un film dotato di una dignità pari a quella di tutto l’altro cinema (tranne che con prodotti proto autoriali come i Nakata o i Kurosawa). Il risultato è un film visto nel peggiore dei modi. E sinceramente trovo poco divertente una ragazza che si sveglia e trova lei, il letto e tutta la stanza coperta di feci, urina, vomito e scarafaggi. Grande Matti, un film poco personale ma coraggioso. Dalle interviste di oggi sono venute fuori grosse e belle cose.
Soprattutto nozioni sulla grossa crisi del cinema filippino. Mentre la regista della commedia di ieri, Joyce Bernal si rivela una ragazza adorabile e molto emotiva, piange alla fine di ogni melò, si commuove per gli applausi ricevuti, ama il scinema. Ce lo vedete un produttore italiano commuoversi durante un melò ospedaliero?
Lei è sempre presente così come Jupiter Wong che si vede tutti i Nikkatsu (e abbiamo scoperto essere appassionato e collezionista di film).
Domani mattina altri due Nikkatsu, ormai ho scelto loro e mi sono rifatto il guardaroba griffato dalla casa di produzione. Che otaku….
Grazie amici del FEF per la Nikkatsu!!!!!!!!!
A cura di CZ: |